I Crocifissi, le edicole, i
capitelli votivi, spesso classificati come costruzioni religiose “minori”,
architettura spontanea,popolare, rientrano a pieno titolo
tra le opere significative per la conoscenza della storia del passato, in
quanto fanno partei un bagaglio culturale, di una
coscienza collettiva, di una tradizione popolare.Essi hanno inoltre uno stretto
legame con il territorio, poichè esiste una forte relazione tra simbolo sacro e
percorso, trareligiosità privata e paesaggio
rurale.I capitelli ed i Crocifissi, dai più
modesti a quelli più riccamente decorati, si trovano non solo all’interno dei paesi, ma spesso sono presenti all’incrocio di strade o al limite
di un confine, ed in generale nei luoghi
legati alla vita rurale d’un tempo.
L’espressione Arma Christi , che significa letteralmente “armi di Cristo”, indica propriamente l’immagine degli Strumenti della Passione del Signore - ossia la croce, la corona di spine, i chiodi, la colonna della flagellazione, la lancia, i flagelli e altri ancora - intesi come emblemi del suo tormento terreno; ma in senso traslato individua anche l’iconografia delle Cinque Piaghe .(…) Essi sono tuttavia armi anche in senso araldico, in quanto, soprattutto tra XIV e XVI secolo, si presentano entro scudi in disposizione para-araldica in combinazione variabile fra loro, trasformandosi in veri e propri stemmi che rimandano a Cristo e alla genealogia della Sacra Famiglia da cui proviene, in parallelo con i blasoni nobiliari e gentilizi. Come ogni re terreno possedeva uno stemma con rimandi simbolici alle proprie conquiste materiali e alla propria posizione sociale, così in passato si ritenne appropriato per il Re dei cieli portare le armi con gli emblemi della propria vittoria terrena e spirituale, ossia i simboli sublimati della sua sofferenza carnale. Le funzioni che lo stemma portava con sé sono quindi individuabili in primo luogo in una valenza identificatrice, la quale cioè suggeriva ’appartenenza a una dinastia, in un valore informativo dello status, che rendeva esplicito il grado di lignaggio, e in una finalità apotropaica, o protettiva. (1)
![]() |
| Emblema Ordine Celestini |
Esiste infatti uno strettissimo
rapporto tra il paesaggio rurale e la devozione popolare, che mescola pratiche
magiche e superstiziose alla liturgia cattolica, creando una
religiosità estremamente sentita e originale. La vita dei contadini di montagna
era infatti molto dura e in balia degli elementi. Grandine, siccità, malattie
del bestiame e gelate tardive bastavano infatti a rovinare il lavoro di anni e
anni, mandando sul lastrico intere famiglie e creando carestie: ci si affidava
dunque alla protezione di Gesù, dei Santi e della Madonna con appositi rituali
oppure creando specifici amuleti e immagini devozionali. La religiosità popolare permea dunque il paesaggio e
l’architettura civile e religiosa, costituendo precise testimonianze
materiali che spesso abbelliscono un singolo edificio o diventano punti di
incontro e di riferimento. Le più diffuse sono:
– croci in legno o pietra in punti particolarmente significativi;
– edicole in muratura con immagini affrescate;
– immagini votive sulle facciate;
– simboli o monogrammi incisi sui portali o gli stipiti delle finestre.
Le CROCI IN LEGNO o PIETRA poste
generalmente all’ingresso dei paesi, sulla cima delle montagne o agli incroci
tra le strade rurali, le croci campestri avevano tre funzioni
principali:
1) proteggere i viandanti, guidandoli lungo il percorso migliore e
difendendoli dagli eventuali pericoli;2) segnalare i confini tra
parrocchie, poderi o villaggi limitrofi;3) ricordare le persone morte in
seguito a disgrazie o delitti come furti o risse, invitando i passanti a
dire una preghiera per la salvezza della loro anima. (2)
Scrive Oreste Gentile suhttps://molise2000.wordpress.com/2018/11/09/papa-celestino-v-pietro-di-angelerio-e-lo-stemma-della-citta-di-isernia/ “ Lo stemma della Congregazione
dei
Celestini (sigla O.S.B. Coel) è SEMPRE stato
rappresentato dalla CROCE con una S della Salus e dello Spirito
Santo, ma non sono rari i casi in cui compare la S della Serpente,
dovuti soprattutto alla libera interpretazione di coloro che, qualche secolo
dopo la morte del Santo fondatore dell’Ordine, fecero
dell’iniziale S dello Spirito Santo, sostituita con la S
di Serpente.
Alcuni esempi.
Sul frontespizio della biografia di papa Celestino V, al secolo Pietro
di Angelerio, scritta nell’anno 1520 dal poeta Antonio Simone
Bugatti, detto Notturno Napolitano, fu stampano lo stemma
della Congregazione: lo scudo (?) con al centro, ben
evidente, la Croce e la S dello Spirito Santo (3)
Da http://www.fondazioneterradotranto.it/ Oria. Da: Un caso di araldica pontificia immaginaria, alla nota 30, si legge: Lo stemma innalzato dai monaci della Congregazione Celestina non ebbe nel corso del tempo una configurazione stabile. Manca lo spazio per approfondire la questione. In questa sede mi limito pertanto a dire che in origine i monaci portarono uno scudo d’argento, alla croce latina accollata alla lettera S, il tutto di nero: la bicromia bianco/nero rappresenta l’araldizzazione dell’abito monastico, mentre la lettera S sta probabilmente per Santo Spirito (ma altre spiegazioni sono state addotte), al quale Pietro del Morrone era particolarmente devoto, come provano anche i numerosi monasteri eretti sotto questo titolo e alcune fra le denominazioni primitive della Congregazione (v. supra, nota 14). Successivamente lo stemma fu incrementato con l’aggiunta di altre figure di carattere allusivo: un monte all’italiana di tre cime, probabile allusione ai monti Morrone e Maiella, cari al papa eremita, e due gigli, in ricordo della speciale protezione e del sostegno accordati ai Celestini dai sovrani angioini di Napoli e da quelli di Francia. Lo stemma divenne così d’azzurro, alla croce latina di nero (alias d’oro), accollata alla lettera S d’oro, accostata da due gigli dello stesso e fondata su un monte all’italiana di tre cime di verde, movente dalla punta. Ma vi furono varianti sia negli smalti, sia nella foggia della croce.
(1) Ricerche di S/Confine, vol. I, n. 1 (2010) – www.ricerchedisconfine.info Laura Saporiti Il potere dello stemma araldico dell’Arma Christi
(2) https://ilcapochiave.it/2019/07/22/paesaggio-architettura-rurale-e-devozione-popolare/
Eremo Rocca S. Stefano venerdì 5 febbraio 2021




Nessun commento:
Posta un commento