Giovedì 18 marzo 2010 le ruspe sono entrate a Piazza Palazzo e hanno cominciato a rimuovere le macerie. Mezzi dei Vigili del fuoco e dell’Esercito hanno avviato la rimozione delle macerie nella zona rossa del centro storico dell’Aquila così come preannunciato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
Lo smaltimento delle macerie dell’Aquila è iniziato da Piazza Palazzo e Via Sallustio, sotto la
supervisione dei tecnici della Direzione Regionale per i Beni Culturali e
Paesaggistici d’ Abruzzo e della Soprintendenza BAP. Questo per garantire la
funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale che è propria del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il recupero, quanto più
completo possibile, dei resti di interesse storico-artistico degli edifici del
centro storico della città.
Il lavoro consiste nello smaltimento
selezionato delle macerie in loco con una separazione dei resti lapidei, di
stucchi, decorazioni e di materiali erratici dal resto delle macerie.Gli
elementi recuperati sono identificati con l’annotazione della provenienza per il successivo e più
semplice collocamento negli edifici di provenienza.
Questa modalità d’intervento è stata decisa di concerto e in
base a quanto concordato ed indicato nella nota del Commissario Delegato per la
Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo con nota n. 2305/AG del 18 marzo 2010.
I comitati cittadini che hanno dato vita alla protesta delle cariole ancora una volta esprimono perplessità per la complessità dell’operazione e per l’importanza proprio delle macerie.
“Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le
carriole. All’Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre
decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro”. Così è
intervenuta Giusi Pitari, pro rettore
dell’Università dell’Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle
‘carriole’, tra i primi a raggiungere piazza Palazzo per monitorare
l’intervento da parte dell’esercito e dei Vigili del Fuoco per la rimozione
delle macerie nel centro storico. A seguito del suo intervento e della
richiesta di spiegazioni da parte anche dei comitati cittadini tra cui il 3e32
sia il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, sia il sindaco
dell’Aquila Massimo Cialente sono arrivati in centro per discutere della cosa
con i cittadini.
“A loro - ha spiegato Giusi Pitari - abbiamo subito fatto rilevare che nessuno
è stato in grado di produrci un’ordinanza documentata per giustificare questa azione
e lo stesso sindaco ci ha detto di non essere a conoscenza dell’avvio delle
operazione”. Ma le perplessità dei cittadini riguardano non già la rimozione
quanto lo smistamento.Infatti “ temiamo - ha spiegato Anna Lucia Bonanni - che
spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere
del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per
questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto”.
Rimane alta l’attenzione sul problema delle macerie come la
è stata fin dal primo momento stando a quanto scrive Emanuele Medoro : “…il 20 aprile 2009 scrivevo
qualcosa sulle macerie della città, di primo impulso, quando ancora sperdimento
e dolore per le ferite inferteci dalla natura nel cuore e nel corpo erano
laceranti, brucianti: “…ma che fine faranno le macerie della città? Ho visto un
camion carico di macerie partire veloce per una destinazione ignota, ho pensato
che quella non è roba da discarica, è materiale pregiato da usare per costruire
la memoria di chi verrà dopo di noi.(…)Materiale di ieri, una mistura di
frammenti di mattoni, calce, sabbia, ferro, cemento, vetri, cristalli, carta,
mobili, fotografie, suppellettili, plastica e legno, puzzle di ricordi e
vissuto di una città intera che non sarà mai più la stessa, materiale unico e
speciale per segnare la storia di domani. A completamento di questa
riflessione di allora, cito un pensiero di oggi di Vincenzo
Vittorini: “… le nostre macerie materiali non sono inanimate perché
ogni
pietra, ogni pezzo di legno, ogni granello di polvere racconta una storia,
una vita ed un futuro spezzato, speranze, sogni…” (…) Propongo un uso delle
macerie: costruire con esse un parco/monumento a memoria dell'avvenimento, su
cui conservare, incisi nella pietra, i nomi dei deceduti del terremoto del 6
aprile 2009, ore 3.32.” La proposta non era originale, era il risultato di
letture, il parco della memoria è già stato fatto altrove, in casi simili, con
le macerie dei crolli.(…) A distanza di quasi un anno dal sisma,
finalmente si parla di macerie che non sono “monnezza”, da incanalare
ciecamente in un impianto di trasformazione, sarà necessario procedere alla
loro selezione, trattamento, recupero e smaltimento. Quest’ultima operazione
richiede la individuazione di siti specifici. Operazioni complesse dal punto di
vista tecnologico data la varietà della natura dei detriti, quante pietre e
reperti vanno catalogati e salvati! questo bel lavoro per tanti
giovani specializzati in lavori di restauro può essere uno dei motori della
ripresa economica della città.(…)La complessità del lavoro ha anche
notevoli aspetti umani, diciamo così, visto che la posta in gioco è alta ed
attrae appetiti non sempre puliti. Il rischio di infiltrazioni criminali
e criminogene è altissimo, mafia, n’drangheta, camorra e simili non
stanno certamente a guardare lo spettacolo, vogliono partecipare.
Il recupero di ciò che può essere salvato e lo smaltimento di tutto in
siti appositi hanno un’importanza strategica per la ricostruzione, salvare il
salvabile del nostro passato e della nostra storia è la premessa indispensabile
per la costruzione del futuro, non vogliamo una città che non abbia la sua
storia scritta nelle mura, nelle vie e nei vicoli. Si tratta di uno
snodo da affrontare, subito, altrimenti la città e la sua economia non
rinascono. La visione del futuro della città allargata dalle new towns ha alla
sua base il recupero del vecchio centro storico, cioè macerie da smaltire e
palazzi da ricostruire. Anche in questo caso, come sempre, il futuro ha radici
antiche.”
Grammatica della ricostruzione, cariole e radici antiche ci inducono a riflettere su che cosa è
L’Aquila che come dice
Donatella Fiorani : "… è il risultato di scelte figurative volute
durante il processo di medievalizzazione che ha reso gli edifici estremamente
vulnerabili . (Per questo ) allo stato
attuale della situazione per la ricostruzione si deve mettere in
pratica una ristrutturazione che si focalizzi o su una singola fase sincrona o
si rimette in piedi com'era, dov'era
o si attua il facciatismo. Il facciatismo rappresenterebbe la distruzione del
nostro centro storico, (anche se
potrebbe sembrare ) la scelta più oculata e quindi probabile visto che la
maggior parte degli edifici sono quasi integri esternamente e distrutti
internamente".
In riferimento a questi pericoli e ad altri è interessante ascoltare l’opinine
di Sebastian
Storz, rappresentante del Forum fur Baukulter, che
presenta un parallelo tra la situazione di Dresda, bombardata nel 1945,
e de L'Aquila: "Dresda ha ritrovato una sua dimensione e una sua
grammatica, ma dietro una scenografia che è solo apparenza ci sono molti
problemi, la città è stata persa ed è in continua via di mutamento. Sono nate
numerose filosofie su come ritrovare la città prima del bombardamento e la
città è stata costruita secondo una precisa idea, ripristinando gli edifici
amministrativi e cittadini, ma lasciando abbandonate alle macerie i musei e i
monumenti".
Sull'argomento ricostruzione si schiera Storz: "Le architetture tipiche
del Nord Italia, come quella comacesca, sono state adottate da ditte edili che
offrono queste case non consone all'architettura e agli usi de L'Aquila e non
rispettano il ritmo naturale del luogo. Sono dei veri e propri vermi edilizi,
hanno tutto un altro linguaggio e modificheranno il territorio e la sua
identità. La soluzione adottata per Dresda è stata quella di dare libero
mercato alle ditte edili, ma anche di formare i singoli cittadini dalla scuola
materna alla specializzazione post laurea, cosicché i singoli possano
partecipare rispettando l'essenza del luogo. L'opera di educazione dei
cittadini è stata voluta a messa in pratica dall'associazione Musaa".
Abbandonare musei e
monumenti sarebbe veramente la morte
della città. A questo proposito Luciano
Marchetti Vice Commissario delegato per
la tutela dei beni culturali afferma:"La prima azione compiuta per la
salvaguardia del nostro territorio è stata quella di riaprire nel nucleo
industriale di Bazzano l'archivio di stato. La prossima sarà quella di portare,
sempre in questa area, la biblioteca Provinciale che stanzierà qui per molti
anni. Bisogna salvare il nostro patrimonio facendo un'analisi profonda dei
danni da parte di personale competente. Si devono sgomberare tutti i beni
d'arte mobile e metterli in sicurezza, sono stati depositate circa 3600 opere
d'arte e libri, tutto grazie al lavoro dei vigili del fuoco e dei
volontari".
E Ferruccio Ferruzzi,
Direttore dell'Archivio di Stato de L'Aquila
conferma "La fase di emergenza non è ancora terminata, questa nuova
struttura ci ha permesso di avere carta bianca per la dislocazione di tutto
quello che serve rispetto ad un edificio antico. Le sedi nuove sono dislocate
in periferia e non sono inserite nei rapporti sociali con il centro storico, e
proprio per questo l'Archivio e la Biblioteca Provinciale dovranno tornare al
centro".
E allora sgomberare Piazza Palazzo sembra essere non un problema di sgombero delle macerie ma di sgombero delle carriole ?
Eremo Rocca S. Stefano martedì 22 dicembre 2020



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