venerdì 31 luglio 2020

STORIA E STORIE DI VIOLENZA Caterina de’ Ricci atterra i figli di Babilonia



Alessandro Allori o Giovanni Maria Butteri, Caterina de’ Ricci atterra i figli di Babilonia (1588-1590; olio su tela; Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze)

Alternamente attribuito ad Alessandro Allori (Firenze, 1535 - 1607) o a Giovanni Maria Butteri (Firenze, 1540 circa - 1606), questo dipinto presenta una rara iconografia di santa Caterina de’ Ricci, terziaria regolare domenicana che visse tra il 1522 e il 1590, passando quasi tutta la sua esistenza nel monastero di San Vincenzo a Prato, del quale fu anche madre superiora. La santa era particolarmente celebre in vita dato che aveva fama di mistica e quasi di santa vivente, tanto che sue raffigurazioni cominciarono a diffondersi ben prima della sua canonizzazione (fu proclamata beata nel 1732 e santa nel 1746), e quest’opera fu dipinta con tutta probabilità mentre la donna era ancora in vita. La fama di cui godeva è ben ravvisabile da questo dipinto, che la raffigura addirittura nei panni di una santa (ha il capo circondato con l’aureola: esiste anche un ritratto di Giovanni Battista Naldini che, in vita, la raffigurò nei panni di santa Caterina da Siena) mentre scaglia alcuni bambini contro un masso, sul quale si legge l’iscrizione “beatus qui allidit parvulos suos ad petram” (“beato chi scaglierà i suoi bambini contro la roccia”, tratta dal Salmo 137). I bambini sono ovviamente un’allegoria degli avversarî della Chiesa, ma la scena colpisce per la pazza crudeltà con la quale la donna lancia uno dei piccoli contro la pietra, mentre quelli già uccisi giacciono tutti a terra, pallidi.

Santa Caterina de’ Ricci. Vissuta a metà del ’500, Caterina entrò in convento molto giovane, appena dodicenne, nonostante l’opposizione del padre. Più tardi divenne anche priora. Il fulcro della sua spiritualità è stata la meditazione della Passione di Cristo. Durante la vita conobbe varie fasi di estasi mistiche e arrivò addirittura a ricevere le stimmate. Morì nel 1590 dopo una lunga malattia.
È stata beatificata nel 1732 e poi fatta Santa da papa Benedetto XIV, il 29 giugno 1746. Anche se il giorno della morte è il 2 febbraio, santa Caterina viene festeggiata il 4, poiché il 2 è la ricorrenza della presentazione al tempio di Gesù, la cosiddetta «Candelora». Le sue spoglie si trovano ancora oggi in una teca nella basilica che porta il suo nome e quello di San Vincenzo Ferreri

Fa  parte  di alcuni dipinti antichi, collocabili tra la fine del Quattrocento ed il pieno Cinquecento, esemplificativi del fenomeno, ma anomali, rispetto alla morale cattolica della Controriforma che vietava immagini particolarmente crude e dirette di violenza “super natos”

Il primo è conservato nelle collezioni della Cassa di Risparmio di Firenze  ed è pubblicato con l’identificazione della figura vestita da suora, come Caterina de’ Ricci che scaglia i figli di Babilonia contro una pietra secondo la citazione del Salmo 136 della Bibbia che ci introduce alla problematica della violenza contro i neonati (deformi, mal nati ecc.), un fenomeno quotidiano e comune, a giudicare dai numerosi casi di infanticidio e di aborto, registrati nel Cinquecento nelle Cronache del tempo . Il Salmo biblico recita infatti: “Ricordati, Signore, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme dicevano, distruggete, distruggete anche le sue fondamenta ». “Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto! Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietraNella tela l’iscrizione in caratteri lapidari romani che compare incisa sulla pietra cubica, porta la scritta: “, simbolo dell’invettiva, ma presenta un evidente errore lessicale rispetto al testo del Salmo, “non tuos ”, ma “ parvulos suos ”, che cambia totalmente il senso ed significato dell’Allegoria sacra, da azione riformatrice In questo tentato infanticidio il “demone” era nella mente della donna:  pura violenza, non più quindi la maledizione dell’esule scagliata contro Babilonia ma un realistico infanticidio di massa (interpretato anche dalla critica come “scacciare i propri parti da desideri mondani”. Fondamentale per il dibattito teologico fu nel Cinquecento l’azione riformatrice di Santa Caterina de’ Ricci (Firenze 1522 - Prato 1590), beatificata nel 1732, a lungo priora del convento domenicano di San Vincenzo di Prato, personaggio di rilievo nella Firenze Granducale che ebbe tra le numerose visioni mistiche quella della Crocefissione e della Passione di Cristo e che si congiunse al Signore sulla Croce, secondo l’iconografia sua più celebre. Più che ad Alessandro Allori (pittore proposto da Luciano Berti) il dipinto si avvicina alla forza rappresentativa di Battista Naldini, allievo prediletto del Pontormo, che divenne uno stretto collaboratore del Vasari a Palazzo Vecchio nella decorazione dello Studiolo di Francesco I. La Santa fu celebrata ancora in vita dallo stesso pittore, in uno straordinario ritratto “dal naturale” della monaca, conservato nel Museo Civico di Montepulciano, databile tra il 1585 e il ‘90, poco prima della morte della Santa.

Il dipinto è attribuito secondo alcuni a Alessandro Allori (Firenze, 31 maggio 1535Firenze, 22 settembre 1607) è stato un pittore italiano. Talvolta soprannominato Il Bronzino, dal nome del suo maestro, per questo è spesso confuso con Agnolo Bronzino. Secondo altri  a Giovanni Maria Butteri o Giovanmaria (Firenze, 1540 circa – Firenze, 4 ottobre 1606)


Eremo Rocca Santo Stefano  venerdì 31 luglio 2020

 

 

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