martedì 29 dicembre 2020

Esistere&Resistere Lockdown cinque


Quando mi dicevi :”Lasciami dormire

Ho sognato il tuo respiro

tiepido e il profumo del tuo sguardo

quando mi dicevi :”lasciami dormire

devo finire un sogno “. Ora

che il crepuscolo è caduto suoi tuoi occhi

è il tuo silenzio misterioso a colorare

il mio amore. Amore che canti

sulla bocca del vento  nelle sere umide

dove i miei baci  si perdono nella solitudine

delle ore senza radici, amore

che vieni chino sulle sere

sulle sere che scintillano di stelle

spighe  sul prato del cielo

dove il vento della notte gira

e canta , gira e canta

nella notte immensa, più immensa senza te .

 

La notte che ci ha accecato il cuore

La notte  dello smarrimento

ci raccolse doloranti, muti

e sbigottiti.  La notte che caddero

le pietre – abbiamo visto

cadere  le pietre  -  avevano occhi

come di acqua marina e palpiti

di secoli. Di polvere e di ombra

furono i nostri pensieri

e restarono nel freddo della notte.

La notte che dicevamo

- è l’ora della vita – ed era

come mordere una mela

correre tra i campi di grano ,

bere acqua e bagnarsi sotto la pioggia.

La notte ci ha accecato il cuore

- una lunga , lunga notte –

ora non ha più sguardi

il nostro cuore per quelli

che scesero nelle tombe

per quelli che vivi ancora

mangiarono con la morte .

Ora camminiamo  per dimore

transitorie  e ci sovviene

ancora e ancora e ancora

il pensiero di quella notte

notte della città dolente

che attende il pane della speranza.

***

 Ti ho  sognato stanotte. Ed era
come vederti camminare  accanto a me .
Un presentimento di buon tempo
quando si sentono  passi
per le scale e la sorpresa è grande :
- così all’improvviso, chi poteva pensarlo –
si dice poi ad alta voce
nascondendo il desiderio  d’un’attesa
consumata sbattendo  tuorli d’uova
con cucchiai di zucchero
per riempire la cucina del profumo
di ciambelle e marmellata.
Diciamo sempre : -Per riguardo ai bambini
le favole che raccontiamo loro
continuano ad essere a lieto fine –
perché piace a noi  e perché
è così che vorremmo le cose della vita
che sovente non lo sono   – a lieto fine - .
E lieto dopo il sogno  di stanotte
ritorna il desiderio di te
ed è l’unico finale  che si addice
al mio sogno.
Per il  mio sogno  non conosce pace
questo desiderio  che rammenta  ogni ricordo
e non riesce a liberarsi  mai
da questo silenzio che ora
è un dilemma  che s’affolla
nel folto controvento
con altre memorie
nel cuore che resta colmo
della tua mancanza.

***

Andare  per le strade della città
dalle immagini addormentate
tra le case  grigie impassibili
a quel rituale  della vita sfuggita
che conserva in fondo all’anima
l’infermità del tempo
e la voglia di piangere ,
che lascia consumare
quello sguardo un po’ bambino
sulle cose, sui colori sui visi che odorano
di fondo tinta  e dopo barba.
Dolci passioni
così colano come cere
sulle strade dall’afrore
della polvere
e dell’umido degli scantinati
ormai a vista  nell’aria
del primo sole del mattino.
Amici amici della città
si vede il mondo
negli occhi aperti dei muri
spalancati senza ritegno
e in loro una verità
un sorriso profondo  :
il cumulo  della vita
che a stento  ti fa ripetere
chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.


 

***

 

Ho pensato – come dicono

i versi di un antico  tango
argentino – di lasciare aperte
la porta di notte
per poter sognare  che tu
ritorni.
Possono venire  i ladri
ma non possono  rubare
niente
perché è mio questo amore
io lo possiedo
e nessuno me lo può
portare via .
Così  ora  so che cosa si prova
a tenere dentro il cuore
questa passione
come quella di un dio
che abita la sofferenza
degli uomini  e che non riusciamo
a capire .
E’ la stesso  profumo
che viene dalle finestre annerite
delle case chiuse. Aspettano l’avvenire
e nelle stanze le voci
chetate d’un tratto all’improvviso
dopo il trambusto di quella notte
hanno una smorfia di estasi  amorosa
che gli deforma il tono.

***

 

Quando ti senti

come un parente abbandonato

in un manicomio

che può permettersi una breve vacanza

allora è che ti viene voglia

di persistere nelle tue idee :

che la terra resti immobile

sempre nello stesso posto ,

che ogni momento è finito in se stesso,

che nulla nell’universo si perde.

Raccogliere nell’universo

quello che non si perde

è  il modo  per  rovistare

nelle storie passate da un pezzo

che brancolano nel nostro cuore

e uscire dalla razionalità del manicomio

per dire : eppure …


 

 

***

 

La vita  disseminata dalle comete

nell’universo di rocce basalti ardesie ,

di carne, sangue e ossa ;

l’attesa ancora per quanto

non si sa dentro un tempo a  zig zag

solo la melodia di una tromba e il suo sol,

affrettati, affrettati

se bussano alla porta

affrettati ,affrettati ad aprire

sono le stelle che chiedono

di raccontarti l’alfabeto

che portò la vita .Ascolta.

 

***

 

Di quella giovinezza schifa

com’è che non mi ricordo

di John e Yoko

e quando ci penso non riesco

a capire che ci facevano

in quella foto di Brian Hamil

che ho visto sul giornale,

quello che fotografava  De Niro

e Woody Allen che pure

mi piacevano tanto.

Perché si fa presto a dirlo

ora che anche il sessantotto

è un ricordo

io di quella giovinezza schifa

mi ricordo

la blusa  gialla irregolare

del poeta  Volodia

ma anche Vladimir Vladimirovič

Maiakovskij e poco altro :

 ma oggi non è giorno di pensieri ,

i pensieri se ne vanno come stelle

tra le altre stelle

e se poi il futuro

non dovesse cominciare mai

allora, allora c’è ancora il presente

di riserva,

il presente quello dei ricordi

dove c’è  ancora tanto da fare

anche se non si ricorda

di John e Yoko

quell’anno di una giovinezza schifa.

 


 

***

 

Suonava il vento

gli alti larici e le sparute betulle

dentro uno spartito

di terra arrochito dalle smorfie

delle linee dei monti ,curvi

nel buio della sera ;

veniva da oriente  anonimo

ormai illeso dalla morte

e portava con le ali

dell’amore ritornante

la canzone della festa,

la festa che ho visto tramare

una favola a tradimento ,

la festa che dovrà riconoscere

la sua diversità

per potersi arrendere

alla grazia

quella che confida  nella nascita

d’un uomo  da una vergine bambina.

Ecco il ballo rabbioso

della strage ,

ecco il ballo della festa di Natale.

Invoco la cecità

come perdono .

 

***

 

Un sonno antico

dentro le tiepide arenarie

e dentro qualche brandello

di muro

dove dorme  anche il gatto al sole

il pomeriggio e canta di notte

la piccola civetta

dalle piume mimetiche ;

il sonno  dei morti

dentro la conservazione

provvisoria delle cose ,

affacciate al silenzio

dell’indecifrabile arabesco

del tempo.

Ecco il gioco divino

senza alcuna promessa 

per la liberazione dei desideri

quelli che hanno passi di gioia

che sono  partenza e direzione

nell’eternità della requie

e speranza di guadagno

di un altro valore

che non sa che farsene

della Gerusalemme siderale

della repubblica di Marx

dell’Eden. Mete da applauso ,

ma non di vittoria ,

mete della vita

che arriva sempre  al  sonno antico

di grazia e bellezza senza paragone ,

sempre in cerca della innocenza

innamorata della tenerezza sacra

nel gioco meraviglioso

del tempo dell’al di là.

 

(Versi che paiono affollati di vento  dentro l’ultimo seme del non essere ma che in realtà sono promessa di normalità dentro  un attimo eterno, promessa accogliente e rifugio sentimentale )

 

 

***

Ecco allora quello che resta:

“aver cura del morire”,

conoscere le cose, educare l’intelligenza,

concepire le persone così

come le abbiamo incontrate.

Quello che resta allora

è la dignità che cerca una vittoria,

quella che non sarà mai nostra

qualunque cosa  facciamo

e cuore mio stanne certo

anche la morte così

riconoscerà la nostra immortalità

quella che abbiamo pensato,

giorno dopo giorno

per il nostro fine e i nostri eredi.

Cuore mio non ti turbare

è ora di vivere la morte

perché la vita vale;

per la vita infatti

ho fatto “ quello che potevo “

e ora mi basta

perché è quello che resta.

 

Eremo Rocca S. Stefano martedì 29 dicembre 2020

martedì 22 dicembre 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Grammatica edilizia e carriole

 


Giovedì 18 marzo 2010  le ruspe sono entrate a Piazza Palazzo e hanno cominciato  a rimuovere le macerie. Mezzi dei Vigili del fuoco e dell’Esercito hanno avviato la rimozione delle macerie nella zona rossa del centro storico dell’Aquila così come preannunciato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

Lo smaltimento delle macerie dell’Aquila è iniziato da Piazza Palazzo e Via Sallustio, sotto la supervisione dei tecnici della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d’ Abruzzo e della Soprintendenza BAP. Questo per garantire la funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale che è propria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il recupero, quanto più completo possibile, dei resti di interesse storico-artistico degli edifici del centro storico della città.
Il lavoro consiste nello  smaltimento selezionato delle macerie in loco con una separazione dei resti lapidei, di stucchi, decorazioni e di materiali erratici dal resto delle macerie.Gli elementi recuperati sono identificati con l’annotazione  della provenienza per il successivo e più semplice collocamento negli edifici di provenienza. 

Questa modalità d’intervento è stata decisa di concerto e in base a quanto concordato ed indicato nella nota del Commissario Delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo con nota n. 2305/AG del 18 marzo 2010.

I comitati cittadini che hanno dato vita alla protesta delle cariole ancora una volta esprimono perplessità  per la complessità dell’operazione  e per l’importanza proprio delle macerie.

“Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le carriole. All’Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro”. Così è intervenuta  Giusi Pitari, pro rettore dell’Università dell’Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle ‘carriole’, tra i primi a raggiungere piazza Palazzo per monitorare l’intervento da parte dell’esercito e dei Vigili del Fuoco per la rimozione delle macerie nel centro storico. A seguito del suo intervento e della richiesta di spiegazioni da parte anche dei comitati cittadini tra cui il 3e32 sia il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, sia il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sono arrivati in centro per discutere della cosa con i cittadini.
“A loro - ha spiegato Giusi Pitari - abbiamo subito fatto rilevare che nessuno è stato in grado di produrci un’ordinanza documentata per giustificare questa azione e lo stesso sindaco ci ha detto di non essere a conoscenza dell’avvio delle operazione”. Ma le perplessità dei cittadini riguardano non già la rimozione quanto lo smistamento.Infatti “ temiamo - ha spiegato Anna Lucia Bonanni - che spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto”.

Rimane alta l’attenzione sul problema delle macerie come la è stata fin dal primo momento stando a quanto scrive Emanuele  Medoro : “…il 20 aprile 2009 scrivevo qualcosa sulle macerie della città, di primo impulso, quando ancora sperdimento e dolore per le ferite inferteci dalla natura nel cuore e nel corpo erano laceranti, brucianti: “…ma che fine faranno le macerie della città? Ho visto un camion carico di macerie partire veloce per una destinazione ignota, ho pensato che quella non è roba da discarica, è materiale pregiato da usare per costruire la memoria di chi verrà dopo di noi.(…)Materiale di ieri,  una mistura di frammenti di mattoni, calce, sabbia, ferro, cemento, vetri, cristalli, carta, mobili, fotografie, suppellettili, plastica e legno, puzzle di ricordi e vissuto di una città intera che non sarà mai più la stessa, materiale unico e speciale  per segnare la storia di domani. A completamento di questa riflessione di allora, cito  un pensiero di oggi  di Vincenzo Vittorini:  “… le nostre macerie materiali non sono  inanimate perché ogni pietra, ogni pezzo di legno, ogni granello di polvere racconta una storia, una vita ed un futuro spezzato, speranze, sogni…” (…) Propongo un uso delle macerie: costruire con esse un parco/monumento a memoria dell'avvenimento, su cui conservare, incisi nella pietra, i nomi dei deceduti del terremoto del 6 aprile 2009, ore 3.32.” La proposta non era originale, era il risultato di letture, il parco della memoria è già stato fatto altrove, in casi simili, con le macerie dei crolli.(…) A distanza di quasi un anno dal sisma, finalmente  si parla di macerie che non sono “monnezza”, da incanalare ciecamente in un impianto di trasformazione, sarà necessario procedere alla loro selezione, trattamento, recupero e smaltimento. Quest’ultima operazione richiede la individuazione di siti specifici. Operazioni complesse dal punto di vista tecnologico data la varietà della natura dei detriti, quante pietre e reperti  vanno catalogati  e salvati! questo bel lavoro per tanti giovani specializzati in lavori di restauro può essere uno dei motori della ripresa economica della città.(…)La complessità  del lavoro ha anche notevoli aspetti umani, diciamo così, visto che la posta in gioco è alta ed attrae appetiti non sempre puliti. Il rischio di infiltrazioni criminali  e criminogene è altissimo, mafia, n’drangheta, camorra  e simili non stanno certamente a guardare lo spettacolo, vogliono partecipare.
Il recupero di ciò che può essere salvato e lo smaltimento di tutto in siti appositi hanno un’importanza strategica per la ricostruzione, salvare il salvabile del nostro passato e della nostra storia è la premessa indispensabile per la costruzione del futuro, non vogliamo una città che non abbia la sua storia  scritta nelle mura, nelle vie e nei vicoli.  Si tratta di uno snodo  da affrontare, subito, altrimenti la città e la sua economia non rinascono. La visione del futuro della città allargata dalle new towns ha alla sua base il recupero del vecchio centro storico, cioè macerie da smaltire e palazzi da ricostruire. Anche in questo caso, come sempre, il futuro ha radici antiche.”

Grammatica della ricostruzione, cariole e radici antiche  ci inducono a riflettere su che cosa è L’Aquila  che   come dice  Donatella Fiorani : "… è il risultato di scelte figurative volute durante il processo di medievalizzazione che ha reso gli edifici estremamente vulnerabili .  (Per questo ) allo stato attuale della situazione  per la ricostruzione si deve mettere in pratica una ristrutturazione che si focalizzi o su una singola fase sincrona o si rimette in piedi com'era, dov'era o si attua il facciatismo. Il facciatismo rappresenterebbe la distruzione del nostro centro storico, (anche se  potrebbe sembrare ) la scelta più  oculata e quindi probabile visto che la maggior parte degli edifici sono quasi integri esternamente e distrutti internamente".
In riferimento a questi pericoli e ad altri è interessante ascoltare l’opinine di  Sebastian Storz, rappresentante del Forum fur Baukulter,  che  presenta un parallelo tra la situazione di Dresda, bombardata nel 1945, e de L'Aquila: "Dresda ha ritrovato una sua dimensione e una sua grammatica, ma dietro una scenografia che è solo apparenza ci sono molti problemi, la città è stata persa ed è in continua via di mutamento. Sono nate numerose filosofie su come ritrovare la città prima del bombardamento e la città è stata costruita secondo una precisa idea, ripristinando gli edifici amministrativi e cittadini, ma lasciando abbandonate alle macerie i musei e i monumenti".
Sull'argomento ricostruzione si schiera Storz: "Le architetture tipiche del Nord Italia, come quella comacesca, sono state adottate da ditte edili che offrono queste case non consone all'architettura e agli usi de L'Aquila e non rispettano il ritmo naturale del luogo. Sono dei veri e propri vermi edilizi, hanno tutto un altro linguaggio e modificheranno il territorio e la sua identità. La soluzione adottata per Dresda è stata quella di dare libero mercato alle ditte edili, ma anche di formare i singoli cittadini dalla scuola materna alla specializzazione post laurea, cosicché i singoli possano partecipare rispettando l'essenza del luogo. L'opera di educazione dei cittadini è stata voluta a messa in pratica dall'associazione Musaa".

Abbandonare  musei e monumenti  sarebbe veramente la morte della città. A questo proposito  Luciano Marchetti   Vice Commissario delegato per la tutela dei beni culturali afferma:"La prima azione compiuta per la salvaguardia del nostro territorio è stata quella di riaprire nel nucleo industriale di Bazzano l'archivio di stato. La prossima sarà quella di portare, sempre in questa area, la biblioteca Provinciale che stanzierà qui per molti anni. Bisogna salvare il nostro patrimonio facendo un'analisi profonda dei danni da parte di personale competente. Si devono sgomberare tutti i beni d'arte mobile e metterli in sicurezza, sono stati depositate circa 3600 opere d'arte e libri, tutto grazie al lavoro dei vigili del fuoco e dei volontari".
E  Ferruccio Ferruzzi, Direttore dell'Archivio di Stato de L'Aquila  conferma "La fase di emergenza non è ancora terminata, questa nuova struttura ci ha permesso di avere carta bianca per la dislocazione di tutto quello che serve rispetto ad un edificio antico. Le sedi nuove sono dislocate in periferia e non sono inserite nei rapporti sociali con il centro storico, e proprio per questo l'Archivio e la Biblioteca Provinciale dovranno tornare al centro".

 

E allora sgomberare  Piazza Palazzo   sembra essere  non  un problema di sgombero delle macerie ma di sgombero delle carriole ?

 

 

 

Eremo  Rocca S. Stefano martedì 22 dicembre 2020

 

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Macerie

 

E’ questo il tempo a dieci e più anni dal sisma del 2009  di recuperare i nostri pensieri, le nostre scritture, le immagini, di quel tempo.  Lo inizio a fare in questo “Storie e voci dal silenzio “ rubrica del Blog  Diario di Malebolge  .  Inizio con le macerie e quindi con le …carriole .

 Ne parla tutta la città. Ma non se ne parla in città.

Là dove sono cadute sono rimaste le macerie del 6 aprile. Le macerie. Segnalate, delimitate e sorvegliata a mo’ di “ monumenta” restano dove sono da mesi. C’è voluta l’ennesima protesta per porre all’attenzione questo problema per il quale in verità c’era stato un accenno di soluzione  appena dopo il sisma. Tentativo bloccato anzi naufragato perché navigava in cattive acque almeno  a quanto riferisce ancora una volta Peppe Vespa nel suo  L’Editoriale del 25 febbraio 2010.

Macerie disciplinate da una normativa europea la cui osservanza sta mantenendo in scacco la situazione aquilana. E’ vero  si tratta di smaltire un milione e cinquecentomila metri cubi  di macerie che al costo almeno di cento euro al metro cubo   fa una cifra esorbitante , attorno  ai centocinquanta milioni di euro. Ma si  tratta anche di liberare un intero centro storico: Sono state operate molte deroghe in molti settori   alla normativa vigente .Non si è trovata una  deroga per le macerie.  Come e perché? Per che e per come le macerie stanno là a ricordare che a distanza di dieci mesi  dall’aprile 2009 il centro storico è imbalsamato  da puntellamenti  e solitudine, silenzio e morte. La città è disabitata.

C’è un fantasma però che si aggira tra i vicoli e le piazze,vaga con indosso un vestito  a colori e con le pezze da Arlecchino; ogni colore sta   per incapacità,cattiva informazione,affarismo, interessi illeciti, teatrini della politica, sofferenza delle persone,incapacità delle proteste a farsi ascoltare,sciacallaggio,imperizia, incompetenza. In una parola sta  per tutti  i mali che si sono aggiunti  a L’Aquila  dopo il terremoto. In tema di  macerie scrive Jenner Meletti su Repubblica il 23 febbraio 2010 :”…In piazza del Comune è una montagna di detriti. In via Antonelli, attraverso lo squarcio di un muro, si vedono ancora i letti e i materassi. Via del Falco è bloccata dai detriti della casa di Franco Fiorillo, pittore. "Pochi giorni dopo il terremoto fu mandata qui una ruspa, per sgomberare la strada. Ma l'uomo che la guidava, dopo avere caricato una volta o due la benna, vide un pianoforte intatto e disse: quello non è un rottame, io non posso spezzarlo. Se n'è andato con la sua ruspa e da allora le macerie sono rimaste qui".Ci sono i libri d'arte e di storia, resi fradici dalla pioggia e dalla neve. In via Del Bargello ci sono ancora i panni stesi sul vicolo. Jeans, calze e felpe, qui abitavano studenti. "Ci hanno sempre detto: abbiamo dovuto costruire le nuove case, non potevamo pensare a tutto. Ma non c'erano forse in Italia ditte e imprese in grado di fare qualcosa anche in centro? E invece tutto sta marcendo e se ne sono andati anche i topi, perché non trovano più nulla da mangiare"….”

E Daniele Mastrogiacomo dieci mesi fa , l’8 aprile 2009 , a due giorni dal terremoto  scriveva sempre su Repubblica :” Il centro storico, il cuore de L'Aquila, è isolato. Polizia e carabinieri formano cordoni ai principali punti di accesso. Si rischia grosso ad entrare, cadono ancora pietre e pezzi di cemento dai tetti dei palazzi di quattro, cinque piani. Palazzi imponenti, che vedi robusti, che credi impossibili solo a scafire. Invece ti accorgi che sono tutti lesionati, con squarci che si aprono sui tetti, sulle pareti, dalle finestre sventrate, le imposte in bilico che cigolano sui cardini piegati dai colpi. "Qui", ci racconta un maresciallo della Guardia forestale, Antonio Russo, "a quest'ora c'era un gran movimento. L'Aquila era un città viva, piena di gente per le strade, rumorosa, allegra". Si guarda intorno, allarga le braccia, fa un giro di 360 gradi. "Guardi lei: non c'è nessuno. E' una città-fantasma. Non so quando, come, in che modo riuscirà a rinascere. Ogni casa, palazzo, bottega, appartamento ha i suoi acciacchi. Alcuni dovranno essere abbattuti per forza. Io non sono un tecnico: ma mi sembra impossibile poter restaurare strutture così imponenti e così lesionate in profondità".

 Dall’8 aprile 2009 al 24 febbraio 2010 poco  è cambiato nel centro storico :  macerie c’erano e macerie ci sono. Il centro storico isolato era e isolato è. Macerie ovunque.Ma che fare dunque delle macerie?

Scrive   Antonello Ciccozzi  docente dell’Università di L’Aquila a proposito di macerie il 22 febbraio 2010: “….Scrivo in tutta fretta, ma si tratta di un tema cruciale. Se la qualità del futuro dell’Aquila dipende da molte variabili, la differenza dei nostri destini dipenderà da come saremo in grado di comprendere queste variabili, ossia di selezionarle in base alle priorità e di interpretarle in base alle possibilità di azione.

La variabile al momento più problematica ha il nome di MACERIE, e rimanda all’opposizone tra SMALTIMENTO e RICICLAGGIO, ossia al bivio tra uno scenario di SOSTENIBILITA’ e uno di CONSUMO.

Personalmente credo che si debba con forza respingere qualsiasi prospettiva di smaltimento, per avviarsi verso un’economia della sostenibilità che preveda il trattamento delle macerie in forma di riciclaggio, e in modo da insediare nell’area aquilana uno stabilimento industriale adibito a tale produzione. Questo significa non solo ricavare materiale dal rifiuto, ma trasformare un problema in una risorsa, una spesa in un guadagno, una barriera in una prospettiva, una tragedia in un lavoro.

Questo significa per L’Aquila una parola:futuro.In Italia, nazione attanagliata da un’ideologia della conservazione che spesso risulta eccessiva e rende miopi, la cultura edilizia della demolizione e del riciclaggio dei materiali da costruzione non è ancora stata recepita con dovizia. Occorrerebbe che i politici iniziassero a guardare all’estero per chiamare chi è in possesso delle migliori tecnologie attualmente disponibili su scala planetaria, per pensare a un insediamento industriale che si occupi di questa forma di produzione, per un discorso all’avanguardia che possa essere anche occasione di laboratorio di sviluppo e miglioramento della tecnologia stessa di riciclaggio.Questo consentirebbe alla città di uscire dal RISCHIO DEL “RATTOPPO” di gran parte del tessuto condominiale, che si profila all’orizzonte anche come antitodo per la carenza di luoghi da usare grettamente come pattumiere per buttare la città crollata. Questo consentirebbe di evitare di finire in mano alla criminalità organizzata, da sempre pronta ad affrontare problemi gestibili solo di nascosto.In altre nazioni la scelta tra ristrutturazione e abbattimento di un condominio riguarda una scelta costi/benefici che tiene conto delle spese e del valore di mercato in modo lucido e lungimirante. In nazioni come la Germania un condominio può essere demolito anche per lavori che superano appena la reintonacatura. Una ditta spacializzata smonta tutti gli infissi e gli interni, poi il palazzo viene demolito; il mucchio di ferro, cemento e mattoni che ne resta entrano in una fabbrica, ed esce ferro e materiale inerte per l’edilizia. Il tutto richiede mediamente circa una settimana di tempo. Non è possibile che ci dobbiamo ridurre alla ricerca di terreni entro cui seppellire la città. Non è possibile che ci accingiamo a rattoppare centinaia di palazzi infartuati esponendo i nostri posteri a un rischio assurdo.Ovviamente, per i palazzi del centro storico andrebbe fatto un discorso di selezione qualitativa dei materiali, per i condomini della periferia sarebbe più adatto un approccio quantitativo; ma, tenendo conto di una necessaria differenziazione della tipologia di intervento, in entrambe i casi, ancora, dovrebbe valere l’imperativo ecologico del riciclaggio, concretamente, della ricerca della massimizzazione del materiale riciclabile.
Questo discorso a L’Aquila è stato affrontato solo marginalmente grazie all’interessamento del consigliare Antonello Bernardi; ma ora, nel momento decisivo, è preoccupantemente sparito dal dibattitlo pubblico e istituzionale. Queste righe vogliono sulla vitale imprescindibilità dell’argomento, e un monito per avvertire tutti dei rischi che corriamo.Ci credo poco, ci credo poco dato il clima che si respira; ma, se L’Aquila vuole ancora provare a diventare d’esempio per il mondo, trasformando la catastrofe in catarsi, la strada della ricostruzione non può che passare per i territori della SOSTENIBILITA’. Solo così potremo diventare un luogo esemplare per il futuro Con le parole che scegliamo (ri)costruiamo il mondo intorno a noi, e per comprendere le direzioni auspicabili per il nostro futuro occorre scegliere in senso culturale, prima che economico. La sostenibilità è un concetto culturale che richiede scelte e attivazioni tecniche, ma è necessario costruire prima senso comune intorno a ciò che deve essere percepito come un valore necessario. A mio parere le parole di questi giorni dovrebbero essere: RICICLAGGIO DELLE MACERIE PER UNA RICOSTRUZIONE SOSTENIBILE.A questo i politici sono chiamati, e in base a questo la storia li peserà riguardo a come
seppero affrontare il terremoto dell’Aquila (che è diverso dal terremoto d’Abruzzo).

Ma già  il 15 aprile 2009  Sergio Nannicola e Leda Bultrini  a proposito di macerie scrivevano una  lettera al Presidente della Provincia di L'Aquila, On. Stefania Pezzopane, e al Sindaco, Dr. Massimo Cialente,  per manifestare il timore che il carattere di urgenza che governa i primi provvedimenti sul territorio possa compromettere la qualità del recupero dei materiali.

L’Aquila,15aprile2009
Al Presidente della Provincia di L'Aquila On. Stefania Pezzopane
Al Sindaco di L'Aquila Dr.MassimoCialente “SALVIAMO LE PIETREDIL'AQUILA” Il recupero con metodo filologico del centro antico e degli edifici storici distrutti, “dov’erano e com’erano”, in città come sul territorio colpito dal sisma, è universalmente avvertito, dai cittadini, al pari che dai tecnici, come una necessità irrinunciabile per il valore storico¬artistico, culturale e identitario che essi portano con sé. Le forme e i modi della ricostruzione saranno decisi nelle sedi opportune, ma è urgente porre le premesse minime per renderla possibile, vale a dire assicurarsi la disponibilità delle sue materie prime: la conoscenza del patrimonio, che il terremoto non ha intaccato, e il materiale fisico di cui esso è costituito, che rischia, invece, schiacciato dalle priorità dell’emergenza, di finire perduto.
A dover essere salvaguardato non è solo il materiale reso pregevole dall’intervento artistico o di alto artigianato, ma anche il materiale costruttivo di base, i calcari impiegati come pietra da taglio per stipiti, architravi, balaustre e i materiali da muratura in genere, il pietrame e i ciottoli calcarei della muratura in pietra grezza intonacata, i piccoli conci calcarei, gli elementi in terracotta, le scaglie di pietra delle “case muro”, le pietre calcare e squadrate. L’urgenza dello sgombero dei detriti può indurre ad ammassare i materiali risultanti dagli scavi e dagli sgomberi in maniera indiscriminata e dispersa, in luoghi indifferenziati, dai quali potrebbe esserne impossibile il recupero. L’indisponibilità dei materiali originari produrrebbe una lacuna del testo architettonico e un consumo immotivato di risorse, con l’aggressione del territorio determinata dalla necessità di procurarsi nuova materia prima. È, dunque, urgente assicurarsi che i materiali di sgombero siano depositati in maniera organizzata,
- separandoli dai detriti provenienti da costruzioni eterogenee per epoca,materietecnichecostruttive;
- individuando luoghi certi e distinti per il loro deposito e la loro conservazione;
●- registrandone, per quanto possibile, la provenienza;
●-minimizzandonelospostamento;
●- predisponendone lo stoccaggio per il medio periodo.
È il primo passo di una ricostruzione consapevole e rispettosa.
Comitatocivico:Un Manifesto per L'Aquila

 

E ne parla ancora  Giorgio De Matteis  vice presidente vicario  del Consiglio regionale :” Spostare 4 milioni  di metri cubi  di macerie e prevederne  altrettanti  quando si scadrà a demolire o a ristrutturare  è un problema che non può riguardare soltanto il comune  di L’Aquila. Anzi il problema macerie è peggiorato  a giudicare dai cumuli presenti  in alcuni siti della zona rossa  del centro storico ed è per questo motivo  che bisogna affrontare  il problema  non soltanto per l’immediato  ma anche per il prosieguo.”

Le manifestazioni domenicali  , del 20 e 28 febbraio,  sono servite  a mettere in evidenza il problema delle macerie  ma anche in generale quello  che della ricostruzione non va . Una delle cose che non vanno per esempio  ce la riferisce  Pietro di Natale  segretario regionale  Filca – Cisl . Facendo riferimento  ai dati diffusi  dalla cassa Edile infatti afferma : “ Da ottobre 2008 a ottobre  2009 la cassa integrazione  nel settore edile  è cresciuta , in provincia di L’Aquila,del 62,42 per cento. Un dato allarmante  che è il risultato  del meccanismo innescato  all’Aquila dove  per5 il progetto “ Case” e la ricostruzione  è stata impiegata  per lo più,manodopera straniera  o proveniente da  fuori regione. A dicembre  2009 i lavoratori  impiegati nell’edilizia  erano circa novemila ,mentre le imprese attive  1.441,con un incremento del 24,12 per cento rispetto allo stesso periodo  del 2008. Gli operai aquilani sono a casa , con lo stipendio ridotto  mentre per la manodopera  da utilizzare nelle  opere di ricostruzione  e di sistemazione  degli edifici danneggiati  si continua ad attingere dall’esterno.  Buona parte del mercato edilizio locale , è controllata da imprese  che non sono del posto  e danno impiego a manodopera  straniera.”

E per di più  ancora al 24 febbraio  il totale delle persone assistite risulta ancora  37.172 .Sono rilevate 5.403 persone in strutture ricettive, 960 in strutture di permanenza temporanea, 1.106 negli appartamenti privati nel circuito di assistenza, 162 in affitto fondo immobiliare, 1.945 in affitto con contratto concordato con DPC (comune AQ) e 27.596 in sistemazione autonoma (comune AQ).

 Si segnala anche il sito  “cittadini x i cittadini “ e il blog  “misskappa.blogspot.com” . Inoltre si vedano gli articoli del periodico on line  Il capoluogo.it  oltre ai filmati su You Tube.

 

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 22 dicembre 2020