venerdì 5 febbraio 2021

VOCI E STORIE DAL SILENZIO . I luoghi del silenzio .Le croci devozionali

 I Crocifissi, le edicole, i capitelli votivi, spesso classificati come costruzioni religiose “minori”, architettura spontanea,popolare, rientrano a pieno titolo tra le opere significative per la conoscenza della storia del passato, in quanto fanno partei un bagaglio culturale, di una coscienza collettiva, di una tradizione popolare.Essi hanno inoltre uno stretto legame con il territorio, poichè esiste una forte relazione tra simbolo sacro e percorso, trareligiosità privata e paesaggio rurale.I capitelli ed i Crocifissi, dai più modesti a quelli più riccamente decorati, si trovano  non solo all’interno dei paesi, ma spesso  sono presenti all’incrocio di strade o al limite di un confine, ed in generale nei  luoghi legati alla vita rurale d’un tempo.

L’espressione  Arma Christi , che significa letteralmente “armi di Cristo”, indica propriamente l’immagine degli Strumenti della Passione del Signore - ossia la croce, la corona di spine, i chiodi, la colonna della  flagellazione, la lancia, i flagelli e altri ancora - intesi come emblemi del suo tormento terreno; ma in senso traslato individua anche l’iconografia delle Cinque Piaghe .(…) Essi sono tuttavia armi anche in senso araldico, in quanto, soprattutto tra XIV e XVI secolo, si presentano entro scudi in disposizione para-araldica in combinazione variabile fra loro, trasformandosi in veri e propri stemmi che rimandano a Cristo e alla genealogia della Sacra Famiglia da cui proviene, in parallelo con i blasoni nobiliari e gentilizi. Come ogni re terreno possedeva uno stemma con rimandi simbolici alle proprie conquiste materiali e alla propria posizione sociale, così in passato si ritenne appropriato per il Re dei cieli portare le armi con gli emblemi della propria vittoria terrena e spirituale, ossia i simboli sublimati della sua sofferenza carnale. Le funzioni che lo stemma portava con sé sono quindi individuabili in primo luogo in una valenza identificatrice, la quale cioè suggeriva ’appartenenza a una dinastia, in un valore informativo dello status, che rendeva esplicito il grado di lignaggio, e in una finalità apotropaica, o protettiva. (1)

Abruzzo - Croci devozionali scolpite nella pietra.
1) Emblema dell’ordine dei Celestini, la S simboleggia lo Spirito Santo.
2) Croce dei Celestini scolpita sopra l’eremo si s. Onofrio, sentiero x s. Pietro, ph. Pino Camboni.
3) Croce Templare scolpita in una roccia vicino S. Spirito alla Majella.
4) Croce scolpita lungo la via vecchia, tra Pacentro e Campo di Giove.

Emblema Ordine Celestini

Esiste infatti uno strettissimo rapporto tra il paesaggio rurale e la devozione popolare, che mescola pratiche magiche e superstiziose alla liturgia cattolica, creando una religiosità estremamente sentita e originale. La vita dei contadini di montagna era infatti molto dura e in balia degli elementi. Grandine, siccità, malattie del bestiame e gelate tardive bastavano infatti a rovinare il lavoro di anni e anni, mandando sul lastrico intere famiglie e creando carestie: ci si affidava dunque alla protezione di Gesù, dei Santi e della Madonna con appositi rituali oppure creando specifici amuleti e immagini devozionali. La religiosità popolare permea dunque il paesaggio e l’architettura civile e religiosa, costituendo precise testimonianze materiali che spesso abbelliscono un singolo edificio o diventano punti di incontro e di riferimento. Le più diffuse sono:
croci in legno o pietra in punti particolarmente significativi;
edicole in muratura con immagini affrescate;
immagini votive sulle facciate;
simboli o monogrammi incisi sui portali o gli stipiti delle finestre.

Le CROCI IN LEGNO o PIETRA  poste generalmente all’ingresso dei paesi, sulla cima delle montagne o agli incroci tra le strade rurali, le croci campestri avevano tre funzioni principali:
1) proteggere i viandanti, guidandoli lungo il percorso migliore e difendendoli dagli eventuali pericoli;2) segnalare i confini tra parrocchie, poderi o villaggi limitrofi;3) ricordare le persone morte in seguito a disgrazie o delitti come furti o risse, invitando i passanti a dire una preghiera per la salvezza della loro anima. (2)

 

 

Scrive Oreste Gentile suhttps://molise2000.wordpress.com/2018/11/09/papa-celestino-v-pietro-di-angelerio-e-lo-stemma-della-citta-di-isernia/  “ Lo stemma della Congregazione dei Celestini (sigla O.S.B. Coel) è SEMPRE stato rappresentato dalla CROCE con una S della Salus e dello Spirito Santo, ma non sono rari i casi in cui compare la S della Serpente, dovuti soprattutto alla libera interpretazione di coloro che, qualche secolo dopo la morte del Santo fondatore dell’Ordine, fecero dell’iniziale S dello Spirito Santo, sostituita con la S di Serpente.
Alcuni esempi.
Sul frontespizio della biografia di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, scritta nell’anno 1520 dal poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, fu stampano lo stemma della Congregazione: lo scudo (?) con al centro, ben evidente, la Croce e la S dello Spirito Santo  (3)

Da http://www.fondazioneterradotranto.it/ Oria. Da: Un caso di araldica pontificia immaginaria, alla nota 30, si legge: Lo stemma innalzato dai monaci della Congregazione Celestina non ebbe nel corso del tempo una configurazione stabile. Manca lo spazio per approfondire la questione. In questa sede mi limito pertanto a dire che in origine i monaci portarono uno scudo d’argento, alla croce latina accollata alla lettera S, il tutto di nero: la bicromia bianco/nero rappresenta l’araldizzazione dell’abito monastico, mentre la lettera S sta probabilmente per Santo Spirito (ma altre spiegazioni sono state addotte), al quale Pietro del Morrone era particolarmente devoto, come provano anche i numerosi monasteri eretti sotto questo titolo e alcune fra le denominazioni primitive della Congregazione (v. supra, nota 14). Successivamente lo stemma fu incrementato con l’aggiunta di altre figure di carattere allusivo: un monte all’italiana di tre cime, probabile allusione ai monti Morrone e Maiella, cari al papa eremita, e due gigli, in ricordo della speciale protezione e del sostegno accordati ai Celestini dai sovrani angioini di Napoli e da quelli di Francia. Lo stemma divenne così d’azzurro, alla croce latina di nero (alias d’oro), accollata alla lettera S d’oro, accostata da due gigli dello stesso e fondata su un monte all’italiana di tre cime di verde, movente dalla punta. Ma vi furono varianti sia negli smalti, sia nella foggia della croce.

 

(1) Ricerche di S/Confine, vol. I, n. 1 (2010) – www.ricerchedisconfine.info Laura Saporiti Il potere dello stemma araldico dell’Arma Christi

(2) https://ilcapochiave.it/2019/07/22/paesaggio-architettura-rurale-e-devozione-popolare/

 (3) https://molise2000.wordpress.com/2018/11/09/papa-celestino-v-pietro-di-angelerio-e-lo-stemma-della-citta-di-isernia/

 

Eremo Rocca S. Stefano venerdì  5 febbraio 2021

 

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