Il sito del MIUR così
definisce il cyber bullismo : “Il cyber bullismo è la manifestazione in Rete di
un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest'ultimo è
caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un
gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali,
aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico.
Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime,
di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con
messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui
siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyber bullismo. Il cyber bullismo
definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola
persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto,
video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui
obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.”
AnnaLivia Pennetta, nel
libro “La responsabilità giuridica per atti di bullismo” definisce così questo fenomeno :”
“Il
cyberbullismo, in concreto, si presenta con l’atteggiamento tipico degli atti
di bullismo e, quindi con manifestazioni vessatorie ed approfittamento della
debolezza della vittima; ciò che cambia è l’amplificazione devastante del
messaggio per effetto delle tecnologie odierne utilizzate. Si tratta di
comportamenti violenti esercitati in Rete. Cambia l’ambiente e cambiano le
vittime, ed il giovane autore si muoverà in assoluto anonimato; saranno
frequenti comportamenti illeciti rientranti nelle minacce, ingiurie,
diffamazione ma non potranno essere commessi reati che comportano fisicità”.
Scrive Giuseppe
Sferrazzo (1) In “ Il cyberbullismo, evoluzione del bullismo o un
fenomeno completamente nuovo?” : “Il cyberbullo pubblica in Rete filmati di
violenze reali messe in atto verso i suoi coetanei e, in questi casi, si tratta
di una triste “amplificazione” del già esistente fenomeno del Bullismo. In
questo caso è fondamentale esplicitare alcune importanti differenze tra i due odiosi
fenomeni: gli atti di bullismo sono legati a una dimensione “reale”, si
svolgono sempre in un luogo fisico; si verificano sempre con un “pubblico” di
spettatori che fisicamente assistono agli eventi offensivi o molestie; il
bullismo tradizionale passa in gran parte per canali fisici, il bullo è un
prevaricatore soprattutto per la sua forza e presenza; è necessario il contatto
diretto e la “visione” delle sofferenze delle vittime.”(…) Contrariamente
al bullo tradizionale, il cyberbullo non ha sempre riscontro sugli effetti
reali delle sue azioni, poichè manca un contatto diretto con la vittima. Il
contesto del “pubblico” è più ampio in quanto, a causa della sua natura
mediatica e digitale, il fenomeno fuoriesce dalla classe per assumere confini
ben più ampi… i confini sterminati della Rete.Il cyberbullo spesso persevera nelle molestie online al fine di spaventare a morte la vittima, distruggerne la reputazione o ancora escluderla da un gruppo online per intimorirla e umiliarla.Il cyberbullo agisce nell’anonimato, difficilmente ha percezione e consapevolezza della gravità delle sue azioni, quasi come un soggetto “alexitimico” (che non riconosce e/o esprime i propri stati emotivi e quelli degli altri). La sensazione che vive è quella di una maggiore libertà di commettere azioni che nella vita reale, molto probabilmente, sarebbe ben più complicato attuare.
Il cyberbullo si serve del totale anonimato e nascondendosi dietro le
tecnologie, si crea quasi uno sdoppiamento della personalità di chi commette
atti di cyberbullismo… la Rete gli serve da “trincea” dalla quale attaccare e
odiare online.Quindi il cyber bullismo è
reale, purtroppo la rete può dare una impressione fallace di “virtualità”. Condannare ogni forma di
sopraffazione è fondamentale come essere umani prima che come educatori,
genitori o formatori.Il
cyber bullismo
è grave quanto altri atti di sopraffazione e che non dobbiamo demonizzare uno
strumento come il web che può essere usato per migliorarsi, per formarsi, per
imparare e per condividere Anche le tematiche intorno al bullismo perpetrato
tramite social network sono diventate una questione molto attuale
purtroppo.”
Scrive Marco Pini in “ Minori ed
internet educazione ad un uso consapevole del web”(2) : “ Quasi non passa giorno che i giornali
non ospitino notizie di cronaca in proposito, segno da una parte, forse, di una
attenzione morbosa della stampa verso determinati argomenti ma evidentemente
segnale che il problema sussiste e va affrontato e che ancora il web 2.0 non
viene dai ragazzi percepito come qualcosa di “reale al 100%“
ma come un luogo franco/privo di regole dove qualsiasi cosa è concessa e
permessa, oppure dove ci si può sfogare grazie ad un presunto anonimato, anche
per questo motivo c’è tanto lavoro da fare sia da parte dei professionisti che
come noi lavorano con il web sia da parte della scuola. Tutti gli attori
coinvolti nel processo educativo (ma anche chi lavora con internet) dovrebbero
essere opportunamente formati per affrontare queste sfide, per costruire un
internet migliore.”
Quali sono le difese
allora. La scuola e la famiglia sono in prima linea .
“La Scuola, dice sempre
Giuseppe Sferrazzo , ha dei compiti
importantissimi, ad esempio viene chiesto di educare a un corretto uso della
Comunicazione sui Media, in modo da favorire, da un lato, un
apprendimento più motivante e attuale, ma, dall’altro una conoscenza più
critica della potenziale pericolosità degli strumenti di comunicazione digitale
che ormai pervadono la vita di ogni giovane.Sappiamo bene come le competenze digitali siano delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, sono richiestissime dal mondo del lavoro e, proprio per questo motivo devono essere padroneggiate nel modo più efficace possibile. I giovani studenti devono essere costantemente informati sulle regole della comunicazione in Rete, conoscendo le dinamiche delle relazioni che si instaurano nel Web e avendo coscienza della privacy digitale e della “reputazione degli altri” che è sacra. Solo così potranno essere realmente veri “cittadini del Web”.Altro ruolo fondamentale è quello della famiglia. Ad essa viene chiesto di non rinunciare al proprio ruolo di guida e di responsabilità, anche nel mondo digitale. Non è un compito facile poichè i genitori spesso si trovano ad avere un enorme divario di competenze digitali rispetto ai giovani figli ed è invece l’acquisizione di queste competenze che potrebbe fare la differenza: è possibile informare (e quindi difendere) i propri figli dalle criticità della Rete, solo conoscendoli bene e, in simbiosi, impegnarsi a sostenere il lavoro del sistema-Scuola.”
Il documento elaborato dal Gruppo di lavoro sulla
tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione, attivato nell’ambito della
Consulta delle associazioni e delle organizzazioni, istituita e presieduta dall’Autorità garante per l’infanzia e
l’adolescenza. Roma, 21 dicembre 2017 (3) contiene la relazione finale del gruppo
di lavoro TUTELA DEI MINORENNI NEL MONDO DELLA COMUNICAZIONE , che si suddivide
in 3 parti: 1) Informazione e minorenni; 2) Minorenni e comunicazione
radiotelevisiva; 3) Minorenni e Web.
In questa terza parte un capitolo specifico è
dedicato al cyber bullismo Si legge
nella reolazione a questo proposito :” Uno dei temi centrali nell’esame delle
tematiche dell’uso della rete è, oltre a quello del cyber crime e, di
conseguenza, della esigenza di protezione dei minorenni, anche quello dell’uso “criminale”
della rete da parte degli stessi minorenni. L’inflazione della casistica
relativa al cyber crime posto in essere da minorenni nei confronti di altri
minorenni è preliminarmente riconducibile al profilo “non reale” di tali reati,
che ha investito la sfera quotidiana degli stessi protagonisti, nella sua
configurazione tangibile ed emotiva, con ripercussioni preoccupanti sulla loro
formazione e sul loro sviluppo. In questo contesto è intervenuta di recente la
Legge n. 71/2017 recante “Disposizioni a tutela dei minorenni per la
prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, la cui finalità essenzialmente
educativa e preventiva, è esplicitata nell’art. 1 nel quale si legge che essa: “......
si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le
sue manifestazioni,con azioni a carattere preventivo e con una strategia di
attenzione, tutela ed educazione neionfronti dei minorenni coinvolti, sia nella
posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando
l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni
scolastiche”.Il legislatore ha anche fornito una definizione del fenomeno
qualificandolo come: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia,
ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione,
acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in
danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di
contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia
del minorenne il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un
minorenne o un gruppo di minorenni ponendo in atto un serio abuso, un attacco
dannoso, o la loro messa in ridicolo”
E si legge ancora : “l tema del cyber bullismo,
costituisce un fenomeno border-line tra devianza giovanile e psicologia dei
gruppi, che rappresenta ed esprime, con grande enfasi, il carattere di
complessità e problematicità assunto dal rapporto attuale tra bambini, ragazzi
e tecnologia. È un fenomeno recente che si manifesta ogni qualvolta dei
minorenni utilizzano i nuovi media per veicolare o mettere in atto azioni
vessatorie, persecutorie, lesive della dignità di coetanei.L’esperienza ha
evidenziato diverse tipologie di condotte che integrano atti di cyber bullismo”:il
“furto di identità” su social network , ovvero l’uso di profili di altri, il
furto di immagini e di dati personali utilizzati per fingersi qualcun altro, la
diffusione di immagini sessuali di coetanei tra minorenni.Tale ultimo aspetto
ha visto la diffusione della pratica del c.d. “selfie ” che mal si sposa - purtroppo
- con la curiosità sessuale tipica degli adolescenti e con un costume d’uso dei
nuovi media, che li vede sempre più spesso quale via elettiva per lo scambio di
immagini e video “privatissimi”.Si tratta di comportamenti che possono arrivare
a configurare il grave reato di cessione di materiale pedopornografico,
gravemente pregiudizievole per la vittima, la cui reputazione viene spesso
“polverizzata” irreparabilmente ed in tempi brevissimi, provocandone
l’isolamento e producendo forti vissuti di sofferenza e di vergogna, con
conseguenti danni psicologici incalcolabili.”
Leggi anche
:
LINEA D’OMBRA : Minori e internet
LINEA
D’OMBRA Minori e web . Dieci regole per usare internet
(1)https://www.orizzontescuola.it/il-cyberbullismo-evoluzione-del-bullismo-o-un-fenomeno-completamente-nuovo/
.
(2)Marco Pini Blogger, Formatore, Consulente SEO e
Ux Designer presso koris.com)
https://www.netreputation.it/consigli-di-media-education/
(3)https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/la_tutela_dei_minorenni_nel_mondo_della_comunicazione.pdf


Nessun commento:
Posta un commento