mercoledì 9 dicembre 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Esperienza e risultato: L’Aquila post sisma


Esperienza  come conoscenza  e pratica delle cose della vita,del mondo. Conoscenza e pratica di un sapere  frutto di prove ed osservazioni  rielaborate e ristrutturate  attraverso la riflessione  o il controllo di un esperimento.

Esperienza e risultato. Risultato che proviene ed è  effetto e conseguenza dell’esperienza. Infine esperienza come, apparire, come evidenza.

Scomodiamo ora  la matematica  per  dire a proposito del risultato   che appunto  “il risultato è il numero  o la formula  che risolve definitivamente  un’operazione”.

Tutto questo discorso e scusate se è poco per enunciare un postulato:

La formula adottata per far fronte alle esigenze della popolazione  di L’Aquila in tema di abitazioni  ,dopo il sisma, con il Piano Case ,non ha risolto definitivamente il problema  quindi non ha risolto definitivamente  l’operazione per cui non è un risultato.

Sembra un scherzo ma la realtà è proprio questa. Il Piano Case che sembrava un risultato   non lo è. Il  Piano Case  è o non è un risultato?

Ma perché l’interrogativo direte.

A leggere un articolo del “Centro” di sabato 13 febbraio 2010 a firma di Enrico Nardecchia  sembra un ottimo risultato. Afferma l’articolo : “ …l’unico risultato visibile del post-terremoto ,finora sono gli alloggi  realizzati  nelle 19 aree  del Progetto Case ,nuovi quartieri sorti  in periferia ma non ancora dotati  di tutti i servizi, compresi trasporti e igiene urbana (…) entro il 19 febbraio dovrebbero  entrare  18 mila sfollati  in 4.500 alloggi. Finora dei  183 edifici  quelli completati e consegnati  sono  174 dove vivono  poco più di 13 mila persone in 4.235 alloggi. Restano fuori  1300 single e 800 nuclei  di due persone.”

Sembra però , ed è aperta la discussione ,che questo  innegabile risultato (fuori dagli scherzi dunque o scherzo famigerato della sorte) è nato ed è la conseguenza  della volontà di ignorare  le esperienze precedenti  in tema di ricostruzione  realizzate nel Veneto, in Umbria, nelle Marche: Esperienze che in qualche  modo fanno testo indicando una sequenza temporale  che passa necessariamente  per alcune fasi come quella dei container alloggiativi che a L’Aquila è stata tagliata e sostituita con il Piano Case. Perché, a quale costo , con quali risultati?

Il Piano Case ha assorbito risorse che  potevano essere subito  destinate al recupero delle abitazioni classificate A B e C , quelle del tessuto urbano attorno al centro storico, quelle che in tempi brevi maggio settembre, avrebbero permesso a migliaia di aquilani di rientrare in città. Con la fase container si  sarebbe evitata la spesa degli alberghi altra risorsa da destinare alla costruzione di map leggeri  ( dal costo di 800 euro al metro quadro contro  i  2400 (?) delle costruzioni Piano Case) per ospitare chi aveva la casa classificata E e per gli abitanti del centro storico.

Quel piano dunque ideato dalla politica per lasciare un segno di distinzione  ci interroga e sempre ci interrogherà  sulle possibili alternative  che potevano  essere messe in opera . Ci interroga sui costi e soprattutto  su una modalità di ricostruzione che ha privilegiato una formula a scapito dei moduli leggeri  che erano sicuramente la fase  immediata post sisma ma propedeutica a necessaria per il  decollo della ricostruzione..Tardano a  partire i lavori per  gli edifici classificati A B e C . Difficoltà  e difficoltà per la ricostruzione degli edifici E per quelli del Centro storico.

Il  CENTRO STORICO  disabitato a quasi un anno dal sisma ,le strutture alberghiere della costa che ospitano ancora un numero considerevole di aquilani ,i satelliti della città (le new town)  che stanno per diventare un ulteriore problema ( viabilità  ,servizi,  urbanizzazioni, anonimia e tra un po’ manutenzione). Ecco quindi la situazione.

Abbiamo parlato di matematica  e di risultati delle operazioni . E se dopo aver letto di intercettazioni  e indagini  sul malaffare anche  nel terremoto di l’Aquila esprimessimo  un  sospetto :” una bomba è esplosa nella matematica pura” e ha devastato anche la “matematica impura” e i numeri  “reali” ossia i numeri della realtà (per favore insegnanti di matematica non mi bacchettate ).

Tanto più che  con questi numeri dal Convegno  “ L’Aquila  muore”,organizzato da Italia Nostra  proprio a L’Aquila il 25  febbraio 2010 si è alzato un grido di dolore e di aiuto.

Afferma il vice presidente nazionale  Giovanni Lo Savio :”occorre agire  attraverso una legge speciale  che permetta di partire dalla definizione  di un quadro di metodo  complessivo, incentrato sulla  cooperazione e sul coordinamento  tra i soggetti coinvolti.”

Perché? Perché come conferma il segretario generale  Antonello Alici  il dramma di L’Aquila è sotto gli occhi di tutti ,un patrimonio storico culturale in frantumi . “ Senza una strategia  di intervento si sta uccidendo  un bene inestimabile.  Tutto questo è da irresponsabili…” A lui  fa eco  l’urbanista Pier Luigi Cervellati:” Se non si interviene subito questa città diventerà una necropoli  moderna.  E ciò non è solo per il patrimonio  artistico ormai morente , ma anche per quelle palazzine  nuove edificate dal governo  che di sera  le luci accese  trasformano in loculi.

Questo è il risultato di una ricostruzione impostata  come problema esclusivamente edilizio ,accantonando la dimensione territoriale .Prima del terremoto la città contava più di trenta frazioni ,ma la costellazione urbana era tenuta insieme  dalla forza centripeta  di un centro storico di grande qualità estetica  e funzionale che agiva  come formidabile contrappeso  alla dispersione. Ma non è tutto : la maggioranza degli edifici ,anche molti  monumenti  sono senza protezione ,destinati ad un degrado irreparabile”. E continua :” In questi mesi la parola d’ordine  è stata : dalla tenda alla casa .Abitazioni nuove per i cittadini ,distribuite in venti insediamenti  intorno al capoluogo,edifici semiprefabbricati  durevoli,ecosostenibili ,sismicamente isolati. Una scelta che non fatico a definire  sbagliata e anche molto  onerosa. La conseguenza è lo sconvolgimento  dei complessi equilibri  di una città e di una comunità condannate alla regressione…”

E ancora tanto per rimanere in tema di numeri ecco quelli dell’aggiornamento della situazione al 16 marzo 2010 divulgati dalla Struttura per la Gestione dell’emergenza.  

Dal report risultano  4.746 persone in strutture ricettive, 806 in strutture di permanenza temporanea, 1.038 negli appartamenti privati nel circuito di assistenza, 269 in affitto fondo immobiliare, 1.945 in affitto con contratto concordato con DPC (comune AQ), 27.316 in sistemazione autonoma (comune AQ). 14.657 in alloggi del Progetto C.A.S.E. e 1.609 nei MAP (17 frazioni comune AQ: Arischia, Bagno, Bazzano, Camarda, Cansatessa, Filetto, Monticchio, Pescomaggiore, Pianola, Preturo, Roio Colle, Roio Poggio, S. Rufina, S. Angelo, S. Biagio, S. Giacomo, S. Gregorio). Totale persone assistite 52.386.

( da un post su  valtermarconeosservatoriodiconfineblogpost   del 9 marzo  2010 )

 

Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì  9 dicembre 2020

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