Venti anni fa ,il 1 gennaio 2002,l'Italia cambiava moneta. Aderiva alla moneta unica europea: l'euro. La lira andava in pensione con tutte le sue glorie, fallimenti, tragedie e si allestiva un personale museo per raccontare attraverso le immagini e i simboli delle monete e delle banconote la storia di un paese che le aveva dato lustro nel mondo attraverso il lavoro, l'impegno, la perseveranza di un popolo
.Cominciamo in questo cammino ventennale con due premesse ,una per immagini , appunto la storia della lira e una per punti di riferimento , ovvero il racconto dell'adesione all'euro.
Era il 1860 Garibaldi aveva appena
consegnato a Teano il Regno delle due Sicilie a Vittorio Emanuele II
e ci si avviava ai referendum per le annessioni delle altre
regioni per la creazione di un regno quando fu coniata a Firenze
una moneta con la scritta «lira italiana». Nel 1862 Vittorio
Emanuele II unificò il sistema monetario e la lira divenne
l'unità monetaria del regno. In realtà una valuta monetaria
chiamata “ lira” che deriva dal termine “litra”, un'unità
di misura ponderale e monetale in uso agli Italioti e Sicelioti del
V secolo a-C. fu coniata per la prima volta in Italia nel 1472 dalla
Repubblica di Venezia . Veniva usata in gran parte degli stati
preunitari coniata in varie forme, fino a quando nel 1806 il Regno
d'Italia napoleonico la rese valuta ufficiale. Nel 1861 la lira
italiana divenne la valuta ufficiale dello Stato unificato .
Dunque la lira italiana con il simbolo “L” ,codice “ITL” abbreviata con “ £” o “Lit” è stata la valuta ufficiale italiana dal 1861 al 2002 quando, con l'introduzione dell euro , ha definitivamente cessato di avere corso legale ; una lira era suddivisa in 100 centesimi .
Claudio Giachetti a proposito della storia delle immagini delle banconote della lira scrive in un articolo pubblicato su Il Giornale di numismatica .it : “ Il concitato periodo che segnò la storia dell’Italia nel secondo dopoguerra, durante il passaggio dal regime fascista alla repubblica e alla democrazia, è testimoniato anche dalle emissioni di banconote della Banca d’Italia e di biglietti di Stato. La necessità di cambiare in fretta la cartamoneta emessa durante il Ventennio, a cui si aggiunsero le difficoltà di riorganizzarne la produzione – durante la guerra l’Officina cartevalori della Banca d’Italia era stata trasferita a L’Aquila per proteggerla dai bombardamenti alleati su Roma – fece sì che in questa fase le emissioni fossero caratterizzate dal riutilizzo dei bozzetti delle banconote già esistenti con alcuni essenziali cambiamenti (ovviamente spariscono i fasci littori) e dal ricorso al pur semplice cliché dei vaglia cambiari dell’istituto di emissione.
Nascono così i “titoli
provvisori” da 5.000 e 10.000 lire, tagli divenuti indispensabili a
causa della fortissima svalutazione della lira, il 98 per cento
rispetto al valore anteguerra. Si nota la modifica del contrassegno
di Stato avvenuta con decreto ministeriale del 14 agosto 1947, da
«testina dell’Italia diademata» a «testa di Medusa». In tutte
le emissioni in lire il contrassegno era il simbolo
dell’autorizzazione dello stato a una banca di emettere
cartamoneta, da cui il termine banconota. I biglietti di Stato,
stampati in proprio attraverso il Poligrafico, infatti non avevano
alcun contrassegno.Questa tipologia di banconote, caratterizzata da
complicati motivi floreali, si deve alla fantasia dell’incisore
senese Rinaldo Barbetti e fu rappresentata, con poche variazioni, dal
1897 fino al 1950. Intanto, subito dopo la caduta del regime, sul
verso delle banconote fu operata la sostituzione del fascio littorio
con il monogramma della Banca d’Italia. “ (1)
Una storia affascinante quella delle immagini sulle banconote che qui non abbiamo lo spazio nemmeno per riassumere e che rimandiamo ai vari contributi che si trovano sul web e in particolare ne Il giornale di numismatica .it, un giornale on line che può aiutare nell'approfondimento di questo tema ma soprattutto nella comprensione del valore delle immagini che sono fortemente legate alle vicende della storia del paese.
Sempre Claudio Giacchetti in un articolo dedicato agli anni Ottanta dello scorso secolo pubblicato su Il giornale della numismatica .it ricorda che in questo decennio ci furono cambiamenti per quanto riguarda le effigi raffigurate sulle banconote: “la nuova produzione di questo decennio volle testimoniare la voglia cambiamento con la rappresentazione di personaggi emblematici. Caravaggio rappresentò la luce nella pittura, Volta imprigionò l’energia nella sua pila, Bernini innovò le architetture, Bellini l’opera e Maria Montessori, con il suo metodo che farà scuola, rivoluzionò l’insegnamento. Dal punto di vista tecnologico le nuove emissioni presentavano caratteristiche anti contraffazione sempre più efficaci, nell’eterna gara tra Banca Centrale e falsari che non è ancora finita.L’altezza è la stessa per tutte le banconote di questa serie (70 mm, lo standard per i portafogli), mentre la lunghezza, analoga a quella dell’emissione precedente, aumenta con il valore facciale dai 133 mm delle 5.000 ai 156 mm delle 100.000. Ognuna ha un colore predominante, inoltre alcuni particolari decorativi sul recto e tutto il verso richiamano le opere del personaggio rappresentato. Una curiosità collezionistica è legata al colore degli occhi di Alessandro Volta: esistono banconote con gli “occhi scuri”, le prime emesse, rappresentate dalle lettere A,B,C e D, mentre tutte le altre, dalla E alla K, hanno gli “occhi chiari”. La seconda lettera del numero di serie, identifica la data di ogni decreto di emissione dei quantitativi di banconote stampati nel tempo. Ad esempio, le 10.000 lire qui riprodotte hanno la serie BH, quindi il decreto, che è rappresentato dalla lettera H, corrisponde alla “data di nascita” di questa banconota: il 17.12.1997. Anche in questo caso, mancano all’appello le mille lire. Come già accaduto per le “Verdi II tipo”, fatte circolare fino all’inizio degli anni Ottanta, quelle con Marco Polo del 1982 sono state sostituite solo nel 1990 con la nuova banconota raffigurante la pedagogista marchigiana Maria Montessori.” (2)
Giachetti in questo articolo a cui rimando per un approfondimento , con il corredo di numerose immagini commenta appunto con dovizia di particolari le varie banconote che di lì a poco, appunto per la fine degli anni Novanta lasceranno il posto alle nuove banconote dell'euro. Che a loro volta sono come immagini altrettanto interessanti.
L'adesione all'euro .Il 1º gennaio 1999 in Italia entrò ufficialmente in vigore l'euro al tasso di cambio fissato il giorno precedente di 1 euro per 1 936,27 lire italiane. Da quel momento la lira rimase in vigore solo come espressione non decimale dell'euro, anche se monete e banconote continuavano a essere denominate in lire. Da quella data, invece, per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.), si adottò solo l'euro. Il 1999 fu anche l'ultimo anno in cui la zecca coniò ed emise le monete per la comune circolazione in lire.
In realtà bisognerà aspettare Il 1º gennaio 2002, per l'entrata in circolazione delle monete e banconote in euro,aprendo una fase di doppia circolazione: le monete e banconote in lire vennero ritirate definitivamente il 1º marzo 2002. Nel 2002 terminò l'emissione delle serie divisionali in lire di monete proof e fior di conio e successivamente furono emesse serie commemorative a memoria della lira. ( 3 )
Quell'adesione, come sovente è
accaduto e continua ad accadere nel nostro paese in occasione di
vicende e avvenimenti determinanti scatenò , ed è proprio il caso
di usare questa parola ,delle polemiche mai sopite tanto che in
occasione per esempio della formazione del primo governo Conte, in
tempi recentissimi esse si ripresentarono tutte intere. A quel tempo
fu messo l'accento, come primo problema dell'adesione italiana
all'Euro su una inadeguata negoziazione del tasso di cambio tra
la Lira e l'Euro alla sua nascita il 1 gennaio del 1999.Il secondo
problema “riguarda l'idea che l'aumento dei prezzi, seguito
all'avvio della circolazione fisica dell'euro il 1 gennaio del 2002,
sia dovuto al cambio. Il problema fu che il cambio non venne
osservato. Questo fu dovuto ad una scelta politica ben precisa del
centro-destra, che avendo vinto le elezioni del 2001 tra i suoi primi
atti al governo abolì l'obbligo del doppio prezzo per sei mesi e gli
osservatori sul change over (il passaggio della circolazione fisica
dalla Lira all’Euro) che erano già stati creati presso tutte le
province. Il centro-destra smantellò deliberatamente gli strumenti
di controllo già predisposti dal governo precedente, ovvero da
Ciampi e Letta, scegliendo di non applicare le indicazioni
dell'Unione Europea rispetto alla gestione del change over “ (4 )
“Purtroppo, la percezione sociale dell'euro fu
vittima di una sfortunata concomitanza. L'avvio della circolazione
fisica dell'euro il 1 gennaio 2002 è infatti avvenuta nel pieno
dell'impennata del prezzo del petrolio dopo l'attacco alle Torri
gemelle dell'11 settembre 2001. In un anno e mezzo il greggio aumentò
progressivamente da 18 a 144 dollari al barile. Ovviamente ciò ha
comportato un aumento dei costi di produzione e trasporto e quindi
dei prezzi di tutti i beni. Eppure non abbiamo l'espressione "shock
petrolifero" per indicare questo periodo. Perché il petrolio si
paga in dollari e l'euro ha raddoppiato il suo valore sul dollaro (da
0,70 a 1,45 dollari) assorbendo buona parte dello shock petrolifero.
In sostanza l'euro ci ha salvato dallo shock petrolifero, ma ne è
rimasto vittima nella percezione sociale.
Il fatto che manchi una consapevolezza diffusa di tutto ciò è drammatico. Ed è parte della mancata comprensione del significato storico dell'euro dal punto di vista politico ed economico.”
Consapevolezza che è completamente assente in quel plotone di denigratori dell'euro che appunto in occasione della formazione del primo governo Conte affacciarono con insistenza l'idea di un abbandono dell'euro e di un ritorno alla lira. Certo doveva essere un piano “B” nello scenario europeo in quanto all'Europa si imputavano tutta un'altra serie di “ malefatte” per così dire che spingevano all'uscita dalla Comunità. Era un discorso sovranista e populista che ha percorso per lungo tempo le terre d'Europa.
“I benefici che l'euro ha portato all'Italia sono come l'aria che respiriamo: quando sono già in atto non ce ne accorgiamo, ma senza non riusciremo ad andare avanti”. E' con questa metafora che l'ex rettore dell'Università di Trento, nonché professore di Economia aziendale, Paolo Collini spiega l'importanza dell'euro per il nostro Paese nel 20esimo anniversario dell'arrivo della moneta unica in Italia.
Il professore ordinario di Economia pubblica all'Università di Trento Gianfranco Cerea dice:” “Prima dell'entrata in vigore dell'euro – spiega Cerea – l'Italia era in grandi difficoltà. Il debito pubblico era altissimo ma il problema principale era costituito dalla spesa per gli interessi sul debito stesso, una cifra che superava addirittura la spesa complessiva per il personale della pubblica amministrazione nel nostro Paese”. Con l'arrivo della moneta unica però, sottolinea il professore: “I tassi d'interesse sul debito sono scesi di molto e anche se oggi ci ritroviamo con un debito parecchio maggiore, la spesa per gli interessi è scesa, permettendo a famiglie ed imprese di accedere più facilmente a mutui e prestiti”.
Secondo l'ex
rettore dell'Università di Trento: “E' difficile
formulare ipotesi dopo 20 anni,
ma se oggi avessimo la lira gli speculatori scommetterebbero sul
nostro default.
Pensiamo poi alle crisi passate nel corso degli anni,
pensiamo alla grande crisi del 2008,
dove un'Italia senza euro sarebbe stata spazzata via.
Ricordiamoci che prima dell'introduzione della moneta unica ogni
tanto a livello politico anche nel nostro Paese si vagheggiava
la possibilità di un default:
nel '92 la lira si svalutò del 30-35%
dopo che il governo dichiarò che non avrebbe pagato i
debiti di un ente
statale (l'Efim). Nel giro
di sole poche ore nei
mercati finanziari aveva già iniziato a circolare la voce di un
imminente fallimento e
questa situazione portò al famoso prelievo forzoso
sui conti
bancari.
Questa per esempio è una delle situazioni che con l'euro abbiamo
radicalmente cambiato,
visto che con la moneta
unica non esiste più per gli investitori stranieri il rischio
di cambio e con i bassi
tassi d'interesse si
riduce di molto anche il rischio legato
all'insostenibilità del debito”.
L'inflazione è un altro degli aspetti che
l'arrivo della moneta europea ha contribuito a
tenere sotto controllo
nel nostro Paese, dice il professor
Cerea: “Prima dell'euro l'inflazione poteva arrivare anche
al 20%, con la conseguente forte perdita dei
risparmi dei cittadini. L'obiettivo oggi in
Europa è del 3%, ma siamo regolarmente al
di sotto di questa soglia”. A pesare sull'opinione di
molti italiani nei confronti della moneta unica, sottolinea il
professore di UniTn, è stata in larga parte una percezione
errata nel cambio con la lira. “Nell'immaginario
collettivo – dice Cerea – la gente sosteneva che
il cambio di 1 euro con 2mila lire fosse troppo gravoso.
In realtà però quello che è accaduto è che in molti non
hanno fatto i conti correttamente e che il governo non
ha vigilato attentamente sui prezzi nelle
varie attività”. (5)
(1)http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/banconote-cartamoneta-repubblica-anni-quaranta-cinquanta/
( 2) http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/le-banconote-negli-anni-ottanta-novanta/
(3 )1957, il primo passo: È il 14 ottobre 1957 quando vengono enunciati i principi dell'Unione Europea, secondo i quali la moneta unica è un cardine su cui fondare la comunità politica.
1978-79, nasce il sistema monetario europeo: Il 13 marzo 1979 viene instaurato lo Sme (Sistema Monetario Europeo), il meccanismo che fissa i tassi di cambio delle monete tra i Paesi della Comunità europea volto a limitare la fluttuazione dei cambi bilaterali.
1979, arriva l'Ecu: L'Ecu è la prima unità di misura monetaria in Europa, non una moneta vera e propria, ma un'unità di conto per parametrare in varie operazioni le diverse valute europee, un paniere composto dalle valute degli Stati membri, ponderate proporzionalmente al peso economico di ciascuno Stato. 1995, il battesimo del nome: A Madrid nel dicembre 1995, viene scelto il nome della moneta. "Euro" riecheggia la epsilon greca, oltre a essere la prima parte della parola Europa.
1998, Nasce la Bce: Il primo giugno 1998 è istituita la Banca centrale europea, che inizia a funzionare dal primo gennaio 1999 con il compito di definire e attuare la politica monetaria per l'area dell'euro, di svolgere le operazioni sui cambi, di detenere e gestire le riserve ufficiali dei Paesi dell'area dell'euro e di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. I trattati dell'Ue indicano il mantenimento della stabilità dei prezzi come suo obiettivo primario. Nel 1998 il Consiglio direttivo della Bce definisce tale stabilità come un tasso di inflazione a medio termine inferiore al 2%.
1998, un euro vale 1.936,27 lire: I tassi di cambio tra le prime undici divise nazionali aderenti all'euro sono determinati dal Consiglio europeo. Il 31 dicembre 1998 viene stabilito che un euro vale 1.936,27 lire.
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