domenica 30 gennaio 2022

INCIPIT Nuto Revelli Il mondo dei vinti

 


Si legge sul sito della casa editrice Einaudi che pubblica il libro di Nuto Revelli “ Il mondo dei vinti “: “Racconta Nuto Revelli che la prima idea di questo libro risale addirittura ai mesi della sua guerra partigiana. D'altra parte il suo impegno umano e civile è stato sempre quello di dar voce al dramma degli incolpevoli, dei poveri che restano in guerra anche quando arriva la pace, sfruttati, dimenticati, e di nuovo strumentalizzati, mai soggetti attivi del loro destino. Revelli ha girato per anni pianure, colline e montagne con un magnetofono, forte soltanto della sua pazienza e della sua capacità di ascolto. Ha così raccolto centinaia di testimonianze, le ha ordinate e selezionate, sino ad offrire gli 85 "racconti" di questo libro: storie di guerre, di lavoro, di fatica, di solitudine, di emigrazione del mondo contadino di ieri e di oggi. “

Ricorda, mi dicevo, ricorda tutto di questo immenso massacro contadino, non devi dimenticare niente”.

 

Questo monito Nuto Revelli se lo impone nel 1942 mentre prende parte al calvario degli Alpini in Russia. L’idea di questo libro viene quindi da lontano. Dopo l’esperienza partigiana, l’autore non perde di vista il mondo dei contadini e dei montanari; trent’anni dopo percorre con pazienza le valli del cuneese per dare voce a quelli che chiama appunto i vinti. Facendosi accompagnare da persone del luogo, avvicina gli anziani che hanno visto e subito circa settant’anni di trasformazioni e cambiamenti.

La memoria di questa gente offre vivaci affreschi che vanno dalla Guerra di Libia, al primo conflitto mondiale, alle tante emigrazioni, toccando i picchi più drammatici con la seconda guerra mondiale e la lotta tra partigiani e fascisti. Sono 270 le testimonianze, presentate in prima persona e spesso arricchite da qualche modo di dire dialettale; offrono un’immagine cruda della fatica di vivere e mostrano visioni anche molto differenti tra loro riguardo a temi come il consenso al regime fascista, il rapporto con i partigiani, la visione del futuro del vivere in montagna.

Tante le testimonianze della Grande Guerra. Giovanni Toselli, contadino e muratore, tornato dal conflitto con la polmonite, racconta le fatiche per costruire la propria casa:

“Io e mia moglie andavamo a Boves, tutte le notti, a ritirare i mattoni, partivamo alle tre di notte e tornavamo prima che i bambini si svegliassero (…) Oggi sono tutti ricchi. Chi accetterebbe ancora una vita come la nostra?”.

Giuseppe Fino racconta un’esperienza diffusa; i bambini spesso venivano mandati nelle case dei contadini e allevatori benestanti a lavorare, in cambio di un posto dove dormire e di un po’ di cibo. In questo modo la famiglia veniva sgravata di una bocca da sfamare. Fino racconta:

“Dovevo guardare i maiali. Dormivo sotto il portico, sulla paglia. Non mangiavo a tavola, ma nel cortile, come un cane”.

Nelle filande era normale assumere bambine di sei anni. C’erano ragazzine che si facevano radere a zero i capelli per venderli. Interessante la testimonianza di Maria Isoardi che guarda avanti, preoccupata per l’impoverimento e la scarsità di servizi in montagna. La sua è quasi una supplica:

“Non chiudano le scuole, è un delitto privare i nostri nipoti di un po’ di istruzione”.

Le riflessioni di molti anziani si affacciano sui radicali mutamenti portati dalla rapida industrializzazione degli anni ’50 e ’60; perciò Il mondo dei vinti (Einaudi, 2005) è fortemente attuale, dato che getta uno sguardo sul mondo della montagna e i suoi problemi non risolti. Le industrie hanno infatti portato benessere e lavoro, chiedendo però pesanti contropartite; fiumi inquinati, aree abbandonate, invadenti brutture edilizie. Nell’introduzione l’autore parla di un ricatto a danno dei vinti:

“Volete i figli in fabbrica? Prendetevi il veleno”.

Quello di Nuto Revelli è un contributo competente e appassionato al tema della difesa dei territori e delle culture locali, vedendo nell’ambiente una risorsa da valorizzare e non da rapinare.(1 )

Clara Mazi nei commenti alla presentazione del volume di revelli sul sitohttps://www.goodreads.com/book/show/9724708-il-mondo-dei-vinti dice : “ Un documento memorabile questo raccolto ed elaborato da Nuto Revelli, ufficiale degli alpini in Russia e protagonista della Resistenza nel Cuneese: 270 interviste a contadini che popolano la pianura (il Cuneese) fino all’alta Langa (per selezionarne poi solo 86), registrate, riascoltate riadattate per il testo scritto. Storie di vita incredibili per le condizioni di estrema povertà (soprattutto di alcuni) che li vedeva costantemente affamati (“una fame da assassino” dirà uno), vestiti inadeguatamente e oberati dal lavoro fisico. Vite che dovevano essere vissute, nel senso che uno viene messo al mondo per mantenersi in vita e per questo non deve fare altro che lavorare. Nascite, morti, abusi (quanti abusi sui bambini!), malattie, le guerre: sono pagine che si divorano, col fiato sospeso, talmente è il dolore davanti a tale durezza di vita che viene però raccontata così, come una delle tante (anzi, un intervistato lo dice proprio a chiare lettere – cito a memoria: “A Lei fa impressione e lo può fare anche ai giovani d’oggi, ma allora, se l’avessi raccontata, non avrebbe fatto impressione a nessuno perché eravamo tutti così”) senza nessun dolore particolare. Ma rabbia sì. Tanta. Emerge spesso. La rabbia per tanti soprusi che si sono dovuti ingoiare perché impotenti: davanti all’ordine di andare in guerra, davanti ai padroni che non davano abbastanza da mangiare o che picchiavano i piccoli bambini che andavano da vaché anche già a sei anni, davanti ai fascisti – e qualche volta anche davanti ai partigiani che non sempre si sono comportati correttamente.
Pagine quindi umane e di storia che vanno assolutamente lette e conosciute e ricordate.
Eppure non posso fare a meno di notare la mancanza di una grande parte di ricerca: la condizione infantile (da accapponare la pelle) e quella delle donne. Non che Revelli non includa interviste alle donne, non che non si soffermi sui racconti della loro infanzia, ma a lui interessa molto di più la “politica”: cosa pensano del fascismo, dei partigiani, del prete, cosa votano, cos’hanno pensato della guerra. Punta poi il dito contro le fabbriche nascenti (Michelin e altre) che spopolano le campagne – senza osservare che la vita era così grama da quelle parti sin dal secolo scorso che la gente emigrava in America… Un libro quindi decisamente degli anni Settanta (magnetofono, la documentazione orale come unica fonte di verità, la ricerca della massima fedeltà nella trascrizione dell’intervista) ma tralascia riflessioni su altre importanti questioni - come per esempio la retribuzione femminile (che viene narrata da un’intervistata) che a parità di lavoro con un uomo, lei viene pagata un terzo. Nemmeno un accenno di una riflessione sui pedofili a cui vendevano (per la disperazione della fame) le bambine di nove anni – e questo l’ho trovato abbastanza grave. Per il resto un testo che va sicuramente letto, soprattutto nei licei perché vale tante pagine di un manuale.”

Sul sito della Fondazione Nuto Revelli si legge la sua biografia .

Benvenuto (Nuto) Revelli nasce a Cuneo il 21 luglio 1919. Conseguito il diploma da geometra, nel settembre 1939 è brillantemente ammesso alla Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Modena.l 21 luglio 1942, con i gradi di sottotenente, parte per il fronte russo dalla stazione di Collegno con la tradotta della 46ª Compagnia del Battaglione Tiràno, 5° Reggimento Alpini della Divisione Tridentina. Vive l’esperienza della guerra in tutta la sua crudele sofferenza, toccando con mano la tragedia dell’impreparazione e dell’abbandono delle truppe, il tradimento dell’alleato, la corruzione delle retrovie. Al suo ritorno a Cuneo decide di lottare contro quella guerra, contro i tedeschi e il fascismo e diventa uno dei primi organizzatori del movimento partigiano nel cuneese. Insieme a Piero Bellino e ad altri ufficiali costituisce una formazione partigiana che chiama “Compagnia Rivendicazione Caduti” proprio in nome dei tantissimi soldati morti in Russia.
Nel febbraio del 1944 sale a Paraloup (Valle Stura), sede della banda Italia Libera di Dante Livio Bianco e Duccio Galimberti e si unisce alle formazioni di Giustizia e Libertà, acquisendo un ruolo di primaria importanza anche in ragione della sua esperienza militare.Fronteggiati i rastrellamenti della primavera a capo della IV Banda, Nuto Revelli assume quindi il comando della Brigata Valle Vermenagna e della Brigata Valle Stura “Carlo Rosselli”, inquadrate nella I Divisione GL. Con queste forze, nell’agosto del 1944 riesce a bloccare, in una settimana di scontri durissimi, i granatieri della 90ª Divisione corazzata tedesca che puntava al valico del Colle della Maddalena, agevolando così lo sbarco degli Alleati nel sud della Francia.Nei giorni della Liberazione, Revelli comanda la V Zona partigiana del Piemonte.


Nel 1945 sposa l’amatissima Anna, conosciuta prima della guerra, e nel 1947 nasce il figlio Marco, oggi professore universitario di Scienza della Politica. Nuto Revelli ha scritto il testo del famoso canto partigiano Pietà l’è morta ed è coautore della Badoglieide.

Dalle esperienze della guerra fascista e della lotta partigiana e dall’interesse per la storia vista “dal basso”, ha tratto ispirazione per i suoi libri, tutti editi da Einaudi: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (prima ed. Panfilo 1946, poi Einaudi 1967), La guerra dei poveri (1962), La strada del Davai (1966), testimonianze di quaranta alpini sulla guerra e la prigionia in Russia, libro-inchiesta che troverà la naturale evoluzione in L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971).In un secondo momento, Revelli focalizza il suo interesse sul mondo contadino al tramonto, dando voce ai suoi emarginati protagonisti nei volumi: Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985) che richiederanno, rispettivamente, sette e sei anni di lavoro tra la paziente raccolta di testimonianze, la scrupolosa trascrizione e la suddivisione del materiale selezionato nelle sezioni: Pianura, Collina, Montagna e Langhe.
Il disperso di Marburg (1994), costruito come un romanzo, narra l’indagine intorno alla figura di un giovane “tedesco buono catturato dai partigiani, mentre Il prete giusto (1998) è l’indimenticabile e straordinario ritratto di don Viale, un prete che, dopo aver salvato tante vite ed essere stato riconosciuto “Giusto” da Israele, viene invece escluso e sospeso a divinis dalle gerarchie ecclesiastiche.L’ultimo libro di Nuto Revelli, Le due guerre (2003), rilegge i 25 anni che vanno dall’ascesa del Fascismo alla Liberazione dal punto di vista di chi li ha vissuti ed è dedicato ai giovani, affinché non dimentichino, ma soprattutto capiscano quanto sia rischiosa l’inconsapevolezza dell’oggi.
A conclusione del discorso Sull’ignoranza, pronunciato in occasione della laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione conferitagli nel 1999 dall’Università di Torino, scriveva:
 
«Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi.
Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza,
come eravamo cresciuti noi della “generazione del Littorio”.
Oggi la libertà li aiuta, li protegge.
La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta.»
 
Nuto Revelli si è spento a Cuneo il 5 febbraio 2004.

( 1 )https://www.sololibri.net/Il-mondo-dei-vinti-Nuto-Revelli.html

Eremo Rocca S. Stefano domenica 30 gennaio 2022

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