Civtaretenga . (Navelli prov. L’Aquila ).Il paese conserva ancora oggi le numerose testimonianze dell’antico passato. È possibile ammirare i resti dei bastioni delle antiche mura del Castello e, soprattutto, la torre di avvistamento medioevale, che si erge sopra le case del centro abitato. Infatti, il paese si è sviluppato sulla sommità del colle, intorno alle rovine del borgo originario, conservando le caratteristiche case a torre. Nel centro storico particolare interesse riveste l’attuale Via Guidea. Anticamente, questa strada portava il nome di Via Giudea, a testimonianza della presenza di un ghetto ebraico, dal 1200 d.C. fino al 1500. Si tratta di un percorso coperto, realizzato con un’articolata sequenza di archi di sostegno delle abitazioni sovrastanti, che porta nel cuore dell’antico quartiere ebraico, fino a Piazza Giudea. Quello che dai civitaresi viene chiamato “ju buch” (il buco), data la sua conformazione angusta e stretta, presenta un’architettura originale e molto interessante. Il ghetto era piccolo e raccolto intorno alla Sinagoga, che ancora oggi è un luogo intriso di fascino.
Il nucleo più storico è distinto in due zone, una è appunto quella del castello
e l'altra del cosiddetto ghetto, detto "ru busc",
caratterizzato da brevi e stretti vicoletti, attorno alla piazza Giudea, poi
ridenominata Guidea, su cui si affaccia il portone del Palazzo Perelli, che
sembra fosse la vecchia sinagoga. Si tratta, infatti, di un ghetto ebraico
risalente al periodo tra il XII ed il XV secolo, di cui molte tracce sono
andate perse nei tentativi successivi di eliminarne la presenza, coprendo gli
stipiti contraddistinti da simboli giudaici con simboli cristiani, ed in
particolare con il simbolo di S. Bernardino da Siena, il cristogramma IHS.
Castello e ghetto sono racchiusi dalle case mura che identificano
il nucleo centrale del paese, da cui si aprono le porte di ingresso al borgo
fortificato, alcune delle quali tuttora visibili.
All'interno del borgo fortificato, oggi interamente inaccessibile e ricompreso
nella zona rossa a seguito del sisma, erano visibili l'impianto delle strette
vie, senza molte evidenze di pregio, ma con alcuni scorci molto caratteristici.
In occasione del Giorno della memoria dell’anno 2018 , la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di L’Aquila e cratere ha voluto ricordare l’antico ghetto ebraico di Civitaretenga.
Non tutti sanno infatti che il borgo medievale, frazione di Navelli,
conserva miracolosamente intatta una porzione di abitato storicamente
denominata “Ghetto ebraico”, di notevole pregio e molto caratteristica. L’antico Ghetto, su proposta
dalla Soprintendenza, nell’ambito delle attività di ricognizione e tutela del
territorio è stato recentemente dichiarato di interesse culturale, ad
integrazione del vincolo che già dal 1983 tutelava il monumentale Palazzo
Perelli, edificio di spicco del borgo.
“Già da prima del luglio 1400 – quando re Ladislao concesse agli ebrei di poter risiedere a L’Aquila, Sulmona, Lanciano ed altre città d’Abruzzo – la comunità ebraica, attratta dalle potenzialità economiche legate al commercio della lana e dello zafferano, risiedeva in questa porzione del borgo. L’editto di espulsione dal regno di Napoli, emanato nel 1510, cancellò ogni traccia della loro presenza, sino a mutare le denominazioni della via di spina e della piccola piazzetta centrale che un tempo dovevano chiamarsi “via Giudea” e “piazza Giudea” e che oggi sono denominate “via Guidea” e “piazza Guidea”.
Addentrandosi nel ghetto “è possibile ammirare suggestivi scorci lungo tutto il percorso della via Guidea, coperto in alcuni tratti da solai in legno ed arricchito dalla presenza di scalinate, pregevoli portali in pietra, volte e arcate in conci squadrati che, intersecandosi, danno origine a meravigliosi giochi di luci ed ombre”.
Intorno alla interessante e caratteristica piazza Guidea, “si innalzano facciate impreziosite da elementi lapidei finemente lavorati. Tra di esse spicca il palazzo Perelli, con il suo maestoso portale, cui si accede tramite un’ampia scalinata, affine a quelli aquilani di origine angioino-durazzesca, decorati con bugne lavorate a punta di diamante e a cuscini. Le abitazioni presentano volte a botte o a padiglione di ottima fattura, arricchite anche da decori e bassorilievi in stucco. I camini delle cucine raggiungono spesso dimensioni rilevanti, con enormi cappe, elementi lapidei di pregio e pareti attrezzate con fornaci (spesso presenti anche nelle cantine) attrezzate con enormi contenitori di rame per la cottura del mosto”.
Le notizie storiche, i grafici e la documentazione fotografica sono estratti dalla relazione del Progetto per la riparazione dei danni causati dal sisma del 6 Aprile 2009 dell’Aggregato Edilizio “Il Ghetto” CS-CIV-01, anno 2016, di G. Di Rosa, D. Gasbarri, M. Rispoli.(1)
Scrive
Natalfrancesco Litterio su il Capoluogo del 27 gennaio 2021 :” Partiranno
quest’anno i lavori di restauro al ghetto ebraico di Civitaretenga. Lo annuncia a IlCapoluogo.it
il sindaco di Navelli, Paolo Federico,
che ricorda: “È una storia che si perde nella notte dei tempi, parliamo dei
primi anni del 1500, quando la presenza degli ebrei a Navelli era testimoniata
non solo dalla storia tramandata dai racconti orali, ma soprattutto da una
serie di segni
ebraici nelle componenti architettoniche. Segni che poi sono
stati mutati in quelli cristiani, dal Sole di San Bernardino all’iscrizione
IHS”. “Il ghetto – prosegue il sindaco di Navelli – esiste ancora,
fisicamente, e in dialetto viene chiamato ‘ru busc’, in
quanto com’è noto i ghetti avevano una sola entrata, senza uscita, nonostante
fossero piccoli quartieri, con tanto di piazzetta. C’è quella che dovrebbe
essere stata la sinagoga, oggi palazzo Perelli. La presenza degli ebrei
viene ricondotta alla ricchezza dello zafferano e della pastorizia a
Civitaretenga che, per la sua particolare posizione, controllava i flussi
commerciali tra nord e sud. La
tradizione popolare vuole che l’idea del monte dei pegni nacque
proprio a Civitaretenga, dove in seguito San Bernardino della famiglia dei
Paschi prese l’idea di fondare il blasonato Monte dei Paschi di Siena”.
A distanza di oltre 500 anni, la storia del ghetto ebraico di Navelli si ricollega alla Seconda Guerra mondiale e alle persecuzioni naziste. Navelli, infatti, fu terra di confino per una famiglia ebrea che poi fu aiutata a salvarsi dalla sanguinosa ritirata tedesca.
“Nel 1943 – sottolinea il primo cittadino – a
Navelli fu internata una famiglia di ebrei, i Fleischmann. Con l’armistizio, quando i tedeschi
passarono a razziare e rastrellare il territorio, la famiglia Fleischmann, con
l’aiuto dei carabinieri, all’epoca comandati dal maresciallo di origini
aquilane Mario De Nardis, fu nascosta a Bominaco, dalla famiglia
Aloisio. Per questo, gli eredi del maresciallo riceveranno il titolo di ‘Giusto
tra le Nazioni’ alla memoria del coraggioso carabiniere”.
Del periodo di Navelli della famiglia Fleischmann è stato pubblicato il libro “Un ragazzo ebreo nelle retrovie”, con gli scritti del figlio Luigi: “Il libro, curato dal professor Claudio Facchinelli per la casa editrice La Giuntina di Firenze, è stato presentato a Navelli durante il mio primo mandato”. (2)
“Un incarico di ricerca sulle testimonianze
della presenza ebraica in Abruzzo, per completare gli studi che la Fondazione
Beni Culturali Ebraici in Italia ha avviato dal 1986, anno della sua nascita,
ponendosi come obiettivo il recupero, il restauro e la valorizzazione di un
patrimonio diffuso in tutto il Paese è stato conferito nel 2020. È quello assegnato dalla Fondazione a
una studiosa dell’Università dell’Aquila, allieva del professor Amedeo Feniello, docente di Storia
medioevale, per colmare una lacuna e completare la mappa delle tracce della
cultura ebraica nella penisola dove la comunità è presente da oltre 2200 anni.
“Una comunità integrata, ma non assimilata – spiega all’Ansa il
presidente della Fondazione, Dario
Disegni – con specifiche caratteristiche, identità culturale e
religiosa. Obiettivo della Fondazione, voluta dall’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane (Ucei), è diffondere la conoscenza di questa presenza, anche
nel quadro di un turismo culturale qualificato.
In vista di un futuro recupero del borgo di Civitaretenga, frazione di Navelli,
dove la presenza ebraica è documentata in particolare nel XIV e nel XV secolo,
abbiamo avviato una collaborazione con l’Università dell’Aquila per lavorare
sull’Abruzzo, la regione meno indagata da questo punto di vista”. Paola Iezzone, la studiosa cui è stata
assegnata la borsa di ricerca, lavora già su archivi delle diocesi e
documentazioni notarili. A Navelli il presidente Disegni avrebbe dovuto
partecipare ieri al convegno “Civitaretenga: tra memoria e futuro”, organizzato
dall’associazione Cantiere Cultura e dal Comune di Navelli, purtroppo rinviato
nel rispetto dell’ultimo Dpcm legato all’emergenza Covid. “Faremo senz’altro un
passo avanti con i primi esiti della borsa di ricerca” aggiunge. Quanto per il
momento si conosce sulla presenza di ebrei in Abruzzo è senz’altro legato anche
al lavoro dei lanaioli, ricorda Disegni: si hanno testimonianze della loro
presenza a L’Aquila, Chieti, Lanciano, Sulmona.“Stiamo approfondendo anche gli
studi sulla presenza di copisti e quindi sui beni archivistici e librari
ebraici, nell’ambito di un progetto supportato dalla National Library of Israel
finanziato dalla Rothschild Foundation”.(3)
Da una ricerca scolastica effettuata nel 1988 pubblicata su Il Primato .it (4)
II borgo, adagiato su uno sperone roccioso
(817 m. sul livello del mare) in posizione strategica di dominio sulla piana
sottostante e di controllo dell'importante nodo viario Claudia Nuova, oggi
strada statale 17, è stato comune autonomo fino al 1811, anno in cui il governo
napoleonico ne decretò l'unione al comune di Navelli . Le sue origini sì perdono negli albori dei
tempi tanto che lo storico Tito Livio nella "Storia di Roma" lo cita
con il nome di Cingilia, città vestina, espugnata dal console romano Giunio
Bruto Sceva. Civitaretenga, per lo storico
Signorini, è da considerarsi omonimo dei grandi dipartimenti della Francia:
Ardenne o Arden; si ritiene, infatti, il nome Civitaretenga derivante dalla
nobile famiglia Ritenga oriunda proprio delle regioni anzidette.
Nel periodo medioevale il nome era Civita
Ardenga derivato dal latino "Civitas Ardinghae"Nella raccolta delle
decime ecclesiastiche dei secoli XIII e XIV si trovano i nomi di Civitas
Ardenga, Ardennia e Ardinia. Le invasioni
barbariche e la furia dei Longobardi che imperversarono nella penisola italiana
distruggendo le fiorenti città, misero in fuga gli abitanti che si riunirono in
ville, piccoli agglomerati rurali ciascuno intorno alla propria chiesa, fulcro
della vita religiosa e civile.
La Piana di Navelli, non avulsa alle tormentose vicende, nel nuovo millennio fu costellata, fin dai più alti recessi montani, da paesini, ville, rocche, castelli, dominati da signori feudali o proprietà di chiese e abbazie. Nell'anno 1092 Ugo, figlio di Gilberto della progenie dei franchi, donava alla diocesi Valvense buona parte dei suoi beni e tra questi la chiesa di San Giovanni di Monaldo con l'annessa cella monostatica in territorio di Civitaretenga o nelle sue vicinanze. Nel secolo XII Oderisio di Bisento è barone di vari borghi tra i quali la metà d'Ardenga. Il 25 marzo 1138 papa Innocenze II, con bolla, assegna al vescovo Oddone della diocesi Valvense la chiesa di Sant’Egidio in Civitaretenga già peraltro registrata nella diocesi medesima nell'anno 1128.Il 15 aprile 1186 il papa Clemente III conferma tra i beni del monastero di San Benedetto le chiese di San Salvatore, Sant’Egidio e San Giacomo con le loro pertinenze. Civitaretenga partecipa alla fondazione dell'Aquila, il 28 settembre 1294 è riunita al contado aquilano dal re Carlo II d'Angiò, dietro petizione del Papa Celestino V.
Il catasto del 1400-1414, ai tempi del re
Ladislao, annovera, nel quartiere di Santa Maria Paganica, Civitaretenga in 48
fuochi.Nei "Cantari sulla guerra aquilana di Braccio" del
Ciniiniello, nel quarto Cantare, si menziona l'assedio di Civitaretenga:
"Braccio andò a campa a Civita Retenga et veramente in pochi dì la prese
".Nel settembre del 1423 gli abitanti del borgo, dopo strenua resistenza
di pochi giorni, dovettero capitolare.Il 27 luglio del 1400 re Ladislao accordò
agli ebrei di abitare, tenere scuole, sepolture in L'Aquila, Sulmona, Lanciano
ed altre città d'Abruzzo.Successivamente la Regina Giovanna II d'Angiò permise
ad Angelo da Todi ed Abramo, giudei dell'Aquila, di tenere scuole, sinagoghe,
cimiteri nelle stesse città.
Gli ebrei si ramificarono in tutto l'Abruzzo e furono eguagliati agli altri cittadini e dispensati dai segni di riconoscimento.Il 3 maggio 1427 Fra Giovanni da Capestrano, giudicando gli ebrei nell'aquilano, che in poco tempo erano cresciuti in ricchezza ed autorità, contraria alle istituzioni ed ai canoni e accusandoli di praticare l'usura, ottenne dalla Regina Giovanna un editto che ripristinava le " pene acerbe e formidabili d'altri tempi".Con editto del 20 agosto dello stesso anno, per intercessione del papa, immunità e privilegio furono di nuovo concesse agli ebrei che costituivano una comunità numerosa ed autorevole non solo all'Aquila ma anche nel resto dell'Abruzzo.Con la salita al soglio pontificio di Paolo IV furono inasprite le disposizioni relative agli ebrei che dovevano risiedere in un quartiere separato, il ghetto, circondato da mura chiuso durante le ore notturne, non potevano possedere beni fondiari, esercitare professioni ed inoltre fu loro imposto il distintivo: la rotella o il berretto giallo.Nel centro storico del borgo si trova il ghetto racchiuso da porte e da case-murate.Piazza Giudea e Via Giudea, nonché i resti di una sinagoga, della loggetta dei mercanti e i locali adibiti a deposito di granaglie, sono segni evidenti della permanenza di una comunità ebraica nel secolo XV.Nel 1447 i beni di un piccolo ospedale, terreni arativi e vigne, di cui beneficiavano gli abitanti più indigenti, furono donati all'ospedale Maggiore di San Salvatore dell'Aquila, voluto da San Giovanni da Capestrano nel 1446.
Civitaretenga ha dato i natali al famoso
scienziato medico Giovanni d'Egidio, il padre di Giovanni dall'Aquila che nel
1463 ottenne giovanissimo, presso l'università di Padova, la cattedra di
medicina riconfermata nel 1472. In quel tempo Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico,
nell'intento di riorganizzare l'Università di Pisa, invitò Giovanni ad
insegnare medicina in quell'ateneo. Nel 1479 lo scienziato ritornò a Padova,
con rammarico da parte dei pisani che nel 1481 gli rinnovarono l'invito a
tornare, il Senato di Padova si oppose. La gara tra le università di Pisa e di
Padova dimostrano in modo inequivocabile la fama goduta dall'Aquilano; ancor
più, la conferma annuale di ciascun professore nell'ateneo di Padova si metteva
ai voti; Giovanni dall'Auila, per la sua notorietà, fu esentato da tale
disposizione.
Fu autore del trattato De sanguinis missione in pleuritide e concorse alla stesura del Conciliatore e il Trattato dei veleni di Pietro d'Abano. Si sposò a Padova con una donna di quella città ed ebbe dei figli. Resta memoria di un certo Bartolomeo in un contratto del 1491, allorché tornato Giovanni nell'Aquila, comperò alcuni fondi di Giacomo di Notarnanni. Morì quasi settuagenario, verso l'anno 1510.
Altro personaggio originario di Civitaretenga è il ricco mercante lacopo Notarnanni, munifico mecenate ed amante dell'arte.Il mausoleo di San Bernardino, la chiesa della Madonna del Suffragio, il gonfalone dell'Aquila e una cappella nella chiesa di Santa Maria in Paganica sono stati finanziati da lacopo di Notarnanni e realizzati da illustri artisti aquilani.Nel 1500, quattro anni prima della morte avvenuta nel 1504 come indicato sulla tomba che si trova nella chiesa della Madonna del Suffragio, lacopo di Notarnanni dispose per testamento di portare a termine l'ala sud-ovest del monastero di Sant’Antonio in Civitaretenga con destinazione alloggio per i viandanti.Quasi di certo ha contribuito alla costruzione della chiesa di Sant’Antonio, a fondare la banca del grano a favore di chi non era in grado di restituire somme di danaro avute in prestito dai commercianti ebrei, alla realizzazione del gonfalone che trovasi nella chiesa di San Salvatore e altri addobbi .
Nel 1480, come scritto su un pannello
decorato a fioroni, opera del XIII secolo, adattato a mo' ornamentale al colmo
dell'architrave del portale, nella facciata, inizia la costruzione della chiesa
di Sant' Antonio da Padova.Annesso alla chiesa sorge l'ammirevole complesso
monastico, basso medioevale, con il suo splendido chiostro formato da colonne e
piastrini poligonali, con basi e capitelli fra i più fantasiosi e tecnicamente
perfetti, opera senz'altro degli scalpellini formatosi alla scuola dei cantieri
cistercensi da datarsi non oltre la metà del secolo XJII.Il 31 gennaio 1529
Filiberto d'Orange, viceré del Regno di Napoli, con le sue truppe conquistò il
castello dopo una strenua resistenza degli abitanti che si erano schierati a
favore delle soldatesche guidate da Camillo Pardo.Nel 1559 divenne signore di
Civitaretenga Diomede Carafa, nipote del pontefice Paolo IV.I documenti ci
portano al secolo XVII e nel 1656, a seguito della terribile pestilenza che
aveva colpito il paese, la chiesa di San Rocco, fuori le mura, fu destinato ad
accogliere gli ammalati (lazzaretto); Nel 1698 la stalla, annessa alla
taverna del Principe Del Pezzo, fu trasformata in chiesa adornata di belle
cupole dipinte e di un organo con intarsi e pitture.
Nel 1599 fu dipinto sul muro sopra la mangiatoia della stalla, da un pittore napoletano, l'immagine della madonna con bambino a sfondo giallo.Il locale era annesso alla taverna a fianco della strada Napoli - L'Aquila dove i passeggeri facevano soste per riposarsi e rifocillarsi e si provvedeva al cambio dei cavalli da posta per le diligenze che, periodicamente, congiungevano le due importanti città del regno di Napoli.Dinnanzi al dipinto fu posta una lampada (che il 9 settembre del 1695 si accese da sola), il cui olio miracoloso operò molti prodigi e per tale ragione nel 1698, con le tante elargizione dei fedeli, fu trasformata in chiesa.Ogni anno nella domenica compresa tra il nove e il quindici settembre, a ricordo del prodigio dell'accensione della lampada, i giovani diciottenni del paese rinnovano la gara del solco disegnando una stella in lode alla Madonna.Nel 1669 Civitaretenga è assegnata in feudo a Camillo Del Pezzo unitamente ad altri contadi.Nel diciottesimo secolo, dopo il disastroso terremoto del 1703 e il malgoverno spagnolo, il borgo è in piena decadenza.
La pastorizia, l'arte della lana e lo
zafferano, una volta risorse economiche per gli abitanti, eranooffocate dalle
insulse tasse. II 20 agosto 1806, con l'occupazione del Regno di Napoli di
Napoleone, fu emesso il decreto d'abolizione feudaleNel 1809 è soppresso il
convento di Sant' Antonio e trasformato, nello stesso anno, in sede della
gendarmeria reale a cavallo.Nel 1811 il comune autonomo e indipendente di
Civitaretenga, per disposizioni del governo napoleonico, fu soppresso ed
annesso a quello di Navelli.Negli anni successivi il borgo ha subito
passivamente le vicissitudini della restaurazione, dell'unità d'Italia, del
brigantaggio come risposta all'introduzione della tassa sul macinato, della
prima e seconda guerra mondiale (notevole contributo di sangue e d'ardore è
stato pagato dalla popolazione), dell'avvento del fascismo, della libertà e
democrazia post - bellica.
(1)https://comune.navelli.aq.it/giorno-della-memoria-il-ghetto-ebraico-di-civitaretnga/
(4) https://www.ilprimato.com/viaggi/7413-covitaretenga-vista-da-carla.html
(Foto Comune di Navelli e Fondazione Silvio Salvatore Sarra Civitaretenga)


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