La
Costituzione Italiana riconosce esplicitamente il ruolo dei Partiti
Politici quando scrive, all’art. 49, che «tutti i cittadini hanno
il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in
modo democratico a determinare la politica nazionale».
Da questa
disposizione discendono quattro principi soprattutto: 1. La
formazione dei partiti è libera: ogni partito ha diritto di
cittadinanza nello Stato italiano qualunque ne sia l’ideologia.
L’unico limite a tale libertà, scritto nell’art. XII delle
disposizioni transitorie della Costituzione, è la riorganizzazione
del partito fascista.
2. La repubblica si fonda sul pluralismo dei
partiti. L’uso del plurale ("partiti") nell’art. 49
della Costituzione implica che sarebbe inammissibile un regime a
partito unico.
3. Ai partiti è riconosciuta la funzione di
determinare la politica nazionale, in concorrenza tra di loro.
4.
I partiti devono rispettare il metodo democratico.
Laddove
l'espressione «metodo democratico» definisce il principio per cui
la minoranza deve rispettare le decisioni della maggioranza, ma ha la
piena libertà di agire, con tutti i mezzi pacifici a sua
disposizione, per diventare a sua volta maggioranza e assumere la
guida del paese. È proprio del metodo democratico la possibilità
dell’alternanza pacifica al potere tra maggioranza e minoranza.
Dal
punto di vista giuridico i partiti politici in Italia sono
organizzazioni private che si configurano come associazioni non
riconosciute e godono quindi dell’ampia libertà d’azione che è
prevista dal codice civile per queste associazioni. Non sono persone
giuridiche e pertanto non sono sottoposti ai controlli statali che il
codice civile prevede per tali enti.
I politici però con i
loro comportamenti ( da ultimo la finta di ridursi lo
stipendio che non è una vera e propria riduzione ma solo una
sterilizzazione degli aumenti che stavano per scattare) stanno
minando alla base quella che era la visione della democrazia
nel nostro paese secondo la Carta costituzionale. Carta che
riconoscendo con l’art. 49 la funzione dei partiti annetteva
loro un compito fondamentale . Non solo quello della
rappresentatività ma anche quello della partecipazione. Partiti come
strumento per dare potere a chi non lo ha. Ovvero per far contare il
cittadino .
La fiducia degli italiani nei politici e nei
partiti ha raggiunto in questi giorni una soglia bassissima che
speriamo abbia un punto di ritorno. Lo scarso feeling tra
cittadini e politici è stato prodotto , in parte, dal sistema
elettorale, dall’inadempienza dei partiti ( fuga dal
territorio ) e dal così detto berlusconismo inteso
come fenomeno di delegittimazione della politica a favore di un
singolo protagonista ( magari imprenditore danaroso che può pagarsi
la politica ) che pensa a tutto lui.
Così
stando le cose però: il problema non è tanto quanto il
berlusconismo abbia distrutto la politica . Piuttosto quanto conti la
politica partitica nelle decisioni sulla vita della gente ammesso
che il potere sembra essere tutto in mano alla finanza , e alle
banche . I politici recitano un ruolo di burattini . Non
decidono ormai più niente e sembrano essere sempre più “ mosche
cocchiere “ che tra, l’altro leccandosi le mani assumono
comportamenti immorali se non penalmente
rilevabili.
Esclusa dunque l’azione della politica e dei
politici, così fortemente inficiati rimangono quasi a
fronteggiarsi da un lato banche, imprese e finanza,
dall’altra i movimenti (per esempio le sardine e una
volta gli indignati ) . Nessun ruolo dunque dei politici e dei
partiti. Quindi la crisi di rappresentatività di quest’ultimi
,Dovuta anche al comportamento e all’azione di certi movimenti che
hanno posto bandierine nel percorso di distruzione di ogni istanza
politica partitica con una lotta feroce contro la casta per esempio,
con la pretesa superiorità della rete dove vengono espresse le
opinioni e condizionate le decisioni . La democrazia è fatta di
delega e di partecipazione. Se lo strumento di queste due azioni, il
partito non funziona, probabilmente ha scarse possibilità di
funzionare anche una sana democrazia. Meglio una vera democrazia, non
uno pseudonimo.
Le ultime evidenze di cronaca suscitano
la rabbia dei cittadini e dimostrano la trasversalità di un
fenomeno pericolosissimo.
Il rischio dell’antipolitica
dunque è che venga messo in discussione la base della
democrazia che sono i partiti . La politica ha dei costi . Se
lo stato non finanzia i partiti cosa potrebbe
succedere
?Paradossalmente chi critica, spesso in modo forte, Berlusconi
, con questa marea di antipolitica , propone proprio la figura
di un imprenditore che ha possibilità di parsi i costi della
sua politica a scapito degli altri.
Probabilmente la
crisi dei partiti e dei politici inizia con
tangentopoli. Anche se l’attuale rapporto dei
cittadini con la politica è peggiore oggi che nel 92/93
come afferma il sondaggio della società diretta da
Pagnoncelli reso noto nella trasmissione di rai tre
Ballarò martedì 31 gennaio 2012.
Dunque i partitit per
svolgere il loro ruolo hanno bisogno di recuperare credibilità
e trasparenza.
L’art. 49 della Carta costituzionale è la
strada per raggiungere questo obiettivo .
Inoltre i partiti devono
aprirsi ai movimenti e quindi dare appunto potere a chi
non l’ha. L’ha detto lo stesso Obama nel suo
discorso di insediamento . Certo niente di rivoluzionario
in quanto appunto i partiti sono l’unico strumento . Non ci sono
altri strumenti per aiutare i cittadini a contare
di più nella democrazia . E in questo senso bisogna capire
quanto i partiti siano disposti a modificarsi . Modificarsi
significa non essere più la sommatoria delle segreterie dei vari
politici e delle varie correnti ma veramente protagonisti di
una lettura del territorio , delle esigenze e dei bisogni delle
popolazioni che vivono quei territori . (V.M. )
Eremo
Rocca S. Stefano sabato 26 marzo 2022
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