ANIMALI VERI ANIMALI IMMAGINARI : IL LUPO E L’ AGNELLOOVVERO IL FORTE HA SEMPRE LA MIGLIORE RAGIONE E PIU’ SI E’ PREPOTENTI E PIU’ CI SI LAGNA
Scrive ESOPO
Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sporcare l'acqua a lui.
Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".
La favola dimostra che di fronte a coloro che hanno la propensione a commettere ingiustizie non può nulla neppure la difesa più giusta
Esopo è uno scrittore greco vissuto tra il 620 a.C. e il 564 a.C.. È stato il primo a scrivere favole. Si racconta che fosse uno schiavo di origine africana poi arrivato in Grecia, nell’isola di Samo. Alcune fonti antiche scrivono che fosse gobbo e deforme.
Esopo è una figura quasi leggendaria: i particolari della sua vita servono a mostrare che un uomo di origini molto umili, nonostante le apparenze, si mostra ricco di doti e di ingegno.
FEDRO la racconta così
Presi dalla sete, un lupo ed un agnello s'erano spinti allo stesso ruscello;
più su s'era fermato il lupo, l'agnello molto più giù. Subito il delinquente,
preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. "Perché",
disse, "intorbidi l'acqua che sto bevendo?" E il timido lanuto:
"O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il
liquido giunge." E quello, sconfitto dall'evidenza del fatto, disse:
"Sei mesi fa mi hai calunniato". E l'agnello: "Non ero ancora al
mondo, in verità". Il delinquente, bestemmiando: "Allora fu tuo padre
a calunniarmi." E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte.Questo discorso vale per quelle persone che calpestano i deboli con falsi processi.
Gaio Giulio Fedro è uno scrittore romano vissuto tra il
20-15 a.C. e il 51 d.C. Fedro diceva di essere nato sul monte Pierio, dove
erano nate le Muse, ma forse è probabile che sia nato in Tracia. Molto giovane
arriva a Roma come schiavo dell’imperatore Augusto.
Successivamente attraverso la manomissione diventa un liberto e prende il
prenome e il nome di Augusto: Gaio Giulio. Scrive cinque libri di Favole che
riprendono quelle di Esopo.
J. de La Fontane Il lupo e l’agnello Libro I Favola X
La favola che segue è una lezione
che il forte ha sempre la miglior ragione.
Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello
bevea cheto un Agnello,
quand'ecco sbuca un lupo maledetto,
che non mangiava forse da tre dì,
che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto
d'intorbidar la fonte mia così?
Aspetta, temerario! - Maestà, -
a lui risponde il povero innocente,
- s'ella guarda, di subito vedrà
ch'io mi bagno più sotto la sorgente
d'un tratto, e che non posso l'acque chiare
della regal sua fonte intorbidare.
- Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato
risponde il Lupo digrignando i denti, -
e già l'anno passato
hai sparlato di me. - Non si può dire,
perché non ero nato,
ancora io succhio la mammella, o Sire.
- Ebbene sarà stato un tuo fratello.
- E come, Maestà?
Non ho fratelli, il giuro in verità.
- Queste son ciarle. È sempre uno di voi
che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so.
Di voi, dei vostri cani e dei pastori
vendetta piglierò -.
Così dicendo, in mezzo alla foresta
portato il meschinello,
senza processo fecegli la festa.
Jean de La Fontaine è uno scrittore e poeta francese vissuto
tra il 1621 e il 1695. Dopo aver studiato giurisprudenza, si dedica alla
letteratura e va a vivere a Parigi lavorando presso molti nobili che ospitavano
artisti e letterati.
TRILUSSA
La favola è tratta dalla raccolta “Libro muto” del 1935. Il raccontino
configura una parodia, cioè una ripresa ironica e scanzonata dell’exemplum
antico.
Un lupo che beveva in un ruscello
vidde dall’antra parte de la riva,
l’immancabbile agnello.
“Perché nun venghi qui”? je chiese er lupo.
“L’acqua in quer punto è torbida e cattiva
e un porco ce fa spesso er semicupo.
Da me che nun ce bazzica er bestiame,
er ruscelletto è limpido e pulito…”
L’agnello disse. “ Accetterò l’invito
quando avrò sete e tu nun avrai fame”.
Un lupo che beveva in un ruscello Vide, dall’altra parte della riva L’immancabile agnello. – Perché non vieni qui? – gli chiese il lupo – L’acqua in quel punto è torbida e cattiva E un maiale spesso si fa il bagno. Da me, dove non è frequentato dal bestiame, Il ruscello è limpido e pulito… – L’agnello disse: – Accetterò l’invito, quando avrò sete e tu non avrai fame. –
Trilussa è lo pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Salustri, poeta, scrittore e giornali. é nato a Roma nel 1871, morto nel 1950. Come poeta è molto famoso per le sue composizioni in dialetto romanesco.
A proposito di prevaricazione scrive Umberto Eco in “La
retorica del lupo davanti all’agnello. In La Repubblica del 20 maggio 2004
Però lo stesso Tucidide ci offre un'altra e estrema figura della retorica della
prevaricazione, la quale non consiste più nel trovare pretesti e casus belli,
ma direttamente nell'affermare la necessità e l'inevitabilità della
prevaricazione. Nel corso del loro conflitto con Sparta gli Ateniesi fanno una spedizione
contro l'isola di Melo, colonia spartana che era rimasta neutrale. Gli Ateniesi
mandano una delegazione ai Meli avvertendoli che non li distruggeranno se essi
si sottometteranno. Dicono che non tenteranno di dimostrare che è giusto per
loro esercitare la loro egemonia perché hanno sconfitto i Persiani (eppure
negandolo lo sostengono), ma invitano i Meli a sottomettersi perché i principi
di giustizia sono tenuti in considerazione solo quando un'eguale forza vincola
le parti, altrimenti "i potenti fanno quanto è possibile e i deboli si
adeguano". I Meli chiedono se non potrebbero restare fuori dal conflitto
senza allearsi con nessuno, ma gli Ateniesi ribattono: "No, la vostra
amicizia sarebbe prova di una nostra debolezza, mentre il vostro odio lo è
della nostra forza". In altri termini: scusate tanto, ma ci conviene più
sottomettervi che lasciarvi vivere, così saremo temuti da tutti.
I Meli dicono che confidano negli dèi, ma gli Ateniesi rispondono che tanto
l'uomo che la divinità, dovunque hanno potere, lo esercitano, per un
insopprimibile impulso della natura. I Meli resistono, per orgoglio e senso
della giustizia, l'isola viene conquistata, gli Ateniesi uccidono tutti i
maschi adulti e rendono schiavi i fanciulli e le donne.
E' lecito sospettare che Tucidide, pur rappresentando con onestà intellettuale
il conflitto tra giustizia e forza, alla fine convenisse che il realismo
politico stesse dalla parte degli Ateniesi. In ogni caso ha messo in scena
l'unica vera retorica della prevaricazione, che non cerca giustificazioni fuori
di sé. Gli Ateniesi semplicemente fanno un elogio della forza. Persuadono i
Meli che la forza non ha bisogno di appoggiarsi alla persuasione.
La storia non sarà altro che una lunga, fedele e puntigliosa imitazione di
questo modello, anche se non tutti i prevaricatori avranno il coraggio e la
lucidità, come abbiamo visto, dei buoni Ateniesi.(20 maggio 2004)



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