Esperienza come conoscenza e pratica delle cose della vita,del mondo. Conoscenza
e pratica di un sapere frutto di prove
ed osservazioni rielaborate e
ristrutturate attraverso la
riflessione o il controllo di un
esperimento.
Esperienza e risultato. Risultato che proviene ed è effetto e conseguenza dell’esperienza. Infine esperienza come, apparire, come evidenza.
Scomodiamo ora la matematica per dire a proposito del risultato che appunto “il risultato è il numero o la formula che risolve definitivamente un’operazione”.
Tutto questo discorso e scusate se è poco per enunciare un postulato:
La formula adottata per far fronte alle esigenze della popolazione di L’Aquila in tema di abitazioni ,dopo il sisma, con il Piano Case ,non ha risolto definitivamente il problema quindi non ha risolto definitivamente l’operazione per cui non è un risultato.
Sembra un scherzo ma la realtà è proprio questa. Il Piano Case che sembrava un risultato non lo è. Il Piano Case è o non è un risultato?
Ma perché l’interrogativo direte.
A
leggere un articolo del “Centro” di sabato 13 febbraio 2010 a firma di Enrico
Nardecchia sembra un ottimo risultato.
Afferma l’articolo : “ …l’unico risultato visibile del post-terremoto ,finora
sono gli alloggi realizzati nelle 19 aree
del Progetto Case ,nuovi quartieri sorti
in periferia ma non ancora dotati
di tutti i servizi, compresi trasporti e igiene urbana (…) entro il 19
febbraio dovrebbero entrare 18 mila sfollati in 4.500 alloggi. Finora dei 183 edifici
quelli completati e consegnati
sono 174 dove vivono poco più di 13 mila persone in 4.235 alloggi.
Restano fuori 1300 single e 800
nuclei di due persone.”
Sembra però , ed è aperta la discussione ,che questo innegabile risultato (fuori dagli scherzi dunque o scherzo famigerato della sorte) è nato ed è la conseguenza della volontà di ignorare le esperienze precedenti in tema di ricostruzione realizzate nel Veneto, in Umbria, nelle Marche: Esperienze che in qualche modo fanno testo indicando una sequenza temporale che passa necessariamente per alcune fasi come quella dei container alloggiativi che a L’Aquila è stata tagliata e sostituita con il Piano Case. Perché, a quale costo , con quali risultati?
Il
Piano Case ha assorbito risorse che
potevano essere subito destinate
al recupero delle abitazioni classificate A B e C , quelle del tessuto urbano
attorno al centro storico, quelle che in tempi brevi maggio settembre,
avrebbero permesso a migliaia di aquilani di rientrare in città. Con la fase
container si sarebbe evitata la spesa
degli alberghi altra risorsa da destinare alla costruzione di map leggeri ( dal costo di 800 euro al metro quadro
contro i
2400 (?) delle costruzioni Piano Case) per ospitare chi aveva la casa
classificata E e per gli abitanti del centro storico.
Quel piano dunque ideato dalla politica per lasciare un segno di distinzione ci interroga e sempre ci interrogherà sulle possibili alternative che potevano essere messe in opera . Ci interroga sui costi e soprattutto su una modalità di ricostruzione che ha privilegiato una formula a scapito dei moduli leggeri che erano sicuramente la fase immediata post sisma ma propedeutica a necessaria per il decollo della ricostruzione..Tardano a partire i lavori per gli edifici classificati A B e C . Difficoltà e difficoltà per la ricostruzione degli edifici E per quelli del Centro storico.
Il CENTRO STORICO disabitato a quasi un anno dal sisma ,le
strutture alberghiere della costa che ospitano ancora un numero considerevole
di aquilani ,i satelliti della città (le new town) che stanno per diventare un ulteriore
problema ( viabilità ,servizi, urbanizzazioni, anonimia e tra un po’
manutenzione). Ecco quindi la situazione.
Abbiamo parlato di matematica e di risultati delle operazioni . E se dopo aver letto di intercettazioni e indagini sul malaffare anche nel terremoto di l’Aquila esprimessimo un sospetto :” una bomba è esplosa nella matematica pura” e ha devastato anche la “matematica impura” e i numeri “reali” ossia i numeri della realtà (per favore insegnanti di matematica non mi bacchettate ).
Tanto più che con questi numeri dal Convegno “ L’Aquila muore”,organizzato da Italia Nostra proprio a L’Aquila il 25 febbraio 2010 si è alzato un grido di dolore e di aiuto.
Afferma
il vice presidente nazionale Giovanni Lo
Savio :”occorre agire attraverso una
legge speciale che permetta di partire
dalla definizione di un quadro di metodo complessivo, incentrato sulla cooperazione e sul coordinamento tra i soggetti coinvolti.”
Perché? Perché come conferma il segretario generale Antonello Alici il dramma di L’Aquila è sotto gli occhi di tutti ,un patrimonio storico culturale in frantumi . “ Senza una strategia di intervento si sta uccidendo un bene inestimabile. Tutto questo è da irresponsabili…” A lui fa eco l’urbanista Pier Luigi Cervellati:” Se non si interviene subito questa città diventerà una necropoli moderna. E ciò non è solo per il patrimonio artistico ormai morente , ma anche per quelle palazzine nuove edificate dal governo che di sera le luci accese trasformano in loculi.
Questo
è il risultato di una ricostruzione impostata
come problema esclusivamente edilizio ,accantonando la dimensione
territoriale .Prima del terremoto la città contava più di trenta frazioni ,ma
la costellazione urbana era tenuta insieme
dalla forza centripeta di un
centro storico di grande qualità estetica
e funzionale che agiva come
formidabile contrappeso alla
dispersione. Ma non è tutto : la maggioranza degli edifici ,anche molti monumenti sono senza protezione ,destinati ad un degrado
irreparabile”. E continua :” In questi mesi la parola d’ordine è stata : dalla tenda alla casa .Abitazioni
nuove per i cittadini ,distribuite in venti insediamenti intorno al capoluogo,edifici
semiprefabbricati
durevoli,ecosostenibili ,sismicamente isolati. Una scelta che non fatico
a definire sbagliata e anche molto onerosa. La conseguenza è lo
sconvolgimento dei complessi
equilibri di una città e di una comunità
condannate alla regressione…”
E
ancora tanto per rimanere in tema di numeri ecco quelli dell’aggiornamento
della situazione al 16 marzo 2010 divulgati dalla Struttura per la Gestione
dell’emergenza.
Dal report risultano 4.746 persone in strutture ricettive, 806 in strutture di permanenza temporanea, 1.038 negli appartamenti privati nel circuito di assistenza, 269 in affitto fondo immobiliare, 1.945 in affitto con contratto concordato con DPC (comune AQ), 27.316 in sistemazione autonoma (comune AQ). 14.657 in alloggi del Progetto C.A.S.E. e 1.609 nei MAP (17 frazioni comune AQ: Arischia, Bagno, Bazzano, Camarda, Cansatessa, Filetto, Monticchio, Pescomaggiore, Pianola, Preturo, Roio Colle, Roio Poggio, S. Rufina, S. Angelo, S. Biagio, S. Giacomo, S. Gregorio). Totale persone assistite 52.386.
( da un post su valtermarconeosservatoriodiconfineblogpost del 9 marzo 2010 )

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