Bernardo da Parma, Glossa ordinaria in Decretales
sec. XIV prima metà
membr.; mm 190 × 140; cc. V (I-III cart.), 499, III’ (cart.)
Pluteo 5 sin. 6
Il manoscritto, esemplato su due colonne da più copisti in una
littera textualis semplificata di piccolo modulo, contiene l’opera più
importante del canonista Bernardo da Parma, la glossa alle Decretales di
Gregorio IX, un vasto apparato a cui l’autore lavorò per circa un trentennio,
che presto si affermò come l’apparato per eccellenza. Il lavoro valse a
Bernardo il titolo di «glossator», ovvero «Decretalium apparatus compilator».
Le indicazioni di pecia sui margini di diversi fogli del manoscritto ne
denunciano un’origine universitaria. Per far fronte alle continue richieste di
libri di testo, ma anche per vigilare sull’autenticità e correttezza dei testi,
in molte università europee (soprattutto Parigi e Bologna), a partire dal XIII
secolo, si elaborò un sistema particolare di moltiplicazione dei libri. Il
sistema della pecia consisteva in sostanza nella copia simultanea di fascicoli
sciolti (pecie, appunto) di un testo universitario. Una commissione di petiarii
nominata dall’università ed eletta all’inizio di ogni anno accademico, come si
evince dagli statuti, aveva il compito di verificare la correttezza testuale di
un’opera, il cui exemplar (modello) suddiviso in “pezzi” veniva depositato
presso le botteghe degli stationarii (librai) ufficiali delle università dove,
dietro pagamento di una tariffa prestabilita, poteva essere preso in affitto
per essere copiato; la commissione era la sola autorizzata ad approvare
l’exemplar, sottoposto ad un controllo periodico, a deciderne il prezzo di
affitto (taxatio), a pubblicare la lista dei testi scelti approvati dall’università.
Allo stazionario, responsabile dello stato di conservazione delle opere
affidategli, spettava esporre la lista degli exemplaria, con l’indicazione del
numero di pecie per ciascuna opera e la tariffa della locazione, e, alla
richiesta di un cliente, si occupava di distribuire i “pezzi” sciolti allo
scriptor perché li copiasse e li riconsegnasse in modo da renderli disponibili
per un’altra copiatura a rotazione. Era così possibile realizzare più copie nel
tempo generalmente necessario per una sola. I copisti, solitamente laici, anche
donne o studenti, annotavano spesso il numero progressivo di ogni pecia che
esemplavano. Nel nostro manoscritto queste indicazioni, saltuarie, si trovano
segnate nei margini in varie forme ad indicare l’inizio o la fine di una pecia:
«Hic finitur IIa petia» (c. 13v) o semplicemente «Finitur XVI petia» (c. 93r),
«Sequitur IX petia secunde partis…» (c. 322r), «petia X secunde partis» (c.
331r), «XXXIIIa petia» (c. 415r). Il codice è giunto nella Biblioteca Laurenziana
nella secondametà del Settecento dal convento fiorentino di Santa Croce, come
attestano le note presenti a c. IIr (cart.). Si espone la c. 13v dove compare
l’indicazione «Hic finitur IIa petia» (margine sinistro).
BERNARDO da Parma. - Nacque al principio del sec. XIII (possibile anche la fine del sec. XII) da una famiglia probabilmente di piccola nobiltà feudale, che traeva il nome da una località, Botonus (Bottone?), dove (1230) le Rationes decimarum per l'Emilia dicono fosse una cappella e, nel 1299, una chiesa, dipendenti dalla pieve di Traversetolo, nel Parmense.
Nell'epigrafe tombale B. è detto "de Botono de Parma ", e ciò ha fatto preferire a taluni biografi l'individuazione, a nostro parere impropria, sotto il cognome Bottoni. In verità, B. si definisce semplicemente "Bernardus Parmensis" (gl. dividatur ad X.1.6.28).
Bernardo . morì a Bologna tra il 12 e il 31 marzo 1266.
L'opera maggiore di B. è la glossa alle Decretales Gregorii IX. Queste erano state promulgate il 5 sett. 1234, ma già una intensa attività esegetico-sistematica si era svolta, da quasi mezzo secolo, sulle compilazioni decretalistiche che avevano preceduto l'opera affidata da Gregorio IX a Raimondo da Peñafort., e che in essa erano quindi confluite insieme con il materiale legislativo più propriamente gregoriano. Valendosi pertanto degli apparati, delle glosse, delle summae e di altri scritti sulle cinque compilationes antiquae, nonché dei lavori che subito avevano incominciato a svolgersi intorno al Liber Extra, B. redasse, in guisa di commento continuo, un vasto apparato di glosse a quest'ultimo, che presto si affermò come l'apparato per eccellenza, la glossa ordinaria alle Decretali di Gregorio IX, il lavoro per cui B. fu definito, per antonomasia, "glossator", ovvero "Decretalium apparatus compilator".
All'apparato, che ebbe almeno quattro versioni, B. lavorò per oltre un trentennio.
Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 23 giugno 2021




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