Dove si è perduto il cuore
L’altro ieri in sogno
ho visto un quadro di Chagall
e le mani e le ciglia e gli occhi
e i balconi e le braccia
dipinte sembravano luoghi
dove si è perduto il cuore.
Un cuore perduto dietro il sole
sulle case offuscate dalla sera
case di pietra come anime struggenti
della terra
al passo del nostro tempo
ma anche senza tempo.
Ho visto campi color vinaccia
del pomeriggio e rocche brunite dal tempo
e dal colore taciturno
splendido e un po’ smaniose
di dialogare nelle vicende
che accarezzano il cuore.
E proprio del cuore dirò
dirò di un cuore perduto
come il sogno dell’altro ieri
nel vino delle feste familiari
ricordate con un po’ di nostalgia
e commozione o tra le lacrime
che bagnano le mani
allacciate intorno
a quella voce che sola batte
sulle sillabe.
D’ un cuore dissonante
dunque parlerò
come di un quarto di luna
come di una crepa sull’asfalto
come di un silenzio
che suona strano anche a Dio.
Di questo parlerò come per guardarmi
indietro con curiosità
e avrò voglia di parlare
per poco con l’improvvisa certezza
che è forse inutile
ora, parlare ancora.
***
Ti ho molto amata
Ho molto amato i tuoi silenzi
che la memoria oggi
mi restituisce tra altri silenzi.
Era una micia l’amica
delle mie solitudini
ora sono solo solitudini
amiche delle solitudini
nella grande casa
qui alla Rocca dove
si ascolta ancora un altro
silenzio
nei mattini di sole o pioggia ,
nei giorni di primavera o d’estate,
nei giorni e nelle notti.
Io non so dov’è il disaccordo,
perché comunque ci deve essere
da qualche parte nell’anima,
che come dice il poeta
ha sciupato la vita ,
tormentato il canto.
Non ancora e non abbastanza
lo strazio di vivere
può prendere il sopravvento
e non è mai all’altezza
del cuore
anche se indurisce i colori ,
come l’artrite le ossa
e confonde
sulle palpebre straziate
dell’anima quello sguardo,
quello sguardo
- ormai cieco sul mondo -
che rimugina il vento
freddo d’una stagione
appena appena passata.
Il filo perduto degli avvenimenti
sembra scongiurare la follia
e l’affanno con cui ritorno ogni volta
su un’ora, un giorno, un mese
un anno del passato
è solo un sussulto del cuore
per quanto stanco sia ancora .
***
Manco a dirlo
ecco, il vecchio che sono diventato
se le porta tutte dentro
quelle militanze
alcune silenziose altre urlate
fino alla resa dei conti ;
erano quei giorni ora antichi
eppure ancora nuovi
che ci fecero dire
“bentornata utopia”
quella che mai più sapemmo,
da quei giorni ritrovare ,
dentro altri giorni
di fatica, dolore,amore ,
incontri e scontri: fanciullezze
dolci e mare
di una vita
che si è fatta oggi vecchiaia
ancora in attesa di un “movimento”
tutto da credere ,capace di abolire
lo “stato di cose presente”.
E allora il vecchio
che sono diventato,deprivato
ormai di buona parte degli anni
già vissuti , si domanda
ancora da dove proviene
ed ha una sola risposta:
dalla solitudine di ieri
simile a quella di oggi ,
quella che scorre insieme
ai fiumi e come la pioggia
si alza nel cielo ,
quella che non piange
e si dispera perché non è sola,
ha con sé tutto il mondo
di prima e di dopo
dentro un presente fatto
d’un ballo rabbioso
di ambiguità e provocazione
di due voci : la mia e quella del tempo
che passa
ridotte ad un solo verso
per divertire la morte ,
la morte che ha fame
di tempo, il tempo che non ha riposo
almeno fino ad un’altra
genesi .
***
Il tuo stesso dolore
Mio è il tuo stesso dolore
segreto,
ed è come ascoltare
il suono fondo e la voce rara
della campagna
appena appena mescolato
con uno sguardo verde d’erba
nella stagione buona,
quella delle parole ospitali,
ed è tutta una sfolgorata,un poco dolce,
un poco amara,
di consolazioni.
Anche questo dolore passerà
e questa solitudine, anche.
***
Voglio parlarti
E’ con te che voglio parlare
di quello che mi sta a cuore
e chissà poi se ne sono capace.
Voglio parlarti del suono delle stoviglie
della pioggia che batte contro i vetri
il temporale che si allontana
l’erba che cresce. Anche di queste cose
sono fatti i nostri giorni .
Di poterti ancora parlare
delle cose che mi stanno a cuore,
quelle che ascoltavi chiudendo
gli occhi nel silenzio della stanza,
ho voglia stasera.
Ma chissà se ne sono capace.
Non passa giorno ch’io non ti dia
asilo nei miei pensieri
per tenerti ancora stretta
a questo inquieto cuore.
E poi la notte faccio sogni
in cui vedo cose impossibili
perché a volte il dolore è tanto ,
il dolore di un amore difficile
a portare difficile a ricevere .
L’impercettibile lancetta
della vita non segue mai una deriva
e m’interroga in silenzio
che io non ho da dire risposte
se non una: le cose da dirti
sono il racconto
della fabbrica di una storia
nella storia ,d’un racconto
nel racconto,d’una vita dentro la vita.
***
Ora chiedo a Dio
di non darmi altri sogni,
quelli che ho dentro
mi bastano
lui non sa nemmeno
da quanto tempo
vagano nel cuore :
da tanto .
Non riescono a trovare la strada
per tornare da dove sono
nati ,hanno il sapore
delle chiazze di speranza,
modi di leggere il mondo , strofa
a strofa fino in fondo , in controluce ;
tra di loro ho camminato fin qui
come dentro un’interferenza
udita come musica.
Dio mio tu non abbandonare
quella musica
è come la pioggia che non tocca mai terra,
trema come le parole nel respiro ,
sta dentro quei sogni
quelli che appaiono negli occhi
macchiati dai giorni ;
giorni che ci vengono a visitare e ci portano
notizia delle cose,
che nell’ombra ci appaiono
e nel turbine
se ne vanno.
Ecco va bene così,
quei sogni hanno intrecciato il sangue
e quello che è nato
o Dio ti appartiene
perché è una riserva di miracoli che accadono
e sembra per niente.
***
C’era il dolore
dentro i tuoi vestiti che regalammo
alla Caritas,piangevano il lutto
come una sparsa eleganza
come ricordo del pot-pourri,
in borse di mussola, pieno di tempi e luoghi.
“I climb these stairs a dozen times a day
And, by that open door, wait, looking in
At where you died. My hands become a tray
Offering me, my flesh, my soul, my skin.
Grief wrong us so. I stand, and wait, and cry
For the absurd forgiveness, not knowing why.”(1)
Salgo queste scale una dozzina di volte al giorno
e, davanti a quella porta aperta, aspetto, guardando dentro
dove sei morta. Le mie mani diventano un vassoio
che offre me, la mia carne, la mia anima, la mia pelle.
Il dolore ci ha colpito così. Sto in piedi e aspetto, e invoco
l’assurdo perdono, e non so il perché».
Sfoglio
tutti i tuoi anni, amore mio, e ti amo ancora.
(1) Elegies di Douglas Dunn
***
A volte penso
che abbiamo un unico viaggio
da portare a termine:
è un viaggio
che prima o poi dobbiamo cominciare
quello di accompagnare
questi nostri fratelli neri
a smettere di essere neri.
Smettere di essere neri
non ha nulla a che fare
con il colore della pelle
con la vergogna
di questi colori bianco e nero,
con l’alienazione
e l’assenza di consapevolezza
che io bianco sono come te nero.
Per favore
non ammazzate più neri
perché dobbiamo fare
insieme un viaggio
il viaggio di ritorno
all’umanità
per la dignità e per il diritto
di esistere
che è la stessa cosa
dentro la pelle bianca
dentro la pelle nera.
***
Elegia dell’acqua
Mare
Andante
Così il mare dentro un sogno lucente
ha un respiro lungo e incessante.
Pronto all’inverno è come un sangue
dolce e soffocante sotto il sole leggero,
a destra e a sinistra corre l’infinito
tra nuvolaglia e luce sfolgorante :
il mare.
Il mare. Il mare silenzioso
che ti invita all’ascolto.
Il mare E tu fatti mare
Fatti migrante,marinaio, naufrago.
Fatti vela d’azzurro
a sfiorare il confine lontano
oltre costellazioni alzate come stendardo.
Fa paura salpare in questo mare ?
In questo mare , in questo mare t’accoglie
t’accoglie sempre , sempre Itaca.
Allegro
Fa paura .Il cattivo giorno
è solo un temporale. A camminare
nonsi affoga nel mondo
si affoga solo soffrendo e le ali,
le ali del mare spuntano bagnate
per ricordare che è difficile volare
volare e riaccendere la vita.
La vita. Dorme un desiderio in attesa
che passi l’arsura ed è la vita
la vita che ogni giorno riaccende il sole.
Moderato
Il sole. L’allegrezza è una terra,
un sole , una dolce acqua rossa,
sillabe di parole sfogliate
come un fiore dal rosso tepore.
Ed ecco che ce ne andiamo
come siamo venuti
arrivederci fratello mare
portiamo con noi ghiaia, sale
infinito.
Sul tuo destino di mare
ti abbiamo chiesto molte cose
molte cose ci hai detto
ora, ora ecco per noi , per noi
un po’ più di speranza.
Maestoso
Il nostro cuore è come una zattera,
all’approdo, all’approdo corre
oltre i ricordi va, va al mare
al mare sotto le stelle
semi luce , gocce blu
al mare spalancato
cole una porta senza battenti .
***
Ora te lo dico
Solo un gatto ora conosce la mia porta
dorme al sole nel pomeriggio silenzioso
e par che sogni il tuo sorriso.
Ora, ora te lo dico non è come
allora, anche se il giardino
sa ancora di rosmarino e il poco vento
della sera rinfresca appena le mura
della vecchia casa all’angolo.
Io non so più parlare al gatto
e a te , tu che dormi lontano
dove poco poco s’ode il rumore
della strada. E quando vengo
a raccontarti quello che è accaduto
tu par che dica : “lo sapevo “.
***
Sulla tua bocca addormentata
Io non avevo che carezze per te
e parole d’amore allo scendere
della sera. Con il cuore nella notte
incontro ad un nuovo mattino
ascoltavo il tuo respiro ed era
come una ragnatela azzurra
di sogni sulla tua bocca addormentata.
Viene sovente il vento dalla terra
oltre il mare e porta con sé
il profumo delle rose e dei fiori
dei giardini di quell’altra terra.
Porta con sé il respiro degli alberi
spogliati da un mite autunno . Porta con sé
nuove parole per un amore un po’ pazzo
e un po’ imbroglione spogliato
pure lui dalla solitudine per la tua
assenza un po’ dolce, un po’amara.
***
Va riposa dolce luna
Io non avevo che te nella solitudine
della sera , dolce luna. Solitudine
di luna tra stelle in corsa. Ora però va
e riposa dolce luna prima che l’alba
laceri le tue impronte
sui muri e sulla terra . Va e riposa
dolce luna ma prima inventa le parole
per domani ,un altro giorno
per ricominciare a parlare.






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