La
religiosità del poeta risente del clima spirituale del suo tempo,
allergico all’estasi e pregno di secolarizzazione:egli non parla
eccessivamente di Dio; tuttavia il suo
pensiero scopre sublimi
valori di solidarietà e di pace.
di
Giovanni Battista GANDOLFO
Consulente
ecclesiastico nazionale Ucai
Nei
mesi di settembre ed ottobre la letteratura italiana ha ricordato
due significativi anniversari di Eugenio Montale: il 12 settembre,
il 40°della morte e il 12 ottobre, il 125° della nascita.
Due eventi che lo stesso poeta raccoglie rammentando di
non “aumentare
la dose” per evitare il pericolo di lasciare “piovere
sul bagnato”1.
Questo rilievo la dice lunga sull’ironia e consistenza
del letterato
e poeta ligure, che rinnova forme ed espressioni colte ed elevate,
tanto da ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Un
riconoscimento
che vanga nel verdeggiante giardino della scrittura montaliana,
in cui spadroneggia «la sua poetica distinta che, con grande
sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto
il simbolo
di una visione della vita priva di illusioni».2
Poeta
d’alto e singolare rango, Montale ha sempre curato la ricerca
di un afflato mistico senza individuarne l’identità, se non
al termine
della sua travagliata vita, conclusa in ginocchio di fronte al
crocifisso rigeneratore.
A
riguardo dei versi di Montale e della sua religiosità, vale la pena
di ricordare quanto egli stesso nota: «Nella mia poesia ci
può essere
religione ma ci si può trovare anche la coda del diavolo»3.
Mi
pare molto importante riconoscere la tematica religiosa montaliana,
se non si vuole “trascurare la coda del diavolo”, anch’essa in
qualche modo legata all’aspetto sacro. Infatti la filosofia e la
let teratura
in genere, specificamente la poesia, non alleggeriscono il piano
della vita: ne facilitano il suo senso e tutt’al più ne
ripropongono
il proprio peso, riconducendo l’uomo al divino, inteso come
centro della sua personale esistenza. Il bisogno di Dio emerge dal
concetto contingente dell’essere creatura da parte dell’uomo,il
quale si rende conto della propria insufficienza e dell’impellente
anelito verso la totalità dell’essere, che si predispone alla
naturale
ricerca di Dio. Per dirla con san Tommaso d’Aquino, l’uomo esprime
il sentimento del nulla umano, vivificato ed elevato
dalla onnipotenza
divina , ponendosi di fronte all’esperienza del sacro4.L’essere
umano, credente o laico, si interroga spesso sul propriodestino
e il suo futuro, creando i presupposti per le domande fondamentali
della vita, che vanno dalla richiesta di “chi siamo, perché siamo
nati, perché moriremo”. La risposta si risolve soltanto attra verso
l’approfondimento del rapporto fra Dio e l’umanità, che
propone
condizioni religiose differenti e stimolanti risvegli,
assumendo forme
differenti in ciascun individuo. In ogni caso esiste sempre
per l’uomo
un Dio, che, di fronte alla scelta di una falsa rappresentanza,
potrebbe al limite rivelarsi insufficiente nel soddisfare lo
spirito umano,
pur rimanendo sempre un valore scelto ed esclusivo5.
Montale
assume le proposte di carattere religioso perché pone in
primo piano la necessità della ricerca come autentica
vocazione.
Traccia
cioè l’immagine umana del cristianesimo spesso capace di
illustrare
le più profonde ed intime esperienze, ne analizza però le angosce
e i trasporti interiori, con le relative, spirituali significanze,
che emergono
in indagini a volte cristiane oppure affidate ad
inchieste differenti.
Non sempre il poeta apprezza un cristianesimo compo sto
da avvenimenti e fatti incentrati in Cristo. La sua fede non è
mai dettata
da profondi “excursus” mistici; possiede tuttavia una personale
rubrica, che introduce a luoghi nuovi, a contatti con persone,con
atteggiamenti e con frasi tipici del “vate”, che fanno di lui
una persona
“à la page”, capita da tutti, il cui “snobismo” non è se
non un
modo di esistere e di sopravvivere, sia pure in uno “schermo
di immagini”,
la cui costante insostituibile è sempre il “male di
vivere”.
Tuttavia
al comportamento umano, a volte persino monotono, di Montale,
non mancano la sfida e la celebrazione di un’arte
letteraria, serpeggiante
di sentimenti e d’intima spiritualità6.
Montale
è un contestatore: egli non ama la polemica o le rivoluzioni.
Appartiene a generazioni che muovono la coscienza verso la
libertà e lo stile di una poesia tesa a rinascere dalla crisi
umana del
tempo, anche attraverso il desiderio e la volontà del sacro.
La singolare
inquietudine montaliana non è il risultato di personali avventure
o difficoltà di fallite esperienze sociali o politiche; è
piuttosto
la formula della condizione umana, instabile e contradditoria,
che firma una sorta di smarrimento esistenziale. Lo dimostra
la
fede del poeta ligure, anche se ridotta ad un fuggente lumicino:
pur
rifiutando ogni definizione dogmatica e sociale, attende le “cose
sperate” nell’ardua ricerca d’amore o comunque qualcosa di
superiore
al proprio, unilaterale egoismo. All’autore infatti «sembra già
un miracolo che nel mondo alcuni uomini cerchino tenace
mente
qualcosa, al di là di se stessi o dei loro meschini interessi»7.La
religiosità di Montale risente del clima spirituale del
tempo,allergico
all’estasi e pregno di secolarizzazione: egli non parla eccessivamente
di Dio; tuttavia il suo pensiero scopre sublimi valori di
solidarietà e di pace. Il poeta conosce forse le cerimonie
liturgiche
della Chiesa con i loro significati e i reconditi simboli;
spesso però
intuisce il profondo senso della vicenda umana che oltrepassa
i limiti del quotidiano. Non a caso la sua costante ricerca coglie la
“nostalgia del totalmente Altro”, con la quale varca la soglia
del
sentimento,
evoca i grovigli drammatici del passato e sfida la storia personale,
ora legata alla materia del mondo, oppure occhieggiante al
senso della trascendenza o del divino.
Montale
è un uomo solo, in grado di avvertire e sollecitare visioni
globali attraverso proposte religiose idonee, più che alla
fede,allo
stupore di una speranza teologica. Si tratta ancora di una timida
ricerca di Dio, che cagiona un tipo di ascesa nella consapevolezza
che tale potrebbe essere la chiamata e la strada voluta da Dio per il
futuro incontro personale con il poeta. Condizioni queste che si
avverano in Montale, quando con la ricerca e la speranza, forse anche
senza volerlo, o per lo meno senza rendersene conto, attende
la chiamata che davvero si è avverata8. La religiosità montaliana
diventa pertanto una “via legittima” di salvezza, una
religione che
si fonde nel confronto fra i vari credi, implicanti una
“attesa anonima”.
Una fede, se si vuole “precristiana”, che naviga sul
mare dell’incertezza
e dell’angoscia contemporanea, ma non rinuncia al futuro.
Attende e prepara l’avvento irremovibile al Dio dell’avvenire,
al quale, scrive il poeta: - «Prosterniamoci quando sorge il sole/e
si volga ciascuno alla sua Mecca./ Se qualcosa ci resta; appena
un sì/
diciamolo anche se con occhi chiusi»9.
Montale
tanto se “è possibile credere”: si pone piuttosto la domanda:
“se è possibile dare un senso alla vita”. Sta in questo
contesto il
punto d’incontro fra il cristianesimo e il letterato ligure. Da un
lato
i cristiani hanno a volte costruito una immagine di Dio,
prestandogli
una umana fisionomia, che indebolisce la possibilità del “salto”
qualitativo in una fede genuina. D’altra parte non si può
nemmeno
ridurre la problematica religiosa di Montale a puro spiritualismo
senza considerare la totale trascendenza di Dio. In ogni caso
avviene
che ci sono in circolazione troppi cristiani facilmente credenti,
così come Montale è troppo difficilmente ateo10. La produzione
letteraria montaliana punta infatti sulla peculiarità
dell’autore,che
predilige collocarsi nei ranghi di un serio e sistematico
colloquio con
Dio, con il quale discutere e catturare persino incertezze o
preziosi
tratti di speranza ritrovata. Apprensioni eccessive e paure oppure
spiragli di esclusività evangeliche. Alla fine, Montale tesse elogi
al divino,
ma senza scordare le illusioni del mondo. «Il Creatore fu increato
e questo/ non mi tormenta. Se così non fosse/ saremmo tuttiai
suoi piedi/ (si fa per dire)/ infelici e adoranti»11.
1
Eugenio Montale, Diario del ‘71e del ’72, Milano, 1973, p.122.
2
Nel 1975 Eugenio Montale, ormai considerato fra i massimi poeti nello
scenario
mondiale del XX secolo, riceve il Premio Nobel con la
motivazione citata nel testo.
10_Arte_e_Fede_primaparte_72_2021.indd
5 14/12/2021 09:11:54
3
Testimonianza del poeta inviata personalmente in un biglietto.
4
Cf. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II/II, q. a.I
5 Conferma
questa possibilità pure Papini: «Nessuno può fare a meno di
parlare di
Dio, neppure quelli che lo dichiarano morto e si
sfogano in rabbiose necrologie» (Cf.
Giovanni Papini, Lettere
agli uomini di Papa Celestino V, Firenze, 1946, p.
67.
10_Arte_e_Fede_primaparte_72_2021.indd 6 14/12/2021 09:11:54
6
Cf. Eugenio Montale, Auto da fé, Milano 1966, pp.135-
136.
10_Arte_e_Fede_primaparte_72_2021.indd 7 14/12/2021 09:11:55
7
Eugenio Montale, Fuori di casa, Milano Napoli, 1969, p. 73.
8
«Molti uomini attendono, senza saperlo, la chiamata di Cristo. Pochi
possono lavo-
rare nella vigna del Signore tutta la vita, invece
moltissimi sono chiamati solo all’ultima
ora... I lavoratori
dell’ultima ora non saranno puniti per la vita “oziosa”, perché
hanno
sempre atteso. Saranno ricompensati come gli altre, se
risponderanno alla chiamata. Vi-
vere vuol dire, sempre, saper
attendere una chiamata che si rivolge a noi nel tempo di
sal-
vezza».(
Vladimir Boublik, La
Chiesa e le Religioni,
Roma, 1973, pp. 57 – 119).
10_Arte_e_Fede_primaparte_72_2021.indd 8 14/12/2021 09:11:55
9
Eugenio Montale, Diario del ’71 e del 72, op. cit., p. 19.
10
Cf. G. Battista Gandolfo, Il problema religioso nelle opere di
Eugenio Montale, Roma,
1976, p. 125.
11 Eugenio Montale,
Quaderno di quattro anni, Milano, 1977, p. 112. Conferma il
balu-
ginare del poeta ligure di fronte alla “attesa” di Dio,
riportato nella raccolta poetica successi-
va: «Non era una
follia parlare di porta stretta. /Le porte sono sprangate e a doppio
lucchet-
to. /Forse qualcuno è riuscito a varcarle. /Ma era un
uomo diallora, quando non esistevano
/le parole che abbiamo».
(Eugenio Montale, Altri versi, Milano, 1981, p.
30.
10_Arte_e_Fede_primaparte_72_2021.indd 9 14/12/2021 09:11:55
Nessun commento:
Posta un commento