La Fondazione Cini a Venezia ha trasformato l’ex dormitorio benedettino sull’isola di San Giorgio in una grande biblioteca con 1400 metri di scaffali che accolgono centomila volumi. Sarà la Libraria di Manica Lunga Quando l’architetto luganese Giovanni Buora ideò l’edificio d del monastero di S. Giorgio vi fece costruire un corridoio lungo 130 metri con volte a botte sulla quale si affacciavano le 56 celle dei monaci in un’atmosfera di luminosità e sobrietà del tutto rinascimentale. Poi il fronte nord della Manica Lunga che prospetta sul bacino di S. Marco con una impareggiabile veduta venne impreziosito da un rilievo in pietra d’Istria di Giovanni Battista Bregno raffigurante appunto S. Giorgio che uccide il drago.
Dal 2005 l’architetto Michele De Lucchi lavora alla riqualificazione di quest’area del dormitorio . In questo spazio ha fatto costruire quasi 1400 metri di scaffalature in metallo ( di cui mille a scaffale aperto ) per contenere centomila volumi ovvero circa un terzo dell’intero patrimonio librario della Fondazione circa che possiede circa 399 mila volumi.
Dunque nella nuova Libraria della Manica Lunga sono stati collocati i libri di storia dell’arte, la microfilmoteca ( un milione di fotogrammi), i carteggi e i fondi fotografici a tema artistico , i documenti di interesse musicale.
La biblioteca si insinua anche nelle
celle che si affacciano su questo corridoio e trovano nelle stanze
dunque ambienti per ospitare raccolte di stampe e miscellanee,
cataloghi d’asta, ,libri antichi e miniature per le quali la
Fondazione Cini si è resa celebre insieme ai Fondi di Antonio
Vivaldi .Continuerà a funzionare e quindi non l’abbandoneranno i
volumi dedicati a Venezia , Padova e al Veneto in generale la
Biblioteca del Longhena . La
caratteristica più evidente della Manica Lunga è la prospettiva del
lungo salone visto soprattutto verso la trifora che affaccia il
bacino di San Marco. E’ uno spazio ascetico e totalmente
inaspettato nella nostra cultura di standardizzazione e gretta
praticità. E’ anche disorientante perché le dimensioni sono
difficilmente comprensibili a causa dell’inganno visivo prodotto
dalle porticine delle celle, che giocano con le reali proporzioni
dello spazio.
La Manica Lunga di oggi è passata attraverso
talmente tante vicende architettoniche che il suo attuale aspetto non
può più essere riportato alla mente di un autore, bensì al talento
della storia, che ha fatto sì che questi spazi passassero da celle
conventuali, a caserme, a rovine, a dormitori pubblici, ad aule, a
fulcro del complesso bibliotecario della Fondazione Cini dei nostri
giorni. Trovargli una nuova funzione è quindi parte della sua
esistenza e il destino di polo bibliotecario quanto mai pertinente e
adatto.
La Biblioteca barocca, edificata
da Baldassare Longhena nel 1654-71 e ora adibita a sala di
lettura, ha infatti ispirato Michele de Lucchi nel suo
intervento (2005-2009) di riqualificazione degli spazi della Manica
Lunga, il dormitorio cinquecentesco del monastero, costruito da
Giovanni Buora. L’intervento ha trasformato il lungo salone
e le celle attinenti in una biblioteca d’avanguardia, adatta ad
accogliere le nutrite raccolte della fondazione, composte da oltre
300.000 volumi e da circa 800 testate periodiche e
organizzate in diversi nuclei tematici: Storia dell’arte (la
sezione più significativa, con più di 150.000 volumi), Storia di
Venezia, Lettere e Teatro, Musica, Civiltà e
spiritualità comparate. Notevole anche il fondo antico, composto
da più di 3000 incunaboli e cinquecentine. La Manica Lunga è il
cuore pulsante delle attività di ricerca della Fondazione Cini, che
ha anche recentemente costituito sull’isola il Centro
Internazionale di Studi della Civiltà Italiana “Vittore Branca”,
un polo residenziale che permette a ricercatori italiani e stranieri
di trascorrere periodi prolungati alla Fondazione.
La
fruizione bibliotecaria è la funzione più adatta per spazi di
questa conformazione, dove è necessario ottenere un orientamento
visivo diretto sia a beneficio degli studiosi per un’immediata
lettura delle aree tematiche, sia dei bibliotecari per una più
facile gestione e un più efficiente controllo.
La soluzione
adottata prevede di non intervenire sulle strutture murarie e di
risolvere i problemi impiantistici con criteri di economia e
semplicità.
Il grande salone si trasforma in biblioteca
prendendo ispirazione dal Longhena, con le scaffalature aperte in
tutta l’estensione delle pareti con tavoli per la consultazione al
centro. Un secondo livello è realizzato con una balconata alla quale
si accede da scalette a rampa diretta sistemate sulle testate del
lato Nord e Sud e del transetto centrale.
L’organizzazione
dello spazio permette così di contenere oltre 100.000 volumi e
prevede l’espansione del patrimonio negli anni a venire. La
struttura portante e le scaffalature sono in metallo. L’effetto
prospettico è così accentuato dal raddoppio delle linee che portano
all’orizzonte senza modificare l’impatto scenografico della sala.
Per mantenere la presenza delle porticine delle celle, le
stesse sono ripetute sul fronte degli scaffali. La sorpresa
dell’inusuale dimensione delle porte è sottolineata da questa
incorniciatura realizzata da un ulteriore portale in legno che, oltre
ad avere la funzione di sostenere la balconata del secondo livello,
produce un nuovo effetto prospettico con una porta piccola dentro ad
una porta più grande. Lo spazio centrale può così rimanere
vuoto ed essenziale, con i soli lunghi tavoli necessari per la
consultazione: altri tavoli sono disponibili all’interno di alcune
celle per incontri, riunioni, conferenze e attività
multimediali.
Nelle celle verso il Bacino di San Marco sono invece
sistemate le funzioni di servizio alla biblioteca: gli uffici dei
bibliotecari e le salette di consultazione sono invece sistemate
nell’area centrale per ovvie ragioni di controllo e sicurezza.
Le
celle sono concepite tutte uguali ricostruendo l’originale effetto
monastico anche dove i divisori sono stati abbattuti e sono state
realizzate grandi stanze. Sono rivestite di scaffalature e utilizzate
per il maggior contenimento possibile: le scaffalature ricoprono le
intere pareti interne lasciando porte, grandi come quelle di
ingresso, per connettere cella a cella, al centro delle pareti
divisorie e tutte in asse le une con le altre.
Inoltre le
celle possono essere unite a gruppi per Fondi di grande dimensione o
per funzioni che richiedano spazi capienti, senza perdere la
conformazione architettonica originale di celle di monastero,
permettendo di rispettare eventuali suddivisioni per argomenti e per
condizioni di conservazione con la flessibilità di poter essere
facilmente riconvertibili.
La sistemazione delle scaffalature
lungo le pareti del Salone Centrale mantiene la percezione storica
dell’unitarietà dell’ambiente e non criticizza ulteriormente la
condizione statica dell’edificio dato che il peso rimane addossato
alle pareti.
L’illuminazione della Nuova Manica Lunga è
pensata con i criteri di “territorialità”, per dare luce dove
veramente serve ed evitare una diffusione di luminosità che preclude
alla concentrazione e allo studio. Il corridoio centrale ha
un’illuminazione dedicata all’uso delle scaffalature direttamente
integrata nell’arredo, realizzata con lampade LED dotate di sistema
di spegnimento, sistemate in alto per rendere più comoda possibile
la consultazione e la lettura dei titoli illuminando solo la parte
interessata. I sistemi antincendio sono integrati nei supporti per
l’illuminazione e scompaiono completamente alla vista. Sui tavoli
la luce è sistemata su apposite strutture fisse e direzionata
direttamente verso il piano. Nelle celle è invece adottata una
soluzione a soffitto con lampade a incasso con sorgenti luminose a
basso consumo energetico.
E' stato inaugurato anche con la Manica Lunga il Centro internazionale di studi della Civiltà Italiana “ Vittore Branca “ ( www.cin.it/centrobranca).
La nuova Manica Lunga dunque continua ad arricchire il patrimonio di storiche biblioteche italiane piene di volumi e di curiosità. Come la Libraria Malatestiana di Cesena , che non possiede alcun scaffale e ha i codici incatenati ai banchi della consultazione, alla Biblioteca Apostolica Vaticana dove al contrario non si vedono in giro libri perché sono tutti custoditi negli armadi. O per dire della Biblioteca Palatina di Parma che ha un singolare primato : quello dell’invenzione delle schede per reperire velocemente i libri da consultare. Come pure peculiarità come il fatto che molti scaffali delle biblioteche sono stati disegnati da grandi architetti : la Braidense a Milano porta la firma di Piermarini, e la Palatina di Parma quella di Petitot.
A proposito la Biblioteca della Manica Lunga appunto della Fondazione Cini sull’isola di S. Giorgio ha aperto l’11 gennaio 2011
Le biblioteche della Fondazione Giorgio Cini dispongono di oltre 300.000 volumi e rappresentano uno straordinario strumento di studio e di ricerca nei campi della storia, storia dell’arte, lettere, musica, teatro, orientalistica. Le raccolte custodite nell’Isola di San Giorgio Maggiore sono altamente specializzate e tradizionalmente legate alle attività degli Istituti e dei Centri in cui si articola l’attività scientifica della Fondazione. Gli spazi dedicati alla fruizione del patrimonio delle biblioteche sono organizzati intorno alla Nuova Manica Lunga, che, insieme con la Biblioteca seicentesca progettata da Baldassare Longhena e destinata a sala di lettura, rappresenta il luogo più favorevole alla concentrazione e allo studio. La Nuova Manica Lunga rappresenta la “piazza” ideale del Centro Internazionale di Studi della Civiltà Italiana “Vittore Branca”, un polo residenziale di studi umanistici dove studiosi italiani e stranieri possono trascorrere un periodo di ricerca nelle biblioteche della Fondazione Giorgio Cini.
Le collezioni librarie della Fondazione Cini annoverano nuclei sulla storia di Venezia, sulla letteratura, sulla musica, il teatro e il melodramma, sui rapporti tra Venezia e l’Oriente e tra Venezia e l’Europa. La collezione più significativa è, tuttavia, quella dedicata alla storia dell’arte, che comprende oltre 150.000 volumi e raccolte di pubblicazioni periodiche con circa 800 testate, di cui più di 200 correnti.
Aree tematiche
Storia dell’arte
La raccolta della Biblioteca di storia dell’arte (oltre 150.000 volumi) rappresenta un crocevia della cultura italiana, che vi attinge materiale di studio spesso altrove irreperibile. Lo stesso dicasi per le raccolte di pubblicazioni periodiche che vantano circa 800 testate, di cui più di 200 correnti. Il nucleo fondamentale è formato da alcune biblioteche specialistiche, fra cui quelle appartenute a Giuseppe Fiocco, Rodolfo Gallo, Raymond van Marle, Antonio Muñoz, Achille Bertini Calosso. Un fondo librario molto particolare e speciale è quello del bibliofilo Tammaro De Marinis, amico di Vittorio Cini e suo consigliere nell’acquisto del Fondo Antico conservato nella sala del Tesoro. Si tratta di una pregevole raccolta di opere di bibliografia e di bibliologia di notevole interesse e valore.
Storia di Venezia
La biblioteca di storia di Venezia è costituita da una ragguardevole dotazione libraria e una ancor più consistente raccolta (supera i 120 titoli e opportunamente si inserisce, integrandole, nelle strutture di studio esistenti a Venezia) di riviste specializzate e periodici italiani e stranieri – taluni dei quali non reperibili altrove, nel Veneto e anche in Italia – che trattano prevalentemente della storia e della cultura dei territori che subirono l’influsso della civiltà veneziana. Alla biblioteca si aggiunge un’importante microfilmoteca con una preziosa e unica raccolta di microfilm, in cui sono stati riprodotti fondi di interesse veneziano esistenti presso gli archivi e le biblioteche non veneziane (viene così offerta un’immagine della storia veneta speculare a quella che risulta dai fondi dell’Archivio di Stato di Venezia, della Biblioteca Marciana e delle altre istituzioni della città).
Teatro e Melodramma
Presso l’Istituto per il Teatro e il Melodramma è conservata anche una ricca biblioteca specializzata nelle arti dello spettacolo. All’interno di questa realtà sono confluite, nel tempo, anche i volumi personali di Gian Francesco Malipiero, Ulderico Rolandi, Francesco Gallia, Aurel M. Milloss, Luigi Squarzina, Pierluigi Samaritani, Elena Povoledo, Giovanni Poli, Arnaldo Momo. Nella biblioteca del musicista Malipiero sono conservate preziose cinquecentine e rari libri antichi, in quella di Rolandi numerosi libretti d’opera che vanno dalla seconda metà del Cinquecento alla prima del Novecento, in quella di Gallia circa 1200 volumi di soggetto wagneriano mentre in quella del coreografo Milloss, oltre 3000 volumi dedicati alla danza e alla sua storia, monografie rare e riviste specializzate. Nelle biblioteche di Squarzina, Samaritani, Povoledo, Poli e Momo sono custoditi molti volumi sulla storia dello spettacolo, del melodramma, della danza e delle arti che concorrono alla realizzazione dell’evento teatrale, quali l’arte dell’attore, la scenografia, la costumistica, l’illuminotecnica e la fotografia.
Info consultazione
Per la consultazione dei volumi afferenti ai fondi dell’Istituto (collocazioni: AMOM, EPOV, GALL, GPOL, IIRT, LSQU, MILL, PSAM) è necessario inviare anticipatamente una richiesta via mail all’indirizzo teatromelodramma@cini.it. Il materiale afferente alle collezioni Rolandi e Malipiero (collocazioni: ROLL e MAL) è consultabile previa motivata richiesta (meglio se inoltrata in anticipo, via mail agli indirizzi teatromelodramma@cini.it e biblioteca@cini.it) con le modalità indicate nel Regolamento (max 3 volumi per richiesta). La consultazione avviene esclusivamente presso la Biblioteca Manica Lunga.
Civiltà e spiritualità comparate
La biblioteca, che conserva materiali che illustrano i rapporti
tra Venezia e l’Estremo Oriente e Venezia e l’Est Europeo, fu
costituita nel 1958 ed è dotata di 36.000 volumi; preziosi
strumenti bibliografici per lo studio delle civiltà greco-bizantina,
islamica (turca e araba), cinese, giapponese, indiana, buddhista a
cui si aggiunge una raccolta in microfilm (curata dalla Library of
Congress) dei “Libri rari della Biblioteca Imperiale di
Pechino”.
Nel 1971 la sezione orientale fu arricchita dalla
donazione dell’intera biblioteca personale di Alain Daniélou, di
straordinaria importanza per la cultura e in particolare per lo
studio della musica indiana. I materiali periodici (300 testate),
inoltre, sono spesso unici; non solo per la peculiarità degli ambiti
di interesse, ma perché integrano il posseduto di altre biblioteche
veneziane, universitarie e non.
Nel 2012 è stata acquisita dalla
Fondazione Giorgio Cini la biblioteca personale del giornalista e
scrittore Tiziano Terzani: l’importante raccolta comprende circa
6.000 volumi di arte, storia della cultura dei paesi orientali e
reportage di viaggiatori occidentali. Essa si integra perfettamente
con il preesistente patrimonio librario della sezione orientale del
Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate (ex Istituti
“Venezia e l’Oriente” e “Venezia e l’Europa”).
Musica
Il nucleo principale della biblioteca specialistica dell’Istituto per la Musica è costituito dal fondo librario del musicologo Pierluigi Petrobelli (1932-2012). Oltre a testimoniare i suoi numerosi ambiti di ricerca (l’opera di Tartini, la drammaturgia musicale, il teatro di Mozart e Verdi, la polifonia tardo medioevale e rinascimentale), il fondo offre una panoramica assai ampia sulla musicologia italiana e internazionale della seconda metà del Novecento. A questi preziosi materiali si aggiunge un significativo corpus di volumi di recente acquisizione che riflette le linee di ricerca dell’Istituto e rappresenta un importante aggiornamento sulla ricerca musicologica degli ultimi anni: la filologia d’autore e gli sketch studies, lo studio della performance musicale, il teatro musicale del secondo Novecento, le forme dell’improvvisazione.
Studi musicali comparati
La collezione libraria annovera oltre 500 testi e periodici tra i
più importanti in ambito a partire dagli anni Cinquanta che,
unitamente agli oltre 1.000 volumi sulla musica e la cultura indiana
che fanno parte del Fondo Daniélou, eleggono la biblioteca della
Fondazione Giorgio Cini a uno dei maggiori punti di riferimento in
Italia per quanto riguarda questo campo di studi.
Grazie anche a
recenti acquisizioni la biblioteca dispone di importanti collane di
editori nazionali e internazionali tra cui Experiencing Music,
Expressing Culture della Oxford University Press e la Chicago Studies
in Ethnomusicology oltre agli Oxford Handbooks dedicati a diversi
campi musicali in prospettiva interculturale.
Libri antichi
Il fondo di libri antichi della Fondazione Giorgio Cini è andato formandosi fin dai primi anni di vita dell’istituzione, ricevendo dalle mani dello stesso fondatore, Vittorio Cini, la collezione di libri del Quattro e Cinquecento fino a prima conservati presso la sua dimora nel Castello di Monselice. La raccolta, di rara eccezionalità per le edizioni illustrate e per i numerosi pezzi unici al mondo, riunisce le collezioni di Victor Masséna, Principe d’Essling, del bibliofilo Tammaro De Marinis e dello stesso Cini. Nel corso degli anni il fondo è stato ampliato da altre donazioni di illustri studiosi come, ad esempio, Antonio Muñoz, Alessandro Dudan e dal più recente, importante lascito di un altro generoso collezionista, l’avvocato milanese Cesare Grassetti. Delle oltre tremila unità bibliografiche tra Incunaboli e Cinquecentine, se numerosi sono gli esemplari di altissima fattura, destinati all’élite culturale o commissionati in ambito religioso, molti altri hanno carattere popolare e sono spesso corredati da illustrazioni, anche per supplire alle eventuali carenze linguistiche delle classi più basse. Ciò rende il fondo antico della Fondazione Giorgio Cini una delle collezioni di libri figurati del Rinascimento più importanti al mondo. A disposizione degli studiosi, oltre ai tradizionali strumenti per la ricerca, in Manica Lunga è possibile consultare la prestigiosa biblioteca specialistica appartenuta a Tammaro De Marinis, che consente di individuare agevolmente i più importanti repertori, saggi e cataloghi fondamentali per lo studio del libro antico.
FONTE https://www.cini.it/biblioteche
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