Baptizáto Dómino, apérti sunt cæli, et sicut colúmba super eum Spíritus mansit, et vox Patris intónuit: Hic est Fílius meus diléctus, in quo mihi bene complácui.
Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli,
e come colomba
lo Spirito di Dio si fermò su di lui ,
e la voce del Padre disse:
«Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto».(Matteo 3,16-17)
Tutti e quattro gli evangelisti riferiscono del battesimo di Gesù al Giordano da parte di Giovanni:
MARCO :”In quei giorni Gesù venne
da Nazareth di Galilea e fu battezzatio nel Giordano da Giovanni.E uscendo
dall’acqua vide aprirsi i cieli e lo
Spirito discendere su di clui come una colomba.
E si sentì una voce dal cielo -Tu sei il
figlio mio prediletto ,in te mi sono compiaciuto-. “( 1,9-11)
LUCA : “ In quel tempo ,poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni ,si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,Giovanni rispose a tutti dicendo:- Io vi battezzo don acqua; ma viene colui che è più forte di me , a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco- .
Ed ecco mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù,ricevuto anche lui il battesimo ,stava in preghiera,il cielo si prì e discese sopra di Lui lo Spirito Santo. In forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo :- Tu sei il figlio mio ,l’amato; in te ho posto il mio compiacimento.” ( 3,15-16,21-22)
GIOVANNI :”Il giorno dopo Giovanni vedendo Gesù venire verso lui disse: – Ecco l’agnello di Dio,ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi : Dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti ,perché era prima di me. Io non lo conoscevo , ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele. Giovanni rese testimonianza dicendo :- Ho visto lo spirito scendere come una colomba e posarsi sopra di lui. Io non lo conoscevo ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto:- L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”(1,29-34)
MATTEO :”In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui . Giovanni però voleva impedirglielo dicendo : - Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me ? - . Ma Gesù gli disse : - Lascia fare per ora ,perché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua : ed ecco si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse : - Questi è il figlio mio prediletto ,nel quale mi sono compiaciuto.-“ ( 3,13-16)
Una voce dal cielo dunque :” Tu sei il figlio
mio, l’amato.” Confermata e rafforzata da Paolo :” Ma quando apparvero la bontà
di Dio ,salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini ,egli ci ha salvati
,non per opere giuste da noi compiute ,ma per la sua misericordia ,con un’acqua
che rigenera e rinnova nello spirito
Santo che Dio ha effuso su di noi
in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo,
salvatore nostro ,affinché giustificati per la sua grazia,diventassimo ,nella
speranza eredi della vita eterna.” ( Lettera a Tito 3,4-7)
La voce dal cielo chiede ai discepoli di ascoltarlo perché seguendo la sua parola essi avranno pace vera nella vita liberi dal peccato e dalla morte.
Ma il vero trattato teologico sul battesimo di Cristo è il
dipinto di Piero della Francesca
Ecco il Battesimo di Cristo dipinto da Piero della Francesca. In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E. uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito Santo discendere su di lui come una colomba (Mc 1, 9-10).
Si apre un tempo nuovo, il tempo è compiuto (Mc 1, 15): non tanto il tempo del chronos, quello che vede solo la successione del fare degli uomini, ma il tempo di Dio, il kairos, il tempo pregno dell’azione di Dio, della vicinanza del regno di Dio.
Cristo appare simile all’albero vicino. Una somiglianza che ricorda i versi del salmo dove si fa riferimento a un tempo compiuto: sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua /che darà frutto a suo tempo / e le sue foglie non cadranno mai / riusciranno tutte le sue opere (Sal 1, 3).
A fianco ci sono tre angeli: è scritto infatti che gli angeli lo servivano (Mc 1, 13). Nel dipinto i tre appaiono simili (nei gesti, nel volgere la schiena, nelle mani che si annodano) alle tre grazie. Ficino, che apparteneva allo stesso ambiente culturale di Piero, vedeva nell’intrecciarsi delle tre grazie un’immagine che riassumeva il ritmo dialettico dell’universo neoplatonico. E’ come se nel dipinto del battesimo il tempo antico e pagano si rapportasse e servisse il tempo avvenuto con Cristo. Un rapporto non conflittuale, ma armonico. Ho provato, infatti, per curiosità a calcolare la sezione aurea sul lato orizzontale del dipinto: cade perfettamente non tanto sull’albero, come qualcuno ha scritto, ma su quel lembo della veste che spunta a destra dell’albero. Lo spazio delle tre grazie è in rapporto armonico allo spazio dato dal battesimo di Gesù. Il kairos di Cristo porta a compimento anche il tempo antico e pagano.
Le tre grazie, vestigia della Trinità secondo S.Agostino (“Tria in
Charitate, velut vestigium Trinitatis”, De Trinitate VIII, X, 14),
delineano con gli sguardi un movimento triadico: uno degli angeli guarda
in avanti, andando dritto negli occhi di chi guarda il quadro; un’altro
guarda Gesù; il terzo guarda le persone che si muovono in fondo alla scena.
Non è facile decriptare il significato di quelle persone che si stagliano in lontananza. Una di queste indica il cielo, ma nessuna si volge all’evento che sta avvenendo. Che poi il gesto dell’indicare sarebbe proprio del Battista, è lui che indica il figlio di Dio, e non guardando al cielo ma presentando un uomo in carne ed ossa.
Certo è che quel tale vestito alla orientale che indica il cielo ha il proprio gesto come bloccato dal tale che si sta spogliando per essere battezzato, che delinea col corpo come una nuova volta del cielo o un arco trionfale che apre al tempo che si è compiuto.
Il Battesimo di Cristo fu una delle prime opere di Piero
(alcuni studiosi suggeriscono come datazione gli anni fra il 1440-1445, ma
l'opera è probabilmente più tarda e la si dovrebbe collocare attorno al 1452)
e, se raffrontata alle opere contemporanee (quelle dell'Angelico ad esempio, (Figura
2) o quelle del Veronese, maestro dello stesso Piero), risulta essere
di una modernità straordinaria. La religiosità dell'evento traspare
dall'intensità della luce e dalla bellezza armonica della composizione. Né
Cristo, né il Battista, né gli angeli hanno aureole e la colomba dello Spirito
Santo si distingue appena dalle nuvole che attraversano il cielo.
Nell'esecuzione certamente egli si confrontò con la scena del Battesimo dipinta
dall'Angelico (artista che Piero doveva aver conosciuto e frequentato a Firenze
alla scuola del Veronese), lo si deduce dalla medesima posizione del Cristo, ma
le due opere (entrambe di grande pregio) si differenziano molto.
Piero invita l'osservatore ad andare a Dio attraverso l'umanità di Cristo.
Tutto, nel dipinto, è estremamente umano e incarnato, eppure tutto è etereo e
limpidissimo, di una bellezza che riporta alla creazione originaria. Il
Giordano è raffigurato come uno dei torrenti umbri, così come umbra, e per
nulla ispirata alla Palestina, è la vegetazione che lo attornia. Alla destra
del Cristo, sullo sfondo, si intravede un piccolo centro abitato, è Borgo San
Sepolcro cittadina dell'autore e cornice geografica della chiesa a cui era
destinato il dipinto. Questo paesaggio, così noto al pittore e ai suoi
contemporanei, è immerso in un aria diversa: in un'atmosfera carica di mistero
e di bellezza.
L'incarnazione del resto è la restaurazione di tutte le cose in Cristo e chi
aderisce a lui per mezzo della fede, entra nelle acque salutari del suo
battesimo e riemerge rinnovato. Pier della Francesca celebra qui la tersa
bellezza di un mondo rinnovato dalla grazia.
Questo dipinto è una intensa meditazione
del mistero di Cristo attraverso la Scrittura. L'evento del Battesimo è letto
alla luce degli oracoli profetici: lo Spirito del Signore scende sul Messia (Is
61,1); i monti e i colli si sono appianati e le valli colmate (Is 40, 3-5),
lasciando il posto a un paesaggio dolce e primaverile, con teneri germogli che
spuntano qua e là. L'intera natura partecipa alla nuova alleanza: Dio risponde
all'uomo, scendendo dal cielo e il cielo - riflesso nelle acque del ruscello -
risponde alla terra, come canta Osea (2, 23-24).
Contrariamente all'iconografia classica, che dipinge il Cristo immerso nel
Giordano, Piero lo raffigura all'asciutto: le acque del Giordano, infatti, si
ritirano dinanzi al passaggio del Signore, così come si ritrassero nei giorni
antichi, al passaggio di Giosuè a capo del popolo (Secondo un antica tradizione
fu grazie alla preghiera del Battista che le acque del Giordano si ritrassero
davanti al Salvatore). Pace e concordia, rappresentata da due dei tre angeli,
si abbracciano e l'uomo (in secondo piano sulle rive del ruscello) sciolto dal
peccato che lo teneva ricurvo, si riveste del Signore Gesù Cristo.
L'arte si rivela così un mezzo prezioso per la preghiera e la meditazione dei
semplici, aiutandoli a conoscere e a penetrare i misteri della Parola. Già San
Gregorio Magno affermava: ciò che lo scritto ottiene a chi legge, la pittura
fornisce agli analfabeti che la guardano; ed è necessario che tutti possano
giungere alla conoscenza delle Scritture poiché, come attesta san Gerolamo: "ignoranza
delle scritture è ignoranza di Cristo" e dunque conosce veramente
Cristo, il suo mistero, solo chi penetra e conosce la sua Parola.
Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, rimase fino al 1859 nella sua sede
originaria: la Cattedrale di Borgo San Sepolcro (Umbria), paese natale di
Piero. Fu venduta in quell'anno a un antiquario inglese ed approdò poi, nel 1861
alla National Gallery di Londra, ove risiede tuttora. Tale vendita (sia pure
per la somma, considerevole a quei tempi, di 23.000 lire) testimonia la scarsa
considerazione che veniva riservata all'opera di questo geniale artista umbro.
E una curiosità:Pasolini nel suo Vangelo secondo Matteo adotta dei riferimenti pittorici.Infatti nei molteplici primissimi piani immobili si può osservare un riferimento ai ritratti di trequarti tipici del tardo Quattrocento (Masaccio, ma anche Carpaccio); per quanto riguarda i farisei e gli scribi, già per le loro vesti sono simili alle figure degli affreschi di Piero della Francesca. Pasolini ha rappresentato Maria incinta appunto come nella figurazione della Madonna del Parto di Piero della Francesca: un volto semplice con le palpebre semichiuse, la ripresa frontale, e un arco sullo sfondo. Unâ’altra scena ispirata a Piero della Francesca è quella nella quale è ripreso Il battesimo di Cristo. Al posto dei tre angeli di Piero della Francesca vengono posti, sulla sinistra, tre giovani di campagna. Altri elementi che suggeriscono espliciti richiami a Piero della Francesca sono costituiti inoltre dalla ripresa dei farisei ,vestiti tutti in modo eguale, dalla carrellata nel baratro roccioso, dal lungo primo piano del volto di Gesù.
Il battesimo di Cristo di Piero della Francesca
- Data: 1440-48.
- Committenti: Monaci benedettini Camaldolesi di Borgo Sansepolcro (Arezzo).
- Tecnica: Tempera su tavola.
- Misure: 167 x 116 cm.
- Luogo di ubicazione originario: altare maggiore della Chiesa di Santa Maria della Pieve, Borgo Sansepolcro (Arezzo).
- Luogo di ubicazione attuale: National Gallery di Londra dal 1861.
Commissionata dai monaci Camaldolesi per il loro abate generale Ambrogio
Traversari, il Battesimo di Cristo è la prima opera giovanile
attribuita unanimemente dalla critica a Piero della Francesca
(Borgo Sansepolcro, Arezzo, 1413 – ivi 13 ottobre 1492). La tavola venne poi
inglobata come pannello centrale del Polittico realizzato nel 1460 da Matteo
di Giovanni per l’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria della
Pieve di Borgo Sansepolcro (Arezzo).
È una sacra rappresentazione di soggetto neotestamentario tratto dal terzo capitolo del Vangelo di San Matteo: al centro della tavola, posto sulla bisettrice, è il Cristo in raccoglimento con le mani giunte nell’atto di ricevere il battesimo da San Giovanni Battista su una sponda del fiume Giordano in Galilea, mentre lo Spirito Santo sotto forma di colomba bianca discende sul capo del Salvatore.
Il volume cilindrico del corpo di Cristo è ripetuto a sinistra dal tronco dell’albero di noce, le cui fronde, dalla forma emisferica, ricordano il profilo di una cupola posta sopra l’immagine divina del Dio incarnatosi e fattosi uomo.
Secondo la tradizione sarebbe un noce con duplice significato:
- è un riferimento alla “Val di Nocea”, antico nome con cui era chiamata la valle di Borgo Sansepolcro;
- è un riferimento al noce cresciuto dalla bocca di Abramo e da cui verrà tratto il patibolo della Passio di Cristo, secondo la Legenda aurea di Jacopo da Varagine del 1298, e, come tale, simbolo della vita che si rigenera per mezzo della Redenzione dalla schiavitù del peccato.
Alla sinistra del noce ci sono tre angeli: due di questi si tengono per mano e sono coronati rispettivamente di rose e foglie, allegoria delle due Chiese d’Oriente d’Occidente; il terzo, invece, vestito di rosso, bianco e blu (i colori della Trinità) con il palmo della mano compie un gesto di riconciliazione simbolica tra le due Chiese, divise dopo il Grande Scisma del 1054 e riavvicinatesi, seppur invano, a seguito del Concilio di Firenze-Ferrara del 1439. L’opera, infatti, è letta come metafora del Concilio stesso e riaffermazione del Dogma trinitario.
Sullo sfondo un neofita compie l’azione dello spogliarsi o rivestirsi. Ciò
può esser interpretato secondo una duplice chiave di lettura: si spoglia dei
peccati o si riveste, dopo il battesimo, di una nuova candida veste spirituale.
Il paesaggio con il fiume, le colline e la cittadina turrita dovrebbe rappresentare la valle del Giordano con il paesaggio circostante, ma Piero della Francesca decise di ricontestualizzare l’episodio evangelico rappresentando un paesaggio a lui conosciuto, vale a dire la Valle di Nocea bagnata dal Tevere e la cittadina turrita di Borgo Sansepolcro sullo sfondo.
Tutta la scena è pervasa omogeneamente da una luce universale, dunque priva di forti contrasti chiaroscurali. La profondità spaziale è resa attraverso alcuni espedienti: le grandezze che degradano con la distanza, i tronchi tagliati, la stradina tortuosa percorsa dai monaci, il corso ondulato del fiume sul quale riflette la natura circostante. ( 1)
Roberto Longhi asseriva che:
«egli lasciò nel mondo della pittura le creazioni di una forma monumentale così nel complesso della composizione convergente su piani ideali verso il foco prospettico come nei particolari singoli delle figure determinate imperativamente in pose statuarie ed appartate, in gesti sospesi – in tutto quel complesso mimico che per la critica letteraria è stato scambiato per impassibilità superbia ieratismo mentre non è che il portato inevitabile della poesia…prospettica. […]. Negli accordi di colore offre le più forti e delicate contrapposizioni di valore – in cui si manifesta il vero colorismo- dove un rosa pallido e un violaceo autunnale s’accostano a qualche poderoso tono composito di rosso, di marrone o di bruno, dove si armonizzano accosti il cinabrio e l’oltremare, le due tinte più difficili a giustapporsi senza stridore. Da Piero adunque la creazione del colorismo moderno come armonia calda solare di toni contrapposti e di gamma totale distesi sulle vaste praterie di un riposo coloristico non più raggiunto».
(Roberto Longhi, “Breve ma veridica storia della pittura italiana”, 1928)
L’opera è sottoposta a uno schema compositivo rigorosamente
geometrico: il triangolo equilatero che ha vertice nel piede destro di Cristo
con la sua base immaginata attraverso il prolungamento orizzontale delle ali
spiegate della colomba; l’ideale semicirconferenza inferiore del cerchio,
determinato dalla forma arcuata del supporto ligneo, coincide con l’ombelico di
Cristo (caput mundi). Tale cerchio, a sua volta, ne inscrive al suo
interno un altro di minor diametro coincidente con la colomba dello Spirito
Santo.
lo storico d’arte Bernard Berenson:
«Dopo sessant’anni d’intima dimestichezza con opere d’arte d’ogni
specie, d’ogni clima e d’ogni tempo, sono tentato di concludere che a lungo
andare le creazione più soddisfacenti sono quelle che, come in Piero e in
Cézanne, rimangono ineloquenti, mute, senza urgenza di comunicare alcunché,
senza preoccupazione di stimolarci col loro gesto e il loro aspetto.Se qualcosa
esprimono, è carattere, essenza, piuttosto che sentimento o intenzioni di una
dato momento. Ci manifestano energia in potenza piuttosto che attività. La loro
semplice esistenza ci appaga. […] Possiamo dunque permetterci di generalizzare
intorno a quest’arte del passato, e affermare che nei suoi momenti quasi
universalmente reputati supremi, essa è sempre stata ineloquente come in Piero
della Francesca, sempre, come in lui, muta e gloriosa. Sono tentato di dir di
più, di suggerire che forse, nel regno visivo, l’arte vera – in quanto distinta
da non importa quali valori informativi o semplici novità o stravaganze o
giochi – sempre tende, a comunicare la pura esistenza delle figure ch’essa presenta».
(Bernard Berenson, ‘‘Piero della Francesca o dell’arte non eloquente’’, 1950)
(1) https://sulparnaso.wordpress.com/2016/06/12/il-battesimo-di-cristo-di-piero-della-francesca/
Inoltre Testi tratti e pubblicati da La sacra Bibbia Edizione CEI Roma 1974 e da Cultura Cattolica.it Monache dell’Adorazione Eucaristica e del visibile .wordpress.com/ e da bce


Nessun commento:
Posta un commento