Il signore vestito di scuro , dalla camminata attenta e penosa, sa di essere inseguito. Nessuno glielo ha detto, non ‘è nessuna prova che le cose stiano a quel modo , eppure egli sa, con assoluta certezza , che qualcuno lo insegue. Non sa nulla dell’inseguitore, ma sa che l’inseguimento è cominciato da tempo , che esso ha una ragione, sebbene nessuno, eccetto l’inseguitore, la conosca, e che viene perseguito con cura e con accanimento. Di questo inseguimento egli sa poche cose :in primo luogo, egli è meno inseguito quando si trova all’aperto, nella folla, che non quando sta in casa; non intende dire che l’inseguimento rallenti , che l’inseguitore sia impedito dalla folla , ma che l’inseguimento subisce una sorta di diminuzione , quasi si alterasse lo spazio in cui opera; sa che l’inseguimento è velocissimo , e che poiché la camminata del signore è lenta , è inevitabile che egli venga raggiunto ed anzi, dovrebbe esser già stato raggiunto , e sarebbe dovuto accadere quel che non può accadere quando qualcuno viene raggiunto - che cosa, egli lo ignora; ma sa anche che l’inseguitore non lo raggiungerà mai, neppure se egli si fermerà su una panchina , fingendo di leggere il giornale ,in totale resa e indifesa attesa.
L’inseguitore sa che, raggiungendolo , cesserebbe di essere l’inseguitore, ed è possibile che , nello schema della creazione, ci sia posto per lui solo come inseguitore . Quando il signore sta nella sua casa , il fragore dell’inseguimento, l’incalzare, il battere degli innumerevoli piedi lo assorda , non sente il rumore dei fogli , parla ad alta voce per farsi sentire da se stesso. In realtà, in queste rigorosa e forse arcaica divisione delle parti , l’inseguito sebbene si conosca irraggiungibile ,non può liberarsi dalla cognizione di essere il bersaglio. Sa che alle sue spalle, lo spazio si deforma , così da frustrare qualsiasi speranza di raggiungerlo, ma sa anche che il tempo non gli è amico, la sua deformità è intesa solo a custodire la funzione di bersaglio. Il bersaglio si chiede se l’inseguitore sia infelice, giacchè l’orrore della condizione di entrambi sta in un compito ineseguibile. Pensa se vi sia un modo di voltarsi di scatto e cominciare ad inseguire l’inseguitore.
INCIPIT. CENTURIA OTTO : Il signore vestito di chiaro
Il signore vestito di chiaro si accorge improvvisamente dell’assenza. Vive in quella casa da molti anni , ma solo ora, quando verosimilmente il suo soggiorno volge al termine, si avvede che in una stanza semivuota vi è una zona di assenza. La stanza semivuota, è, dopo tutto, una stanza come le altre;e, non fosse per l’assenza, nessuno la noterebbe. L’assenza, va da sé, non ha nulla a che fare con il vuoto. Una stanza totalmente vuota può essere priva di assenza e nemmeno spostando rapidamente un mobile si crea una vera e propria assenza. Non si crea nulla. Ora il signore non più giovane, che è vissuto molti anni in quella casa, che ha attraversato innumerevoli volte quella stanza, ha scoperto che in quell’angolo non ‘è un vuoto ma un’assenza. Sa anche di averla percorsa numerose volte , e di essere egli stesso, non sa come, implicato in quell’assenza. Egli scruta quell’assenza, e naturalmente non ne capisce molto. Tuttavia, qualcosa della sua vita in quella casa gli pare meno chiaro. Si sa che le assenze non traslocano facilmente ; e può essere che il bisogno di avere vicino quell’assenza lo abbia indotto a protrarre di anno in anno un soggiorno in una casa che non ama, tra mobili che gli sono estranei. Tutto gli è estraneo in quella casa, eccetto l’assenza. L’assenza è talmente importante, che potrebbe rinunciare a tutto quello che rende la sua vita tollerabile - sebbene tollerabile non sia - pur non di assentarsi dell’assenza. E’ tentato, naturalmente, a porsi molte e contrastanti domande su quella assenza. Un uomo ha sempre sulle labbra un “ Che cosa è?” Ma l’uomo non è invecchiatio invano. Metodicamente elimina in sé ogni desiderio di interrogare , di sapere, di indagare. Tenebre o luce gli sono indifferenti , come amore o abbandono. Sa che l’assenza è indifferente , e tuttavia sa anche che codesta indifferenza è talmente importante , che senza di essa egli sarebbe del tutto disperato. Solo di questo sistupisce : di avere scoperto così tardi , a giochi fatti, di non essere mai stato abbandonato, come credeva , ma di aver coabitato da sempre con una indifferenza , che ora, considera la spiegazione della sua sopravvivenza.
Eremo Rocca S. Stefano martedì 8 giugno 2021

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