giovedì 17 dicembre 2020

Esistere&Resistere Lockdown quattro

 


Dove si è perduto il cuore

 

L’altro ieri in sogno

ho visto un quadro di Chagall

e le mani e le ciglia e gli occhi

e i balconi e le braccia

dipinte sembravano  luoghi

dove si è perduto il cuore.

Un cuore perduto dietro il sole

sulle case offuscate dalla sera

case di pietra come anime struggenti

della terra

al passo del nostro tempo

ma anche senza tempo.

Ho visto campi color vinaccia

del pomeriggio  e rocche brunite dal tempo

e dal colore taciturno

splendido e un po’ smaniose

di dialogare nelle vicende

che accarezzano il cuore.

E proprio del cuore dirò

dirò di un cuore perduto

come il sogno dell’altro ieri

nel vino delle feste familiari

ricordate con un po’ di nostalgia

e commozione o tra le lacrime

che bagnano le mani

allacciate intorno

a quella voce che sola batte

sulle sillabe.

D’ un cuore dissonante 

dunque parlerò

come di un quarto di luna

come di una crepa sull’asfalto

come di un silenzio

che suona strano anche a Dio.

Di questo parlerò come  per guardarmi

indietro  con curiosità

e avrò voglia di parlare

per poco  con l’improvvisa certezza

che è forse inutile

ora, parlare ancora.

 

***

Ti ho molto amata

 

Ho molto amato i tuoi  silenzi 

che la memoria oggi

mi restituisce  tra altri silenzi.

Era una micia  l’amica 

delle mie solitudini

ora sono solo solitudini

amiche delle solitudini  

nella grande casa

qui alla Rocca dove

si ascolta ancora un altro

silenzio

nei mattini di sole o pioggia ,

nei giorni di primavera o d’estate,

nei giorni e nelle notti.

Io non so dov’è il disaccordo, 

perché comunque ci deve essere

da qualche parte nell’anima,

che come dice il poeta

ha sciupato la vita ,

tormentato il canto.

Non ancora e non abbastanza

lo strazio di vivere

può prendere il sopravvento

e non è mai all’altezza

del cuore

anche se indurisce i colori ,

come l’artrite le ossa

e confonde

sulle palpebre straziate

dell’anima quello sguardo,

quello sguardo

- ormai cieco sul mondo -

che rimugina il vento

freddo d’una stagione

 appena  appena passata.

Il filo perduto degli avvenimenti

sembra scongiurare la follia

e l’affanno con cui ritorno ogni volta

su un’ora, un giorno, un mese

un anno del passato

è solo un sussulto del cuore

per quanto stanco sia ancora .

 

***

Manco a dirlo

ecco, il vecchio che sono diventato

se le porta tutte dentro

quelle militanze

alcune silenziose altre urlate

fino alla resa dei conti ;

erano quei giorni ora antichi

eppure ancora nuovi

che ci fecero dire

“bentornata utopia”

quella che mai più sapemmo,

da quei giorni ritrovare ,

dentro altri giorni

di fatica, dolore,amore ,

incontri e scontri: fanciullezze

dolci e mare

di una vita

che si è fatta oggi vecchiaia

ancora in attesa  di un “movimento”

tutto da credere ,capace di abolire

lo “stato di cose presente”.

E allora il vecchio

che sono diventato,deprivato

ormai di buona parte degli anni

già vissuti , si domanda

ancora da dove proviene

ed ha una sola risposta:

dalla solitudine di ieri

simile a  quella di oggi ,

quella che scorre insieme

ai fiumi e come la pioggia

si alza nel cielo ,

quella che non piange 

e si dispera  perché non è sola,

ha con sé tutto il mondo

di prima e di dopo

dentro un presente fatto

d’un ballo rabbioso

di ambiguità e provocazione

di due voci : la mia e quella del tempo

che passa

ridotte ad un solo verso

per divertire la morte ,

la morte che ha fame

di tempo, il tempo  che non ha riposo

almeno fino ad un’altra

genesi .  

 

***

Il tuo stesso dolore

 

Mio è il tuo stesso dolore

segreto,

ed è come ascoltare

il suono fondo e la voce rara

della campagna

appena appena mescolato

con uno sguardo verde d’erba

nella stagione buona,

quella delle parole ospitali,

ed è tutta una sfolgorata,un poco dolce,

un poco amara,

di consolazioni.

Anche questo dolore passerà

e questa solitudine, anche.

 

***

Voglio parlarti 

 

E’ con te che voglio parlare

di quello che mi sta a cuore

e chissà poi se ne sono capace.

Voglio parlarti  del suono delle stoviglie

della pioggia che batte contro i vetri

il temporale che si allontana

l’erba che cresce.  Anche di  queste cose

sono fatti i nostri giorni  .

Di poterti ancora parlare

delle cose che mi stanno a cuore,

quelle che ascoltavi  chiudendo

gli occhi nel silenzio  della stanza,

ho voglia stasera.

Ma chissà se ne sono capace.

Non passa giorno ch’io non ti dia

asilo nei miei pensieri

per tenerti ancora stretta

a questo inquieto cuore.

E poi la notte faccio sogni

in cui vedo  cose impossibili

perché a volte il dolore è tanto ,

il dolore di un amore  difficile

a portare  difficile a ricevere .

L’impercettibile lancetta

della vita non segue mai una deriva   

e m’interroga in silenzio

che io non ho da dire risposte

se non una: le cose da dirti

sono  il  racconto

della fabbrica di una storia

nella storia ,d’un racconto

nel racconto,d’una vita dentro la vita.

 

***

Ora chiedo a Dio

di non darmi altri sogni,

quelli che ho dentro

mi bastano

lui non sa nemmeno

da quanto tempo

vagano nel cuore :

da tanto .

Non riescono a trovare la strada

per tornare da dove sono

nati ,hanno il sapore

delle  chiazze di speranza,
modi di leggere il mondo , strofa
a strofa  fino in fondo , in controluce ;
tra di loro  ho camminato fin qui

come dentro  un’interferenza

udita come musica.

Dio mio  tu non abbandonare

quella musica

è come la pioggia che non tocca mai terra,

trema come le parole nel respiro ,

sta dentro quei sogni

quelli che appaiono negli occhi

macchiati dai giorni  ;

giorni che ci vengono  a  visitare e ci portano
notizia delle cose,

che nell’ombra ci appaiono e nel turbine
se ne vanno.

Ecco  va bene così,

quei sogni hanno intrecciato il sangue

e quello che è nato

o Dio ti appartiene

perché è  una riserva di miracoli che accadono
e sembra  per niente.

***

 

C’era il dolore

dentro i  tuoi vestiti che regalammo

alla Caritas,piangevano il lutto

come una sparsa eleganza

come ricordo  del pot-pourri, 

in borse di mussola,  pieno di tempi e luoghi.

“I climb these stairs a dozen times a day
And, by that open door, wait, looking in
At where you died. My hands become a tray
Offering me, my flesh, my soul, my skin.
Grief wrong us so. I stand, and wait, and cry
For the absurd forgiveness, not knowing why.”(1)

Salgo queste scale una dozzina di volte al giorno 

e, davanti a quella porta aperta, aspetto, guardando dentro 

dove sei morta. Le mie mani diventano un vassoio 

che offre me, la mia carne, la mia anima, la mia pelle.

Il dolore ci ha colpito così. Sto in piedi e aspetto, e invoco

l’assurdo perdono, e non so il perché».

Sfoglio 

tutti i tuoi anni, amore mio, e ti amo ancora.

(1) Elegies di Douglas Dunn

 

***

A volte penso

che abbiamo un unico viaggio

da portare a termine:

è un viaggio

che prima o poi dobbiamo cominciare

quello di accompagnare

questi nostri fratelli neri

a smettere di essere neri.

Smettere di essere neri

non ha  nulla a che fare

con il colore della pelle

con la vergogna

di questi colori bianco e nero,

con l’alienazione

e l’assenza di consapevolezza

che io bianco  sono come te nero.

Per favore

non ammazzate più neri

perché dobbiamo fare

insieme un viaggio

il viaggio di ritorno

all’umanità

per la dignità e per il diritto

di esistere

che è la stessa cosa

dentro la pelle bianca

dentro la pelle nera.


***

 

Elegia dell’acqua

Mare

 

Andante

Così il mare  dentro un sogno lucente

ha un respiro lungo e incessante.

Pronto all’inverno è come un sangue

dolce e soffocante sotto il sole leggero,

a destra e a sinistra corre l’infinito

tra nuvolaglia e luce sfolgorante :

il mare.

Il mare. Il mare silenzioso

che ti invita all’ascolto.

Il mare E tu fatti mare

Fatti migrante,marinaio, naufrago.

Fatti vela d’azzurro 

a sfiorare il confine lontano

oltre costellazioni alzate come stendardo.

Fa paura salpare in questo mare ?

In questo mare , in questo mare t’accoglie

t’accoglie  sempre , sempre Itaca.

 

Allegro

Fa paura .Il cattivo giorno

è solo un temporale. A camminare

nonsi affoga nel mondo

si affoga solo soffrendo e le ali,

le ali del mare spuntano bagnate

per ricordare che è difficile volare

volare e riaccendere la vita.

La vita. Dorme un desiderio in attesa

che passi l’arsura ed è la vita

la vita che ogni giorno riaccende il sole.

 

Moderato

Il sole. L’allegrezza è una terra,

un sole , una dolce acqua rossa,

sillabe di parole sfogliate

come un fiore dal rosso tepore.

Ed ecco che ce ne andiamo

come siamo venuti

arrivederci fratello mare

portiamo con noi  ghiaia, sale

infinito.

Sul tuo destino di mare

ti abbiamo chiesto molte cose

molte cose ci hai detto

ora, ora ecco per noi , per noi

un po’ più di speranza.

 

Maestoso

Il  nostro cuore è come una zattera,

all’approdo, all’approdo corre

oltre i ricordi va, va al mare

al mare sotto le stelle

semi luce , gocce blu

al mare spalancato

cole una porta senza battenti .

 

***


Ora te lo dico

 

Solo un gatto ora conosce la mia porta

dorme al sole nel pomeriggio silenzioso

e par che sogni il tuo sorriso.

Ora, ora te lo dico  non è come

allora, anche se il giardino

sa ancora di rosmarino e il poco vento

della sera  rinfresca appena le mura

della vecchia casa all’angolo.

Io non so più parlare al gatto

e a te , tu che dormi lontano

dove poco poco  s’ode il rumore

della strada. E quando vengo

a raccontarti quello che  è accaduto

tu par che dica  : “lo sapevo  “.

 

***

Sulla tua bocca addormentata

 

Io non avevo che carezze per te

e parole d’amore  allo scendere

della sera. Con il cuore nella notte

incontro ad un nuovo mattino

ascoltavo il tuo respiro  ed era

come una ragnatela azzurra

di sogni  sulla tua bocca addormentata.

Viene sovente il vento dalla terra

oltre il mare e porta con sé

il profumo delle rose e dei fiori

dei   giardini di quell’altra terra. 

Porta con sé il respiro  degli alberi 

spogliati da un mite autunno . Porta con sé

nuove parole per un amore  un po’ pazzo

e un po’ imbroglione  spogliato

pure lui dalla solitudine  per la tua

assenza un po’ dolce, un po’amara.

 

***

Va riposa dolce luna

Io non avevo che te  nella solitudine

della sera , dolce luna.  Solitudine

di luna  tra stelle in corsa.  Ora però va

e riposa dolce luna  prima che l’alba

laceri  le tue impronte

sui muri e sulla terra . Va e riposa

dolce luna  ma prima inventa le parole

per domani ,un altro giorno

per ricominciare a parlare.

 

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 17 dicembre 2020

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