mercoledì 23 giugno 2021

BIBLIOFOLLIA Bernardo da Parma, Glossa ordinaria in Decretales

 

Bernardo da Parma, Glossa ordinaria in Decretales

sec. XIV prima metà
membr.; mm 190 × 140; cc. V (I-III cart.), 499, III’ (cart.)
Pluteo 5 sin. 6

Il manoscritto, esemplato su due colonne da più copisti in una littera textualis semplificata di piccolo modulo, contiene l’opera più importante del canonista Bernardo da Parma, la glossa alle Decretales di Gregorio IX, un vasto apparato a cui l’autore lavorò per circa un trentennio, che presto si affermò come l’apparato per eccellenza. Il lavoro valse a Bernardo il titolo di «glossator», ovvero «Decretalium apparatus compilator». Le indicazioni di pecia sui margini di diversi fogli del manoscritto ne denunciano un’origine universitaria. Per far fronte alle continue richieste di libri di testo, ma anche per vigilare sull’autenticità e correttezza dei testi, in molte università europee (soprattutto Parigi e Bologna), a partire dal XIII secolo, si elaborò un sistema particolare di moltiplicazione dei libri. Il sistema della pecia consisteva in sostanza nella copia simultanea di fascicoli sciolti (pecie, appunto) di un testo universitario. Una commissione di petiarii nominata dall’università ed eletta all’inizio di ogni anno accademico, come si evince dagli statuti, aveva il compito di verificare la correttezza testuale di un’opera, il cui exemplar (modello) suddiviso in “pezzi” veniva depositato presso le botteghe degli stationarii (librai) ufficiali delle università dove, dietro pagamento di una tariffa prestabilita, poteva essere preso in affitto per essere copiato; la commissione era la sola autorizzata ad approvare l’exemplar, sottoposto ad un controllo periodico, a deciderne il prezzo di affitto (taxatio), a pubblicare la lista dei testi scelti approvati dall’università. Allo stazionario, responsabile dello stato di conservazione delle opere affidategli, spettava esporre la lista degli exemplaria, con l’indicazione del numero di pecie per ciascuna opera e la tariffa della locazione, e, alla richiesta di un cliente, si occupava di distribuire i “pezzi” sciolti allo scriptor perché li copiasse e li riconsegnasse in modo da renderli disponibili per un’altra copiatura a rotazione. Era così possibile realizzare più copie nel tempo generalmente necessario per una sola. I copisti, solitamente laici, anche donne o studenti, annotavano spesso il numero progressivo di ogni pecia che esemplavano. Nel nostro manoscritto queste indicazioni, saltuarie, si trovano segnate nei margini in varie forme ad indicare l’inizio o la fine di una pecia: «Hic finitur IIa petia» (c. 13v) o semplicemente «Finitur XVI petia» (c. 93r), «Sequitur IX petia secunde partis…» (c. 322r), «petia X secunde partis» (c. 331r), «XXXIIIa petia» (c. 415r). Il codice è giunto nella Biblioteca Laurenziana nella secondametà del Settecento dal convento fiorentino di Santa Croce, come attestano le note presenti a c. IIr (cart.). Si espone la c. 13v dove compare l’indicazione «Hic finitur IIa petia» (margine sinistro).


BERNARDO da Parma. - Nacque al principio del sec. XIII (possibile anche la fine del sec. XII) da una famiglia probabilmente di piccola nobiltà feudale, che traeva il nome da una località, Botonus (Bottone?), dove (1230) le Rationes decimarum per l'Emilia dicono fosse una cappella e, nel 1299, una chiesa, dipendenti dalla pieve di Traversetolo, nel Parmense.

Nell'epigrafe tombale B. è detto "de Botono de Parma ", e ciò ha fatto preferire a taluni biografi l'individuazione, a nostro parere impropria, sotto il cognome Bottoni. In verità, B. si definisce semplicemente "Bernardus Parmensis" (gl. dividatur ad X.1.6.28).

Fu allievo a Bologna dei canonisti Tancredi e Vincenzo Ispano. Ricordato già nel 1230 quale docente di diritto canoniconello Studio che lo aveva avuto scolaro (Savioli, Annali…), il primo documento conservatoci che lo menzioni, e con la qualifica di "magister", reca la data del 1232,quando B. interviene con altri professori bolognesi in un atto dei capitolo della cattedrale. "Canonicus Bononiensis" e cappellano papale è per la prima volta designato in una bolla di Innocenzo IV del 13 giugno 1247, indirizzata a B. e al vescovo di Cervia, perché, dopo la rinunzia dell'abate di Nonantola Cirsacco, promuovano l'elezione di un nuovo abate.
  
Anche Urbano IV, come i suoi predecessori, tenne in gran conto B. e gli affidò delicate incombenze, come quella trasmessagli con bolla dell'8 sett. 1264 di immettere nel possesso del castello di Carpi quel Manfredo, vescovo di Verona, che, rettore della Marca anconitana, per la sua fedeltà alla Sede apostolica tanto aveva sofferto a opera di re Manfredi. B. era anche titolare della chiesa di S. Maria di Montovale nell'agro bolognese, per la quale ebbe a subire molestie e danni a opera di Iacopo conte di Panico. Al momento della morte di B. era in corso una causa per risarcimento dei danni, nella quale gli successe un altro canonico, Bernardo da Querceto.

 Bernardo . morì a Bologna tra il 12 e il 31 marzo 1266.


L'opera maggiore di B. è la glossa alle Decretales Gregorii IX. Queste erano state promulgate il 5 sett. 1234, ma già una intensa attività esegetico-sistematica si era svolta, da quasi mezzo secolo, sulle compilazioni decretalistiche che avevano preceduto l'opera affidata da Gregorio IX a Raimondo da Peñafort., e che in essa erano quindi confluite insieme con il materiale legislativo più propriamente gregoriano. Valendosi pertanto degli apparati, delle glosse, delle summae e di altri scritti sulle cinque compilationes antiquae, nonché dei lavori che subito avevano incominciato a svolgersi intorno al Liber Extra, B. redasse, in guisa di commento continuo, un vasto apparato di glosse a quest'ultimo, che presto si affermò come l'apparato per eccellenza, la glossa ordinaria alle Decretali di Gregorio IX, il lavoro per cui B. fu definito, per antonomasia, "glossator", ovvero "Decretalium apparatus compilator".

All'apparato, che ebbe almeno quattro versioni, B. lavorò per oltre un trentennio.

   Eremo Rocca S. Stefano mercoledì  23 giugno 2021








 

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