venerdì 28 gennaio 2022

SILLABARI Umano e umanoidi

La pretesa è quella di sostituire Dio nella creazione .La carta d'identità di OPTIMUS il robot (il cui nome in codice all’interno di Tesla è ‘Optimus’) sarà alto quasi 173 cm e peserà poco meno di 57 chili, costruito con materiali molto leggeri. Avrà cinque dita, una silhouette androgina in bianco e nero e uno schermo al posto del volto Potrà quindi muoversi ad una velocità massima di 8 chilometri orari, sollevare da terra fino a sessantotto kg e trasportarne venti .Questo nuovo progetto firmato Testa, è stato presentato direttamente dal suo fondatore, Elon Musk. Tesla Bot, questo il suo nome, è un robot umanoide che punta ad essere uno strumento per aiutare le persone in carne e ossa a svolgere una numerosa serie di mansioni.

Sul palco dell’AI Day,in agosto 2021 l’evento organizzato da Tesla e dedicato all’intelligenza artificiale, Musk ha voluto sgomberare il campo da facili polemiche, sottolineando come questi robot umanoidi sono stati pensati per non essere pericolosi per gli umani, avendo una forza e una velocità inferiore. La comunicazione tra robot e umani sarà resa più empatia grazie al volto del robot che è uno schermo su cui apparirà un viso stilizzato con tanto di espressioni affiancate a delle informazioni scritte.

Nel dettaglio all'AI Day si è parlato a fondo di come Tesla stia lavorando sul supercomputer Dojo e sulla rete neuronale che proprio il Dojo sfrutta per gestire i sistemi di assistenza alla guida. Per approfondire le tematiche trattate saranno organizzati anche dei test drive a bordo dell’ultima nata della Casa, la Model S Plaid.

Penso che essenzialmente in futuro il lavoro fisico sarà una scelta, se vuoi farlo puoi – ha detto Elon Musk -. Bot sarà buono, vivrà in un mondo fatto per gli umani, eliminando compiti pericolosi, ripetitivi e noiosi. Deve essere in grado di eseguire comandi nel modo più naturale possibile. Anche di fare la spesa“. Bot potrebbe fare il suo debutto già il prossimo inverno.

Queste informazioni che prendo da un articolo di Fabio Manara su https://www.infomotori.com/auto/tesla-bot-il-robot-umanoide-di-elon-musk/ del 24 agosto 2021 mettono l'attenzione sul tema dell'intelligenza artificiale ma aprono un serio problema di etica.

Ma di umanoidi ne parla anche la società di robotica Engineered Arts,con «Ameca che è l'umanoide più avanzato finora realizzato». Persino i suoi sviluppatori lo trovano «spaventoso». Come si vede in questo nuovo video, il robot reagisce quando qualcosa o qualcuno invade il suo «spazio personale». Le immagini delle telecamere integrate negli occhi vengono elaborate utilizzando TensorFlow, un software originariamente sviluppato da Google, e ora open source, per l'apprendimento automatico (machine learning). Nella clip si vede il robot che segue una mano con lo sguardo e la afferra quando si avvicina troppo. «Questo spaventa persino noi» dicono da Engineered Arts. «Ameca» è stato presentato qualche settimana fa, ed è stato «progettato come una piattaforma per lo sviluppo di future tecnologie robotiche» . Il robot sarà presentato ufficialmente alla fiera dell'elettronica CES, che inizia a Las Vegas a gennaio. (CorriereTv)

Umano e umanoide dunque .Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.
Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.
Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”.

Queste le tre leggi che Asimov ha pubblicato nel lontano 1942 nel suo racconto “Circolo vizioso”. Asimov immaginava un mondo in cui umani e robot  (o meglio nella definizione attuale umanoidi) convivevano seguendo queste regole.Ma è uno scenario plausibile? Gli umanoidi entreranno a far parte della nostra quotidianità in breve tempo?

 Scrive la Prof. Simona Scardova in Umani e Umanoidi :”Ogni macchina funziona per algoritmi: fa una determinata cosa perché da qualche parte nei suoi data base c’è scritto che deve fare così in quella situazione. Di fronte a un imprevisto può non sapere come comportarsi e perdere tempo alla ricerca di un comando ed entrare in loop. Questa è una prima importantissima differenza tra umani e umanoidi. I robot devono essere educati per lunghissimi tempi e se da una parte sono precisi e molto forti, dall’altra sono adatti solo alla routine.

Il loro scopo infatti deve essere quello di aiutare l’uomo in determinate mansioni: Icub per esempio verrà utilizzato per aiutare bambini affetti da autismo e lo sviluppo della sua mano ha permesso di creare una protesi neuromorfica per persone amputate che risponde agli stimoli cerebrali proprio come un arto vero. E la cosa strabiliante è che la mano è realizzata con la stampante 3D!Ma allora, perché l’uomo ha paura del robot? Sostanzialmente perché non lo conosce. E ciò che non si conosce fa paura, mentre invece andrebbe studiato.Per esempio, in pochi sanno che per essere veloce ed efficiente come il corpo umano, il robot dovrebbe avere a disposizione l’energia di una città e un computer grande come una stanza. Il problema del computer al momento viene aggirato tramite l’utilizzo di cloud che permettono ai 24 laboratori nel mondo che possiedono un iCub di lavorare opensource e di far apprendere ad ogni prototipo ciò che viene condiviso sul cloud. Con il rischio però che il sistema vada in tilt – pensiamo all’hackeraggio – se questo dovesse essere il modo di lavorare con un robot in un prossimo futuro. Non va dimenticato che è l’uomo che regola e governa le azioni del robot. È quindi della stupidità umana che dovremmo avere paura, molto più che di una futuristica intelligenza artificiale che riesca a ragionare da sola.” (1)

Il punto dunque come scrive Alberto Rovetta su Il Sole 24 ore del 7 agosto 2016 è : “I robot sono una “specie” ancora in evoluzione. Si tratta di un mondo variegato: ci sono robot da intrattenimento, robot che si sostituiscono a noi o ci facilitano in alcune attività e robot in grado di salvare vite. Alcuni sono ormai indispensabili. I robot umanoidi sono una sottospecie e ambiscono a simulare e imitare l’uomo. Il rischio di restarne abbagliati è forte. Progettarli, costruirli e venderli implica investimenti che devono rispondere alle leggi del mercato e/o a criteri di utilità sociale. Soprattutto se questi investimenti sono pubblici. Non sempre, in Italia, è così. I robot hanno una storia antica. Il primo dibattito sulla robotica risale forse al medioevo.
Il termine «robot» nasce intorno al 1930 e denota oggetti che eseguono movimenti per mezzo di motori comandati da un sistema di controllo. In sostanza, un robot vive in un ciclo chiuso: percepisce i segnali, li elabora e muove le parti meccaniche in base ai risultati. Smontando un robot non si trova nessuna intelligenza, se non quella della persona che ne ha costruito il sistema e scritto il programma con un linguaggio dedicato. Dal 1970 si producono robot per costruire oggetti di largo consumo. Oggi più di tre milioni di robot trovano utilità pratica nelle attività umane. Sicuri, affidabili, belli. Robot davvero speciali sono volati sulla Luna e su Marte. Altri sono stati inventati con scopi medici. Dopo milioni e milioni di prove, controllate una per una, i robot sono diventati essenziali in molte operazioni chirurgiche. La IFR (International Federation of Robotics) informa che nel 2015 la robotica industriale è cresciuta con percentuale a due cifre, come avviene da circa 20 anni.
L’Italia occupa un prestigioso ottavo posto, mentre sono in crescita alcuni Paesi asiatici. Secondo la IFR, cresce anche la presenza dei robot di servizio, come appunto quelli chirurgici. Nel 2014 ne sono stati venduti 978, al costo medio di un milione di euro ciascuno. C’è poi un mercato mondiale in crescita anche per i robot non industriali, come quelli utili nei servizi per la casa, i giardini e le piscine, la vita quotidiana.

Un capitolo diverso è la robotica con forme umanoidi, o somiglianti a esseri viventi anche non umani. Il mercato di questi robot è inesistente perché i problemi legali e giuridici, di assicurazione e di sicurezza sono immensi e non hanno trovato ancora giustificazioni per una soluzione razionale. La sicurezza è il dogma necessario per non rompere il rapporto magico tra queste macchine e l’uomo. Il panico causato a due anziani giapponesi da un robot giocattolo che si è attivato in piena notte, ha prodotto diversi articoli accademici. Quando, nei primi anni Ottanta, è stato costruito al Politecnico di Milano il robot Gilberto che già parlava, ascoltava, vedeva e si adattava a ogni visitatore parlando molte lingue, per centinaia di volte al giorno, ogni elemento era sotto controllo.

Era stato progettato per essere affidabile.
L’affidabilità significa responsabilità totale. Chi è del campo sa che la robotica umanoide è piena di grandi annunci e promesse, accompagnati da silenziose sparizioni. Il progetto del robot cagnolino della Sony, programmato (e annunciato) per conquistare l’affetto di milioni di padroni umani, ha chiuso in silenzio. E cosa dire delle esibizioni del robot di Honda, in molte applicazioni comandato a voce da una persona dello staff, talvolta nascosta nel pubblico? È difficile giudicare la robotica che non interroga il mercato ma promette miracoli inutili e fuorvianti.”

Ma lo scenario si arricchisce . Si chiamano Xenobot, sono fatti di cellule viventi e sono "una nuova classe di artefatti: un organismo vivente, programmabile" come spiega Josh Bongard, l'informatico ed esperto di robotica della University of Vermont (Usa) che ha co-guidato assieme a Michael Levin la ricerca pubblicata su Pnas che a gennaio 2020 presentava i loro "robot viventi".

Un anno più tardi una scoperta straordinaria, nata da un esperimento effettuato "per gioco": questi minuscoli robot - grandi non più di un millimetro - sono stati disegnati dall'Intelligenza artificiale in modo da potersi riprodurre autonomamente. Il loro aspetto, afferma Bongard, ora è simile a quello di Pac-Man, il protagonista dell'omonimo (e popolarissimo) videogame.

Il nome Xenobot si ispira a quello di una rana africana - "xenopus laevis", meglio nota come xenopo liscio - da cui provengono le cellule staminali usate per la ricerca. Gli Xenobot possono camminare o nuotare, sopravvivere per settimane senza nutrirsi e organizzarsi per lavorare in gruppo. Lo scienziato Bongard afferma: "Non sono robot tradizionali né una nuova specie animale. È un nuovo tipo di artefatto: un organismo vivente programmabile.

Gli Xenobot sono, insomma, delle "macchine biologiche" che hanno caratteristiche tali da renderli adatti a compiti in cui i robot fatti di plastica e metallo non riuscirebbero. Gli studiosi che li hanno creati sostengono, inoltre, che gli Xenobot sono estremamente più ecosostenibili, rispetto ai robot tradizionali, e più sicuri per l'uomo. Anche se in realtà loro studio è stato finanziato dalla Darpa, l'agenzia statunitense che si occupa di sviluppare nuove tecnologie di utilizzo militare. ( 2)

La pretesa di sostituire Dio nella creazione non è dunque una pretesa astratta. “Il problema quindi dell’etica e dell’intelligenza artificiale va comunque molto più in là del problema della previsione etica, di un Codice Etico e dei principi etici da rispettare e inserire nella programmazione di un’intelligenza artificiale, di un robot o di un androide: coinvolge, invece, il futuro e la sopravvivenza della stessa specie umana e del suo modo di essere.
Coinvolge il rapporto con Dio e il rispetto delle leggi divine e della loro impostazione. Fin dove potremo arrivare e quando fermarci?
L’Uomo potrà un giorno avvicinarsi o trasformarsi in Dio? E sarà giusto invertire e contrastare la legge della programmazione divina, sostituendola con la programmazione umana e tecnologica, gestita dall’uomo?
In alcune parti del mondo, già da tempo, giungono infiniti miliardi di dollari per lo studio dell’allungamento della vita e la ricerca dell’immortalità.
E, quando sarà perfezionata la ricerca attualmente in corso (forse già conclusa), dovremo chiederci se, secondo l’Etica Divina, sarà accettabile trasferire il nostro cervello umano su un Hard Disk e impiantarlo poi su un Robot o un Androide: e noi saremo, allora sì, forse immortali, ma imprigionati, con le nostre sensazioni, i nostri ricordi, le nostre emozioni su un Robot, continuando a “sentire” come oggi sentiamo con il nostro cervello. “ ( 3)


(1)https://magazine.liceoattiliobertolucci.org/2017/04/22/umani-e-umanoidi/

( 2 )https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/robot/assomigliano-a-pac-man-i-primi-robot-viventi-in-grado-di-riprodursi/402713/403423

(3 )https://italia-informa.com/intelligenza-artificiale-e-etica.aspx


Eremo Rocca S. Stefano venerdì 28 gennaio 2022

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento