giovedì 20 gennaio 2022

COPIA E INCOLLA Canto V Inferno Il turbamento angoscioso di Dante verso la poesia amorosa



Non a caso i lussuriosi nominati da Virgilio appartengono quasi tutti alla sfera letteraria o mitologica e Dante li definisce donne antiche e' cavalieri, con un riferimento preciso alla letteratura francese del ciclo arturiano (cui appartengono sia Tristano sia Lancillotto e Ginevra, citati dopo da Francesca). Dante stesso non ha bisogno di spiegazioni per capire che in questo Cerchio sono puniti i lussuriosi e ciò per il fatto che il poeta era stato avido lettore e produttore di letteratura amorosa, quindi si sente coinvolto in prima persona nel loro peccato (di qui il turbamento angoscioso che prova dall'inizio dell'episodio): la sua intenzione è condannare la letteratura che celebra l'amore sensuale e non spiritualizzato, quindi ritrattare parte della sua precedente produzione poetica, rappresentata dalle Petrose e forse anche dallo Stilnovo.
Dante non intende affatto risarcire i due amanti clandestini della loro morte, né giustificare in alcun modo il loro peccato, ma piuttosto mettere in guardia tutti i lettori dai rischi insiti nella letteratura di argomento amoroso. Francesca, infatti, è una donna colta, esperta di letteratura: cita indirettamente Guinizelli e lo stesso Dante, dei quali riprende alcuni versi nella famosa anafora Amor... amor... amor, nonché le leggi del De amore di A. Cappellano, testo notissimo nel Medioevo e base teorica della lirica provenzale. Il suo amore con Paolo è nato per una reciproca attrazione fisica e l'occasione è venuta proprio dalla lettura di un libro, il romanzo cortese di Lancillotto e Ginevra (che Dante sicuramente non conosceva direttamente, ma attraverso qualche volgarizzamento tardo). La loro colpa non è tanto di essersi innamorati, ma di aver messo in pratica il comportamento peccaminoso dei due personaggi letterari; hanno scambiato la letteratura con la vita e ciò ha causato la loro irrevocabile dannazione.
La pietà provata da Dante verso di loro non è dunque una generica compassione né la riabilitazione del loro amore clandestino (errata è dunque l'interpretazione dei critici romantici, come De Sanctis), ma è il turbamento angoscioso di uno scrittore che prende coscienza della pericolosità della poesia amorosa da lui prodotta in passato. Non è del resto un caso che una lussuriosa sia il primo dannato descritto da Dante, mentre gli ultimi penitenti del Purgatorio (Canto XXVI) saranno Guido Guinizelli e Arnaut Daniel (1), condannati proprio in quanto poeti amorosi.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. 102
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona. 105
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte. 108
Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
fin che ’l poeta mi disse: «Che pense?». 111
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!». 114
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio. 117
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?». 120
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore. 123
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice. 126
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto. 129
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse. 132
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso, 135
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante». 138
Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il v. 100 (Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende) riprende due versi di Guinizelli e Dante, ovvero Foco d'amore in gentil cor s'aprende (dalla canzone Al cor gentil rempaira sempre amore) e Amore e 'l cor gentil sono una cosa (Vita Nuova, XX).
Invece il v. 103 (Amor, ch'a nullo amato amar perdona) riprende un concetto espresso nel De amore, di A. Cappellano.
I vv. 121-123 sono una citazione di un passo di Boezio (De consolatione philosophiae, II, 4), ma non è certo che il dottore di Dante sia Virgilio, poiché Francesca potrebbe alludere proprio a Boezio.
Nel romanzo cortese citato da Francesca (vv. 133 ss.) è in realtà la regina Ginevra a baciare Lancillotto, nell'ambito del rituale dell'omaggio amoroso che ricalcava l'investitura cavalleresca: può darsi che Dante avesse letto un tardo volgarizzamento del testo francese in cui la situazione era rovesciata o descritta in modo ambiguo. Galeotto è Galehaut, il siniscalco di Ginevra che faceva da mallevadore ai due amanti del romanzo.
(1)Arnaut Daniel
Ms. di Arnaut (XIII sec.)
Poeta e letterato provenzale, fu attivo fra 1180 e 1210 e di lui ci restano diciotto componimenti. Fu maestro del cosiddetto trobar clus (stile poetico difficile) e fu molto noto e apprezzato in Italia nel XIII sec., dove fu imitato prima daGuittone d’Arezzo e poi da Dante nelle Petrose (dove riprodusse la sestina e la sestina doppia). Dante stesso lo colloca nel Canto XXVI del Purgatorio, fra i lussuriosi della VII Cornice: è indicato da Guinizzelli come miglior fabbro del parlar materno, nonché superiore a quel di Lemosì, ovvero il trovatore Giraut de Bornelh che eccelse invece nel trobar leu (stile poetico facile). Alla fine del Canto Arnaut parla in lingua d'oc, idioma che Dante evidentemente ben padroneggiava, dicendo: «La vostra domanda mi piace a tal punto che non posso, né voglio nascondermi a voi. Io sono Arnaut, che piango e vado candando; afflitto vedo la mia passata follia, e guardo gioioso davanti a me la felicità che spero. Ora vi prego, in nome di quella virtù che vi guida in cima a questa salita, di ricordarvi del mio dolore al momento opportuno».
Fonte   Giovanni Teresi https://www.facebook.com/search/top/?q=rileggere%20dante
 
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 20 gennaio 2022

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