Nel novecento c’è invece grande interessamento per questi temi delle
Metamorfosi ovidiane da parte del gruppo dei surrealisti e dei
pittori “metafisici”, ma il tema delle trasformazioni non viene molto approfondito
da essi. E’ invece importante per Alberto Savinio (pseudonimo per Andrea De
Chirico, Atene 1891 - †Roma 1952), pittore del primo novecento che colpì anche
per il suo interesse nella musica e nella letteratura. Proprio Savinio sfrutta
molto il tema delle metamorfosi e in particolare predilige i corpi umani con
teste di animali. Come egli stesso spiega in alcuni suoi scritti, ciò che
spinge il pittore a dipingere queste opere è «…la ricerca del carattere, di là
dagli eufemismi della natura, di là dalle correzioni della civiltà, di là
dagli abbellimenti dell’arte […].E’ un metafisico darvinismo, nel quale si cela
anche la cristianissima intenzione di umanizzare il mostro […]. E’
l’aspirazione a uno stato perfetto…».
Quindi per Savinio queste creature metà uomo e metà animali sono il tentativo
di giungere alla forma perfetta, che fonda insieme il meglio delle varie
creature, dagli animali all’uomo. Ma nelle sue opere è presente anche
l’espressione del carattere della persona rappresentata, come nel caso del
dipinto “I genitori”. Quest’opera raffigura due figure umane, una maschile
e una femminile, con le teste di un cervo e di un pellicano. Questi due animali
hanno un preciso significato simbolico, infatti rispecchiano il carattere dei
genitori del pittore, secondo la credenza che ogni uomo ha un lato bestiale nel
suo animo che lo spinge ad assomigliare ad un determinato animale. E’ quindi un
ritorno alle antiche credenze latine, ben espresse nelle favole di Fedro,
secondo le quali alcuni animali sono accomunati ad alcuni comportamenti ed
atteggiamenti umani.
Eremo Rocca S. Stefano martedì 23 febbraio 2021
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