domenica 13 marzo 2022

AUTODAFE' Solo la politica può fermare la guerra. Negoziare, negoziare, negoziare!

Valdimir Putin ha capito molto bene, almeno per il momento che la Nato non interverrà nel conflitto russo ucraino, anche se lui stesso definisce l'invio di armi e il loro trasporto all'esercito ucraino , una specie di partecipazione come se fosse un'azione di guerra ma non lo è propriamente e che gli Stati Uniti d'America, malgrado la mobilitazione di migliaia di marines in patria non invierà nemmeno un uomo sul campo di battaglia. Se ne è accertato in quindici giorni di scontri iniziati nel Donbass e trasferitisi progressivamente verso l'ovest fino al confine con la Polonia, lungo il fiume Danubio e pericolosamente vicini al territorio Nato . Uno scontro con bombardamenti e distruzioni di paesi e città, di uccisioni di civili fino a sfiorare il pericolo di un danno ad una centrale nucleare. Un pericolo dovuto più che al perforamento da parte di un missile della struttura della centrale , che ha muri spessissimi a cui i missili non sono in grado di arrecare danni, ma piuttoisto per esempio alle strutture collaterali come le vasche di raffreddamento. Vladimir Putin sta giocando la sua partita coerente secondo il suo pensiero di cui non ha fatto mistero e che ha illustrato nei minimi particolari fin dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco.

L’Ucraina nasce come Stato indipendente nel 1991, a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma sperimenta una crescente instabilità, soprattutto agli inizi del nuovo millennio, data dalla contrapposizione tra i fautori dell’avvicinamento all’Unione Europea e all’Occidente e i sostenitori del legame storico con la Russia. Una instabilità che Vladimir Putin mette nel mirino fino ad arrivare a togliere all’Ucraina un pezzo del proprio territorio: nel marzo 2014 infatti la Russia sancisce ufficialmente la seccessione della Repubblica di Crimea dall'Ucraina e la sua annessione alla Federazione Russa.

Vladimir Putin ,un uomo che le forse avverse hanno definito di volta in volta esaltato, folle, fuori dal tempo e dalla storia, isolato dalla realtà. Definizioni che probabilmente , secondo la Cia , poco si giustificano in quanto probabilmente Putin è l'unico governante , in uno scacchiere mondiale , con il quale si potrà parlare di fronte ai sommovimenti che la geopolitica della guerra attuale provocherà.

Dunque c'è qualcuno che afferma che non riesce a capire la coerenza del piano di Putin e invidia quanti invece si fanno interpreti del suo pensiero e delle sue intenzioni per le prossime mosse. Probabilmente Vladimir al punto in cui stanno le cose non si fermerà fino a quando dal punto di vista militare non avrà congiunto i territori del Donbass e della Crimea per realizzare un corridoio per rifornimenti e manovre e da quella posizione trattare negli eventuali incontri di mediazione per il cessate il fuoco. Il progetto di Putin è sicuramente quello, come viene indicato da molti analisti, di restituire del territorio alla grande madre Russia, quella degli zar e non dell'URSS ; territorio che qualcuno dice arrivi direttamente fino al muro di Berlino. Difficile però da dire e da capire.

Quello che invece si capisce bene è che probabilmente Putin è in bilico tra una vittoria che non riesce a conseguire pienamente e la forte resistenza ucraina ad un esercito che è tra i più potenti del mondo. Strangolare le città per fame e raderle al suolo , ricorrere a milizie mercenarie che vengono dalla Siria e che coinvolgono il mondo arabo fino al bombardamento ( i missili non sono caduti proprio sulla moschea ) della moschea di Mariupol , coinvolgendo quindi le comunità turche, sembra essere un segno di debolezza. Ma sembra essere anche una risposta all'azione tenace degli ucraini che negli ultimi giorni hanno ucciso alcune teste pensanti dell'esercito russo come generali e comandanti . La stessa risposta che in patria Putin sta attuando con la sostituzione di generali dell'esercito e dei loro staff e l'arresto di migliaia di manifestanti sulle piazze contro la guerra per non dire dell'incarceramento dei suoi stessi collaboratori che sorpresi dall'attacco di Putin dovessero manifestare intenzioni di dimettersi .

Quello che si capisce bene dunque è che solo la politica può fermare il conflitto , non l'invio di armi e neppure le sanzioni . Commenta Emergency. “Sembrava impossibile che questa decisione prendesse il sopravvento, dopo che solo pochi mesi fa il conflitto afgano aveva dimostrato il fallimento totale della guerra e dopo due anni di emergenza sanitaria che hanno stravolto le vite di tutti noi”. Invece, “anche questa volta, le scelte della politica ignorano la salvaguardia della vita delle persone”. Si è scelta, quindi, e “di nuovo” la “logica della guerra, praticata o provocata, come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali. Chiediamo che i Paesi coinvolti tornino al tavolo dei negoziati e che l’Europa, che è stata insignita del Nobel per la pace, eserciti la sua influenza e faccia tutto quello che è in suo potere per fermare il conflitto. Chiediamo a tutti coloro che rifiutano la guerra di far sentire forte la loro voce: basta armi, basta vittime”.

“Negoziare, negoziare, negoziare” è l’appello della Tavola della pace . “Negoziare su tutto. Anche nelle condizioni più difficili e sui temi più intrattabili posti dalla Russia. L’alternativa è una catastrofica guerra globale che devasterà l’Europa e non avrà vincitori. Questa è la supplica che rivolgiamo all’Italia, all’Unione europea, all’Onu e a tutti responsabili della politica internazionale”.

L’invito della Tavola della Pace è quello a “uscire dalla politica delle sanzioni, dalla logica del colpo su colpo, per ricostruire lo spazio per il dialogo e il negoziato politico con la Russia”. Citano la Conferenza e gli Accordi di Helsinki ricordando il lavoro svolto dalla diplomazia all’epoca della Guerra Fredda. E se lo si è fatto allora, “lo si deve fare ora che rischiamo la catastrofe più grande. Negoziare vuol dire essere disponibili a modificare le proprie posizioni per costruirne una comune. Fare un passo indietro per fare un passo avanti sulla via della pace. Ripetiamo: con la guerra tutto è perduto. Con la pace tutto è possibile”. (1 ) ( 2)

Una guerra che potrebbe diventare la terza guerra mondiale. Perchè è facile scivolare in una escalation del conflitto coinvolgendo la Nato in difesa per esempio della Polonia e a causa per esempio di bombardamenti anche per errori di convogli Nato.

Una tensione che cresce per la quale qualcuno ricorda le condizioni che dettero vita nel 1914 e poi nel 1915 alla prima guerra mondiale.

Bernard-Henri Lévy, Salman Rushdie, Sting e Sean Penn sono i firmatari di una lista di dieci misure da applicare immediatamente per costringere la Russia a porre fine al conflitto o almeno ad avviare un processo di de-escalation.

Noi, firmatari di questo testo, accogliamo con favore le sanzioni imposte alla Russia dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti d’America, dal Canada, dal Giappone e da altri. Ma si può fare di più ed è per questo che chiediamo ai nostri governi di andare oltre, aumentare la pressione e adottare le seguenti misure.

1) La giustizia internazionale deve considerare ed esaminare tutte le procedure suscettibili di incriminare Putin e i suoi per crimini di guerra.

2) I Paesi che forniscono aiuti militari di emergenza all’Ucraina devono garantire che le loro consegne corrispondano alle esigenze tattiche del momento: missili anticarro leggeri; batterie antiaeree rapidamente dispiegabili; nessuna arma pesante che verrebbe distrutta prima di raggiungere la destinazione!

3) I dati a disposizione delle banche e dei servizi di intelligence occidentali sui guadagni illeciti degli oligarchi russi devono essere ampiamente divulgati presso l’opinione pubblica russa.

4) Oltre che alle compagnie aeree, deve essere interdetto l’accesso ai mercati americani ed europei, fino a nuovo ordine, a tutte le compagnie di navigazione, a tutti i mercantili battenti bandiera russa, a tutte le compagnie registrate in Russia.

5) Le società europee, americane o alleate devono congelare, a qualunque costo, tutte le loro attività commerciali, di qualsiasi natura, in Russia e con la Russia.

6) I principali social network devono bloccare e bandire tutti gli account che consentono al governo russo, ai suoi associati, ai suoi lobbisti, di diffondere la propria propaganda.

7) I servizi e i sistemi Microsoft devono essere bloccati in tutta la Russia e, fino a nuovo ordine, i fornitori di servizi cloud devono essere inaccessibili dalla Russia.

8) Le sanzioni personali devono andare al di là dello staff politico e dei suoi oligarchi stipendiati; devono estendersi ai responsabili militari e agli amministratori civili che sono corresponsabili di questa devastazione, di questa carneficina.

9) Tutti i conti bancari russi, di chiunque siano, ovunque si trovino, devono essere congelati senza indugio.

10) Le importazioni di petrolio russo, fino a nuovo ordine, devono essere sospese in tutta Europa, la quale deve adoperarsi senza indugio e in modo permanente per diversificare l’approvvigionamento di gas.

Queste sanzioni, se attuate con fermezza, possono porre fine a questa guerra. In caso contrario, almeno costringeranno il Cremlino ad avviare un processo di de-escalation. Si tratta di misure concrete e semplici che i cittadini liberi possono, al di fuori dell’Ucraina e per l’Ucraina, chiedere ai loro governanti.

Ognuno può, inoltre, agire a titolo personale e nel proprio ambiente. Si possono inviare donazioni ai fondi ucraini di sostegno ai volontari.

Ci sono modi per sostenere e incoraggiare quella parte della società civile russa che si oppone alla guerra.

L’aggressione di Putin contro l’Ucraina libera non è solo una questione militare. È lo scontro tra due concezioni della società, due visioni di ciò che rende buona la vita e, in fondo, tra due forme di civiltà.

È in gioco il nostro futuro e il destino riservato, in questo secolo, alle centinaia di milioni di donne e uomini che credono nella democrazia e nella libertà e vogliono la pace.

(traduzione dal francese di Ingrid Colanicchia)

* L’appello è stato pubblicato sul sito di Liberation il 30 marzo

( 1 ) https://www.micromega.net/russia-ucraina-conflitto/

( 2 ) In queste ore di angoscia e preoccupazione, facciamo nostro l’appello di Papa Francesco a partecipare tutti, credenti e non credenti, alla Giornata di digiuno per la pace del prossimo 2 marzo. Per i credenti sarà “una giornata intensa di preghiera e di digiuno”. Per tutti sia un giorno di intensa riflessione e impegno di pace.

Negoziare, negoziare, negoziare. Su tutto. Anche nelle condizioni più difficili e sui temi più intrattabili posti dalla Russia. L’alternativa è una catastrofica guerra globale che devasterà l’Europa e non avrà vincitori. Questa è la supplica che rivolgiamo all’Italia, all’Unione Europea, all’Onu e a tutti responsabili della politica internazionale.

Siate realisti! Queste sono le ore in cui dobbiamo spezzare le leggi della guerra e la logica dello scontro. Non possiamo aspettare che sia il governo russo a fare il primo passo.

Negoziare non vuol dire cedere alla guerra e alla legge della forza ma fermare la sua pericolosa escalation militare.

Dobbiamo uscire dalla politica delle sanzioni, dalla logica del colpo su colpo, per ricostruire lo spazio per il dialogo e il negoziato politico con la Russia. Lo si è fatto durante la guerra fredda con la Conferenza e gli Accordi di Helsinki. E lo si deve fare ora che rischiamo la catastrofe più grande.

Negoziare vuol dire essere disponibili a modificare le proprie posizioni per costruirne una comune. Fare un passo indietro per fare un passo avanti sulla via della pace. Ripetiamo: con la guerra tutto è perduto. Con la pace tutto è possibile!

Bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale” (Papa Francesco, Fratelli Tutti). Il Diritto nato dalla consapevolezza acquisita con gli anni e i danni colossali della II guerra mondiale vieta la minaccia e l’uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali e pone la dignità umana a fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. E’ proprio in questi momenti di alta tensione che questo diritto deve essere applicato con saggezza, intelligenza e lungimiranza. Tutti saremo giudicati dai risultati delle nostre azioni.
Attenzione! C’è una responsabilità per tutti! Se davvero vogliamo la pace smettiamo tutte le guerre e incominciamo a prenderci cura di ciascun essere umano e della natura che ci nutre e ci accoglie.

 Tavola della pace
Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova

Eremo Rocca S. Stefano domenica 13 marzo 2022

 

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