giovedì 2 luglio 2020

LINEA D’OMBRA . Minori e web . Il cyber bullismo





Il sito del MIUR così definisce il cyber bullismo : “Il cyber bullismo è la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest'ultimo è caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyber bullismo. Il cyber bullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.”

AnnaLivia Pennetta, nel libro “La responsabilità giuridica per atti di bullismo” definisce così questo fenomeno :” “Il cyberbullismo, in concreto, si presenta con l’atteggiamento tipico degli atti di bullismo e, quindi con manifestazioni vessatorie ed approfittamento della debolezza della vittima; ciò che cambia è l’amplificazione devastante del messaggio per effetto delle tecnologie odierne utilizzate. Si tratta di comportamenti violenti esercitati in Rete. Cambia l’ambiente e cambiano le vittime, ed il giovane autore si muoverà in assoluto anonimato; saranno frequenti comportamenti illeciti rientranti nelle minacce, ingiurie, diffamazione ma non potranno essere commessi reati che comportano fisicità”.

Scrive Giuseppe Sferrazzo (1)  In “ Il cyberbullismo, evoluzione del bullismo o un fenomeno completamente nuovo?” :   “Il cyberbullo pubblica in Rete filmati di violenze reali messe in atto verso i suoi coetanei e, in questi casi, si tratta di una triste “amplificazione” del già esistente fenomeno del Bullismo. In questo caso è fondamentale esplicitare alcune importanti differenze tra i due odiosi fenomeni: gli atti di bullismo sono legati a una dimensione “reale”, si svolgono sempre in un luogo fisico; si verificano sempre con un “pubblico” di spettatori che fisicamente assistono agli eventi offensivi o molestie; il bullismo tradizionale passa in gran parte per canali fisici, il bullo è un prevaricatore soprattutto per la sua forza e presenza; è necessario il contatto diretto e la “visione” delle sofferenze delle vittime.”(…) Contrariamente al bullo tradizionale, il cyberbullo non ha sempre riscontro sugli effetti reali delle sue azioni, poichè manca un contatto diretto con la vittima. Il contesto del “pubblico” è più ampio in quanto, a causa della sua natura mediatica e digitale, il fenomeno fuoriesce dalla classe per assumere confini ben più ampi… i confini sterminati della Rete.
Il cyberbullo spesso persevera nelle molestie online al fine di spaventare a morte la vittima, distruggerne la reputazione o ancora escluderla da un gruppo online per intimorirla e umiliarla.Il cyberbullo agisce nell’anonimato, difficilmente ha percezione e consapevolezza della gravità delle sue azioni, quasi come un soggetto “alexitimico” (che non riconosce e/o esprime i propri stati emotivi e quelli degli altri). La sensazione che vive è quella di una maggiore libertà di commettere azioni che nella vita reale, molto probabilmente, sarebbe ben più complicato attuare.

Il cyberbullo si serve del totale anonimato e nascondendosi dietro le tecnologie, si crea quasi uno sdoppiamento della personalità di chi commette atti di cyberbullismo… la Rete gli serve da “trincea” dalla quale attaccare e odiare online.Quindi  il cyber bullismo è reale, purtroppo la rete può dare una impressione fallace di “virtualità”. Condannare ogni forma di sopraffazione è fondamentale come essere umani prima che come educatori, genitori o formatori.Il cyber bullismo è grave quanto altri atti di sopraffazione e che non dobbiamo demonizzare uno strumento come il web che può essere usato per migliorarsi, per formarsi, per imparare e per condividere Anche le tematiche intorno al bullismo perpetrato tramite  social network sono  diventate una questione molto attuale purtroppo.”

Scrive  Marco Pini in “  Minori ed internet educazione ad un uso consapevole del web”(2) : “ Quasi non passa giorno che i giornali non ospitino notizie di cronaca in proposito, segno da una parte, forse, di una attenzione morbosa della stampa verso determinati argomenti ma evidentemente segnale che il problema sussiste e va affrontato e che ancora il web 2.0 non viene dai ragazzi percepito come qualcosa di reale al 100% ma come un luogo franco/privo di regole dove qualsiasi cosa è concessa e permessa, oppure dove ci si può sfogare grazie ad un presunto anonimato, anche per questo motivo c’è tanto lavoro da fare sia da parte dei professionisti che come noi lavorano con il web sia da parte della scuola. Tutti gli attori coinvolti nel processo educativo (ma anche chi lavora con internet) dovrebbero essere opportunamente formati per affrontare queste sfide, per costruire un internet migliore.”

Quali sono le difese allora. La scuola e la famiglia sono in prima linea .

“La Scuola, dice sempre Giuseppe Sferrazzo ,  ha dei compiti importantissimi, ad esempio viene chiesto di educare a un corretto uso della Comunicazione sui Media,  in modo da favorire, da un lato, un apprendimento più motivante e attuale, ma, dall’altro una conoscenza più critica della potenziale pericolosità degli strumenti di comunicazione digitale che ormai pervadono la vita di ogni giovane.
Sappiamo bene come le competenze digitali siano delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, sono richiestissime dal mondo del lavoro e, proprio per questo motivo devono essere padroneggiate nel modo più efficace possibile. I giovani studenti devono essere costantemente informati sulle regole della comunicazione in Rete, conoscendo le dinamiche delle relazioni che si instaurano nel Web e avendo coscienza della privacy digitale e della “reputazione degli altri” che è sacra. Solo così potranno essere realmente veri “cittadini del Web”.Altro ruolo fondamentale è quello della famiglia. Ad essa viene chiesto di non rinunciare al proprio ruolo di guida e di responsabilità, anche nel mondo digitale. Non è un compito facile poichè i genitori spesso si trovano ad avere un enorme divario di competenze digitali rispetto ai giovani figli ed è invece l’acquisizione di queste competenze che potrebbe fare la differenza: è possibile informare (e quindi difendere) i propri figli dalle criticità della Rete, solo conoscendoli bene e, in simbiosi, impegnarsi a sostenere il lavoro del sistema-Scuola.”
Il documento elaborato dal Gruppo di lavoro sulla tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione, attivato nell’ambito della Consulta delle associazioni e delle organizzazioni, istituita e presieduta  dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Roma, 21 dicembre 2017 (3) contiene la relazione finale del gruppo di lavoro TUTELA DEI MINORENNI NEL MONDO DELLA COMUNICAZIONE , che si suddivide in 3 parti: 1) Informazione e minorenni; 2) Minorenni e comunicazione radiotelevisiva; 3) Minorenni e Web.  

In questa terza parte un capitolo specifico è dedicato al cyber bullismo  Si legge nella reolazione a questo proposito :” Uno dei temi centrali nell’esame delle tematiche dell’uso della rete è, oltre a quello del cyber crime e, di conseguenza, della esigenza di protezione dei minorenni, anche quello dell’uso “criminale” della rete da parte degli stessi minorenni. L’inflazione della casistica relativa al cyber crime posto in essere da minorenni nei confronti di altri minorenni è preliminarmente riconducibile al profilo “non reale” di tali reati, che ha investito la sfera quotidiana degli stessi protagonisti, nella sua configurazione tangibile ed emotiva, con ripercussioni preoccupanti sulla loro formazione e sul loro sviluppo. In questo contesto è intervenuta di recente la Legge n. 71/2017 recante “Disposizioni a tutela dei minorenni per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, la cui finalità essenzialmente educativa e preventiva, è esplicitata nell’art. 1 nel quale si legge che essa: “...... si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni,con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione neionfronti dei minorenni coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche”.Il legislatore ha anche fornito una definizione del fenomeno qualificandolo come: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minorenne il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minorenne o un gruppo di minorenni ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”

E si legge ancora : “l tema del cyber bullismo, costituisce un fenomeno border-line tra devianza giovanile e psicologia dei gruppi, che rappresenta ed esprime, con grande enfasi, il carattere di complessità e problematicità assunto dal rapporto attuale tra bambini, ragazzi e tecnologia. È un fenomeno recente che si manifesta ogni qualvolta dei minorenni utilizzano i nuovi media per veicolare o mettere in atto azioni vessatorie, persecutorie, lesive della dignità di coetanei.L’esperienza ha evidenziato diverse tipologie di condotte che integrano atti di cyber bullismo”:il “furto di identità” su social network , ovvero l’uso di profili di altri, il furto di immagini e di dati personali utilizzati per fingersi qualcun altro, la diffusione di immagini sessuali di coetanei tra minorenni.Tale ultimo aspetto ha visto la diffusione della pratica del c.d. “selfie ” che mal si sposa - purtroppo - con la curiosità sessuale tipica degli adolescenti e con un costume d’uso dei nuovi media, che li vede sempre più spesso quale via elettiva per lo scambio di immagini e video “privatissimi”.Si tratta di comportamenti che possono arrivare a configurare il grave reato di cessione di materiale pedopornografico, gravemente pregiudizievole per la vittima, la cui reputazione viene spesso “polverizzata” irreparabilmente ed in tempi brevissimi, provocandone l’isolamento e producendo forti vissuti di sofferenza e di vergogna, con conseguenti danni psicologici incalcolabili.”
Leggi anche :
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(1)https://www.orizzontescuola.it/il-cyberbullismo-evoluzione-del-bullismo-o-un-fenomeno-completamente-nuovo/
.
(2)Marco Pini Blogger, Formatore, Consulente SEO e Ux Designer presso koris.com) https://www.netreputation.it/consigli-di-media-education/
(3)https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/la_tutela_dei_minorenni_nel_mondo_della_comunicazione.pdf

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 2 luglio 2020

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