Il giorno degli sponsali era arrivato. A tutta prima,
aprendo gli occhi nell' ombra delle tende che circondavano il suo letto, Wang
Lung non riusci a spiegarsi le ragioni di un'alba cosi insolita. Nella casa
tutto era silenzio, eccetto per i colpi di tosse del suo vecchio genitore, il
quale dormiva al lato opposto, nella camera attigua a quella centrale. Di
solito Wang Lung vi porgeva orecchio restandosene fermo nel suo letto, per
alzarsi solo quando udiva l'uscio del padre cigolare sui cardini di legno, ed
echeggiare vicina la tosse di lui.
Ma quella mattina non attese.
Con un balzo, scostate le tende del letto, fu in piedi.
L'alba era scura e rossigna. Dalla stretta finestrella quadrata, attraverso i
lembi svolazzanti di uno strappo della carta che teneva luogo del vetro,
appariva, bronzeo, il cielo antelucano. Wang Lung si approssimò all'apertura, e
strappò via la carta.
« Siamo in primavera» mormorò «e non c'è più bisogno di
questo.» : ..
Quasi si vergognava di desiderare che per quella giornata la
sua casa apparisse bene in ordine. Attraverso la finestrella poco pio larga del
suo pugno, sporse fuori la mano a sentir l'aria. Una lieve brezza, umida e
frusciante, spirava da oriente, promettendo pioggia. Buon segno. I campi
avevano bisogno d'acqua. La pioggia non sarebbe giunta in giornata, ma, certo,
continuando quel venticello, non sarebbe mancata nei giorni seguenti. Wang Lung
se ne compiacque. Il giorno innanzi, parlando col padre, aveva osservato che se
la siccità fosse continuata a quel modo, il frumento quell'anno non avrebbe
fatto il chicco. E adesso era come se il cielo avesse scelto proprio quel
giorno per una promessa di buon augurio. La terra avrebbe dato dei frutti.
"In un attimo fu nella camera centrale, dove entrò
finendo di infilarsi i calzoni azzurri, e annodandosi attorno ai fianchi la
fascia pure azzurra di cotone. In quel costume, nuda la parte superiore del
corpo, si accinse a far scaldare l'acqua per il bagno. Usci nella rimessa che
serviva pure da cucina, e badò appena al bue che, nella penombra, torceva il
muso verso di lui, soffiando forte. La cucina, addossata alla casa, era
costruita come questa di grossi mattoni quadrati di terra, ricavati dai campi
al pari del frumento da cui proveniva la paglia del tetto. Anche il forno,
ormai cotto e annerito dall'uso di lunghi anni, era stato costruito dai nonni
con la terra dei campi. In cima alla mole del forno era stata disposta una
larga e tonda caldaia di ferro.
Wang Lung la riempi per metà d'acqua, che attinse da una
giara di terra, servendosi a mo' di secchie di una mezza zucca. L'acqua era
preziosa, e ne attinse dapprima parsimoniosamente. Ma ad un tratto, dopo una
breve esitazione, abbandonò i propositi di parsimonia, e, sollevata la giara, ne
versò senz’altro l'intero contenuto nell'interno della caldaia. Voleva fare un
bagno completo, quel giorno. Dai tempi in cui era bambino sulle ginocchia della
madre, mai alcuno aveva visto il suo corpo. Oggi tuttavia qualcuno vi avrebbe
posato sopra gli occhi, e Wang Lung voleva a tutti i costi essere pulito.
Girò attorno al forno, e raccolta in un angolo della cucina
una manciata di erbe secche e di sarrnenti, li dispose delicatamente sulla
bocca del forno stesso, cercando di non sciupare neppure uno stecco del
combustibile. Poi fece sprizzare la scintilla battendo sull'acciarino una
vecchia pietra focaia; e in un attimo ebbe la fiamma.
Da sei anni, dalla morte della madre, gli era toccato
accendere il fuoco come quella mattina. Ma da oggi non più. Durante sei anni
aveva acceso la fiamma, aveva fatto bollire l'acqua, l'aveva versata in una
ciotola, portandola poi nella camera dove suo padre l'attendeva tossendo seduto
sul letto, o cercando a tastoni le scarpe sul pavimento. Ogni mattina, per sei
anni, il vecchio aveva atteso che il figlio gli portasse l'acqua calda con cui
calmare. l'accesso mattutino della sua tosse. Da oggi però padre e figlio
avrebbero potuto riposare, poiché una donna, finalmente, sarebbe entrata nella
casa; e mai più Wang Lung avrebbe dovuto alzarsi, d'inverno come d'estate, per
accendere il fuoco. Wang Lung, da quel giorno, avrebbe potuto restarsene a
letto come suo padre, attendere anche lui la sua ciotola d'acqua calda, magari
çosparsa di qualche fogliolina di tè, se l'annata, come capitava ogni tre o
quattro anni, era buona. E se la donna, un giorno, si fosse stancata della sua
fatica, ad accendere il fuoco avrebbero pensato i figli - i molti figli che
ella avrebbe generato per Wang Lung ... Questo pensiero dei figli lo fermò. Li
vedeva correre, i suoi figli, su e giù per le tre camere della casa: tre
soltanto, eppure cosi spaziose, come vuote, da quando la madre era morta.
Scomparsa lei, avevano dovuto tante volte resistere ai tentativi d'invasione
dei parenti a famiglia numerosa, i quali, come lo zio con quella collezione di
figlioli, ripetevano sovente lo stesso ritornello, insinuanti : «Tanto spazio,
tanto spazio per due uomini soli! Non potevano padre e figlio dormire insieme?
Il calore del corpo del giovane sarebbe stato di giovamento alla tosse del
vecchio ... »
AI che il padre di Wang Lung invariabilmente rispondeva:
«Conservo il letto per il nipote che verrà. Sarà lui che mi
scalderà le ossa, quando sarò cadente. »
Sarebbero venuti, ora, i nipoti molti nipoti: una schiera!
Tanti da rendere necessario disporre dei letti tutt'attorno alle due camere, e
persino nella stanza centrale. La casa sarebbe stata piena di letti ...La fiamma
del forno, mentre Wang Lung se ne restava cosi assorto, s'illanguidi. Nella
caldaia l'acqua cominciava a raffreddarsi. Sul vano dell'uscio comparve la
scarna figura del vecchio, il quale, tossendo e reggendosi i vestiti sbottonati
che si era appena infilati, borbottò, fra un colpo e l'altro della sua tosse:
« Come va che non c'è ancora l'acqua per scaldarmi i
polmoni? »
Wang Lung,
richiamato' bruscamente alla realtà,. restò un momento imbambolato. Poi
mormorò, vergognoso:
« L'erba è bagnata. Il vento umido ... »
La tosse del vecchio non cessava, e non ci fu verso di
calmargliela prima che l'acqua bollisse. Wang Lung ne riempi una ciotola, tolse
da uno scaffale un barattolo di lacca, l'apri, e ne trasse un pizzico di
foglioline di tè, che cosparse poi sull'acqua della ciotola. Sul volto del
vecchio si disegnò un'improvvisa espressione di avidità; ma subito cominciò a
brontolare:
« Perché sciupi cosi la roba? Il tè è come argento.»
« Oggi è festa» lo rassicurò con un breve riso Wang Lung. «
Bevete, e buon pro vi faccia.»
Il vecchio afferrò la ciotola fra le dita nodose,
bofonchiando soddisfatto, attento alle foglioline secche che s'aprivano e
galleggiavano aperte sull'acqua, indeciso ancora se tracannare la preziosa
bevanda.
« Badate che vi si raffredda» l'ammoni il figlio.
« Vero, vero» disse in fretta il vecchio, allarmato; e
cominciò a bere a grandi sorsate il tè bollente, manifestando una gioia
animalesca, simile a un bambino che divori la sua porzione. Ciò peraltro non
gli impedi di notare che Wang Lung attingeva senza parsimonia l'acqua della
caldaia, per versarla in una larga tinozza. Levò la faccia dalla ciotola, e
fissò il figlio.
« Con tutta quell'acqua» disse « ci sarebbe da innaffiare un
intero raccolto.»
Wang Lung non rispose, e continuò a versare l'acqua finché
non ne rimase più una goccia nella caldaia.
***
Per il contadino cinese Wang Lung, per la sua umile e
rassegnata moglie O-Lan e per i loro parenti, la terra rappresenta tutto: il
benessere, l’unione della famiglia, le tradizioni più sacre, le virtù delle
generazioni passate e le speranze di quelle future. La buona terra
descrive con sobrietà, potenza e un profondo e sottile senso di umanità un
mondo di umili e oppressi; la scrittura di Pearl S. Buck, realistica e schiva
eppure profondamente emozionante, affascina ancora oggi i lettori con il
racconto della Cina dei primi decenni del Novecento, un Paese a noi poco noto,
con la sua millenaria cultura, la sua antica miseria, la sua dignità, la sua
poesia delle cose semplici.
Universalmente considerato il capolavoro di Pearl S. Buck,
"La buona terra" (1931) è il primo romanzo della trilogia The House
of Earth , che narra le vicende della famiglia di Wang Lung. La buona terra è
il libro che ha decretato la fama della Buck, che in questo romanzo descrive
con sobrietà, potenza e un senso profondo e sottile di umanità un mondo di
umili e oppressi. La sua scrittura, realistica e schiva, dal lessico scarno, ma
capace di suscitare emozioni, affascina i lettori con la novità di un racconto
che rivela un Paese fino allora sconosciuto, con la sua millenaria cultura, la
sua antica miseria, la sua dignità, la sua poesia delle cose semplici.
Pearl S. Buck (Hillsboro, Virginia, 1892 - Danby, Vermont,
1973.) Nobel nel 1938, cresciuta
in Cina in una famiglia di missionari presbiteriani, fu profonda conoscitrice
della tradizione culturale asiatica; eccentrica e radicale, dal 1934 visse
negli Stati Uniti e fu attiva nelle cause sociali. Il suo libro più famoso è La
buona terra (1931, premio Pulitzer).
Pearl S. Buck La
buona terra New York 1931

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