Si legge sul sito della casa editrice
Einaudi che pubblica il libro di Nuto Revelli “ Il mondo dei vinti
“: “Racconta Nuto Revelli che la prima idea di questo libro
risale addirittura ai mesi della sua guerra partigiana. D'altra parte
il suo impegno umano e civile è stato sempre quello di dar voce al
dramma degli incolpevoli, dei poveri che restano in guerra anche
quando arriva la pace, sfruttati, dimenticati, e di nuovo
strumentalizzati, mai soggetti attivi del loro destino. Revelli ha
girato per anni pianure, colline e montagne con un magnetofono, forte
soltanto della sua pazienza e della sua capacità di ascolto. Ha così
raccolto centinaia di testimonianze, le ha ordinate e selezionate,
sino ad offrire gli 85 "racconti" di questo libro: storie
di guerre, di lavoro, di fatica, di solitudine, di emigrazione del
mondo contadino di ieri e di oggi. “
Ricorda, mi dicevo, ricorda tutto di questo immenso massacro contadino, non devi dimenticare niente”.
Questo monito Nuto Revelli se lo impone nel 1942 mentre prende parte al calvario degli Alpini in Russia. L’idea di questo libro viene quindi da lontano. Dopo l’esperienza partigiana, l’autore non perde di vista il mondo dei contadini e dei montanari; trent’anni dopo percorre con pazienza le valli del cuneese per dare voce a quelli che chiama appunto i vinti. Facendosi accompagnare da persone del luogo, avvicina gli anziani che hanno visto e subito circa settant’anni di trasformazioni e cambiamenti.
La memoria di questa gente offre vivaci affreschi che vanno dalla Guerra di Libia, al primo conflitto mondiale, alle tante emigrazioni, toccando i picchi più drammatici con la seconda guerra mondiale e la lotta tra partigiani e fascisti. Sono 270 le testimonianze, presentate in prima persona e spesso arricchite da qualche modo di dire dialettale; offrono un’immagine cruda della fatica di vivere e mostrano visioni anche molto differenti tra loro riguardo a temi come il consenso al regime fascista, il rapporto con i partigiani, la visione del futuro del vivere in montagna.
Tante le testimonianze della Grande Guerra. Giovanni Toselli, contadino e muratore, tornato dal conflitto con la polmonite, racconta le fatiche per costruire la propria casa:
“Io e mia moglie andavamo a Boves, tutte le notti, a ritirare i mattoni, partivamo alle tre di notte e tornavamo prima che i bambini si svegliassero (…) Oggi sono tutti ricchi. Chi accetterebbe ancora una vita come la nostra?”.
Giuseppe Fino racconta un’esperienza diffusa; i bambini spesso venivano mandati nelle case dei contadini e allevatori benestanti a lavorare, in cambio di un posto dove dormire e di un po’ di cibo. In questo modo la famiglia veniva sgravata di una bocca da sfamare. Fino racconta:
“Dovevo guardare i maiali. Dormivo sotto il portico, sulla paglia. Non mangiavo a tavola, ma nel cortile, come un cane”.
Nelle filande era normale assumere bambine di sei anni. C’erano ragazzine che si facevano radere a zero i capelli per venderli. Interessante la testimonianza di Maria Isoardi che guarda avanti, preoccupata per l’impoverimento e la scarsità di servizi in montagna. La sua è quasi una supplica:
“Non chiudano le scuole, è un delitto privare i nostri nipoti di un po’ di istruzione”.
Le riflessioni di molti anziani si affacciano sui radicali
mutamenti portati dalla rapida industrializzazione degli anni ’50 e
’60; perciò Il mondo dei vinti (Einaudi, 2005) è
fortemente attuale, dato che getta uno sguardo sul mondo della
montagna e i suoi problemi non risolti. Le industrie hanno infatti
portato benessere e lavoro, chiedendo però pesanti contropartite;
fiumi inquinati, aree abbandonate, invadenti brutture edilizie.
Nell’introduzione l’autore parla di un ricatto a danno dei vinti:
“Volete i figli in fabbrica? Prendetevi il veleno”.
Quello di Nuto Revelli è un contributo competente e appassionato al tema della difesa dei territori e delle culture locali, vedendo nell’ambiente una risorsa da valorizzare e non da rapinare.(1 )
Clara Mazi nei commenti alla presentazione del volume di revelli sul
sitohttps://www.goodreads.com/book/show/9724708-il-mondo-dei-vinti
dice : “ Un documento memorabile questo raccolto ed elaborato da
Nuto Revelli, ufficiale degli alpini in Russia e protagonista della
Resistenza nel Cuneese: 270 interviste a contadini che popolano la
pianura (il Cuneese) fino all’alta Langa (per selezionarne poi solo
86), registrate, riascoltate riadattate per il testo scritto. Storie
di vita incredibili per le condizioni di estrema povertà
(soprattutto di alcuni) che li vedeva costantemente affamati (“una
fame da assassino” dirà uno), vestiti inadeguatamente e oberati
dal lavoro fisico. Vite che dovevano essere vissute, nel senso che
uno viene messo al mondo per mantenersi in vita e per questo non deve
fare altro che lavorare. Nascite, morti, abusi (quanti abusi sui
bambini!), malattie, le guerre: sono pagine che si divorano, col
fiato sospeso, talmente è il dolore davanti a tale durezza di vita
che viene però raccontata così, come una delle tante (anzi, un
intervistato lo dice proprio a chiare lettere – cito a memoria: “A
Lei fa impressione e lo può fare anche ai giovani d’oggi, ma
allora, se l’avessi raccontata, non avrebbe fatto impressione a
nessuno perché eravamo tutti così”) senza nessun dolore
particolare. Ma rabbia sì. Tanta. Emerge spesso. La rabbia per tanti
soprusi che si sono dovuti ingoiare perché impotenti: davanti
all’ordine di andare in guerra, davanti ai padroni che non davano
abbastanza da mangiare o che picchiavano i piccoli bambini che
andavano da vaché anche già a sei anni, davanti ai fascisti – e
qualche volta anche davanti ai partigiani che non sempre si sono
comportati correttamente.
Pagine quindi umane e di storia che
vanno assolutamente lette e conosciute e ricordate. Eppure non
posso fare a meno di notare la mancanza di una grande parte di
ricerca: la condizione infantile (da accapponare la pelle) e quella
delle donne. Non che Revelli non includa interviste alle donne, non
che non si soffermi sui racconti della loro infanzia, ma a lui
interessa molto di più la “politica”: cosa pensano del fascismo,
dei partigiani, del prete, cosa votano, cos’hanno pensato della
guerra. Punta poi il dito contro le fabbriche nascenti (Michelin e
altre) che spopolano le campagne – senza osservare che la vita era
così grama da quelle parti sin dal secolo scorso che la gente
emigrava in America… Un libro quindi decisamente degli anni
Settanta (magnetofono, la documentazione orale come unica fonte di
verità, la ricerca della massima fedeltà nella trascrizione
dell’intervista) ma tralascia riflessioni su altre importanti
questioni - come per esempio la retribuzione femminile (che viene
narrata da un’intervistata) che a parità di lavoro con un uomo,
lei viene pagata un terzo. Nemmeno un accenno di una riflessione sui
pedofili a cui vendevano (per la disperazione della fame) le bambine
di nove anni – e questo l’ho trovato abbastanza grave. Per il
resto un testo che va sicuramente letto, soprattutto nei licei perché
vale tante pagine di un manuale.”
Sul sito della Fondazione Nuto Revelli si legge la sua biografia .
Benvenuto (Nuto) Revelli nasce a Cuneo
il 21 luglio 1919. Conseguito il diploma da geometra, nel settembre
1939 è brillantemente ammesso alla Regia Accademia di fanteria e
cavalleria di Modena.l 21 luglio 1942, con i gradi di sottotenente,
parte per il fronte russo dalla stazione di Collegno con la tradotta
della 46ª Compagnia del Battaglione Tiràno, 5° Reggimento Alpini
della Divisione Tridentina. Vive l’esperienza della guerra in tutta
la sua crudele sofferenza, toccando con mano la tragedia
dell’impreparazione e dell’abbandono delle truppe, il tradimento
dell’alleato, la corruzione delle retrovie. Al suo ritorno a Cuneo
decide di lottare contro quella guerra, contro i tedeschi e il
fascismo e diventa uno dei primi organizzatori del movimento
partigiano nel cuneese. Insieme a Piero Bellino e ad altri ufficiali
costituisce una formazione partigiana che chiama “Compagnia
Rivendicazione Caduti” proprio in nome dei tantissimi soldati morti
in Russia.
Nel febbraio del 1944 sale a Paraloup (Valle Stura),
sede della banda Italia Libera di Dante Livio Bianco e
Duccio Galimberti e si unisce alle formazioni di Giustizia e Libertà,
acquisendo un ruolo di primaria importanza anche in ragione della sua
esperienza militare.Fronteggiati i rastrellamenti della primavera a
capo della IV Banda, Nuto Revelli assume quindi il comando della
Brigata Valle Vermenagna e della Brigata Valle Stura “Carlo
Rosselli”, inquadrate nella I Divisione GL. Con queste forze,
nell’agosto del 1944 riesce a bloccare, in una settimana di scontri
durissimi, i granatieri della 90ª Divisione corazzata tedesca che
puntava al valico del Colle della Maddalena, agevolando così lo
sbarco degli Alleati nel sud della Francia.Nei giorni della
Liberazione, Revelli comanda la V Zona partigiana del Piemonte.
Nel 1945 sposa l’amatissima Anna, conosciuta prima della guerra,
e nel 1947 nasce il figlio Marco, oggi professore universitario di
Scienza della Politica. Nuto Revelli ha scritto il testo del famoso
canto partigiano Pietà l’è morta ed è
coautore della Badoglieide.
Dalle
esperienze della guerra fascista e della lotta partigiana e
dall’interesse per la storia vista “dal basso”, ha tratto
ispirazione per i suoi libri, tutti editi da Einaudi: Mai
tardi. Diario di un alpino in Russia (prima ed. Panfilo
1946, poi Einaudi 1967), La guerra dei poveri (1962), La
strada del Davai (1966), testimonianze di quaranta
alpini sulla guerra e la prigionia in Russia, libro-inchiesta che
troverà la naturale evoluzione in L’ultimo fronte.
Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra
mondiale (1971).In un secondo momento, Revelli
focalizza il suo interesse sul mondo contadino al tramonto, dando
voce ai suoi emarginati protagonisti nei volumi: Il
mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977)
e L’anello forte. La donna: storie di vita
contadina (1985) che richiederanno, rispettivamente,
sette e sei anni di lavoro tra la paziente raccolta di testimonianze,
la scrupolosa trascrizione e la suddivisione del materiale
selezionato nelle sezioni: Pianura, Collina, Montagna e Langhe.Il
disperso di Marburg (1994), costruito come un romanzo,
narra l’indagine intorno alla figura di un giovane “tedesco buono
catturato dai partigiani, mentre Il prete giusto
(1998) è l’indimenticabile e straordinario ritratto di don Viale,
un prete che, dopo aver salvato tante vite ed essere stato
riconosciuto “Giusto” da Israele, viene invece escluso e sospeso
a divinis dalle gerarchie ecclesiastiche.L’ultimo libro di Nuto
Revelli, Le due guerre (2003), rilegge i
25 anni che vanno dall’ascesa del Fascismo alla Liberazione dal
punto di vista di chi li ha vissuti ed è dedicato ai giovani,
affinché non dimentichino, ma soprattutto capiscano quanto sia
rischiosa l’inconsapevolezza dell’oggi.
A conclusione del
discorso Sull’ignoranza, pronunciato in occasione della laurea
honoris causa in Scienze dell’Educazione conferitagli nel 1999
dall’Università di Torino, scriveva:
«Volevo che
i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi.
Guai se i
giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza,
come eravamo
cresciuti noi della “generazione del Littorio”.
Oggi la
libertà li aiuta, li protegge.
La libertà è un bene immenso,
senza libertà non si vive, si vegeta.»
Nuto
Revelli si è spento a Cuneo il 5 febbraio 2004.
( 1 )https://www.sololibri.net/Il-mondo-dei-vinti-Nuto-Revelli.html
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