domenica 23 gennaio 2022

COPIA INCOLLA Eugenio Montale: ricerca di fede e coda del diavolo

La religiosità del poeta risente del clima spirituale del suo tempo, allergico all’estasi e pregno di secolarizzazione:egli non parla eccessivamente di Dio; tuttavia il suo
pensiero scopre sublimi valori di solidarietà e di pace.


di Giovanni Battista GANDOLFO
Consulente ecclesiastico nazionale Ucai

Nei mesi di settembre ed ottobre la letteratura italiana ha ricordato due significativi anniversari di Eugenio Montale: il 12 settembre, il 40°della morte e il 12 ottobre, il 125° della nascita. Due eventi che lo stesso poeta raccoglie rammentando di non aumentare la dose” per evitare il pericolo di lasciare “piovere sul bagnato”1. Questo rilievo la dice lunga sull’ironia e consistenza del letterato e poeta ligure, che rinnova forme ed espressioni colte ed elevate, tanto da ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Un riconoscimento che vanga nel verdeggiante giardino della scrittura montaliana, in cui spadroneggia «la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il  simbolo di una visione della vita priva di illusioni».2
Poeta d’alto e singolare rango, Montale ha sempre curato la ricerca di un afflato mistico senza individuarne l’identità, se non al termine della sua travagliata vita, conclusa in ginocchio di fronte  al crocifisso rigeneratore.
A riguardo dei versi di Montale e della sua religiosità, vale la pena di ricordare quanto egli stesso nota: «Nella mia poesia ci può essere religione ma ci si può trovare anche la coda del diavolo»3.
Mi pare molto importante riconoscere la tematica religiosa montaliana, se non si vuole “trascurare la coda del diavolo”, anch’essa in qualche modo legata all’aspetto sacro. Infatti la filosofia e la let teratura in genere, specificamente la poesia, non alleggeriscono il piano della vita: ne facilitano il suo senso e tutt’al più ne ripropongono il proprio peso, riconducendo l’uomo al divino, inteso come centro della sua personale esistenza. Il bisogno di Dio emerge dal concetto contingente dell’essere creatura da parte dell’uomo,il quale si rende conto della propria insufficienza e dell’impellente anelito verso la totalità dell’essere, che si predispone alla naturale ricerca di Dio. Per dirla con san Tommaso d’Aquino, l’uomo esprime il sentimento del nulla umano, vivificato ed elevato dalla onnipotenza divina , ponendosi di fronte all’esperienza del sacro4.
L’essere umano, credente o laico, si interroga spesso sul propriodestino e il suo futuro, creando i presupposti per le domande fondamentali della vita, che vanno dalla richiesta di “chi siamo, perché siamo nati, perché moriremo”. La risposta si risolve soltanto attra verso l’approfondimento del rapporto fra Dio e l’umanità, che propone condizioni religiose differenti e stimolanti risvegli, assumendo forme differenti in ciascun individuo. In ogni caso esiste sempre per l’uomo un Dio, che, di fronte alla scelta di una falsa rappresentanza, potrebbe al limite rivelarsi insufficiente nel soddisfare lo spirito umano, pur rimanendo sempre un valore scelto ed esclusivo5.
Montale assume le proposte di carattere religioso perché pone in primo piano la necessità della ricerca come autentica vocazione.
Traccia cioè l’immagine umana del cristianesimo spesso capace di illustrare le più profonde ed intime esperienze, ne analizza però le angosce e i trasporti interiori, con le relative, spirituali significanze, che emergono in indagini a volte cristiane oppure affidate ad inchieste differenti. Non sempre il poeta apprezza un cristianesimo compo sto da avvenimenti e fatti incentrati in Cristo. La sua fede non è mai dettata da profondi “excursus” mistici; possiede tuttavia una personale rubrica, che introduce a luoghi nuovi, a contatti con persone,con atteggiamenti e con frasi tipici del “vate”, che fanno di lui una persona “à la page”, capita da tutti, il cui “snobismo” non è se non un modo di esistere e di sopravvivere, sia pure in uno “schermo di immagini”, la cui costante insostituibile è sempre il “male di vivere”.
Tuttavia al comportamento umano, a volte persino monotono, di Montale, non mancano la sfida e la celebrazione di un’arte letteraria, serpeggiante di sentimenti e d’intima spiritualità6.
Montale è un contestatore: egli non ama la polemica o le rivoluzioni. Appartiene a generazioni che muovono la coscienza verso la libertà e lo stile di una poesia tesa a rinascere dalla crisi umana del tempo, anche attraverso il desiderio e la volontà del sacro. La singolare inquietudine montaliana non è il risultato di personali avventure o difficoltà di fallite esperienze sociali o politiche; è piuttosto la formula della condizione umana, instabile e contradditoria, che firma una sorta di smarrimento esistenziale. Lo dimostra
la fede del poeta ligure, anche se ridotta ad un fuggente lumicino:
pur rifiutando ogni definizione dogmatica e sociale, attende le “cose sperate” nell’ardua ricerca d’amore o comunque qualcosa di superiore al proprio, unilaterale egoismo. All’autore infatti «sembra già un miracolo che nel mondo alcuni uomini cerchino tenace
mente qualcosa, al di là di se stessi o dei loro meschini interessi»7.
La religiosità di Montale risente del clima spirituale del tempo,allergico all’estasi e pregno di secolarizzazione: egli non parla eccessivamente di Dio; tuttavia il suo pensiero scopre sublimi valori di solidarietà e di pace. Il poeta conosce forse le cerimonie liturgiche della Chiesa con i loro significati e i reconditi simboli; spesso però intuisce il profondo senso della vicenda umana che oltrepassa i limiti del quotidiano. Non a caso la sua costante ricerca coglie la “nostalgia del totalmente Altro”, con la quale varca la soglia del
sentimento, evoca i grovigli drammatici del passato e sfida la storia personale, ora legata alla materia del mondo, oppure occhieggiante al senso della trascendenza o del divino.
Montale è un uomo solo, in grado di avvertire e sollecitare visioni globali attraverso proposte religiose idonee, più che alla fede,allo stupore di una speranza teologica. Si tratta ancora di una timida ricerca di Dio, che cagiona un tipo di ascesa nella consapevolezza che tale potrebbe essere la chiamata e la strada voluta da Dio per il futuro incontro personale con il poeta. Condizioni queste che si avverano in Montale, quando con la ricerca e la speranza, forse anche senza volerlo, o per lo meno senza rendersene conto, attende la chiamata che davvero si è avverata8. La religiosità montaliana diventa pertanto una “via legittima” di salvezza, una religione che si fonde nel confronto fra i vari credi, implicanti una “attesa anonima”. Una fede, se si vuole “precristiana”, che naviga sul mare dell’incertezza e dell’angoscia contemporanea, ma non rinuncia al futuro. Attende e prepara l’avvento irremovibile al Dio dell’avvenire, al quale, scrive il poeta: - «Prosterniamoci quando sorge il sole/e si volga ciascuno alla sua Mecca./ Se qualcosa ci resta; appena un sì/ diciamolo anche se con occhi chiusi»9.
Montale tanto se “è possibile credere”: si pone piuttosto la domanda: “se è possibile dare un senso alla vita”. Sta in questo contesto il punto d’incontro fra il cristianesimo e il letterato ligure. Da un lato i cristiani hanno a volte costruito una immagine di Dio, prestandogli una umana fisionomia, che indebolisce la possibilità del “salto” qualitativo in una fede genuina. D’altra parte non si può nemmeno ridurre la problematica religiosa di Montale a puro spiritualismo senza considerare la totale trascendenza di Dio. In ogni caso
avviene che ci sono in circolazione troppi cristiani facilmente credenti, così come Montale è troppo difficilmente ateo10. La produzione letteraria montaliana punta infatti sulla peculiarità dell’autore,che predilige collocarsi nei ranghi di un serio e sistematico colloquio con Dio, con il quale discutere e catturare persino incertezze o preziosi tratti di speranza ritrovata. Apprensioni eccessive e paure oppure spiragli di esclusività evangeliche. Alla fine, Montale tesse elogi al divino, ma senza scordare le illusioni del mondo. «Il Creatore fu increato e questo/ non mi tormenta. Se così non fosse/ saremmo tuttiai suoi piedi/ (si fa per dire)/ infelici e adoranti»11.


1 Eugenio Montale, Diario del ‘71e del ’72, Milano, 1973, p.122.
2 Nel 1975 Eugenio Montale, ormai considerato fra i massimi poeti nello scenario
mondiale del XX secolo, riceve il Premio Nobel con la motivazione citata nel testo.
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3 Testimonianza del poeta inviata personalmente in un biglietto.
4 Cf. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II/II, q. a.I
5 Conferma questa possibilità pure Papini: «Nessuno può fare a meno di parlare di
Dio, neppure quelli che lo dichiarano morto e si sfogano in rabbiose necrologie» (Cf.
Giovanni Papini, Lettere agli uomini di Papa Celestino V, Firenze, 1946, p. 67.
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6 Cf. Eugenio Montale, Auto da fé, Milano 1966, pp.135- 136.
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7 Eugenio Montale, Fuori di casa, Milano Napoli, 1969, p. 73.
8 «Molti uomini attendono, senza saperlo, la chiamata di Cristo. Pochi possono lavo-
rare nella vigna del Signore tutta la vita, invece moltissimi sono chiamati solo all’ultima
ora... I lavoratori dell’ultima ora non saranno puniti per la vita “oziosa”, perché hanno
sempre atteso. Saranno ricompensati come gli altre, se risponderanno alla chiamata. Vi-
vere vuol dire, sempre, saper attendere una chiamata che si rivolge a noi nel tempo di sal-

vezza».( Vladimir Boublik, La Chiesa e le Religioni, Roma, 1973, pp. 57 – 119).
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9 Eugenio Montale, Diario del ’71 e del 72, op. cit., p. 19.
10 Cf. G. Battista Gandolfo, Il problema religioso nelle opere di Eugenio Montale, Roma,
1976, p. 125.
11 Eugenio Montale, Quaderno di quattro anni, Milano, 1977, p. 112. Conferma il balu-
ginare del poeta ligure di fronte alla “attesa” di Dio, riportato nella raccolta poetica successi-
va: «Non era una follia parlare di porta stretta. /Le porte sono sprangate e a doppio lucchet-
to. /Forse qualcuno è riuscito a varcarle. /Ma era un uomo diallora, quando non esistevano
/le parole che abbiamo». (Eugenio Montale, Altri versi, Milano, 1981, p. 30.
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FONTE : https://www.ucainazionale.eu/wp-content/uploads/2022/01/n-72-Settembre-Dicembre-2021_compressed-1.pdf?fbclid=IwAR1Osvk3TEWGb1lTMkwRxTtptCpG4Dlxkh1GFVWKnR3R3UOFJtgpOYoa44c

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