venerdì 10 luglio 2020

SILLABARI : Stupidità




 Resistenza e resa (Edizioni Paoline 1989), è un libro che contiene “ Dieci anni dopo”,una riflessione che  il pastore protestante Dietrich Bonhoeffer scrisse nella prigione dove era rinchiuso in attesa di venire impiccato per la sua partecipazione all’attentato a Hitler. Lo ebbero fortunosamente i suoi famigliari ed è compreso  appunto nel libro edito dalle Paoline nel 1989 . Il testo è diventato un classico . Pervenne fortunosamente alla famiglia ed è inserito nel volume sopra citato  a cura di un amico prematuramente scomparso,( Alberto Gallas), che documenta la traversata degli anni bui di una grande anima, dalla nonviolenza alla sofferta decisione di intervenire.
Il punto centrale di “Dieci anni dopo “  è la riflessione sulla “stupidità”. «Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza (…) ma contro la stupidità non abbiamo difese». Lo stupido è soddisfatto di sé e «non ascolta argomentazioni», ma parlandogli «ci si accorge che non si ha a che fare direttamente con lui personalmente, ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato».

 Lo stupido è «ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito, (…) è uno strumento senza volontà» che proprio per questo può essere «capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale». Una sua «liberazione interiore è possibile, nella maggioranza dei casi», dice Bonhoeffer, «solo dopo esser stata preceduta dalla liberazione esteriore; fino a quel momento dovremo rinunciare ad ogni tentativo di convincere lo stupido».
Questa riflessione di  Bonhoeffer  a distanza ormai di mezzo secolo da quando fu scritta  si addice perfettamente all’attualità del nostro paese che sembra essere votato alla stupidità più ogni altro . Tanto che  oscilla nelle espressioni  della sua vita quotidiana ( politiche, economiche, sociali,  culturali ) tra due  esplicazioni della stupidità : omologazione e conformismo in tema di  consumo e di consenso.

Scrive Goffredo  Fofi   L’Italia è un paese di stupidi, di un’immensa maggioranza di stupidi di cui facciamo in qualche modo parte tutti, catturati dal binomio diventato indissolubile, che ci ha drogati e pervertiti: il consumo-e-consenso. Non insisto su questo, ma è bene guardarsi allo specchio, stupidi siamo tutti, chi più chi meno (e di più chi pensa di non esserlo). L’abbiamo dimostrato nei fatti, il nostro è un paese di un’immensa maggioranza omologata e conformista dove tutti si credono minoranza perché si aggrappano a tradizioni e identità di cui restano minime eco, o a differenze fasulle, di consumi. (Le più fastidiose, per me, le “minoranze narcise”, gruppi e associazioni che riempiono la penisola reagendo al fatto di non contar niente con l’invenzione di carità pelose e divertimenti alternativi, ovviamente “culturali”…).
Ci sono probabilmente vie d’uscite perché per fortuna «è un’esperienza molto sorprendente, ma innegabile, che il male si riveli - e spesso in un arco di tempo inaspettatamente breve - stupido e incapace di raggiungere i suoi obiettivi».

Ci viene in aiuto infatti  Carlo Maria Cipolla che in un volumetto dal titolo “Allegro ma non troppo “ edito  da  il Mulino ,  ed 2018  , allega  proprio una riflessione su “ Le leggi fondamentali della stupidità umana.” Per Cipolla queste leggi sono  cinque . Professore emerito di storia economica alla Scuola Normale di Pisa, scomparso nel 2000, indagò il comportamento umano considerando due variabili:
1. i vantaggi che l’individuo reca a sé stesso,
2. i vantaggi che l’individuo reca alla collettività
In base a queste variabili formulò cos’ le sue cinque leggi sulla stupidità umana :
Prima legge : “ Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.”

La stupidità è sempre esistita ed esisterà sempre, ma non è cosí ovvio questo  postulato, poiché, sottolinea Cipolla, le persone che ci sembravano razionali e intelligenti si rivelano all’improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide, e quasi ogni giorno si è intralciati e ostacolati nella nostra attività da individui stupidi, che inaspettatamente ci troviamo tra i piedi nei luoghi e nei momenti meno opportuni.
Cipolla osserva pure che è impossibile attribuire un valore numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della popolazione, e, sarcasticamente, afferma che qualsiasi stima sarebbe un’approssimazione per difetto..
Seconda legge : “ La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra
caratteristica della persona stessa.”

Lo stupido è irriconoscibile a priori. Cipolla sostiene che non vi sia alcuna differenza imputabile a variabili come razza, colore, etnia, cultura, livello scolastico eccetera: la stupidità è democratica e “politicamente corretta”...
Terza (e aurea) legge : “Una personaè stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di
persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.”
Quarta legge: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.”
Quinta legge : “ La persona stupida è il tipo di persona piú pericoloso che esista.”
Le persone intelligenti, per quanto ostili possano essere, sono “prevedibili”, mentre gli stupidi non lo sono. E quando il numero degli stupidi (in un gruppo o in un Paese) diviene maggiore di quello delle persone intelligenti, inizia una devastante fase di declino.

Il significato della parola "stupidità" ha subito innumerevoli deformazioni, modificate da altrettante accezioni (la maggior parte delle quali in senso dispregiativo). Ha concentrato in sé moltissime caratteristiche degli esseri umani, ed è (più di altre parole) simbolo di mancanza, di "deficienza". È sinonimo di ignoranza e di superstizione , di un certo limite intellettuale. Lo stupido è colui che non utilizza, o non può utilizzare al meglio la propria intelligenza. È implicitamente, seppure in diverse misure, un portatore di handicap. Nella lingua corrente la parola ha via via perso il legame col concetto di stupore, accostandosi sempre più a "cretino ": dal ben altro colore.
Non a caso ormai, stupido è omologato a parole (anche gergali) come deficiente, idiota o tonto. Non più ad esempio a sciocco o ingenuo, dal tono più premuroso, mai necessariamente offensive.
Se ne può dedurre che l'uomo stupido è per propria stessa natura privo di libertà. È privo della capacità di scegliere. È privo della capacità di discernere. Senza possibilità di distinguere non accumula esperienza. Di fronte ai fenomeni del mondo non sa agire, né soprattutto può interagire.

E’ però Einstein  che dà  la misura  a questa parola : “Solo duecose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, riguardo l‘universo ho ancora dei dubbi.”


Eremo Rocca S. Stefano venerdì 10 luglio 2020



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