E ogni giorno
ritorno a pensare al Natale .
Sulla porta un arcangelo
le bisbiglia in confidenza all’orecchio
una profezia.
Tra poco il primo giorno
sarà compiuto
e lei si incammina verso la grotta
di Nazareth sotto un cielo
pieno di stelle perla coda
di una cometa.
Volgono poi le lune nello specchio
del cielo di quella notte,
giorni ed anni
e lei ancora con le braccia alzate
per ricevere la sua creatura
spiccata da una croce.
Sul pudore della prima luce
di un altro giorno
quel suo figlio, torna
dalla morte e l’incendio
del suo cuore di madre
brucia crateri sommersi
lave e linfe native
nel grande mare dell’esistenza
là dove il mondo
e le sue creature tremano appena
al freddo ancora notturno
che tu madre ora anche madre nostra
riesci a riscaldare
come lo riscaldasti per il tuo bambino
Sta tutto qui il Natale : Maria .
E ogni giorno quando penso al Natale
penso a Maria madre
di Dio e madre mia.
***
Entro spesso nelle chiese che trovo
lungo la strada
e mi fermo a guardare
gli angeli di pietra .
Passa un prete a volte,
un fiore vecchio dai colori sbiaditi
su un altare di plastica a volte
ha un odore insopportabile.
Mi piacciono i falsi e i falsari
e leggo il mondo a volte inquinato
dalla letteratura dove il vento
fa suonare muovendo con il suo respiro
relitti , pietre, ciarpame, lampioni,
manifesti strappati ,uccelli, ombre ,
l’uccello pianola
che mi canta dentro .
A volte non so che cosa
è vero e che cosa è falso
e io pure potrei farmi cosa
per capire che cosa è vero
che cosa è falso . A volte .
***
Tu non ci sei
nella corsa dei treni
nella pioggia che cade
nella voce d’una radio ,nel sogno sognato.
Tu non ci sei.
***
Da un martedì ad un sabato
Da un martedì ad un sabato
ho letto del viaggio delle navi
raccontato da Omero
e mi sono chiesto per dove fare rotta
ora che il mio vagabondare
corre dietro ad un amore
che tutto muove, Omero
e il suo mare.
Resta con me stasera
in questa silenziosa fantasia
che è come un paese d’estate
stracolmo d’inganni
tra odori, luci e rumori ;
che è come il pensiero d’un dolore
d’altri tempi ;
l’impercettibile lancetta
del desiderio viene senza pazienza
nel controvento del rosseggiare
della sera
ed è quasi una deriva
tra sogno e insonnia.
Dove andare. Alla deriva dentro, perduto
avanza di nuovo,
ancora,
il desiderio di te
ed è un dolceamaro respiro ,di tempo
inesauribile.
***
Perché domani
sarà un giorno nuovo ,
sarà domani diverso,
un lungo domani , perché domani cambierà
quello che hai dentro
la testa,
perché sai c’è una cosa
e me lo devi promettere
- tu intanto lo sai-
c’è una cosa che aiuta a cambiare
e tu promettimi di cercarla
poi, lo so, nemmeno un rimpianto
mi darà il tuo pianto
- lo dico per me, lo dico per me -.
Quello che domani,
domani verrà sarà una lunga promessa ,
enigma illusorio ,
spola d’eterna trama tessuta
e ritessuta dentro il volo degli angeli
che annodano il tempo
tra ieri e domani
per le nozze incontaminate
del tempo che oggi
ti chiede di cercare il domani .
***
Preferisco i gatti
perché sanno misurare il mondo
e si fanno la guerra per amore.
Per amore, solo per amore.
Ho accettato questa sorte
e se non fosse che devo mostrarmi
uomo piangerei.
Chissà poi se piangere è ancora più
da uomini ,quelli che si incamminano
verso la polvere
e che si sforzano di una pietà
sempre più perfetta.
Ora in questa primavera scontrosa
quando pare che ricominci la vita
anche la vita è un po’ scontrosa
piena di burrasche
e di vicissitudini sospese.
Ma poi a pensarci bene
viene in extremis il sereno
come in una lunga giornata
di pioggia
ed è come oltrepassare se stessi
con un muto desiderio
di pace.
***
Lei era come una fiammata
d’azzurro nel cielo, di papaveri
nel campo
di rosso di carne,
di nero di miniera , di giallo
e verde d’un campo falciato.
Io non riuscivo a starle
dietro,in una vita fotografata
in un lampo nei giorni e nelle notti
del nostro vivere.
Molte volte ripenso ,
nella immutata solitudine
dei giorni della sua assenza
e di tutte quelle altre sospese
dal respiro di un sisma,
quando tagliò il mio cammino
incerto ed oscillante.
Ora sciolta nel suo passato
tra flutto e flutto d’erba
là nella terra dei morti
sotto la collina ombrosa
so che attende un lampo di rosso
azzurro, giallo verde e nero
per fonderli in uno solo
immenso e lungo
quanto è lunga
questa vita e il suo tempo ancora.
E quello che mi rimane
lo conto ogni sera ad ora
di cena e so che come una ventata
di marzo se ne va
verso dove di preciso
non lo so e la sola
sicurezza è quella di questo cammino
ormai immutato.
***
Lascia che la polvere riposi
sugli oggetti ,
conosce pace e desiderio
come il nostro cuore lasciato
in quegli oggetti.
Dorme il mare mentre
i pescatori tessono le reti
per dare vita al mare,
quel mare alto e profondo
delle canzoni, delle poesie
di tutta la gente di mare.
E sogna il mare
nell’ombra quieta della notte
quando solo si sente
il suo respiro fin quaggiù
su questa terra, questa terra
dietro la collina
dove insonne ascolto qualche rara
cicala senza coro
e dormo qualche raro sonno
senza sogni .
Di profumi e di carezza
passò un amore ,carezze
senza possesso
e ora nei meriggi solitari ,
nelle notti insonni , nei giorni
fuori dalla prospettiva
di dipinti che non si fanno
terminare mi torna in mente
la pazienza del mare
che sa dov’è il disaccordo
della vita
quello che ne rompe il canto.
***
Silenzio nella notte
tra le case le strade le alte mura
e più che l’illusione
di un altro mondo non dà.
Senti nascoste tra le ombre
e dentro l’eco dei silenzi
assommati ai silenzi
quello che fu un mondo
che fa appello al desiderio
di un’altra età di un’altra
storia, d’un altro amore.
Mentre lontano la valle
s’infittisce tra le piante
dalla finestra guardo il buio
e ascolto il silenzio.
Così cerco d’indovinare il resto
della città e non so cavarci
un senso di rimorso
io che non ho voglia di essere consolato
ma non ho neanche voglia
di mentire.
Perché io sono troppo tuo
compagno o mia città
e quindi non posso consolarti o mentirti.
Tu mi offri in cambio
la pace di questa notte
di buio e silenzio
e io non so dire
se è il caso di versare
o reprimere una lacrima .
Quello che è certo
e penso come in un brivido
quello che brucia questo desiderio
è il desiderio senza fine
di risposte negate.
***
Il sole basso ordito
dalle piante nel giardino murato
della casa ai piedi del colle
segna l’estate,
come l’insonnia dei faggi
al culmine del cielo nell’orizzonte
segnano, la notte .
Sul crinale frastagliato del Levante
Il vento dell’est,
rosa dal silenzio del tempo
questa stagione appare
e scompare giorno dopo giorno .
Sull’orlo delle strade deluse
le automobili colorate
disegnano l’arcobaleno dei desideri
ed è come tra sorrisi inabitati,
piovono addosso con i loro colori
dentro il tempo che passa.
Questa è la stagione abitata
da improvvise malinconie
e da insonnie stravaganti ,
luce e febbre di riflessi
sul cuore in sussulto,
quando lo sguardo si fa deserto
e senza riva.
Ora gonfio e assordito passa
l’assillo ,tra gli ostacoli della vita ,
d’un dolore irrevocato
che tutto prende per sé
nel silenzio gotico
d’ogni cosa attorno
e sembra che non mi riguardi.
Invece sta tutto qui
dentro, come un opaco grumo
in grado di appannare
il movimento del cuore
e lo sguardo degli occhi.
Poi , piano piano
sussurra : mi sono fatto tuo compagno
per renderti libero .
***
Non ancora, non ancora
è tempo di scacciare
il buio e l’inconsolabile
che dorme dentro
da tanto .
Lascia che riposi e continui
per conto suo quel discorso
che mi piange dentro
e che a lungo ho trattenuto
prima di scegliere
tra desiderio e ricordo
d’un tempo ,quello che ci portò
fin qua come un treno.
E’ solo una stazione questa
di un lungo viaggio su questa terra
dove forse sono nato di nascosto
che poi non è vero,
è solo che mi piace così
per alimentare la mia voglia
di parlare, per dire che vorrei
almeno essere qualche volta me stesso .
Io ci vivo ora e mi sono affezionato
a questo paese d’ombre
e di crete e di valli dagli alberi
fluttuanti
e il rammarico , a cui pensare veramente
oltre al cruccio
del mio cuore ,
è la velocità che ora ha preso il treno
per non fermare più
in nessun altra stazione
che non sia il capolinea.
***
- Non ci sono falegnami
nella città dei morti
al massimo degli ortopedici –
dicevamo scherzando
quando parlavamo
di come sarebbe stato un giorno
il posto in cui ci sarebbe toccato
di vivere per sempre.
Zona rossa senza spostamenti
lock down in mono locale
area verde attrezzata,
insomma un posto
piacevole alla vista e senza rumori
del traffico automobilistico.
Dicevamo scherzando
che non è giusto però,
perché in quella città
avremmo voluto fare di più
di quello che facciamo
in questa città dei vivi.
Ancora di più
perché in questo al di qua
certe cose non si può
nemmeno pensare di farle.
E allora che liberazione sarebbe
la morte – dico qualche volta -
se non avessimo a portata di mano
quell’altra vita
che abbiamo aspettato
sperando che tutto cambiasse
senza più fame,povertà,sofferenza,
malattia, torti e ingiustizie,
offese e silenzi
e tutto quello che abbiamo patito
e tutto quello a cui abbiamo
dovuto rinunciare
dicendo sempre: “ pazienza,
- e poi tutta una serie di luoghi comuni - ,
verrà un tempo migliore,
verrà il sole dopo la pioggia,
il giorno dopo la notte ,
verrà domani . Ecco tra tutti
solo domani era vero
ma non nel senso che intendevamo noi.
La morte dovrebbe essere la vita
la vita dopo la vita,
quella che aspettavamo
per cantare senza parole
per suonare senza strumenti
in un ballo per distrarci
dall’orrenda mestizia
che ci rubò proprio la vita
che fece strage dei suoi colori
e dei suoi sorrisi. In quella vita
poi noi abbiamo mendicato
una commedia miserabile
che vogliamo dimenticare. Dimenticare.
Io deliro forse mentre scrivo
e chi mi legge è molto paziente
ma sulla soglia di quell’altra vita
voglio rovesciare la tenerezza
della decadenza,per ritrovare
la memoria della senilità,
solo quella
quella che sembra un equivoco
ma è la strada naturale
per arrivare. Quando arriveremo
crescerà ogni giorno la nostra morte
per riavventarsi sulla vita ,
in corsa , per un segno
una direzione
che però non so dire ora qual è.
Forse è una sirena
fuori dai giorni, fuori dai luoghi
o forse no, una perdizione
o una grazia , chissà
- perdonate ora questa mancanza
di fede dopo aver detto
quello che ho detto su quella terra
che è fatta sicuramente di dolcezza
quella di latte e miele –
che potrei perdere
per questa impostura della ragione
che mi fa dubitare
che mi fa gridare ,
ma il mio grido è innocente !
E la risposta ?
Io ho guardato a te allora
la tua morte è “ una luce accecante
nella notte
è una risata oscena nel cielo
del mattino “
di quell’ altra terra senza scandalo.
E qui però che si consuma lo scandalo ,
io devo qui trescare e patteggiare
per rubare il segreto
di quella terra. Terra di ortopedici
con il pudore dei bambini
quando giocano a fare i dottori
ma sanno che giocano all’indecenza
di sopravvivere .
Come la mia .
***
Noi cantavamo vespro e poi
andavamo a giocare sulla piazza
della chiesa,
eravamo ragazzi da servir messa
e benedizioni
chierichetti in tonaca bianca e scarponi
infangati,
suonavamo anche le campane
che per avviare il campanone
bisognava salire su in cima
al campanile
e nella novena di Natale
recitava il campanone con voce lenta
e lunga
“cavoli pesci e baccalà” che noi
cantavamo insieme
e la campanella ci assecondava
piano piano.
Poi guardavamo Mike Buongiorno
e anche il Musichiere che piaceva
tanto a zia Rita
alla tivù della sala parrocchiale e cantavamo
“volare” e “ tintarella di luna”
e Modugno e Mina
nel mangiadischi posato su una sedia
cantavano pure loro
nelle feste da ballo ogni sabato
pomeriggio
in una casa diversa.
Poi abbiamo comprato un frigorifero
che zia Ida ha chiamato per tutta
la vita “frigider” con il suo inglese
mezzo tionese e mezzo sudafricano.
L’estate andavamo al mare con il treno
Sulmona-Pescara e la zia Anna la pescarese
ci faceva mangiare il cocomero
e qualche anno dopo andavamo
tutti i venerdì sera all’ultimo spettacolo
al Cinema Pacifico
a vedere “Indagine su un cittadino al di sopra
di ogni sospetto”
o “Zeta l’orgia del potere”
e non era già più tempo di spogliarelli
al cinema Balilla quando facevano,
come diceva mio padre, “la serata nera”
e pure l’avanspettacolo non si vedeva
più al cinema Pacifico.
Noi andavamo per Corso Ovidio sotto
e sopra , sopra e sotto e ci andiamo
ancora qualche volta che torno ora
a Sulmona
con Totò Barasso e Antonio Di Cioccio
anche se ci fermiamo di più ora
da vecchi a prendere il sole
a Piazza del Carmine.
Nel dormiveglia del mattino ho sognato
quegli anni di Sulmona
e sembrava di andare con loro lontano
e sembrava che mi ero perso
ed era invece un’altra strada
d’un tempo lasciato appeso,
non so a che cosa, che ogni tanto
mi torna in mente dopo un sogno
di primo mattino .
***
Noi andavamo alla Libreria Colacchi
a cercare nelle pagine dei libri
i sogni
e il caos reale della nostra vita
lo lasciavamo fuori la porta,
il caos della nostra vita e di quella
dei nostri ragazzi
del carcere minorile.
Io e Luca andavamo a cercare
viaggi e meraviglie
che la nostra bibliofollia non ha limiti
e lo raccontavamo poi a Giovanna
che ci parlava della sua tesi di geografia
e di altri paesi lontani .
Poi tornavamo a rileggere Moby Dick
e sognavamo le foreste di Salgari.
Ora i tarli scavano i miei libri.
I miei libri stavano in una catasta
nel mezzo della stanza
della casa di Via Beato Cesidio
e io a cercar spesso in quella catasta
contravvenendo ai divieti
della protezione civile .
Ora sono tutti allineati
In questa stanza arcipelago
da lockdown.
In queste catastrofi di dieci anni
in dieci anni mi ricordo
un’altra catastrofe di quell’altra biblioteca
del Centro Servizi Culturali di Sulmona
frequentata da studenti ladri
che rubavano i traduttori dal latino
o le foto dei pittori futuristi e naif
o quelle stupende illustrazioni
del Don Chisciotte della Mancia
e Carlo Marx non stava nemmeno
nel catalogo
senno fregavano pure quello
quei cari figli marxisti immaginari.
Quelle storie ricoperte di polvere
noi andavamo a respirare
anche nell’aria della biblioteca comunale.
Con le parole di quei libri
si può essere vivi o morti ?
o con le parole si può vivere o morire?
Non lo so . Molte volte le parole
poi si dimenticano e dai da capo
a rileggere quelle storie ricominciando
da Moby Dick.
Ma le parole della lagna politica
della lagna televisiva , della lagna
dei talk show
me le ricordo come i peccati,
ti rimangono dentro e scavano
solchi profondi
che fanno male come una fumata
di tabacco puzzolente,
ti tolgono il respiro
e se riuscissimo a guadagnar un giorno
senza lagna
sarebbe un bel giorno della nostra vita,
un giorno senza rancore, un giorno
per frequentare di nuovo
la libreria Colacchi.
Eremo Rocca S. Stefano
mercoledì 10 febbraio 2021




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