mercoledì 10 febbraio 2021

Esistere&Resistere Lockdown otto

 

E ogni giorno 

ritorno a pensare al Natale .

Sulla porta un arcangelo

le bisbiglia in confidenza all’orecchio

una profezia.

Tra poco il primo giorno

sarà compiuto

e lei si incammina  verso la grotta

di Nazareth sotto un cielo

pieno di stelle perla coda

di una cometa.

Volgono poi le lune nello specchio

del cielo di quella notte,

giorni ed anni

e lei ancora con le braccia alzate

per ricevere la sua creatura

spiccata da una croce.

Sul pudore della prima luce

di un altro giorno

quel suo figlio, torna

dalla morte e l’incendio

del suo cuore di madre

brucia crateri sommersi

lave e linfe native

nel grande mare dell’esistenza

là dove il mondo

e le sue creature  tremano appena

al freddo  ancora notturno

che tu madre  ora  anche madre nostra

riesci a riscaldare

come lo riscaldasti per il tuo bambino

Sta tutto qui il Natale :  Maria .

E ogni giorno quando penso al Natale

penso a Maria madre

di Dio e  madre  mia.  

 

***

Entro spesso  nelle chiese che trovo

lungo la strada

e mi fermo a guardare

gli angeli di pietra .

Passa un prete a volte,

un fiore  vecchio dai colori sbiaditi

su un altare di plastica a volte

ha un odore  insopportabile.

Mi piacciono  i falsi e i falsari

e leggo  il mondo a volte  inquinato

dalla letteratura  dove il vento

fa suonare   muovendo con il suo respiro

relitti , pietre, ciarpame, lampioni,

manifesti strappati ,uccelli, ombre ,

l’uccello pianola

che mi canta dentro .

A volte non so  che cosa

è vero e che cosa è falso

e io pure potrei farmi cosa

per capire che cosa è vero

che cosa è falso . A volte .

 

***

 

Tu non ci sei

nella corsa dei treni

nella pioggia che cade

nella voce d’una radio ,nel sogno sognato.

Tu non ci sei.

 

***

Da un martedì ad un sabato

 

Da un martedì ad un sabato

ho letto del viaggio delle navi

raccontato da Omero

e mi sono chiesto per dove fare rotta

ora che il mio vagabondare

corre dietro ad un amore

che tutto muove, Omero

e il suo mare.

Resta con me stasera

in questa silenziosa fantasia

che è come un paese d’estate

stracolmo d’inganni

tra odori, luci e rumori ;

che è come il pensiero d’un dolore

d’altri tempi ;

l’impercettibile lancetta

del desiderio  viene  senza pazienza

nel controvento  del rosseggiare

della sera

ed è quasi una deriva

tra sogno e insonnia.

Dove andare. Alla deriva dentro, perduto

avanza di nuovo,

ancora,

il desiderio di te

ed è un dolceamaro respiro ,di tempo

inesauribile.


***

 

Perché domani

sarà un giorno nuovo ,

sarà domani  diverso,

un lungo domani  , perché domani cambierà

quello che hai dentro

la testa,

perché sai c’è una cosa

e me lo devi promettere

- tu intanto lo sai-

c’è una cosa che aiuta a cambiare

e tu promettimi di cercarla

poi, lo so, nemmeno un rimpianto

mi darà il tuo pianto

- lo dico per me, lo dico per me -.

Quello  che domani,

domani  verrà sarà  una lunga promessa ,

enigma illusorio ,

spola d’eterna  trama tessuta

e ritessuta dentro  il volo degli angeli

che annodano il tempo

tra ieri e domani

per le nozze incontaminate

del tempo che oggi

ti chiede di cercare il domani .

 

***

Preferisco i gatti

perché sanno misurare il mondo

e si fanno la guerra per amore.

Per amore, solo per amore.

Ho accettato questa sorte

e se non fosse che devo mostrarmi

uomo piangerei.

Chissà poi se piangere è ancora più

da uomini ,quelli che si incamminano

verso la polvere

e che si sforzano di una pietà

sempre più perfetta.

Ora in questa primavera scontrosa

quando pare che ricominci la vita

anche la vita è un po’ scontrosa

piena di burrasche

e di vicissitudini sospese.

Ma poi a pensarci bene

viene in extremis il sereno

come in una lunga giornata

di pioggia

ed è come oltrepassare se stessi

con un muto desiderio

di pace.

 

***

 

Lei era come una fiammata

d’azzurro nel cielo, di papaveri

nel campo 

di rosso di carne,

di nero di miniera , di giallo

e verde d’un campo falciato.

Io non riuscivo a starle

dietro,in una vita fotografata

in un lampo  nei giorni e nelle notti

del nostro vivere.

Molte volte ripenso ,

nella immutata solitudine

dei giorni della sua assenza

e di tutte quelle altre sospese

dal respiro di un sisma,

quando tagliò il mio cammino

incerto ed oscillante.

Ora sciolta nel suo passato

tra flutto e flutto d’erba

là nella terra dei morti

sotto la collina  ombrosa

so che attende  un lampo di rosso

azzurro, giallo  verde e nero 

per fonderli  in uno solo

immenso e lungo

quanto è lunga

questa vita e il suo tempo ancora.

E quello che mi rimane

lo conto ogni sera ad ora

di cena  e so che come  una ventata

di marzo  se ne va

verso dove di preciso

non lo so e la sola

sicurezza è quella  di questo cammino

ormai immutato.

 

***

 

Lascia che la polvere riposi

sugli oggetti ,

conosce  pace e desiderio

come il nostro cuore  lasciato

in quegli oggetti.

Dorme il mare mentre

i pescatori tessono le reti 

per dare vita al mare,

quel mare alto e profondo

delle canzoni, delle poesie

di tutta la gente di mare.

E sogna il mare

nell’ombra quieta della notte

quando solo si sente

il suo respiro  fin quaggiù

su questa terra, questa terra

dietro la collina

dove insonne ascolto  qualche rara

cicala senza coro

e dormo qualche raro  sonno

senza sogni .

Di profumi e di carezza

passò un amore ,carezze

senza possesso

e ora nei meriggi solitari ,

nelle notti insonni , nei giorni

fuori dalla prospettiva

di dipinti  che non si fanno

terminare  mi torna in mente

la pazienza del mare

che sa dov’è il disaccordo

della vita

quello che ne rompe il canto.

 

***

 

Silenzio nella notte

tra le case  le strade  le alte mura

e più che l’illusione

di un altro mondo  non dà.

Senti nascoste tra le ombre

e dentro  l’eco dei silenzi

assommati ai silenzi

quello che fu  un mondo

che fa appello al desiderio

di un’altra età  di un’altra

storia, d’un altro amore.

Mentre lontano  la valle

s’infittisce tra le piante

dalla finestra guardo il buio

e ascolto il silenzio.

Così cerco d’indovinare  il resto

della città e non so  cavarci

un senso di rimorso

io che non ho voglia di essere consolato

ma non ho neanche voglia

di mentire.

Perché io sono troppo tuo

compagno o mia città

e quindi non posso consolarti o mentirti.

Tu mi offri in cambio

la pace di questa notte

di buio e silenzio

e io non so dire

se è il caso di versare

o reprimere una lacrima .

Quello che è certo

e penso come in un brivido

quello che brucia questo desiderio

 è il desiderio  senza fine

di risposte negate.

 

***

 

 Il sole basso ordito 

dalle piante  nel giardino murato

della casa ai piedi del colle

segna l’estate,

come l’insonnia dei faggi

al culmine del cielo nell’orizzonte

segnano, la notte .

Sul crinale frastagliato  del Levante  

Il vento dell’est,    

rosa dal silenzio del  tempo

questa stagione   appare

 e scompare  giorno dopo giorno .

Sull’orlo delle strade deluse

le automobili colorate

disegnano l’arcobaleno  dei desideri

ed è come  tra sorrisi inabitati,

piovono  addosso  con i loro colori

dentro il tempo che passa.

Questa è la stagione abitata

da improvvise malinconie

e da insonnie stravaganti ,

luce e febbre di riflessi

sul cuore in sussulto,

quando lo sguardo si fa deserto

e senza riva.

Ora gonfio e assordito  passa

l’assillo ,tra gli ostacoli della vita ,

d’un dolore irrevocato

che tutto prende per sé

nel silenzio gotico

d’ogni cosa attorno

e sembra che non mi riguardi.

Invece sta tutto qui 

dentro,  come un opaco grumo

in grado di appannare

il movimento  del  cuore

e lo sguardo degli occhi.

Poi , piano piano

sussurra  : mi sono fatto tuo compagno

per renderti libero .

 

***

 

Non ancora, non ancora

è tempo di scacciare

il buio  e l’inconsolabile

che dorme dentro

da tanto .

Lascia che riposi e continui 

per conto suo  quel discorso

che mi piange dentro

e che a lungo ho trattenuto

prima di scegliere

tra desiderio e ricordo

d’un tempo ,quello che ci portò

fin qua come un treno.

E’ solo una stazione  questa

di un lungo viaggio su questa terra

dove forse sono nato di nascosto

che poi non è vero,

è solo che mi piace così

per alimentare la mia voglia

di parlare,  per dire  che vorrei

almeno essere qualche volta me stesso  .

Io ci vivo ora e mi sono affezionato

a questo paese  d’ombre

e di crete  e di  valli dagli alberi

fluttuanti

e il rammarico , a cui pensare veramente

oltre al cruccio

del mio cuore ,

è la velocità che ora ha preso il treno

per non fermare più

in nessun altra stazione

che non sia il capolinea.

 

***

 

- Non ci sono falegnami

nella città dei morti

al massimo degli ortopedici –

dicevamo scherzando

quando parlavamo

di come sarebbe stato un giorno

il posto in cui ci sarebbe toccato

di vivere per sempre.

 

Zona rossa senza spostamenti

lock down in mono locale

area verde attrezzata,

insomma un posto

piacevole alla vista  e senza rumori

del traffico automobilistico.

 

Dicevamo scherzando

che non è giusto però,

perché in quella città

avremmo voluto fare di più

di quello che facciamo

in questa città dei vivi.

Ancora di più

perché  in questo al di qua

certe cose non si può

nemmeno pensare di farle.

 

 

E allora che liberazione  sarebbe

la morte – dico qualche volta -

se non avessimo a portata di mano

quell’altra vita

che abbiamo aspettato

sperando che tutto cambiasse

senza più fame,povertà,sofferenza,

malattia, torti e ingiustizie,

offese e silenzi

e tutto quello che abbiamo patito

e tutto quello a cui abbiamo

dovuto rinunciare

dicendo sempre: “ pazienza,

- e poi tutta una serie di luoghi comuni - ,

verrà un tempo migliore,

verrà il sole dopo la pioggia,

il giorno dopo la notte ,

verrà domani . Ecco  tra tutti

solo domani  era vero

ma non nel senso che  intendevamo noi.

 

La morte dovrebbe essere la vita

la vita dopo la vita,

quella che aspettavamo

per cantare senza parole

per suonare senza strumenti

in un ballo per distrarci

dall’orrenda mestizia

che ci rubò proprio la vita

che fece strage dei suoi colori

e dei suoi sorrisi. In quella vita

poi noi abbiamo mendicato

una commedia miserabile

che vogliamo dimenticare. Dimenticare.

 

Io deliro forse mentre scrivo

e chi mi legge è molto paziente

ma sulla soglia di quell’altra vita

voglio rovesciare  la tenerezza

della decadenza,per ritrovare

la memoria della senilità,

solo quella

quella che sembra un equivoco

ma è la strada naturale

per arrivare. Quando arriveremo

crescerà ogni giorno la nostra morte

per riavventarsi sulla vita ,

in corsa  , per un segno

una direzione

che però non so dire  ora qual è.

 

Forse è una sirena

fuori dai giorni, fuori dai luoghi

o forse no,  una perdizione

o una grazia , chissà

- perdonate ora questa mancanza

di fede dopo aver detto

quello che ho detto su quella terra

che è fatta sicuramente di dolcezza

quella di latte e miele –

che potrei perdere

per questa  impostura della ragione

che mi fa dubitare

che mi fa gridare ,

ma il mio grido è innocente !

 

E la risposta ?

Io ho guardato a te allora

la tua morte  è “ una luce accecante

nella notte

è una risata oscena  nel cielo

del mattino “

di quell’ altra terra  senza scandalo.

E qui però che si consuma lo scandalo ,

io devo qui  trescare e patteggiare 

per rubare  il segreto

di quella terra. Terra di ortopedici

con il pudore dei bambini

quando giocano a fare i dottori

ma sanno che giocano all’indecenza

di sopravvivere .

Come la mia .

 

***

 

Noi cantavamo  vespro e poi

andavamo a giocare sulla piazza

della chiesa,

eravamo  ragazzi da servir messa 

e benedizioni

chierichetti in tonaca bianca e scarponi

infangati,

suonavamo anche le campane

che per avviare il campanone

bisognava salire su in cima

al campanile

e nella novena di Natale

recitava il campanone con voce lenta

e lunga

“cavoli pesci e baccalà” che noi

cantavamo insieme

e la campanella ci assecondava

piano piano.

Poi guardavamo Mike Buongiorno

e anche il Musichiere che piaceva

tanto a zia Rita

alla tivù della sala parrocchiale e cantavamo

“volare” e “ tintarella di luna”

e Modugno e Mina

nel  mangiadischi posato su una sedia  

cantavano  pure loro

nelle feste da ballo ogni sabato

pomeriggio

in una casa diversa.

Poi abbiamo comprato un frigorifero

che zia Ida ha chiamato per tutta

la vita “frigider” con il suo inglese

mezzo tionese e mezzo sudafricano.

L’estate andavamo al mare con il treno

Sulmona-Pescara e la zia Anna la pescarese

ci faceva mangiare il cocomero

 e qualche anno dopo andavamo

tutti i venerdì sera all’ultimo spettacolo

al Cinema Pacifico

a vedere “Indagine su un cittadino al di sopra

di ogni sospetto”

o “Zeta l’orgia del potere”

e non era già più tempo di spogliarelli

al cinema Balilla quando facevano,

come diceva mio padre, “la serata nera”

e pure l’avanspettacolo non si vedeva

più al cinema Pacifico.

Noi andavamo per Corso Ovidio sotto

e sopra , sopra e sotto e ci andiamo

ancora qualche volta che torno ora

a Sulmona

con Totò Barasso e Antonio Di Cioccio

anche se ci fermiamo di più ora

da vecchi a prendere il sole

a Piazza del Carmine.

Nel dormiveglia del mattino ho sognato

quegli anni di Sulmona

e sembrava di andare con loro lontano

e sembrava che mi ero perso

ed era invece un’altra  strada

d’un tempo lasciato appeso,

non so a che cosa,  che ogni tanto

mi torna in mente dopo un sogno

di primo mattino .

 

***

 

Noi andavamo alla Libreria Colacchi

a cercare nelle pagine dei libri

i sogni

e il caos reale della nostra vita

lo lasciavamo fuori la porta,

il caos della nostra vita e di quella

dei nostri ragazzi

del carcere minorile.

Io e Luca andavamo a cercare

viaggi e meraviglie

che la nostra bibliofollia non ha limiti

e lo raccontavamo poi a Giovanna

che ci parlava della sua tesi di geografia

e di altri paesi lontani .

Poi tornavamo a rileggere Moby Dick

e sognavamo le foreste di Salgari.

Ora i tarli scavano i miei libri.

I miei libri stavano in  una catasta

nel mezzo della stanza

della casa di Via Beato Cesidio

e io a cercar spesso in quella catasta

contravvenendo ai divieti

della protezione civile .

Ora sono tutti allineati

In questa stanza arcipelago

da lockdown.

In queste catastrofi  di dieci anni

in dieci anni  mi ricordo

un’altra catastrofe di quell’altra biblioteca

del Centro Servizi Culturali di Sulmona

frequentata da studenti ladri

che rubavano i traduttori dal latino

o le foto dei pittori futuristi e naif

o quelle stupende illustrazioni

del Don Chisciotte della Mancia

e Carlo Marx non stava nemmeno

nel catalogo

senno fregavano pure quello

quei cari figli marxisti immaginari.

Quelle storie ricoperte di polvere

noi andavamo a respirare

anche nell’aria  della biblioteca comunale.

Con le parole di quei libri

si può essere vivi o morti ?

o con le parole si può vivere o morire?

Non lo so . Molte volte le parole

poi si dimenticano e dai da capo

a rileggere quelle storie ricominciando

da Moby Dick.

Ma le parole della lagna politica

della lagna televisiva , della lagna

dei talk show

me le ricordo come i peccati,

ti rimangono dentro e scavano

solchi profondi

che fanno male come una fumata

di tabacco puzzolente,

ti tolgono il respiro

e se riuscissimo a guadagnar un giorno

senza lagna

sarebbe un bel giorno della nostra vita,

un giorno senza rancore, un giorno

per frequentare di nuovo

la libreria Colacchi.

 

Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 10 febbraio 2021

 

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