domenica 7 febbraio 2021

SETTIMO GIORNO V Domenica del tempo ordinario ( Anno B )

 Gesù passa tra noi e ci guarisce. Ci ha rigenerati e guariti con la grazia del battesimo e ci rinnova ogni giorno con la sua misericordia.

Siamo dei salvati, ma lo siamo per essere segno del Cristo presso i nostri fratelli e le nostre sorelle.
La suocera di Pietro dà ad ognuno di noi l’esempio di chi, guarito dal Cristo, sceglie di servire.
Le folle cercano Gesù attirate da ciò che egli dice e dai segni che opera. È la carità che le richiama e la carità è certamente il segno più luminoso e distintivo di ogni comunità cristiana.
Ma per essere davvero testimoni e annunciatori del Cristo occorre ancorare la propria vita nella preghiera e nella contemplazione: Gesù si ritira a pregare solo in un luogo deserto e indica la strada maestra che dobbiamo seguire se vogliamo essere suoi veri discepoli.

Dal libro di Giobbe Gb 7,1-4.6-7

Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario? Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d'illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?". La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all'alba. I miei giorni scorrono più veloci d'una spola, svaniscono senza un filo di speranza. Ricòrdati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 9,16-19.22-23

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.

Dal Vangelo secondo Marco  Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 È bello l’incipit del Vangelo di oggi che collega la sinagoga alla casa di Pietro. È un po’ come dire che la fatica più grossa che noi facciamo nell’esperienza di fede è ritrovare la strada di casa, della quotidianità, delle cose di ogni giorno. Troppo spesso la fede sembra rimanere vera solo nelle mura del tempio, ma non si collega con le mura domestiche. Gesù esce dalla sinagoga ed entra nella casa di Pietro. È lì che trova un intreccio di relazioni che lo mettono nelle condizioni di poter incontrare una persona che soffre.

È sempre bello quando la Chiesa, che è sempre un intreccio di relazioni, renda possibile l’incontro concreto e personale di Cristo soprattutto con i più sofferenti. Gesù usa una strategia di prossimità che nasce dall’ascolto (gli parlarono di lei), per poi farsi vicino (accostatosi), e offrendo se stesso come punto d’appoggio in quella sofferenza (la sollevò prendendola per mano).  

Il risultato è la liberazione da ciò che tormentava questa donna, e la conseguente ma mai scontata conversione. Infatti ella guarisce lasciando la posizione di vittima per assumere la postura di protagonista: “la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli”. Il servizio infatti è una forma di protagonismo, anzi la più importante forma di protagonismo del cristianesimo.

È però inevitabile che tutto questo abbia come risultato una sempre e più grande fama, con la conseguente richiesta di guarire i malati. Gesù però non si lascia imprigionare solo in questo ruolo. Egli è venuto soprattutto per annunciare il Vangelo:

«Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

Anche la Chiesa, pur offrendo tutto il proprio aiuto, è chiamata innanzitutto ad annunciare il Vangelo e non a rimanere imprigionata nel solo ruolo caritativo.(1)

(1)https://www.ioamogesu.com/commento-alla-liturgia-del-giorno-7-febbraio-2021-di-don-luigi-maria-epicoco/

Il brano evangelico di questa domenica si trova all’interno di quell’unità di tempo e di luogo chiamata “giornata di Cafarnao” (Mc 1,21-39) che rappresenta una “giornata tipo” del ministero di Gesù e che svolge una funzione programmatica e sintetica dell’intera attività di Gesù. Se l’azione qui si svolge a Cafarnao (Mc 1,21), in verità essa si estende a tutta la Galilea (Mc 1,39). Se a Cafarnao Gesù predica (Mc 1,21-28) e compie guarigioni cacciando demoni (Mc 1,29-34), questo è ciò che egli farà anche “altrove” (Mc 1,38): “(Gesù) andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni” (Mc 1,39). In particolare, l’evangelo odierno ci presenta l’incontro di Gesù con persone malate nel corpo e nella mente e la sua attività di cura e di guarigione.

Uscito dalla sinagoga, Gesù entra nella casa di Simone, dal luogo pubblico passa al luogo privato, dal luogo dell’assemblea orante al luogo domestico. E se nella sinagoga aveva guarito un uomo posseduto da uno spirito impuro, in casa di Simone ne guarisce la suocera che giaceva a letto febbricitante. La presenza del male e del dolore è onnipervasiva, non risparmia alcuno spazio. Qui, tra l’altro, impariamo anche che Simone era sposato (cf. anche 1Cor 9,5 in cui si afferma che la moglie accompagnava Pietro in occasione di viaggi apostolici). È interessante che Gesù esca dalla sinagoga dove si stavano sprecando i giudizi positivi e lusinghieri su di lui e sulla sua autorità. Gesù non si ferma a raccogliere consensi e a godersi gli applausi, ma preferisce uscire e andare altrove. Analogamente si comporterà quando Simone e gli altri discepoli gli riferiranno che tutti ormai lo cercano e vogliono incontrarlo avendo visto le guarigioni che ha compiuto (Mc 1,37). E mostrerà la chiara coscienza del suo mandato e della sua missione che lo porta a non compiacersi della sua riuscita nella predicazione e delle guarigioni operate, ma a proseguire il suo cammino: “Per questo infatti sono venuto” (Mc 1,38). Marco, che a differenza dei testi paralleli di Matteo e di Luca (Mt 8,14; Lc 4,38), specifica che Gesù entra in casa di Simone insieme con Andrea, Giacomo e Giovanni (Mc 1,29), ci suggerisce che ormai i primi seguaci di Gesù imparano da Gesù guardandolo, ascoltandolo, accompagnandolo, stando cioè insieme con lui, condividendo la sua vita e la sua attività. Lì, nella condivisione della vita quotidiana, avviene la loro formazione come discepoli e apostoli. Essi stessi, del resto, saranno chiamati a “stare con lui” e saranno “inviati a predicare e a scacciare demoni” (cf. Mc 3,14-15).

Il breve racconto della guarigione della suocera di Simone ha una valenza spirituale ed ecclesiale che traspare dalla pur sobria narrazione. Il racconto parla dell’avvicinarsi di Gesù alla donna malata, e al suo farla alzare, ponendo questa azione in primo piano e mettendo in subordine il gesto di prenderla per mano. Il verbo sarà usato per indicare la resurrezione (Mc 12,26; 14,28; 16,6). Quel riprendere la postura eretta risollevandosi dalla prostrazione di chi è malato è dunque un annuncio discreto e realissimo di resurrezione. Esito della guarigione è per la suocera di Simone il mettersi a servire Gesù e gli altri discepoli. Colei che Gesù ha servito donandole l’integrità della salute che aveva perso, ora si mette lei a servire tanto il suo guaritore, quanto coloro che parlando di lei a Gesù hanno esercitato una funzione di mediatori e intercessori in suo favore.

Dopo questo breve racconto di guarigione, ecco che la pericope evangelica odierna presenta un sommario che riassume l’attività terapeutica di Gesù. Marco specifica che è dopo il tramonto del sole che vengono portati a Gesù molti malati, dunque al momento in cui inizia un nuovo giorno: in effetti la scena precedente si svolge di sabato (Mc 1,21) e trasportare pesi è interdetto in tale giorno. Assistiamo ora a un nuovo aspetto dell’intercessione: se i discepoli avevano parlato a Gesù della donna malata (Mc 1,30), ora a Gesù vengono portati tanti malati (Mc 1,31). Possiamo supporre che la notizia della guarigione della suocera di Simone si sia diffusa rapidamente e così, appena possibile, tanti (anzi, Marco generalizza: “tutta la città”) si sono radunati davanti alla porta della casa di Simone per cercare guarigione per i loro malati. Questi versetti generalizzano un’attività storica di Gesù e ampiamente attestata nei vangeli: il suo incontro con persone malate nel corpo e nella mente e la sua attività di cura e di guarigione. Attività che riveste una valenza teologica: Gesù, come terapeuta, come “medico” (Mc 2,17), attualizza in sé la potenza del Signore stesso. Nel libro dell’Esodo Dio stesso dichiara a Israele che il suo nome è: “Colui che ti guarisce” (Es 15,26). Le guarigioni sono dunque segni messianici. Sono vangelo in atti, in gesti.

Va rilevato che la testimonianza evangelica sul “Cristo medico”, ha avuto un’enorme ripercussione nella tradizione cristiana antica e presso i Padri della Chiesa fino al Vaticano II che parla di Gesù quale “medico del corpo e dello spirito” (Sacrosanctum Concilium 5): Cristo è “il sommo medico” (Origene), “il medico delle anime e dei corpi” (Barsanufio), “il medico umile” (Agostino), “il medico e la medicina” (Agostino) delle malattie fisiche e spirituali dell’uomo. Scrive Ambrogio: “Cristo è tutto per noi. Se vuoi curare una ferita, egli è il medico; se bruci dalla febbre, egli è la fonte d’acqua; se sei oppresso dall’iniquità, egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, egli è la forza; se temi la morte, egli è la vita; se desideri il cielo, egli è la via; se fuggi le tenebre, egli è la luce; se cerchi cibo, egli è il nutrimento” (De virginitate 16,99). Si è sviluppata così una tradizione di preghiere rivolte al Cristo medico. Ricordo la vibrante preghiera contenuta negli Atti di Tommaso (I metà del III sec. d.C.): “Compagno e aiuto del debole, speranza e fiducia del povero, rifugio e riposo dello stanco, … asilo e porto di quanti percorrono la regione delle tenebre, medico che guarisci gratuitamente; tu che tra gli uomini fosti crocifisso per le moltitudini e per il quale nessuno fu crocifisso! … Nella terra della malattia sii il loro medico; nella terra della stanchezza sii il loro fortificatore; sii il medico dei loro corpi, da’ vita alle loro anime; rendili santuari e templi affinché abiti in essi lo Spirito santo”.

È poi interessante notare che normalmente nei vangeli non si dice che Gesù va in cerca dei malati, ma sono loro, i malati stessi che vanno a Gesù, quasi attratti dalla sua umanità, ed egli risponde al grido espresso o muto che sgorga dalla loro presenza ferita curandoli. Inoltre, incontrando i malati, Gesù non predica mai rassegnazione, non presenta atteggiamenti fatalistici, non afferma mai che la sofferenza avvicini maggiormente a Dio, non chiede mai di offrire la sofferenza a Dio, non nutre atteggiamenti doloristici: egli sa che non la sofferenza, ma l’amore salva! Egli combatte il male, cerca di restituire l’integrità della salute e della vita al malato, lotta contro la malattia, dice di no al male che sfigura l’uomo. Così Gesù fa delle sue guarigioni delle profezie del Regno. E intorno a lui comincia a formarsi la Chiesa. Scrive Benoît Standaert: “(La chiesa) si forma a partire da un Maestro, accompagnato da quattro discepoli: dove egli va, va anche il suo discepolo; dove essi sono, si forma la chiesa. Ed essi sono là dove si soffre: vanno verso la sofferenza della gente e la sofferenza della gente va verso di loro. Irresistibilmente. Ecco come il Regno di Dio si manifesta in primo luogo e ogni volta”.

Il testo evangelico odierno viene concluso da un testo di tono biografico (Mc 1,35-39). Gesù si alza molto presto al mattino e, quasi furtivamente, se ne va in un luogo solitario per pregare. Non si preoccupa di avvisare i suoi discepoli che restano sorpresi dalla sua assenza e si mettono sulle sue tracce. I discepoli devono così cominciare ad imparare che oltre a predicare e a scacciare demoni devono anche ricercare la preghiera. In Mc 9,29 essi saranno rimproverati da Gesù che stigmatizzerà la loro incapacità di guarire il ragazzo epilettico dicendo: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera”. Gesù è cercato da tanti, da tutti (“Tutti ti cercano”: nelle parole dei discepoli sembra quasi esserci una punta di rimprovero). Eppure Gesù si sottrae a questa ricerca che, evidentemente, deve essere purificata. Egli va avanti per la sua strada. Determinato. Risoluto. Senza farsi interrompere dal “successo”. Certo, a noi lettori del vangelo, non può non porsi la domanda: Che cosa cerchiamo veramente quando diciamo che cerchiamo il Signore? Non a caso proprio il vangelo secondo Marco (anche nel brano evangelico odierno) presenta un Gesù sempre in movimento, che sempre si sposta, cammina, entra, esce, se ne va. Il suo movimento è spiazzante e il discepolo è sempre lì ad arrancare per cercare di stargli dietro. Gesù è imprendibile, inafferrabile. Eppure, con la preghiera, il discepolo può trovarsi là dove è anche il suo Signore. E stando con lui (cf. Mc 3,14) può anche vedere dispiegarsi in sé, per fede, la potenza della parola e dell’azione di Gesù stesso. E può proseguire la sua sequela fino alla fine.

Luciano Manicardi https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14344-insieme-per-imparare

Eremo Rocca S. Stefano domenica 7 febbraio 2021

 

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