lunedì 27 luglio 2020

INCIPIT : Fra l’argenteo nastro dell’alba e il luccicante nastro del mare….

FRA L'ARGENTEO NASTRO dell'alba e il verde, luccicante nastro del mare, il piroscafo approdò a Harwich. e ne usci - come uno sciame di mosche  uno sciame di passeggeri, in mezzo al quale l'uomo che dobbiamo seguire non dava nell'occhio; né egli lo desiderava. Nel suo aspetto non c'era niente di particolare, salvo un lieve contrasto fra la gaiezza festiva dei suoi abiti e l'autoritaria gravità del viso. Portava una giacca leggiera di color grigio chiaro, un panciotto bianco, e un argenteo cappello di paglia con un nastro grigiazzurro. La sua magra faccia appariva scura per contrasto, e terrninava in una barbetta nera tagliata alla spagnuola, che, per associazione d'idee, evocava un collaretto dell'epoca elisabettiana. Fumava una sigaretta con gravità di sfaccendato, e nulla rivelava che la sua giacca grigia celava una rivoltella carica, il panciotto bianco conteneva una tessera della polizia, e il cappello di paglia copriva uno dei più poderosi cervelli d'Europa. Era infatti Valentin in persona, il capo della polizia di Parigi e il più famoso investigatore del mondo: e veniva da Bruxelles, diretto a Londra. per eseguire il più clamoroso arresto del secolo.

Flambeau era in Inghilterra. Le polizie di tre Stati erano finalmente riuscite a seguire le tracce del grande mariuolo da Gand a Bruxelles e da Bruxelles alla penisoletta d'Olanda; e si supponeva che ora volesse tentare uno dei suoi colpi approfittando dell'afflusso di stranieri e della confusione per il congresso eucaristico che aveva luogo a Londra. Probabilmente viaggiava facendosi passare per un modesto ecclesiastico o un segretario addetto al congresso; ma, naturalmente, Valentin non poteva esserne certo: con Flambeau, non s'era mai certi di nulla.

Sono trascorsi ormai molti anni da quando quel colosso del furto cessò improvvisamente di tener agitato il mondo; e quando cessò, vi fu  come si disse dopo la morte di Rolando  una gran pace sulla terra. Ma nei suoi giorni migliori (intendo dire, naturalmente, nei suoi giorni peggiori) Flambeau fu una personalità tanto ciclopìca e internazionale quanto Guglielmo II, il Kaiser. Quasi tutte le mattine, i giornali annunciavano ch'egli era sfuggito alle conseguenze di qualche straordinario colpo commettendone un altro. Era un guascone di statura gigantesca e di grande coraggio fisico; e si raccontavano le più inverosimili storie sulle sue umoristiche trovate a base di atletismo: come avesse messo un giudice istruttore  coi piedi in alto e la testa all'ingiù per fargli schiarire le idee; come avesse corso per Rue de Rivoli con un polìziotto sotto ciascun braccio. Bisogna dire, però, che per solito usava quella quasi  incredibile forza fisica solo in tali scene incruente, sebbene poco dignitose per le vittime; i delitti veri consistevano principalmente in furti ingegnosi, con ricco bottino. Ma ognuno dei suoi furti era una trovata nuova, e potrebbe formare una storia a sé. Era stato lui a organizzare, a Londra, la grande Società delle Latterie Tirolesi, senza latterie né mucche, né carri e né latte, e raccogliendo tuttavia le sottoscrizioni d'un migliaio di clienti: le sue prestazioni consistevano semplicemente nello spostare i recipienti del latte dalle porte dei clienti degli altri, a quelle dei propri. Un'altra volta, per riuscire  a mantenere una corrispondenza intima con una sìgnorina, la cui famiglia sorvegliava tutte le lettere in arrivo, ricorse al singolare stratagemma d'inviare le missive riprodotte in microfotografia. Molti dei suoi espedientì erano però caratterizzati da un'assoluta semplicità. Si dice che una volta ridipingesse, a notte alta' tutti i numeri di una strada per sviare un viaggiatore, e farlo cadere in trappola. È certo che .escogitò un pilastro trasportabìle, con una delle ordinarie cassette della posta, e lo metteva agli angoli delle vie, nei sobborghi rneno popolati, per poi appropriarsi dei valori casualmente  impostati. Infine, era conosciuto quale acrobata eccez.ìoriale: nonostante la massiccia copertura  poteva saltare come una cavalletta e sparire tra i rami di un albero come una scimmia. Perciò il grande Valentin, quando s'era messo alla ricerca di Flambeau, sapeva benissimo che le sue avventure non sarebbero finite quando fosse riuscito a trovarlo.

 Ma come trovarlo? Su questo punto le idee del grande Valentin erano ancora in formazione.

C'era una cosa che Flambeau, per quanto abile nel travestirsi, non poteva nascondere: ed era la statura non comune. Se il pronto occhio di Valentin avesse còlta un'alta venditrice di frutta, o un granatiere, o persino una duchessa ahbastanza alta, egli avrebbe forse arrestato di colpo la persona d'alta statura intravista: ma lungo tutto il treno nel quale ora Valentin si trovava, diretto a Londra, non c'era nessuno che potesse essere Flambeau travestito, più che un gatto non possa essere una giraffa camuffata. Quanto ai passeggieri del.piroscafo, s'era già assicurato; e gli altri viaggiatori saliti in  treno alla stazione di Harwich o lungo il percorso, non erano più di sei, e cioè: un impiegato delle ferrovie di bassa statura, che proseguiva sino alla fine della corsa; .tre ortolani, anch'essi piuttosto piccoli, saIìti due staztonì dopo Harwich; una minuscola vedova proveniente da una cittadina delJ'Essex, e un prete cattolico-romano di statura bassissima, che veniva da un villaggetto dell'Essex. Giunto a quest'ultimo Valentin smise l'esame, e gli venne quasi da ridere. Quel pretucolo era proprio l'essenza delle pianure dell'Essex: aveva un viso rotondo e inespressivo come gnocchi di Norfolk, gli occhi incolori come il mare del Nord, e recava parecchi involti di carta scura, che non riusciva a tener riuniti. Il congresso eucaristico aveva certo tirato fuori dalla morta gora provinciale molte creature di quel genere, Cieche e impacciate come talpe tolte dal sottosuolo. Valentin era uno scettico di rigido stile francese, e non poteva avere nessuna simpatia per i preti; ma poteva averne compassione, e quello che aveva davanti avrebbe destato la compassione di chiunque. Aveva un grosso ombrello malandato che gli cadeva di continuo; e pareva che non sapesse quale fosse la parte del biglietto da serbare per il ritorno. Spiegò con sciocca ingenuità, a tutti l presenti nel vagone, che doveva far molta attenzione, perché aveva roba di vero argento e con pietre azzurre" in uno degli involti di carta scura. Quella curiosa mescolanza d'insipidezza essexiana e di santa semplicità, divertì un mondo il francese, finché il prete non arrivò (come poté) a Tottenham con tutti i suoi involti. Tornò subito indietro a cercar l'ombrello, e allora Valentin ebbe persino la bontà di avvertirlo di non custodire l'argento in quel modo, rivelandolo a tutti. Ma con chiunque parlasse, Valentin teneva sempre l'occhio aperto alla ricerca di un altro; si guardava intorno attentamente, per vedere se ci fosse una qualunque persona povera o ricca, vestita in abiti maschili o femminili - che avesse più di un metro e ottanta cl'altezza. poiché Flarnbeau superava di una decina di centimetri tale misura.

Valentin scese a Liverpool Street, sicuro, in piena coscienza, di non essersi lasciato sfuggire quel mariuoIo; almeno fin là. Si recò a Scotland Yard per regolare ufficialmente la sua posizione e prendere accordi per aiuti in caso di bisogno; poi accese un'altra sigaretta e andò a fare una lunga passeggiata per le vie di Londra. E mentre percorreva strade e piazze al di là della stazione di Vittoria, si fermò d'un tratto a guardare. Si trovava in una curiosa, tranquilla piazzetta, tipicamente londinese, piena di un insolito silenzio. Le alte, monotone case intorno, apparivano, insieme, ricche e disabitate; il quadrato di piante del centro, era deserto come una verde isoletta dell'oceano Pacifico. Uno dei quattro lati contornanti l'aiuola centrale era molto più  alto degli altri, come un palco per una tavola d'onore, e la linea delle case, da quel lato, era spezzata da una delle più curiose sorprese di Londra: un ristorante che sembrava essersi sbandato da Soho '. Era straordinariamente attraente, coi suoi vasi di piante nane e le lunghe tende a righe gialle e bianche. Si trovava a un livello più alto del piano della strada, e con l'usuale sistema londinese di aggiustar le cose alla meglio, era stata costruita una tesa di gradini che saltava dalla strada alla porta d'ingresso come una scala di salvataggio innalzata a raggiungere la finestra di un primo piano….

 




Gilbert Keith Chesterton   Il candore di Padre Brown  1911

 

L'innocenza di padre Brown, oppure Il candore di padre Brown[ (titolo originale: The Innocence of Father Brown) è una raccolta di racconti gialli dello scrittore inglese G.K.Chesterton composta nel 1911. È il primo di una raccolta di racconti che hanno come protagonista padre Brown, un prete cattolico-romano che proviene da un villaggio dell'Essex. Il personaggio fa la sua prima apparizione nel racconto La croce azzurra, pubblicato originariamente su una rivista, e poi incluso in questa raccolta.

Scrive Elisabetta Pendola su https://www.ilconsigliereletterario.com/2013/05/16/recensione-gilberth-keith-chesterton-il-candore-di-padre-bro

“Autore tanto raffinato quanto colto, amante appassionato del paradosso e della sorpresa ben congegnata, romanziere eccelso (in questo blog ho già trattato due suoi splendidi lavori, L’uomo che fu Giovedì  e Il Napoleone di Notting Hill), polemista arguto, aforista geniale, e ancora commediografo, saggista, giornalista, esteta della letteratura e, non ultimo, finissimo conoscitore dell’animo umano, Gilbert Keith Chesterton è in qualche modo uno scrittore universale. Per ogni possibile declinazione della parola, infatti, egli nutre un irresistibile interesse; la sua spumeggiante vivacità intellettuale, unita a un talento narrativo non comune e a uno stile freschissimo, squisito, rigoglioso, regala una dimensione nuova al romanzo, presentato al lettore con la genuina spontaneità di un’invenzione estemporanea ma in realtà costruito con ingegneristica precisione.

Allo stesso modo rinnova il saggio, cui dona la piacevolezza di una prosa che sa affrontare con scherzoso acume qualsiasi argomento, persino il più arduo, il più scomodo, il più teoreticamente pericoloso (basti pensare ai suoi lavori sul cattolicesimo, cui si converte, non senza indugi, nel 1922), e reinventa, senza peraltro snaturarlo, l’aforisma, aprendo la sua sentenziosità decisa e senza appello al respiro ampio del racconto, della vicenda articolata, perfino alla brusca svolta del colpo di scena.

Inevitabile, dunque, che un così entusiasta, vulcanico e infaticabile virtuoso delle belle lettere decidesse di misurarsi anche con un genere allo stesso tempo diffuso e assai impegnativo: il giallo. Il grande scrittore inglese lo affronta da par suo, trasformando una suggestione, un’intuizione di un momento – per l’esattezza l’incontro con un ammiratore, un parroco irlandese di nome John O’Connor, la cui conversazione si rivelò straordinariamente affascinante – in una magnifica allegoria dell’eterno scontro tra Bene e Male. Ammiratore sincero del mystery e delle sue atmosfere, Chesterton sceglie di scommettere sul valore simbolico di questo tipo di intreccio; egli legge i delitti, i fatti di sangue, come “peccati dell’anima”, deviazioni, oscurità, abissi in cui sprofonda lo spirito dell’uomo, e per spiegarli, per sciogliere gli enigmi e scoprire il colpevole (e così, finalmente, comprenderne i moventi ultimi), inventa un’originalissima figura di detective, un prete, padre Brown, ricalcato sul religioso O’Connor che tanto l’aveva colpito.

Dimesso nell’aspetto, di modi riservati, quasi timidi, padre Brown non può contare sulle eccezionali capacità deduttive di uno Sherlock Holmes, né sulle superbe doti intellettive di un Hercule Poirot, eppure anche lui, proprio come i suoi illustri “colleghi”, giunge infallibilmente alla soluzione dei casi di cui si occupa. Merito del suo acume psicologico, o meglio, del suo ruolo di pastore. Nei colloqui di tutti i giorni con il “gregge” affidato alle sue cure (che solo un irriducibile ingenuo, ignaro delle cose del mondo, potrebbe definire innocente), e ancor più nei sussurri scambiati nel segreto del confessionale, Brown impara a conoscere i lati più inquietanti dell’uomo, e questo fa di lui il migliore dei detective possibili.

Brown infatti sa bene fin dove può spingersi una persona; i delitti possono certamente scuoterlo, impressionarlo, sconvolgerlo persino, mai però sorprenderlo, e questa situazione mette il mite ma determinatissimo prete in una condizione di chiaro vantaggio nei confronti dell’assassino. Egli riesce a pensare come l’omicida non in virtù di qualche particolare talento, ma per un semplice “allenamento” all’empatia: essere accanto al suo prossimo, chiunque sia, qualsiasi mostruosità gli alberghi nel cuore, è il “lavoro” di padre Brown. Di questo lavoro, l’indagine sui delitti non è che una naturale conseguenza.”

 

Eremo Rocca S. Stefano lunedì  27 luglio 2020

 

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