La battaglia di Gaugamela ( Γαυγάμηλα, Gaugámēla) conosciuta anche
come battaglia di Arbela, fu
combattuta da Alessandro Magno contro l' impero achemenide di Dario III. Il 1º ottobre del 331 a.C., l'esercito della lega corinzia sotto il comando del re macedone
si scontrò con l'esercito persiano di Dario III vicino a Gaugamela, nei pressi
della odierna città di Mosul in Iraq. Anche se con un esercito numericamente inferiore Alessandro uscì vittorioso grazie alle sue
superiori tattiche e a un esercito meglio addestrato. Fu una vittoria decisiva
per l'alleanza ellenica e portò alla caduta dell'impero achemenide.
Gli storici Giustino ,Arriano e Quinto Curzio Rufo raccontano che Dario fece dei tentativi per dissuadere Alessandro Magno ad invadere il suo impero. Dopo la battaglia di Isso gli inviò una lettera offrendo un riscatto per i prigionieri ancora, dopo la cattura di Tiro, Dario offrì ad Alessandro in matrimonio la propria figlia Statira con una dote pari a tutto il territorio ad ovest del fiume Halys . Dopo il fallimento del secondo tentativo di negoziazione, Dario incominciò a prepararsi per un'altra inevitabile battaglia. Tuttavia fece un terzo e ultimo sforzo di negoziazione dopo la partenza di Alessandro dall'Egitto. Un’offerta generosa : gli offrì tutto il territorio a ovest dell'Eufrate, il co-dominio dell'Impero achemenide, la mano di una delle sue figlie e 30.000 talenti d'argento.
Nei due anni successivi alla Battaglia di Isso Alessandro
aveva occupato la costa mediterranea dalla Fenicia fino all'Egitto, dove si era
fatto consacrare faraone. Lasciato
l’Egitto attraverso la Mesopotamia si diresse
verso Babilonia intercettato da Dario lungo la riva orientale del Tigri.
Nel tentivo di costringere il suo avversario a
raggiungerlo nelle pianure da lui scelte per lo scontro. Qui avrebbe potuto
sfruttare la sua superiorità numerica, inducendo nel frattempo Alessandro a non
prendere la via diretta per Babilonia, la quale avrebbe fatto evitare la
battaglia,con l’inevitabile caduta della città. Parte dell'esercito persiano
venne quindi inviata nella zona per prevenire la costruzione di un ponte da
parte dei Macedoni mentre Mazeo, con qualche migliaio di uomini, doveva
impedire all'esercito di Alessandro di prendere la via di Bailonia.
. Alessandro marciò verso sud, lungo la riva
orientale del Tigri. Il quarto giorno dopo la traversata del Tigri suoi esploratori avvistarono la cavalleria
persiana. Alessandro decise di affrontarla con la sua cavalleria mettendola in
fuga. Si diresse poi scegliendo lui
dunque il campo di battaglia verso
l’accampamento persiano presso Gaugamela
dove ci fu i la vera battaglia.
Secondo Arriano, la forza di Dario contava 40.000 cavalieri, 1.000.000 di soldati di fanteria, tra cui cita qualche migliaio di opliti greci mercenari senza precisarne il numero, 200 carri falcati Sciti e 15 elefanti da guerra degli alleati indiani. Diodoro Siculo scrive di 200.000 cavalieri e 800.000 fanti. Plutarco attesta un numero totale di 1.000.000 di truppe senza però specificarne la composizione, mentre secondo Curzio Rufo essa consisteva di 45.000 cavalieri e 200.000 fanti.
Alessandro comandava le forze greche del suo regno di Macedonia e quelle della lega di Corinto insieme agli alleati Traci e Tessali. Secondo Arriano, lo storico più attendibile (che si crede abbia scritto basandosi sul lavoro del testimone oculare Tolomeo) le sue forze contavano 7.000 cavalieri e 40.000 fanti. Le stime moderne si rifanno però similmente alle testimonianze di Arriano. Inoltre molti storici concordano sul fatto che l'esercito macedone contasse 31.000 fanti pesanti, compresi i mercenari e gli opliti di altri stati greci alleati tenuti nella riserva, con ulteriori 9.000 fanti leggeri che consistevano principalmente di peltasti ed alcuni arcieri. La dimensione del reparto greco a cavallo era di circa 7.000 uomini.
In “Gaugamela, la
vittoria decisiva di Alessandro” un articolo di
National Geographic storia del 9
gennaio 2020 Borja Antela-Bernárdez racconta così la battaglia : “All’alba del
primo ottobre del 331 a.C. l’esercito di Dario era già completamente schierato
in posizione di battaglia. Alessandro capì rapidamente che se quell’enorme
numero di effettivi persiani fosse riuscito a circondarli, non avrebbero avuto
scampo. Di fronte a questa prospettiva, decise di puntare su una strategia così
azzardata che i suoi avversari non avrebbero potuto prevederla. La formazione
persiana era schierata, come sempre, con il Grande Re al centro, fiancheggiato
dalla sua cavalleria di nobili e dallo squadrone degli Immortali, la terribile
fanteria persiana nota per le lance con un contrappeso a forma di melagrana. Su
entrambi i lati di questo gruppo si estendevano reggimenti eterogenei, tra cui
spiccavano la cavalleria di Besso sull’ala sinistra e quella di Mazeo sulla
destra. Alessandro schierò i suoi suddividendoli in due gruppi. L’ala sinistra,
in cui si trovavano la cavalleria tessala e l’imbattibile falange, avrebbe
cercato di reggere l’urto del grosso dell’esercito nemico. L’ala destra,
invece, avrebbe aperto al massimo lo spazio di combattimento: la cavalleria dei
Compagni guidata da Alessandro, in particolare, avrebbe condotto una manovra a
sorpresa, allontanandosi dal luogo
dello scontro per separare i suoi inseguitori dal resto dell’esercito.
Il fatto che Alessandro si staccasse dalla sua fanteria consentì ai
persiani di concentrare l’attacco su di essa, mandando i letali
carri falcati a fare breccia tra gli avversari. L’assalto penetrò così in
profondità che una parte dei persiani riuscì ad arrivare fino all’accampamento di
Alessandro, dove
cercò di liberare la famiglia di Dario. Ma la madre Sisigambide si rifiutò di
seguirli, consapevole del grave rischio che rappresentava la fuga, dato che la
battaglia non era ancora decisa. I soldati quindi saccheggiarono le tende nemiche,
dimenticandosi della lotta spietata che infuriava tra il resto degli eserciti.
Dal canto loro, la fanteria macedone e i cavalieri tessali continuavano a
mantenere la posizione con gravi difficoltà davanti all’enorme numero di
avversari. I
persiani dovettero credere che la vittoria fosse ormai solo questione di tempo. Ma a quel punto, inaspettatamente, la
cavalleria di Alessandro cambiò direzione, penetrando improvvisamente tra le
file dell’ala destra nemica, che si era aperta nell’iniziale
tentativo di inseguimento e ora era tutta impegnata a incalzare la falange
macedone.
Si
creò così una breccia nell’impenetrabile linea persiana, che
lasciava libero un accesso diretto al Grande Re e alle sue guardie. Alessandro
diede prova della sua fierezza e i Compagni dimostrarono ancora una volta la
loro forza imponendosi selvaggiamente sugli avversari e arrivando a minacciare
lo stesso Dario. Ormai in
scacco, il re persiano vide che una parte dei suoi cavalieri migliori, agli
ordini di Besso, stava soppesando la fuga. Se fosse stato catturato, tutto
sarebbe andato perduto. Così decise di scappare. Quando vide
fuggire Dario, Alessandro sentì svanire le sue speranze di mettere fine alla guerra. Si lanciò all’inseguimento dei
nemici, ma gli arrivarono richieste di aiuto dalla sua fanteria che, guidata da
Parmenione, stava continuando a resistere all’assalto persiano. Tornò allora a
unirsi allo scontro, schiacciando tra due fronti gli avversari e poi inseguendo
chi abbandonava il campo di battaglia una volta saputo che Dario era in fuga. Alessandro
era ormai il signore dell’Asia.”
https://www.storicang.it/a/gaugamela-vittoria-decisiva-di-alessandro_14644
A Gaugamela, nel 331
a.C., ebbe fine il potere della gloriosa dinastia iranica degli Achemenidi, che
aveva creato un impero vasto dall'Indo al Mediterraneo.
Grazie a una delle più brillanti tattiche militari di tutti i tempi, il giovane
re macedone Alessandro, con un’armata di neppure50.000 uomini, sconfisse un
esercito stimato in più di un milione di anime. Tra lecsterpaglie della piana
di Arbela tutti i popoli dell’Asia sottomessi all’impero persiano affrontarono le
falangi greche e macedoni ecla cavalleria pesante dei “Compagni” di Alessandro.
Inutilmente. Le cariche della cavalleria persiana, la massa della fanteria e la
ferocia dei carri falcati del re dei re Dario III nulla poterono contro la
brillante manovra di avvolgimento ideata da Alessandro e la potenza della sua
falange. Il sogno dei Greci, vendicare l’invasione persiana della loro terra
avvenuta nei primi decenni del V secolo a.C., era stato realizzato da un
ragazzo di venticinque anni. Dopo Gaugamela il mondo non fu più lo stesso:la
vittoria di Alessandro e le sue conquiste contribuirono a fare della cultura
greca una cultura universale.
Ma a quasi 23 secoli dall’evento il luogo della battaglia è
ancora in discussione, con gli storici e gli archeologi dubbiosi
sull’interpretazione dei dati disponibili. Un giallo archeologico che ora è
stato svelato dalle ricerche multidisciplinari della missione archeologica nel
Kurdistan iracheno dell’università di Udine, guidata dal professore Daniele
Morandi Bonacossi, dove è presente dal 2012 con il progetto “Land of Nineveh /
Terre di Ninive”. La spedizione, sostenuta da ministero degli Affari esteri e
della Cooperazione internazionale; Agenzia italiana per la Cooperazione allo
Sviluppo; ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca; Regione Autonoma
Friuli Venezia Giulia; Fondazione Friuli, ha portato gli archeologi a una
scoperta straordinaria: l’identificazione del sito di Gaugamela con l’attuale
Tell Gomel, nei pressi dell’odierna Mosul – l’antica Ninive – nel Kurdistan
iracheno. L’annuncio a Roma in un’affollatissima conferenza stampa, cui sono
intervenuti Andrea Zannini, direttore del dipartimento di Studi umanistici e
del Patrimonio culturale dell’università di Udine; Ettore Janulardo , ministero
degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Ahmad A.H. Bamarni,
ambasciatore della Repubblica dell’Iraq in Italia; Alessia Rosolen, assessore
Istruzione, Ricerca, Università della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia;
Daniele Morandi Bonacossi , direttore del “Land of Nineveh Archaeological
Project” e ordinario di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di
Udine.
La spedizione archeologica dell’università di Udine, che
coinvolge ogni anno circa 25 specialisti (archeologi, topografi, restauratori,
archeobotanici, palinologi, esperti GIS,…) e diversi studenti, indaga la
trasformazione del territorio dal Paleolitico al periodo islamico (da un
milione di anni fa ad oggi) grazie ad una concessione di ricerca che copre
un’area di 3mila kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq, che ha
consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie
alle riprese con droni, a ortofoto, allo studio della ceramica e agli scavi
stratigrafici, è stata ricostruita la storia dell’insediamento e della
demografia della regione, che risulta essere una delle zone della Mesopotamia
con la più alta densità di siti archeologici (0,7 per chilometro quadrato). E
il team del prof. Morandi ha ricevuto l’apprezzamento dell’ambasciatore della
Repubblica dell’Iraq Ahmed Bamarni che ha commentato: “La squadra del prof.
Daniele Morandi Bonacossi sta svolgendo un considerevole lavoro nella Regione
del Kurdistan, e apprezziamo il loro impegno nel recupero del patrimonio
culturale iracheno, come la recente identificazione del sito originale della
Battaglia di Gaugamela, che vide la vittoria di Alessandro Magno sull’esercito
persiano di Dario, evento che rappresenta uno dei momenti storici più
significativi della storia regionale e mondiale”. E allora vediamo meglio
questa eccezionale scoperta archeologica. (…)Le fonti – come si diceva – non
concordano sul luogo della battaglia.
Ma, grazie a un mix di storia antica e
nuove tecnologie, filologia e GIS, remote sensing e
lavoro sul campo, il team diretto dal prof. Morandi Bonacossi ha raccolto
evidenze scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui il
condottiero macedone trionfa sull’armata persiana. “La prova regina è lo studio
filologico del toponimo del sito di Tell Gomel, che stiamo scavando”, spiega
Morandi Bonacossi. È un percorso a ritroso che ci porta dai giorni nostri
all’impero assiro. “Proprio sull’acquedotto di Jeruan, monumentale sistema
d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare
l’acqua a Ninive e irrigare la pianura circostante”, continua il direttore
della missione friulana, “troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa
dell’epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.) che ricorda il sito di
epoca assira Gammagara/Gamgamara. Da questo toponimo assiro deriva la dizione
greca: da Gamgamara in greco la m diventa u e la
r una l che ci dà
Gaugamela. Il toponimo si mantiene nei secoli. Così lo troviamo trascritto in
epoca medievale (IX sec. d.C.) con una storpiatura dal greco che dà Gogemal,
toponimo che a sua volta subisce una corruzione in Gomel che è il nome del sito
che stiamo scavando”.
https://archeologiavocidalpassato.com/tag/diodoro-siculo/
Fonti
Le due principali fonti sulla battaglia di Gaugamela sono le opere di Arriano
;”Anabasi di Alessandro” e di Quinto Curzio Rufo “Storie di Alesssandro Magno); meno
importanza hanno le opere di Diodoro Siculo
Biblioteca storica e di Plutarco Vita di Alessandro). Tutti questi
storici vissero vari secoli dopo la spedizione di Alessandro in Asia: Diodoro
nel I secoloa.C., Arriano e Plutarco tra il I e il II secolo
a.C, e Rufo, che forse scrisse nel III secolo d.C. È chiaro come questi
storici derivarono la propria narrazione da altre fonti coeve al periodo di
Alessandro, oggi però in gran parte perdute
Uno dei primi libri in greco antico è quello di Callistene di Olinto (Le
gesta di Alessandro), scritto durante la campagna di Alessandro e di
carattere propagandistico; altre opere contemporanee, però dal palese carattere
encomiastico, sono la Storia di Alessandro di almeno due libri, di Anassimene
di Lampasco e l'opera di Onesicrito (dal
titolo incerto) che fu timoniere al
servizio di Alessandro.
Da queste prime opere si susseguono altri scritti che hanno un carattere filo-macedone, escludendo l'opera di Ieronimo di Cardia (III secolo a.C.) che, pur prediligendo un sistema narrativo di esagerazione e volto a stupire il lettore, resta comunque piuttosto distaccato dalla narrazione di parte degli altri storici. Risulta quindi molto difficile riuscire a dare una ricostruzione fedele degli eventi, del numero di soldati e delle perdite della battaglia, che risentono molto del filtro parziale che ne hanno dato gli storici antichi.
Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 2 dicembre 2020

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