martedì 7 luglio 2020

BIBLIOFOLLIA : La Biblioteca Malatestiana








Per dotare la sua libreria di un corredo di volumi adeguati e consoni al progetto di biblioteca che si prefiggeva, il signore di Cesena, Novello Malatesta, promosse uno scrittorio che, con attività organizzata e pianificata, produsse nell’arco di circa un ventennio oltre 120 codici. La collezione è ispirata al modello umanistico sia nella scrittura in littera antiqua, - anche se sono presenti codici in gotica o semi gotica - sia nei testi, che comprendono autori classici, Padri della Chiesa e opere greche in traduzione, con particolare predilezione per gli storici e per le scoperte degli umanistici contemporanei.

Tra gli amanuensi ricordiamo Jean d’Epinal che copiò almeno 36 codici, Jacopo della Pergola al quale Malatesta Novello affidò la trascrizione di opere di grande impegno come lo splendido De Civitate Dei di S. Agostino, inoltre frate Francesco di Bartolomeo da Figline, che fu anche il primo custode della libraria. Tra i copisti malatestiani che per il loro lavoro si servirono generalmente dell’umanistica, ricordiamo Andrea Catrinello da Genova, che sottoscrive uno dei codici da lui copiati, il giorno della morte di Malatesta Novello.
Insieme a questo gruppo di amanuensi, furono attivi alla corte del signore di Cesena altri sei o sette scrittori nordici che usarono la scrittura gotica.

Voluta da un unico mecenate e realizzata in breve tempo, la raccolta ha un carattere fortemente sistematico, enciclopedico, perché destinata non al personale interesse del committente, ma agli studi di una comunità.
Malatesta Novello dichiara il suo ruolo di promotore, facendo apporre alla prima pagina di ogni codice il proprio stemma riccamente ornato alla antica e le iniziali M N dipinte o in oro o in altri colori entro un campo rettangolare a foglia d’oro.
I manoscritti commissionati o acquistati da Malatesta Novello integrarono così il preesistente fondo conventuale, costituito già nel 300, ma ricco di codici ancora più antichi, come le Etymologiae di Sant’Isidoro, del IX secolo. Si aggiunsero alla raccolta i testi di medicina e di scienze, ma anche di letteratura e di filosofia, donati dal riminese Giovanni di Marco, medico di Malatesta Novello e come lui appassionato collezionista di codici.
14 codici greci, acquistati molto probabilmente da Malatesta Novello a Costantinopoli, sette ebraici e altri donati al Novello, più qualche codice aggiunto nei secoli successivi completarono la raccolta, che ammonta a 343 manoscritti.

Di alcuni degli amanuensi che lavorarono per Novello Malatesta, come abbiamo già ricordato  ci è stato tramandato il nome:
  • Jean d'Epinal, che copiò almeno trentuno codici,
  • Jacopo della Pergola, al quale Domenico Malatesta affidò la trascrizione di opere di grande impegno, come lo splendito De Civitate Dei di Sant’Agostino  (D.IX.1),
  • Frate Francesco di Bartolomeo da Figline, che fu anche il primo custode della biblioteca.
I volumi sono tutti collocati nei loro banchi che avevano la duplice funzione di leggio, svolta dal piano reclinato, e di deposito dei libri nella scansia sottostante. Qui i codici, di solito 5 per pluteo e suddivisi per materia, sono appoggiati orizzontalmente e sono collegati ai banchi con catenelle di ferro battuto. Questa consuetudine probabilmente era nata dalla necessità di proteggere in modo adeguato i libri tanto preziosi. Il signore di Cesena, che intuiva nella biblioteca il simbolo della sua fama presso i posteri, volle che la libreria fosse affidata anche alla cura e all’attenzione della comunità cesenate. Nel 1466, dopo la morte di M Novello, il Comune tenne addirittura una bolla di scomunica per chiunque asportasse codici.

Tutti i codici presenti nella biblioteca sono stati realizzati in pergamena nonostante all’epoca il prezzo della carta fosse assai più competitivo.
La raccolta malatestiana  di codici era nata dunque  ad integrazione di una biblioteca gestita dai   frati francescani di Cesena che disponendo di un numero di codici ormai superiore alla capacità della loro piccola biblioteca, chiesero a Domenico Malatesta , signore di Cesena, i fondi per l'edificazione per una nuova libraria. I lavori vennero affidati all'architetto  Matteo Nuti di Fano, discepolo di  Leon Battista Alberti, ebbero inizio nel 1447 e già nel  1452 l'aula, ricavata nel braccio orientale del convento di San Francesco, un tempo adibito a dormitorio, poteva dirsi conclusa. Occorsero poi due anni per la sistemazione dei codici e la realizzazione del portale in noce di Agostino Duccio il 15 agosto 1454 il nuovo studium veniva aperto al pubblico. 

LA BIBLIOTECA PIANA 
Nel salone che si apre di fronte alla Malatestiana si conserva la Biblioteca Piana, già di Papa Pio VII Chiaramonti (1800-1823). Assegnata in uso ai Benedettini del monastero di Santa Maria del Monte per espressa volontà del papa e di proprietà della famiglia Chiaramonti, nel 1941 è stata venduta dagli eredi Chiaramonti allo Stato italiano, ed è attualmente in deposito presso la biblioteca Malatestiana.
Ricca di oltre cinquemila volumi a stampa dei secoli dal XV al XIX e di un centinaio di manoscritti, comprende, fra i codici più preziosi, un Evangelario datato 1104, un manoscritto giuridico del XIII secolo contenente il Decretum Gratiani, un Messale romano databile agli inizi del Quattrocento con una splendida Crocefissione miniata.
Tra gli incunaboli si può ricordare un esemplare della Cosmographia di Tolomeo, che riporta la data falsa 1462 (in realtà stampato nel 1477 o nel 1482), con tavole colorate i cui disegni sono stati attribuiti a Taddeo Crivelli 

La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica d'Italia[e d'Europa; è l'unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell'edificio, negli arredi e nella dotazione libraria.
Nel 2005 l'UNESCO ha riconosciuto l'importanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo. Il 19 settembre 2008, Poste Italiane ha emesso un francobollo dedicato alla biblioteca, sulla serie tematica "Il patrimonio artistico e culturale italiano"
Oggi vi sono conservati quasi 250 000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4 000 cinquecentine, 1 753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17 000 lettere e autografi mentre nella sezione moderna della biblioteca sono presenti oltre centomila volumi.
Inoltre vi ha sede la Società di Studi Romagnoli, istituzione fondata nel 1949. 

I corali del cardinale Bessarione Il cardinale Bessarione fu uno dei personaggi più importanti e influenti della Chiesa del XV secolo e il massimo rappresentante di quella tendenza conciliare che voleva riunita la chiesa occidentale latina a quella orientale greca. Tra il 1450 e il 1455 trascorse un periodo a Bologna, come legato papale per quella città e per la Romagna, che coincide con quello della commissione dei corali.

Il ciclo comprendeva diciotto volumi, e la sua destinazione doveva essere il convento dei Francescani Osservanti di Costantinopoli, ma la caduta della città in mano turca nel 1453 fece cambiare tale sede e fu scelto il Convento dell'Osservanza di Cesena, dove essi rimasero fino ai primi anni dell'Ottocento.
In seguito alle vicende legate all'occupazione napoleonica e alla soppressione degli ordini religiosi (1797-1810), la maggior parte dei corali andò dispersa e soltanto sette furono collocati nella biblioteca comunale di Cesena che allora si andava costituendo. Un recente acquisto sul mercato antiquario internazionale ha consentito di recuperare uno dei corali dispersi: si tratta di uno splendido antifonario, contrassegnato nella carta incipitaria dello stemma del Bessarione

Tanti sono stati negli anni i personaggi legati a Cesena che hanno donato le opere delle loro librerie personali alla Malatestiana. Fra questi c'è Renato Serra, direttore della Biblioteca dal 1909 al 1915, che ha lasciato a Cesena l'archivio dei suoi manoscritti e delle sue opere a partire dal 1935. A questo occorre aggiungere i fondi donati da cesenati come Cavallotti, Bufalini, Urbinati, Trovanelli, Finali, Allocatelli, Fabbri e Rambelli. Tra i Fondi della Malatestiana si segnala la biblioteca del giornalista e storico Alfredo Comandini, composta di oltre 14.000 volumi, 13.000 opuscoli, 4.000 stampe, 1.800 fotografie, 4.000 cartoline, 1.600 periodici, 1.193 annate di 397 quotidiani, e centinaia di medaglie, monete, disegni, manoscritti e cimeli vari. Degno di nota anche il Fondo Nori, donato dalla famiglia nel 1986. Comprende 31 manoscritti, un incunabolo e 329 cinquecentine, 4.354 volumi dal XVII al XX secolo e un centinaio di periodici. Un altro fondo importante è il Fondo Zavatti, che raccoglie documenti, carte varie e riviste che documentano l'attività di architetto e i vari progetti di ristrutturazione della Biblioteca Malatestiana. Completano il patrimonio della Malatestiana diversi archivi fra cui quello della "Società miniere sulfuree di Romagna e quello fotografico con lastre e fotografie di fine Ottocento e inizi Novecento

Fonte  Biblioteca Malatestiana in Malatestiana .it

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 7 luglio 2020




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