Karl Ulisses de Salis Marschlins ,viaggiatore e letterato svizzero di lingua tedesca è noto per un resoconto di viaggio a carattere scientifico nonostante proietti in qualche passo “la condizione degli abruzzesi in un tempo mitico”.
“Venni accompagnato da due guardiani del Barone, i quali non dovevano lasciarmi,se non dopo aver attraversato la Furca Carosa, la cresta più alta dell’Appennino , dove il viaggiatore può trovarsi esposto ad ogni sorta di pericoli. Nell’inverno può imbattersi con un violentissimo vento da nord-est che attraverso la gola di questi monti ,diviene così gelato e pungente da intirizzirvi ogni giuntura , e rendere incapace l’individuo più forte di resistere alla sua impetuosità. Nell’estate poi, questo passo, privo di qualunque abitazione umana , diviene covo di banditi , in modo che assassinii e rapine sono gli abituali avvenimenti della stagione.
Prima di raggiungere la sommità di questa gola, osservai nelle vallate limitrofe , e sovra alcune prominenze, pascoli estesissimi di erbe scelte , che pare valgano in quantità e qualità., i migliori pascoli delle nostre Alpi.Rimasi sorpreso di trovare così poco bestiame cornuto, in contrade tanto montagnose ; ma pare che la gran quantità di erbe aromatiche , che ricoprono queste pasture, si addicano più alle pecore , che non al grosso bestiame ; al quale, d’altra parte mancherebbe in inverno ogni sorta di foraggio , perché il piano viene tutto coltivato a grano, e sono assolutamente qui sconosciuti , i pascoli artificiali di trifoglio. Ragion per cui le pecore – principale oggetto d’industria locale – vengono mandate a svernare o in Puglia , ovvero nei piani d’Abruzzo presso il mare. Sarebbe forse assai meglio,per l’industria e per l’agricoltura,l’allevamento misto degli ovini e dei bovini; ma non è questa una questione , che intenda ora di discutere.
Il suolo della sommità della Furca Carosa , consiste tutto
di pietra calcarea , come lo sono quasi tutte le creste dell’Appennino , ed in specie quella del Gran Sasso d’Italia
, che è la più elevata di tutte. Quasi tutta la superficie della montagna , è a
strati e crepacci ; ed i pezzi che – staccatisi- sono stati travolti giù dalle pioggie , e si
sono ammassati insieme con la neve in
fondo alle vallate, hanno formato la più
straordinaria specie di pietre levigate
e arrotondite. Nella parte piana dell’Abruzzo , poi, il sottosuolo è formato principalmente di argilla rossa.
Durante il mio viaggio , mai fortunatamente, ebbi la sventura di essere assalito dai briganti ; però i numerosi segni posti a memoria di coloro che erano stati martirizzati od affocati sul posto, mi provarono l’esistenza del pericolo , e le barbarie che erano state commesse dagli assassini.”
(Testo citato: Viaggio attraverso l’Abruzzo nel 1789 da Napoli per Avezzano e Sulmona. Adelmo Polla Editore 1988 Estratto e ripubblicato da Nel regno di Napoli. Viaggi attraverso varie province nel 1789. Editore Vecchi, Trani ,1906. Il brano e tratto dalle pagg. 80-81 dell’edizione 1988)


Nessun commento:
Posta un commento