giovedì 20 gennaio 2022

SILLABARI : Sprechi e rincari

 

Nel 2008 e precisamente l’11 aprile sul Sole 24 ore Claudio Tucci scriveva a proposito del caro prezzo degli alimentari già denunciato dalla Fao : “Il caro-prezzi spinge alle stelle il costo delle importazioni di cereali nei paesi più poveri. Nel biennio 2007/2008, sono previsti, infatti, aumenti del 56% per riso, grano e mais, da sommare ai già pesanti rincari registrati nel biennio precedente. A soffrire di più saranno i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare, dove l'impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio, portano a un aumento dei costi delle derrate alimentari pari al 74 per cento. A rilevarlo sono le proiezioni del rapporto trimestrale "Crop prospects and food situations" presentato, a Roma, dalla Fao, che denuncia come, attualmente, nel mondo, sono 37 i Paesi che stanno attraversando crisi alimentari e in alcuni di questi stati si è dovuto, addirittura, ricorrere all'esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini. «L'inflazione dei prezzi alimentari - spiega Henri Josserand, del sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido della Fao - colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget di quanto non sia per le popolazioni più ricche». La spesa per il cibo, aggiunge, «rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei paesi industrializzati, ma per il consumatore dei paesi in via di sviluppo, molti dei quali importatori netti di alimenti, può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale».La Fao prevede, poi, una crescita, nel 2008, della produzione cerealicola mondiale intorno al 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. Un aumento che potrebbe attenuare l'attuale situazione di scarsità dell'offerta di cereali. Ma, ovviamente, molto dipenderà dalle condizioni climatiche, che dovranno essere favorevoli, perché le scorte mondiali sono ormai ridotte al minimo. Secondo le proiezioni Fao, infatti, nel 2007/2008, le scorte di cereali dovrebbero raggiungere 405 milioni di tonnellate, il loro minimo in 25 anni, 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell'anno precedente. «Qualsiasi calo ulteriore causato da condizioni meteorologiche negative, soprattutto nei paesi esportatori, sottolinea il rapporto, farà prolungare l'attuale situazione di ristrettezza del mercato, contribuirà a ulteriori rincorse dei prezzi ed esacerberà le difficoltà economiche con cui già molti paesi stanno facendo i conti».Intanto, per fronteggiare l'ondata di rincari alimentari, la Fao ha lanciato "L'iniziativa sul rialzo dei prezzi alimentari", per offrire assistenza tecnica e politica ai paesi poveri colpiti dall'aumento dei prezzi delle derrate e aiutare gli agricoltori più vulnerabili a incrementare la produzione a livello locale. Attività sul campo stanno per essere avviate in Burkina Faso, Mauritania, Mozambico e Senegal. Da segnalare, infine, l'aiuto che la Fao ha assicurato ai governi nazionali per portare a termine interventi e strategie di incremento della produzione agricola.

Nel 2011 a distanza di tre anni Alessandro Boniuni il 6 gennaio scrive su Avvenire :”Materie prime, la corsa continua Fao: record per prezzi alimentari

I prezzi del cibo non erano mai stati tanto cari. Lo comunica la Fao, precisando che il suo indice globale di 55 materie prime agricole ha superato a dicembre i massimi toccati nel giugno 2008, quando al culmine della crisi alimentare scoppiarono tumulti con vittime da Haiti all’Egitto. Del resto l’anno scorso almeno 13 persone hanno perso la vita in Mozambico durante proteste contro il rincaro del pane. L’indice principale misurato dalla Fao ha raggiunto a dicembre quota 214,7 punti, in rialzo del 4,2% su base mensile e del 24,5%  rispetto a un anno fa.

Secondo Abdolreza Abbassian, capo economista dell’agenzia alimentare dell’Onu, «non significa necessariamente che c’è una crisi in corso».  Il Food price index toccò 213,5 punti nel 2008. Allora l’aumento in un anno fu del 43%. Abbassian però ha avvertito che la situazione è «allarmante», aggiungendo che «sarebbe da pazzi sostenere che è stato raggiunto un picco». Complici il maltempo e la debolezza del dollaro, oltre all’incrollabile domanda asiatica, quasi tutte le materie prime sono aumentate nel 2010. E si prevede che la corsa, almeno per alcune di queste,  continuerà: su tutte il petrolio, un fattore trainante dell’inflazione. Secondo le rilevazioni della Fao a dicembre hanno fatto registrare nuovi massimi i prezzi dello zucchero e della carne. Calcolatrice alla mano, gli aumenti più consistenti hanno riguardato però il sottoindice dei semi oleosi, balzato in un anno del 55,3%, e quello dei cereali, salito del 38,8%. Lo zucchero è aumentato del 19,2% e la carne del 18,4%, anche per i costi più cari dei mangimi per gli animali. I prodotti caseari sono invece diminuiti del 3,3%. Nel suo ultimo rapporto semestrale, presentato a novembre, la Fao ha ammonito che i rincari rischiano di colpire i Paesi più poveri e quelli in deficit alimentare. In base alle stime contenute nel rapporto, il costo delle importazioni alimentari a livello mondiale avrebbe raggiunto 1.026 miliardi di dollari nel 2010, in rialzo del 15% sul 2009 e a un soffio dal record toccato nel 2008 di 1.031 miliardi.

Ora anche quei massimi potrebbero essere frantumati. Secondo la Fao la produzione di cibo dovrà aumentare almeno del 70% entro il 2050 quando gli abitanti del pianeta saliranno a 9,1 miliardi dagli attuali 6,8 miliardi. Nel 2011,  «se la produzione delle principali colture non aumenterà in modo significativo», i prezzi potrebbero salire ancora. A causa di siccità e alluvioni le quotazioni del grano e di altre materie prime agricole sono schizzate a due cifre nel 2010.  A pesare è stata anche la debolezza del dollaro, valuta di riferimento sui mercati: i rincari hanno riguardato pressoché tutte le commodities, comprese quelle industriali e il petrolio. Gli aumenti sono destinati a proseguire, come dimostrano le stime degli economisti, per non dire delle recentissime inondazioni in Australia, che hanno già colpito le esportazioni di grano e zucchero. Ma a preoccupare è anche il prezzo del petrolio, che nelle scorse settimane ha superato i 90 dollari al barile. La maggioranza degli analisti prevede che quest’anno tornerà a varcare la soglia psicologica dei 100 dollari, come accaduto per la prima volta proprio nel 2008, l’anno della "bolla". Ieri l’Agenzia internazionale dell’energia ha detto che l’attuale prezzo del petrolio costituisce una minaccia alla ripresa economica. Secondo l’Aie nel 2010 i paesi Ocse hanno speso il 30% in più per le importazioni, pari a 790 miliardi di dollari o mezzo punto di Pil della regione. I rincari del greggio non comportano soltanto sacrifici al distributore di benzina.

Aumentano anche altri derivati, come alcune sostanze usate nei fertilizzanti. In ogni caso, quando il petrolio aumenta, sale il prezzo di tutto, poiché ogni merce prima di essere venduta dev’essere trasportata. “

Ci fu poi qualche anno fa a proposito del rincaro dei prezzi la “ rivolta del pane “ in Tunisia di cui parla il sito http://www.aljarida.it/articolo/la-rivolta-del-pane-in-tunisia in questi termini : n Tunisia giovani laureati e disoccupati, con l’ausilio importante del sindacato dei lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro il governo e con un sit-in di protesta e ci sono già stati due morti durante gli scontri con le forze dell’ordine.

Il paese era allo sbando e le sacche di povertà dell’entroterra come Sidi Bouzid, Sfax, Biserta e Kairouran molto lontane dalle ricchezze del turismo costiero sono oramai allo sbando. Questa protesta è già stata denominata la rivolta della baguette, ossia il pane che la gente necessita per sopravvivere. Il tasso di disoccupazione tunisino ha raggiunto livelli incredibili, secondo il governo solo al 14% mentre nella realtà tocca anche il 70% fra le giovani classi di laureati. Il regime ha infatti esclusivamente incoraggiato i giovani ad emigrare all’estero in cerca di fortuna. In media sono emigrati circa 30mila individui l’anno sotto i 25 anni e altamente qualificati su un paese di soli 10 milioni di abitanti. Ma ora, come bene sappiamo, l’Europa sta sempre più chiudendo le sue porte all’emigrazione e quindi per i giovani tunisini le prospettive non sono delle più rosee. Già da cinque anni la Banca Mondiale ha stigmatizzato la mancanza di sbocchi lavorativi per i giovani in Tunisia e oggi il paese nordafricano sembra raccogliere i frutti di tutto ciò. Tutto ha avuto inizio il 17 dicembre quando un venditore di frutta ambulante di 26 anni di nome Muhammad Buazizi, stremato dalla combinazione di prezzi al rialzo e stipendio da fame si è dato fuoco dopo che la polizia gli ha sequestrato il suo bancone di frutta e verdura privo di autorizzazione dopo averlo schiaffeggiato. Il 20 dicembre un altro povero sfortunato si è suicidato in circostanze analoghe impiccandosi a un palo della luce. A tutt’oggi la rivolta infiamma e ha raggiunto anche Tunisi e a poco servono le parole del presidente Ben Ali che condanna senza riserve “la violenza inaccettabile di una minoranza di estremisti”.

I manifestanti dunque sono stati definiti dalla stampa araba khobz-isti (khobz vuol dire pane in arabo) ovvero cittadini, in massima parte giovani e giovanissimi, disperati per la crisi economica che ha messo la popolazione tunisina in ginocchio e tolto ogni prospettiva futura alle nuove generazioni. Fino a non avere neanche il pane.
Miseria e oppressione politica, che si protrae da quasi un quarto di secolo sotto il regime del presidente Zine Al Abidine Ben Ali (1936), sono alla base della fiammata di proteste scoppiata a metà dicembre in tutta la Tunisia e repressa dalle forze di sicurezza con la violenza. Le autorità parlano di episodi isolati e ne sminuiscono l’entità, ma internet e la stampa straniera rendono conto di un fenomeno sociale

Rincari e sprechi continuano .Il 2021 si è chiuso con un rincaro nelle bollette di gas e luce di dimensioni drammatiche: +29,8% per l’elettricità e +14,4% per il gas. Queste percentuali – già di per sé spaventose – sono il frutto di un intervento di calmierazione dei prezzi da parte del Governo, che ha ridotto l'IVA e stanziato risorse utili ad attutire l’impatto dei rialzi, che avrebbero altrimenti segnato +45% per la luce e +30% per il gas.

Il prezzo finale in bolletta, per l'utente italiano, è composto per un terzo dalla materia prima – oggi estremamente costosa - e per i due terzi da oneri di sistema, come l'affitto delle reti per arrivare alle famiglie o il finanziamento dell'energia da fonti rinnovabili. Proprio su questi ultimi costi il Governo ha agito in maniera tempestiva. Ora sono inoltre in discussione alcune modifiche strutturali alla bolletta, che sposterebbero questi oneri nella tassazione generale; mentre la bolletta tocca indistintamente tutte le famiglie, la tassazione potrebbe rappresentare una ridistribuzione più equa di questi costi.(1)

Dal rame al petrolio, dal ferro al caffè: il forte rialzo delle materie prime registrato nell’ultimo anno non sta risparmiando nessuno e avrebbe dovuto toccare a fine anno 2021 +69% sul 2020. I contorni sono sempre più quelli di una emergenza nazionale che sta colpendo trasversalmente tutti i settori. Le aziende, soprattutto le Pmi, non sono più in grado di reggere all’urto dei rincari a doppia cifra. La catena degli approvvigionamenti registra da mesi carenza di materiali, con tempi medi di consegna dilatati e problemi di natura logistica.

Tra i materiali protagonisti di uno dei balzi più notevoli c’è l'imballo in cartone, il cui impiego è trasversale a tutti i settori dell'industria: le carte che lo vanno a comporre hanno subito negli ultimi dodici mesi aumenti del 48% con una offerta limitatissima. E la corsa non è destinata a fermarsi. Gli aumenti sarebbero una conseguenza anche del progressivo abbandono della plastica nel confezionamento degli alimenti e nella ristorazione rapida a scapito della carta e dell'impennata dell'e-commerce che necessita di accurati imballaggi anche per gli oggetti più piccoli. L’aumento delle materie prime sta mettendo in crisi anche l’automotive, dove si aggiunge la crisi internazionale dei chip, la metalmeccanica e l’edilizia per l’incremento di ferro e acciaio, l'ortofrutta che risente soprattutto dei rincari dell’energia, l’autotrasporto a causa della risalita dei prezzi del carburante. (2)

Non c'è alcun dubbio che il fattore scatenante sia stato il covid 19: a seguito dei crolli per via dei lockdown imposti un po' ovunque, ed a seguito dell'allentamento delle misure, la domanda su scala globale è aumentata drasticamente e con essa anche i prezzi delle materie prime.

Per capire la complessità della situazione della carenza di materie prime a livello mondiale, basti pensare all’improvvisa accelerazione che hanno subito i futures legname negli Stati Uniti. Secondo le stime, infatti, i prezzi sono aumentati del 49% nel giro di tre settimane a partire dal mese di aprile 2021, raggiungendo valori che hanno superato il doppio di quelli dello scorso anno, nello stesso periodo e raggiungendo i mille dollari per piede tavolare. Come riportato dal Corriere della Sera, anche l’Europa ha iniziato a soffrire le stesse dinamiche di aumento dei prezzi del legno da costruzione e in generale delle materie prime, con aumenti del 60-70% rispetto alle contrattazioni dello scorso anno. Sempre secondo l’articolo, il legno lamellare - uno fra i più usati nel settore arredo - è passato da 400 a 700 euro al m³. (3)

Gli effetti. Dell'effetto pandemia abbiamo appena accennato. C'è poi Effetto Dry Baltic Index (DBI): in sintesi la difficoltà dei trasporti e l’aumento del costo del trasporto causato proprio dal “Dry Baltic Index” ossia l’indice che definisce gli oneri di nolo marittimo per prodotti secchi e sfusi che ha sostanzialmente registrato nell’ultimo anno un +605% (fonte: Agenzia ICE . Questo aumento in particolare dipende dal nuovo regolamento dell’Organizzazione marittima internazionale che ha imposto alle navi di abbassare la quota di zolfo nell’olio comportando la necessità di rottamare molte imbarcazioni container scaricando gli investimenti sempre sui prezzi.

E poi ancora l'effetto Cina. un punto sicuramente complicato da analizzare e difficile da esaurire in poche righe. Secondo quanto riportato dalla sezione economia del Corriere della Sera , questo difficile processo economico non si esaurirà velocemente e sta già portando la domanda globale di legno di conifera segato a superare la produzione reale arrivando a 350 milioni di metri cubi. Fra le cause si può risalire alla Cina, che dopo la pandemia ha definito un programma governativo che prevede la costruzione di comparti residenziali totalmente in legno in previsione delle Olimpiadi di Tokio 2022. Le stime sono abbastanza preoccupanti: secondo l'analisi di mercato di Assolegno la domanda di legno di Pechino per fini strutturali potrebbe toccare i 75 milioni di metri cubi nel 2022. La stessa Assolegno, l’Associazione nazionale delle industrie di prima lavorazione e costruttori in legno di FederlegnoArredo, ha chiesto l’intervento al governo per far fronte a questa straordinaria dinamica dei prezzi.

Qualche possibile soluzione .Da ottobre del 2020 è nata in Europa l’European Raw Material Alliance (ERMA), l’Alleanza per le materie prime che ha lo scopo di agevolare le attività interne tradotte in sviluppo di imprese per il riciclo dei materiali, favorire le estrazioni interne dove possibile e rivedere la legislazione europea. Fra le richieste più importanti vi è l’eliminazione dei dazi del 25% legati al superamento dei limiti di import di acciaio da Paesi extra Ue. Togliere questi dazi sarebbe una misura necessaria sul breve periodo, mentre andrebbe incentivata la reindustrializzazione in Europa, accorciando le filiere delle commodity. Ci affidiamo quindi all'intervento dell’Unione Europea consapevoli che gli scenari mondiali stanno subendo un grande cambiamento che dal nostro punto di vista è solo all’inizio! (4 )


(1)https://www.ilsole24ore.com/art/rincaro-bollette-geopolitica-interventi-governativi-e-sprechi-AE6jNd6

(2 )https://www.quotidiano.net/cronaca/materie-prime-crisi-1.6996737

( 3)http://blog.brugnottogroup.it/blog/aumento-prezzi-materie-prime

( 4 )http://blog.brugnottogroup.it/blog/aumento-prezzi-materie-prime

 

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 20 gennaio 2022







Nessun commento:

Posta un commento