“Resistenza e resa “ (Edizioni
Paoline 1989), è
un libro che contiene “ Dieci anni dopo”,una riflessione che il pastore
protestante Dietrich Bonhoeffer scrisse nella prigione dove era rinchiuso in
attesa di venire impiccato per la sua partecipazione all’attentato a Hitler. Lo
ebbero fortunosamente i suoi famigliari ed è compreso appunto nel libro edito dalle Paoline nel 1989
. Il testo è diventato un classico . Pervenne fortunosamente alla famiglia ed è
inserito nel volume sopra citato a cura di un amico prematuramente scomparso,( Alberto
Gallas), che documenta la traversata degli anni bui di una grande anima, dalla
nonviolenza alla sofferta decisione di intervenire.
Il punto
centrale di “Dieci anni
dopo “ è la riflessione sulla “stupidità”. «Per il
bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è
possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile
opporsi con la forza (…) ma contro la stupidità non abbiamo difese». Lo stupido
è soddisfatto di sé e «non ascolta argomentazioni», ma parlandogli «ci si
accorge che non si ha a che fare direttamente con lui personalmente, ma con
slogan, motti ecc. da cui egli è dominato».
Lo stupido è «ammaliato, accecato,
vittima di un abuso e di un trattamento pervertito, (…) è uno strumento senza
volontà» che proprio per questo può essere «capace di qualsiasi malvagità,
essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale». Una sua
«liberazione interiore è possibile, nella maggioranza dei casi», dice
Bonhoeffer, «solo dopo esser stata preceduta dalla liberazione esteriore; fino
a quel momento dovremo rinunciare ad ogni tentativo di convincere lo stupido».
Questa riflessione di
Bonhoeffer a distanza ormai di
mezzo secolo da quando fu scritta si
addice perfettamente all’attualità del nostro paese che sembra essere votato
alla stupidità più ogni altro . Tanto che
oscilla nelle espressioni della
sua vita quotidiana ( politiche, economiche, sociali, culturali ) tra due esplicazioni della stupidità : omologazione e
conformismo in tema di consumo e di
consenso.
Scrive Goffredo
Fofi ” L’Italia
è un paese di stupidi, di un’immensa maggioranza di stupidi di cui facciamo in
qualche modo parte tutti, catturati dal binomio diventato indissolubile, che ci
ha drogati e pervertiti: il consumo-e-consenso. Non insisto su questo, ma è
bene guardarsi allo specchio, stupidi siamo tutti, chi più chi meno (e di più
chi pensa di non esserlo). L’abbiamo dimostrato nei fatti, il nostro è un paese
di un’immensa maggioranza omologata e conformista dove tutti si credono
minoranza perché si aggrappano a tradizioni e identità di cui restano minime
eco, o a differenze fasulle, di consumi. (Le più fastidiose, per me, le
“minoranze narcise”, gruppi e associazioni che riempiono la penisola reagendo
al fatto di non contar niente con l’invenzione di carità pelose e divertimenti
alternativi, ovviamente “culturali”…).”
Ci sono probabilmente vie d’uscite perché per fortuna «è un’esperienza molto sorprendente, ma
innegabile, che il male si riveli - e spesso in un arco di tempo
inaspettatamente breve - stupido e incapace di raggiungere i suoi obiettivi».
Ci viene in aiuto infatti
Carlo Maria Cipolla che in un volumetto dal titolo “Allegro ma non
troppo “ edito da il Mulino ,
ed 2018 , allega proprio una riflessione su “ Le leggi
fondamentali della stupidità umana.” Per Cipolla queste leggi sono cinque . Professore
emerito di storia economica alla Scuola Normale di Pisa, scomparso nel 2000, indagò
il comportamento umano considerando due variabili:
1. i vantaggi che l’individuo reca
a sé stesso,
2. i vantaggi che l’individuo reca
alla collettività
In
base a queste variabili formulò cos’ le sue cinque leggi sulla stupidità umana
:
Prima
legge : “ Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di
individui stupidi in circolazione.”
La
stupidità è sempre esistita ed esisterà sempre, ma non è cosí ovvio questo postulato, poiché, sottolinea Cipolla, le
persone che ci sembravano razionali e intelligenti si rivelano all’improvviso
inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide, e quasi ogni giorno si è
intralciati e ostacolati nella nostra attività da individui stupidi, che
inaspettatamente ci troviamo tra i piedi nei luoghi e nei momenti meno
opportuni.
Cipolla
osserva pure che è impossibile attribuire un valore numerico alla frazione di persone
stupide rispetto al totale della popolazione, e, sarcasticamente, afferma che qualsiasi
stima sarebbe un’approssimazione per difetto..
Seconda
legge : “ La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da
qualsiasi altra
caratteristica
della persona stessa.”
Lo
stupido è irriconoscibile a priori. Cipolla sostiene che non vi sia alcuna
differenza imputabile a variabili come razza, colore, etnia, cultura, livello
scolastico eccetera: la stupidità è democratica e “politicamente corretta”...
Terza
(e aurea) legge : “Una personaè stupida se causa un danno a un’altra persona o
ad un gruppo di
persone
senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.”
Quarta
legge: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle
persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e
in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi
costituisce infallibilmente un costoso errore.”
Quinta
legge : “ La persona stupida è il tipo di persona piú pericoloso che esista.”
Le
persone intelligenti, per quanto ostili possano essere, sono “prevedibili”,
mentre gli stupidi non lo sono. E quando il numero degli stupidi (in un gruppo
o in un Paese) diviene maggiore di quello delle persone intelligenti, inizia
una devastante fase di declino.
Il
significato della parola "stupidità" ha subito innumerevoli
deformazioni, modificate da altrettante accezioni (la maggior parte delle quali
in senso dispregiativo). Ha concentrato in sé moltissime caratteristiche degli
esseri umani, ed è (più di altre parole) simbolo di mancanza, di "deficienza".
È sinonimo di ignoranza e di
superstizione , di un certo limite intellettuale. Lo stupido è colui che non
utilizza, o non può utilizzare al meglio la propria intelligenza. È
implicitamente, seppure in diverse misure, un portatore di handicap. Nella
lingua corrente la parola ha via via perso il legame col concetto di stupore,
accostandosi sempre più a "cretino ": dal ben altro colore.
Non
a caso ormai, stupido è omologato a parole (anche gergali) come deficiente, idiota
o tonto. Non più ad esempio a sciocco o ingenuo, dal tono più premuroso, mai
necessariamente offensive.
Se
ne può dedurre che l'uomo stupido è per propria stessa natura privo di libertà.
È privo della capacità di scegliere. È privo della capacità di discernere.
Senza possibilità di distinguere non accumula esperienza. Di fronte ai fenomeni
del mondo non sa agire, né soprattutto può interagire.
E’ però Einstein
che dà la misura a questa parola : “Solo duecose sono
infinite: l'universo e la stupidità umana, riguardo l‘universo ho ancora dei
dubbi.”

Nessun commento:
Posta un commento