Immanuel Kant nelle sue Lezioni di
etica scriveva che “ l’amicizia è il cavallo di battaglia di
tutti i moralisti e retori: è qui che essi cercano di nettare
l’ambrosia “ e si domandava in cosa consiste il legame e
l’adattarsi reciproco che sono propri dell’amicizia. Come i
filosofi e gli scrittori dell’antichità distingueva forme di
amicizia basate sul bisogno, sul gusto ( ossia il piacere) e
sull’intenzione schietta e pura. In definitiva rispondeva : “ Non
certo nell’identità del modo di pensare ; perché al contrario è
piuttosto la diversità quel che contribuisce all’amicizia ,
compensando l’uno quanto difetta all’altro . Tuttavia in una
cosa gli amici debbono poter andar d’accordo. I loro principi
intellettuali e morali devono essere identici ,se tra di essi vi
deve essere una comprensione completa ; altrimenti divergendo essi
nei loro giudizi non potranno mai sentirsi uniti. “.
Come quella di Kant le definizioni dei filosofi nel tempo appaiono ricche e variegate . Per cui dopo aver letto Kant possiamo domandarci ma allora che cosa è l’amicizia ?
La trattazione più famosa è contenuta
nel Laelius de amicizia di Cicerone che scrive nell’ultimo
periodo della sua vita : “ L’amicizia , è nient’altro se non
un perfetto accordo nelle cose divine e umane, unito con un
sentimento di benevolenza e di affetto ; e di essa certo non so se ,
eccettuata la sapienza , dagli dei sia stata data all’uomo cosa
migliore. Alcuni le antepongono la ricchezza, altri la buona salute
, altri la potenza, altri gli onori , molti anche i piaceri .
Quest’ultima cosa è propria delle bestie , le altre poi sono
passeggere e incerte, perché non tanto dipendono dal nostro senno,
quanto dal capriccio della fortuna. Quelli poi che pongono il bene
superemo nella virtù , fanno sì benissimo, però questa virtù
stessa genera e mantiene l’amicizia , né l’amicizia senza la
virtù in alcun modo può esservi. (6,20)
Cicerone raccoglie nel suo trattato in realtà quello che i filosofi greci avevano già detto sull’argomento. Così Epicureo aveva affermato “ Di tutti quei beni che la saggezza procura per la felicità della vita, il più grande di tutti è l’acquisto dell’amicizia. “, espressione del piacere più vero e antitodo al dolore. “ La medesima persuasione, continua, che ci rassicura che nessun male è eterno e durevole , ci fa anche persuasi che nel breve periodo della vita esiste la sicurezza dell’amicizia.
D’altra parte anche Platone ed Aristotele si erano soffermati su questo tema . Aristotile per il quale è indissolubile il nesso virtù –amicizia afferma nell’Etica Nicomachea ( VIII ,1155a) che l’amiciizia “ è una virtù o s’accompagna alla virtù” affermando ancora la necessità dell’amicizia nelle varie stagioni della vita e concludendo : “ Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici , anche se avesse tutti gli altri beni (sembra proprio che i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbianno soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità v’è in questa prosperità , se è tolta la possibilità di beneficare ,la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici ? O come potrebbe essere salvaguardata e conservata senza amici ? Infatti quanto più essa è grande , tanto più è malsicura )”. L’amicizia per Aristotele è rifugio nella povertà e nelle disgrazie , è di aiuto a giovani e vecchi . Ma per Aristotele l’amicizia può essere fondata sull’utile, sulla virtù o sul piacere introducendo delle distinzioni. Ma solo quella fondata sulla virtù è perfetta .
Platone nel Liside , dialogo giovanile
di ispirazione Socratica aveva sua volta affrontato proprio il senso
dell’amicizia fondata sulla virtù. Anche se nella discussione non
si arriva a definire proprio chi sia amico .
I filosofi fin qui citati concordano nel ritenere dunque la vera amicizia come disinteressata tanto che la storia ha consegnato alcune formule famose ed efficaci che definiscono questo sentimento. Appunto “l’amico è un’anima sola in due corpi” di Diogene Laerzio e “ Un vero amico vale più di un dono di Dio “ di Pietro Abelardo. E se interessano altre celebri definizioni non resta che consultare quel sito internet dei celebri motti e aforismi. Ce n’è per tutti i gusti.
Ma per continuare la riflessione quello che interessa qui è l’ambivalenza di questo sentimento che già dall’antichità veniva messo in evidenza da questa espressione di Aristotele : “ Chi ha amici, non ha nessun amico “ e in tempi più vicini fa Montagne nei suoi Essais (I,28) ripresi da Jacques Derida.
C’è secondo alcuni moralisti dell’età moderna un’altra faccia dell’amicizia che mette in evidenza quanto di egoistico e di ipocrita si celi dietro questo sentimento così idealizzato. Ma perché è stato appunto così idealizzato ?
Lo spiega forse Francois La Rochefocauld nella sue Massime ( (1625) : “ Quella che gli uomini hanno chiamata amicizia non è altro che un’alleanaza, una reciproca cura d’interessi e uno scambio di servigi; insomma una relazione in cui l’egoismo si prefigge sempre qualche utilità “( 83) La Rochefocauld rincara la dose e va oltre : “ L’egoismo aumenta o diminuisce ai nostri occhi le buone qualità dei nostri amici in rapporto alla soddisfazione che riceviamo da essi : giudichiamo i loro meriti sulla base dei loro comportamenti verso di noi ( 89) E ancora “ Non sempre rimpiangiamo la perdita dei nostri amici in considerazione dei loro meriti , ma dei nostri bisogni e della buona opinione che essi avevano di noi ( 70) “ “Perdoniamo facilmente agli amici i difetti che non ci riguardano “( 428) “ Ci consoliamo facilmente delle disgrazie degli amici quando esse servono a mettere in luce la nostra sollecitudine per loro ( 235).”
Su una linea negativa stanno Arthur
Schopenhauer e Nietzsche. Il primo scrive negli Aforismi sulla
saggezza della vita che i legami reali basati su un qualunque
interesse materiale , caratterizzano quasi tutti i rapporti umani
tanto che : “ la vera amicizia appartiene alle cose di cui ,
come dei colossali serpenti marini , non si sa se siano leggendarie ,
oppure esistono da qualche parte”. Il secondo in un aforisma di
Nel bene e nel male ( 41) invita a non legarsi con alcuno giacchè
ogni persona è una prigione tranne poi a dire in Così parlò
Zaratustra che è possibile un tipo di amicizia del tutto nuova
nella prospettiva del Superuomo che è rifiuto del così detto
amore cristiano per il prossimo che aveva soppiantato il concetto
classico e pagano di amicizia
Epicuro però afferma “ non è amico né chi cerca sempre l’utile , né chi mai lo congiunge all’amicizia ; l’uno fa traffico dei favori con il sentimento della riconoscenza, l’altro uccide la speranza per il futuro”
Sembra interessante e importante questa linea intermedia nel considerare appunto come abbiamo fatto anche nel post precedente l’amicizia. In realtà la linea mediana non ci aiuta a svelare quell’approccio globale a cui sembra portarci la riflessione sul l sentimento dell’amicizia. Certo può essere riduttivo la tradizionale contrapposizione tra egoismo e virtù se andiamo a considerare tutto l’uomo , nella sua interezza e non solo parti delle sue dimensioni a volte contrapposte le une all’altra.
E proprio per un approccio globale che scrive Gregorio Piaia ordinario di storia della filosofia all’Università di Padova : “ Ci appare invece più adeguato un approccio globale al tema dell’amicizia, che, lasciato sullo sfondo la tradizionale contrapposizione egoismo-virtù, troppo intellettualistica , scavi a fondo nella integralità e complessità della persona umana. Da questo punto di vista l’amicizia è un atteggiamento che investe tutto l’uomo e non solo una sua dimensione in alternativa a un’altra, per cui è necessario ricorrere ad altri elementi oer chiarirne la strutture e il funzionamento.
Uno spunto prezioso in tal senso ci è
offerto da Gabriel Marcel quando, nell’approfondire il tema
della dignità umana , distingue la prospettiva dell’uguaglianza da
quella della fraternità. La prima è essenzialmente rivendicativa ed
ego-cerntrica e reca in sé le stimmate del risentimento , così ben
analizzato da Nietzsche e poi da Max Scheler. . La seconda è
etero-centrica ed è estranea alle istanze di competizione o di
rivendicazione egualitaria . ‘ Sei mio fratello, e perché sei mio
fratello godo non soltanto di ciò che ti capita di bello , ma anche
di constatare la tua superiorità. Perché dovrei provare il bisogno
di essere uguale a te ? Siamo fratelli con tutte le nostre diversità,
e perchè queste diversità non dovrebbero comportare delle
disuguaglianze , in tuo favore non dirò certo a mio detrimento?
Perché dal momento che siamo fratelli , lo splendore che emana dai
tuoi doni, daio tuoi gesti, o dalle tue opere si riverbera anche su
di me …” Si dirà che è una prospettiva troppo ideale ,
addirittura patetica se riferita alla società odierna , che sembra
retta sulla competitività sfrenata e dell’esclusiva ricerca
dell’utile. V’è però da chiedersi se la risposta del senso
della fraternità , con la conseguente accettazione e valorizzazione
delle diversità dell’altro , vissuta come un dono anziché una
limitazione , non possa essere la via per giungere a un rapporto
amicale adulto , al di là delle amicizie , ordinarie e abituali che
– citiamo ancora Montagne - sono soltanto dimestichezze e
familiarità annodate per qualche circostanza o vantaggio. (1)
(1)[Fonti Antologia L’amicizia secondo i filosofi a cura di M Baldini Roma. Città Nuova, 1998 ; L. Pizzolato L’idea di amicizia nel mondo antico classico e cristiano, Torino , Einaudi , 1993; J Derida Politiche dell’amicizia Milano, Cortina ,1995,; G: Marcel La dignità umana e le sue matrici esistenziali Torino Leumann Elle Di Ci , 1983 ]
Eremo Rocca S. Stefano sabato 26 marzo
2021
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