giovedì 17 dicembre 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO LA MONTAGNA ABRUZZESE NELLE PAGINE DEI VIAGGIATORI STRANIERI DELL’OTTOCENTO : FORCA CARUSO 2


Il passo riportato di seguito è  di Edward Lear e propone  elementi paesistici  della conca irrigua di Sulmona  osservata  dalla via che da Forca Caruso  scende verso il gradino intermedio della Conca Subequana . La descrizione del tito topografico di Sulmona è molto accurata

Edward Lear ( Londra 1812 – S. Remo 1888) scrittore e pittore inglese  pubblicò  nel 1846 a Londra un  libro intitolato Illustred Excursions in Italy , nel quale riporta le impressioni annotate  nel corso di tre viaggi nella regione, il primo e terzo a cavallo , il secondo a piedi .

 

"In cima si aprì davanti una scena di  straordinaria maestosità. Eravamo usciti dalla terra dei Marsi  e stavamo entrando in quella degli antichi Peligni , separati dai loro alleati di una volta da alte pareti  di montagne sulle quali emergeva,  signora assoluta, la stupenda Maiella. E’ un bel luogo davvero ,la valle o pianura di Solmona ,lunga dodici miglia napoletane  e larga tre o quattro! Quasi tutto il suo territorio è coltivato a vigne ,grano, olivo e frutteti,grazie ai quali, specie per i meloni , il distretto è famoso.  Sulmona, la Sulmo dell’antichità, sta a una delle estremità della valle ; Corfinium o Pentima all’estremità opposta; Pettorano, Bugnara , Pacentro ,  Introdacqua, Prezza, Roccacasale  Vittorito, Raiano e Pratola sono  tutte entro i confini di questa valle.

Tutti questi centri, splendidi e pieni di vita,  nel cuore di questa bella conca,  erano dinanzi a noi mentre andavamo  per la lunga discesa.  Attraverso la piccola cittadina di Raiano  e lungo una  via erbosa ,tra ininterrotti vigneti attraversati da ruscelli , che dal fiume Sagittario vengono condotti  in ogni parte della valle per irrigarla , alla fine raggiungemmo Solmona , che si trova su un piano rialzato  tra due piccoli fiumi , i cui corsi sono contrassegnati da lunghe file di pioppi”.

Nicola Marcone ( 1886  pp.1-4)  sul finire dell’Ottocento  in un resoconto giornalistico  parlava della difficoltà  dei viaggiatori sulla direttrice  Fucino- Conca Peligna  costretti a transitare per Forca Caruso.

 “Dalla Valle Subequana per passare nella vicina Marsica  occorre superrare il Vado di Furca Carosa – una specie di seno tra due montagne altissime , le cui cime si elevano a duemila metri circa dal livello del mare.

E’ una gola che fa spavento , ben più che per la sua natura orridamente maestosa , per le lugubri tradizioni che vi aleggiano  attorno,  esagerate dalla fervida  fantasia popolare. (…)E, insomma quella del vado, una specie di  paurosa leggenda , che ne fa ricordare quei mostri favoleggiati  dall’antichità, crudeli  ed inesorabili , che reclamavano un dato numero di vittime ogni anno ! Ma tra non molto, la locomotiva, ricongiungendo Roma a Sulmona, gli avrà perforato le viscere  con la galleria di Carrito, e avverrà di Forca come già  della gola di poli  e della Valle di S. Venanzio  a breve distanza tra loro.

Oggi, il viaggiatore che percorrendo queste regioni , seduto comodamente in una carrozza ferroviaria , ne ammira i ponti arditissimi che uniscono una montagna all’altra, e quelle svelte opere di costruzioni  sulle quali si attraversa più volte il fiume , non ricorda nemmeno e non sa che le capre  stesse non avrebbero osato , un tempo d’inerpicarvisi  - che alla gola di Popoli bastava si distaccasse  un masso dalla montagna per chiudere la strada -  e che, finalmente, nelle cinque giornate di vettura ( tante ne occorrevano  per venire da  Napoli !) mancando il telegrafo, era un domandarsi affannoso : si passa?.. non si passa? – e frequente il caso di restare a mezzo  la via dall’una parte o dall’altra del terribile vado!”.

 

E. Abbate  ( 1903  p.139)  appassionato ed esperto alpinista ,  autore della  prima guida turistica d’Abruzzo  scrive di Forca Caruso.

 

“ Famoso passo di Forca Caruso , percorrendo una strettissima gola  (1150 m.)  Qui passava l’antica Via Valeria , i cui tagli eseguiti sotto Claudio sono ancora visibili; qui era il confine preciso dei Marsi e dei Peligni, giacchè questo giogo appenninico  separa il bacino del Fucino dalla Conca di  Corfinio e Sulmona. Vi passa , oltre la via provinciale uno di quei tratturi  per le annuali trasmigrazioni delle greggi  di Puglia ed Abruzzo  scendenti alle pianure erbose.  L’odierna ferrovia passa invece con lunga galleria  sotto il colle di Cocullo , poco al di sopra di questo paese, dove, come vedremo fa stazione.  La tavola Peutingeriana  segna  una stazione con il nome di monsignor  Imeus,  così detta dal monte,  sulla cui vetta passava la via Valeria  per discendere di là a Corfinio. La detta stazione è riconosciuta in questa gola di   Forca Cruso.  (…) Questa  gola di Forca Caruso è una specie di seno  fra due alte montagne . Essa ha fama spaventosa più che per la natura orrida  per le lugubri leggende che vi aleggiano  intorno, esagerate dalla fantasia popolare.  Or che la locomotiva ricongiungendo Roma a Sulmona  ha perforato le viscere del monte  con le non lontane gallerie di Carrito  e di Forca, il viaggiatore ammira comodamente i ponti  arditissimi che uniscono  una montagna all’altra e non ricorda neppure  e non sa a quanti pericoli  erano prima esposti i viaggiatori , specialmente d’inverno, passando dall’una all’altra valle , e quante vittime mieteva questo pericoloso  passaggio !. E terribili erano  davvero in esso  le tempeste e le bufere di vento e di neve.”

 

(Testo citato: Lear  E. Viaggio illustrato nei tre Abruzzi  (1843 -1844) Sulmona  1974 traduzione  Dei Benedetto Avallone B. in Del Villano  W- Di Tillio Z. Abruzzo nel tempo. Evoluzione storico culturale Didattica Costantini Pescara  1979 e si veda anche Atti  del 3 Convegno viaggiatori stranieri in Abruzzo  1973)

 

Eremo Rocca S. Stefano giovedì  17 dicembre 2020

 

 

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