Il passo riportato di seguito è di Edward Lear e propone elementi paesistici della conca irrigua di Sulmona osservata dalla via che da Forca Caruso scende verso il gradino intermedio della Conca Subequana . La descrizione del tito topografico di Sulmona è molto accurata
Edward Lear ( Londra 1812 – S. Remo 1888) scrittore e pittore inglese pubblicò nel 1846 a Londra un libro intitolato Illustred Excursions in Italy , nel quale riporta le impressioni annotate nel corso di tre viaggi nella regione, il primo e terzo a cavallo , il secondo a piedi .
"In cima si aprì davanti una scena di straordinaria maestosità. Eravamo usciti
dalla terra dei Marsi e stavamo entrando
in quella degli antichi Peligni , separati dai loro alleati di una volta da
alte pareti di montagne sulle quali
emergeva, signora assoluta, la stupenda
Maiella. E’ un bel luogo davvero ,la valle o pianura di Solmona ,lunga dodici
miglia napoletane e larga tre o quattro!
Quasi tutto il suo territorio è coltivato a vigne ,grano, olivo e
frutteti,grazie ai quali, specie per i meloni , il distretto è famoso. Sulmona, la Sulmo dell’antichità, sta a una delle estremità
della valle ; Corfinium o Pentima all’estremità opposta; Pettorano, Bugnara ,
Pacentro , Introdacqua, Prezza,
Roccacasale Vittorito, Raiano e Pratola
sono tutte entro i confini di questa
valle.
Tutti questi centri, splendidi e pieni di vita, nel cuore di questa bella conca, erano dinanzi a noi mentre andavamo per la lunga discesa. Attraverso la piccola cittadina di Raiano e lungo una via erbosa ,tra ininterrotti vigneti attraversati da ruscelli , che dal fiume Sagittario vengono condotti in ogni parte della valle per irrigarla , alla fine raggiungemmo Solmona , che si trova su un piano rialzato tra due piccoli fiumi , i cui corsi sono contrassegnati da lunghe file di pioppi”.
Nicola Marcone ( 1886 pp.1-4) sul finire dell’Ottocento in un resoconto giornalistico parlava della difficoltà dei viaggiatori sulla direttrice Fucino- Conca Peligna costretti a transitare per Forca Caruso.
“Dalla Valle Subequana per passare nella vicina Marsica occorre superrare il Vado di Furca Carosa – una specie di seno tra due montagne altissime , le cui cime si elevano a duemila metri circa dal livello del mare.
E’ una gola che fa spavento , ben più che per la sua natura orridamente maestosa , per le lugubri tradizioni che vi aleggiano attorno, esagerate dalla fervida fantasia popolare. (…)E, insomma quella del vado, una specie di paurosa leggenda , che ne fa ricordare quei mostri favoleggiati dall’antichità, crudeli ed inesorabili , che reclamavano un dato numero di vittime ogni anno ! Ma tra non molto, la locomotiva, ricongiungendo Roma a Sulmona, gli avrà perforato le viscere con la galleria di Carrito, e avverrà di Forca come già della gola di poli e della Valle di S. Venanzio a breve distanza tra loro.
Oggi, il viaggiatore che percorrendo queste regioni , seduto comodamente in una carrozza ferroviaria , ne ammira i ponti arditissimi che uniscono una montagna all’altra, e quelle svelte opere di costruzioni sulle quali si attraversa più volte il fiume , non ricorda nemmeno e non sa che le capre stesse non avrebbero osato , un tempo d’inerpicarvisi - che alla gola di Popoli bastava si distaccasse un masso dalla montagna per chiudere la strada - e che, finalmente, nelle cinque giornate di vettura ( tante ne occorrevano per venire da Napoli !) mancando il telegrafo, era un domandarsi affannoso : si passa?.. non si passa? – e frequente il caso di restare a mezzo la via dall’una parte o dall’altra del terribile vado!”.
E. Abbate ( 1903 p.139) appassionato ed esperto alpinista , autore della prima guida turistica d’Abruzzo scrive di Forca Caruso.
“ Famoso passo di Forca Caruso , percorrendo una strettissima gola (1150 m.) Qui passava l’antica Via Valeria , i cui tagli eseguiti sotto Claudio sono ancora visibili; qui era il confine preciso dei Marsi e dei Peligni, giacchè questo giogo appenninico separa il bacino del Fucino dalla Conca di Corfinio e Sulmona. Vi passa , oltre la via provinciale uno di quei tratturi per le annuali trasmigrazioni delle greggi di Puglia ed Abruzzo scendenti alle pianure erbose. L’odierna ferrovia passa invece con lunga galleria sotto il colle di Cocullo , poco al di sopra di questo paese, dove, come vedremo fa stazione. La tavola Peutingeriana segna una stazione con il nome di monsignor Imeus, così detta dal monte, sulla cui vetta passava la via Valeria per discendere di là a Corfinio. La detta stazione è riconosciuta in questa gola di Forca Cruso. (…) Questa gola di Forca Caruso è una specie di seno fra due alte montagne . Essa ha fama spaventosa più che per la natura orrida per le lugubri leggende che vi aleggiano intorno, esagerate dalla fantasia popolare. Or che la locomotiva ricongiungendo Roma a Sulmona ha perforato le viscere del monte con le non lontane gallerie di Carrito e di Forca, il viaggiatore ammira comodamente i ponti arditissimi che uniscono una montagna all’altra e non ricorda neppure e non sa a quanti pericoli erano prima esposti i viaggiatori , specialmente d’inverno, passando dall’una all’altra valle , e quante vittime mieteva questo pericoloso passaggio !. E terribili erano davvero in esso le tempeste e le bufere di vento e di neve.”
(Testo citato: Lear E. Viaggio illustrato nei tre Abruzzi (1843 -1844) Sulmona 1974 traduzione Dei Benedetto Avallone B. in Del Villano W- Di Tillio Z. Abruzzo nel tempo. Evoluzione storico culturale Didattica Costantini Pescara 1979 e si veda anche Atti del 3 Convegno viaggiatori stranieri in Abruzzo 1973)
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 17 dicembre 2020



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