Intervista a Niccolò Venturini che ci racconta come ha vissuto la sua esperienza di partecipare alla finale nazionale di Poetry Slam (L.I.P.S.) 2021 che si è tenuta a Torino, come rappresentante dell’Abruzzo e del Molise. Il progetto e l’ intervista sono a cura di Dimitri Ruggeri nell’ambito del Poetry Slam tutorial.
Come hai vissuto l’esperienza di partecipare alla finale del campionato nazionale di poetry slam?
Sicuramente si annovera tra le esperienze artistiche più
emozionanti che abbia mai vissuto. Avere avuto l’onore di godere di
questa esperienza in complicità con gli altri finalisti, artisti dai
livelli esemplari e toccanti, ha lasciato in me un segno indelebile.
Sono stati tre giorni intensi, isolati nel tempo e nello spazio,
formativi e stimolanti. Il senso di umanità e di comunione ha
caratterizzato i contesti e chiunque fosse lì per la passione e per
il bene reciproco.
Come hai preparato le perfomance proposte? Che tipo di lavoro c’è stato dietro?
Ho avuto l’opportunità di lavorare meglio sulla vocalità, sulla dizione e sui tempi delle parole. Spesso, in precedenza, ho performato i miei testi come d’abitudine ai miei concerti, per questo l’esperienza è stata un’importante occasione per approfondire un rapporto diverso con le canzoni che interpreto, un rapporto diverso con me stesso e con il valore che può assumere un testo adeguatamente al contesto.
Ci parli dei testi che hai performato? Come li hai scelti?
Per le finali del campionato nazionale ho scelto di performare il testo che mi ha permesso di vincere i poetry slam precedenti: ‘’La Storia’’, uno storytelling rap sul mio percorso formativo con cui ho deciso di affrontare il mondo della poesia orale e performativa qualche anno fa. Ho scelto di portare con me anche ‘’Al funerale è personale’’, ‘’Sul Giudizio’’ e ‘’Greta’’ (quest’ultima mai performata prima) perché sono testi più strutturati come poesie e meno riconducibili alla forma di canzone.
La storia
Annata ’89 come la nuova Berlino
invecchiato e maturato
come botti e ottimo vino
Ti ubriaco se mi ascolti ma adesso stammi
vicino
che ti racconto la mia storia e parto dacché ero bambino.
In balia del nonno materno, balia mia,
ho passato
l’infanzia tra capolavori
di musica classica e memoria
di
canti popolari come garanzia
d’appartenenza alla Terra e alla
sua magia.
Seguii la scia, con il nonno paterno in fattoria
imparai ad
ascoltare l’energia
della natura, attraverso flora e
fauna,
ancora parlo con gli alberi e con
gli animali e ne
traggo vigoria.
A 10 anni mi ritrovai con la chitarra in mano
e piano
piano, brano a brano,
conobbi il suono e il suo nobile e
sano
rapporto benefico con l’animo umano.
In orchestra ebbi l’esperienza
del capire la differenza
tra l’impegno e l’esigenza,
tra
dedizione e negligenza,
compartecipazione coordinata
e cosa
vuol dire farne senza.
L’adolescenza, di cui ho reminiscenza,
provocò rabbia
repressa e psicologica violenza
auto ed etero diretta per assenza
di coerenza,
aderenza all’età e all’ambiente che ci
influenza.
Nofx, Lou X, Derozer, Senzabenza,
scienza punk hardcore
come credenza,
indolenza, disgusto totale come i Punkreas,
pensa…
ho scritto Trucco e Anni Migliori a 15 anni senza
assistenza.
E incominciai, i Punklastite fondai
coi fratelli che non
scorderò mai, non lascerò mai
come chi sa che tra i ringhi, le
strilla e gli abbai,
i miei riff hanno fatto il pogo ad ogni cazzo
di live!
Vai dai! Come Colle der Fomento, Piotta e Kaos: bye bye!
Solo
sulle corde facevo freestyle,
ad orecchio mezza storia del Rock
ricacciai,
schiavo del plettro, bigotto, l’elettronica
giammai!
Nei garage si suonava tra gioie e affanni,
Mi cantini
mi tagliavano come le zanne affilate degli elefanti di Anni-
bale,
i guai arrivarono all’alba dei 20 anni,
mi procurai
cerebralmente troppi danni.
Amai al punto che i subiti inganni
delinearono fisici e
psichici malanni.
Annichilimento, appanni,
delusioni ed incubi
mi governarono tiranni.
Ho perso in guerra molte guerre,
una sorella in un
incidente
ed un fratello per eroina (a cui dedico questo).
Ho visto in volto molte merde
degradare brava
gente,
inculare senza vaselina (né pretesto).
Da paranoie dipendente,
depressione permanente,
non
scrissi più e caddi in rovina (in dissesto).
Sconfitto ai conti con la mente,
con la mia voglia di
niente
mi alzavo morto ogni mattina.
Due anni in psicoterapia perché pericoloso
per me in primis,
non un caso alla Lombroso.
Curioso del profondo
interiore,
sudore pure allo stato di riposo.
Sposo del basso, basso come malumore.
Tre concerti con i
Violent Minority e tra il rumore
ho visto punkabbestia e capriole
dal piano superiore
delle casse dell’impianto, sotto cui c’è
pure chi ci muore.
Acustico dolore poi di ore ed ore
trascorse tra poesie di
reggae e amore,
lacrime sul Canto della Redenzione
vinsero e recisero resti di rovo
recinto sul cuore… e
colsi more.
Dunque splendore!
Decisi di smettere di continuare ad essere
parte di una
generazione con il culto del malessere.
Riniziai a tessere musica
e lettere,
La scelta di tutti i Me fu quella di ammettere
a me stesso nuovamente, attendere
arcaicamente a te e
riflettere, trasmettere,
che sei come me! Le jeux son fe,
senza
tabù e cliché, voilà nasce Nikkè!
Col sorriso di Duchenne inciso
da trentadue denti in
viso,
avviso chi sente d’essere liso,
chi colliso con sé o da sé diviso,
chi deriso, impreciso,
indeciso…
che ogni sentimento è condiviso!
Assiso all’ombra della pianta in me cresciuta,
sono la
voce di chi non ne ha, perché non l’ho avuta.
Sono la voce
della Natura oramai perduta,
una voce sconosciuta ma come ti fosse
appartenuta.
Come il silenzio di una mente arguta,
sono il disturbo
nella sua fase acuta,
saggezza ottenuta dal rialzarmi a ogni
caduta.
Ora lascia ch’io ti saluti e ch’io ti lasci
il potere
della parola che ci aiuta
a non lasciar l’anima muta…
mai
E’ prematuro, a tuo avviso, considerare il poetry slam come un genere invece di un semplice contenitore?
Penso di sì, la mia modesta impressione trova stimoli proprio nell’eterogeneità dei diversi generi che incontro ad ogni poetry slam. Probabilmente, con il passare degli anni, le performances stanno convergendo verso un’attitudine comune, ormai tipica di questo particolare contesto, ma credo profondamente che tra i punti di forza di questa realtà spicchi la varietà dei generi ammissibili.
In futuro pensi di “focalizzarti” esclusivamente in altri lavori legati alla poesia performativa oppure hai anche altro in ballo?
‘’Nikkè’’ oltre ad uno pseudonimo/diminutivo è anche il nome del mio progetto musicale per il quale sto lavorando al secondo album. Effettivamente, molte tra le poesie che performo hanno (o avranno) un accompagnamento musicale che curo insieme ai musicisti che compongono il progetto. Nonostante le difficoltà del settore relative all’emergenza sanitaria globale, sto incidendo nuove canzoni, ho intenzione di collaborare anche con artisti conosciuti nella rete del poetry slam in modo da valorizzare maggiormente questa dimensione nella mia prossima raccolta. Inoltre, sto lavorando al testo ‘’La Storia’’ assumendo un’ottica centrata sulla spoken music e sarà sicuramente tra le prime pubblicazioni che anticiperanno l’uscita del nuovo album.
Se dovessi dare dei consigli cosa deve contenere la valigetta minima per fare un percorso brillante come il tuo?
Non credo di avere le competenze necessarie per consigliare cosa debba contenere una valigetta minima per affrontare un percorso all’interno del pianeta Poetry Slam. Credo che siamo creature uniche e che, come tali, dovremmo scegliere con cura cosa sia meglio per noi stessi, cosa ci rassicura, cosa ci ispira e cosa sappiamo utilizzare per esprimerci agli altri nel miglior modo possibile per noi (e non per gli altri). Questa domanda mi fa pensare molto all’epica questione ‘’Cosa porteresti su un’isola deserta?’’, domanda per la quale ho sempre nutrito soggezione e difficoltà nel rispondere. Personalmente consiglierei di portare la fiducia in sé stessi, la perseveranza, la sincerità e lo spirito d’adattamento… magari anche carta e matita per confermarci queste qualità. Purtroppo non siamo in un’isola deserta e spesso ciò che serve ritagliarsi per inseguire il percorso di una grande passione è il Tempo.
bio
Niccolò Venturini, classe ’89, cantautore abruzzese attivo dal 2005, debutta come Nikkè nel 2013. Il suo progetto mescola diversi generi musicali e resta legato a tematiche psico-sociali in coerenza con la formazione professionale dell’autore, in qualità di psicologo e musicoterapeuta.
Ha aperto concerti di artisti di fama nazionale ed internazionale come DUB FX, Sud Sound System, Mellow Mood, Piotta ed altri. Ha partecipato inoltre a numerosi festival in territorio italiano.
– Nel 2014 pubblica l’Ep ‘‘Voglia Di Niente’’.
–
Nel 2018 pubblica il suo primo disco autoprodotto, intitolato ‘’Tutti
i Me’’.
– Tra il 2018 e il 2019 colleziona 26 esibizioni tra l’Abruzzo, le Marche, il Lazio, la Campania ed il Veneto; tra queste, oltre ai concerti con la band e gli showcase con Dj, Nikkè inizia a partecipare a diversi Poetry Slam in cui racconta la sua ‘’Storia’’, anticipando l’uscita del secondo album.
– Nel 2019 cura come organizzatore e Mc il suo primo Poetry Slam nella provincia di Teramo ed entra a far parte del collettivo Poetry Slam Abruzzo.
Dallo stesso anno (ad oggi) prende parte al progetto di arte pubblica ‘’Trenodia’’ di Vinicio Capossela e Mariangela Capossela.
– Il 18 gennaio 2020 esce col suo ultimo lavoro discografico per l’anniversario del terremoto che colpì duramente l’Appennino Centrale nel 2017.
Il singolo ‘’Passeggiata Mattutina’’ è accompagnato da un videoclip girato a Campotosto (AQ) e tra le comparse vi sono autoctoni del luogo. Il brano vede la partecipazione di Andrea Tartaglia, artista campano frontman del progetto Tartaglia Aneuro.
– Nel 2021 Nikkè partecipa alle finali nazionali del campionato di poesia performativa della Lega Italiana di Poetry Slam (LIPS) a Torino, in qualità di campione delle regioni Abruzzo-Molise.
Eremo
Rocca S. Stefano mercoledì 9 marzo 2022
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