lunedì 7 marzo 2022

VERSI D'ALTRI E ALTRI VERSI 8 marzo festa della donna


Una poesia dolce e avara per salutare la donna. Una delle più belle, a mio avviso, rivolte alla donna nel poema dantesco che manco a dirlo ha sempre bisogno, per essere letto, di commenti di intere pagine per una sola terzina. In questo caso arriva diretto. E ogni ulteriore commento diventa superfluo. Dante solleva lo sguardo e vede Beatrice seduta nel suo scanno, incoronata da una aureola che getta su di lei una luce divina: la distanza fra la donna e il poeta è superiore a quella che va dalla regione del cielo in cui si formano i tuoni fino al più profondo abisso marino, tuttavia Dante vede perfettamente il suo volto che giunge ai suoi occhi non offuscato da alcun mezzo fisico.

«O donna in cui la mia speranza vige,
e che soffristi per la mia salute
in inferno lasciar le tue vestige,
di tante cose quant' i' ho vedute,
dal tuo podere e da la tua bontate
riconosco la grazia e la virtute.
Tu m'hai di servo tratto a libertate
per tutte quelle vie, per tutt' i modi
che di ciò fare avei la potestate.
La tua magnificenza in me custodi,
sì che l'anima mia, che fatt' hai sana,
piacente a te dal corpo si disnodi».
Così orai; e quella, sì lontana
come parea, sorrise e riguardommi;
poi si tornò a l'etterna fontana.
(Par. XXXI 79-93)

Uno stato di grazia dunque . Il poeta rivolge alla donna un appassionato saluto e ringraziamento, poiché Beatrice per amor suo è scesa nell'Inferno e lo ha tratto fino alla beatitudine del Paradiso, facendogli da guida: ella lo ha tratto dalla schiavitù del peccato alla libertà, in tutti i modi che erano in suo potere, dunque Dante la prega di custodire in lui il dono che gli ha fatto, cosicché la sua anima possa uscire dal corpo, il giorno della sua morte, nello stato di grazia in cui è ora.

Eremo Rocca S. Stefano martedì 8 marzo 2022

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