Alla fine del 2019 la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno
delle tossicodipendenze in Italia curata dal Dipartimento delle Politiche antidroga
della Presidenza del Consiglio confermava
l’aumento di morti per droga. Nel 2018 i decessi legati al
consumo di stupefacenti sono stati 334, il 12,8% in più rispetto ai 296
dell'anno precedente, con una quota particolarmente rilevante (+92%) tra le
donne over 40. E' uno dei dati più inquietanti contenuti nella Relazione,
secondo cui, la cannabis si conferma la sostanza più diffusa sul mercato
illegale, usata da un quarto degli studenti superiori e quasi sempre in modo
esclusivo, non associata ad altre sostanze. Una stima "sicuramente in
difetto" - anche perché non tiene conto delle patologie correlate a tutti
quei comportamenti a rischio legati al consumo - quantifica in poco meno di 2
miliardi di euro il costo annuo per la cura e il trattamento delle
tossicodipendenze.
Gli indicatori descrivono un quadro stabile del mercato. La
spesa appare stimata intorno ai 4,4 miliardi di euro l'anno. La sostanza messa in commercio ( l’usuale spaccio del pusher di professione o di altri elementi anche
occasionali ) ha una percentuale di
purezza alta, che va dal 12% in media
per la marijuana al 17% per l'hashish.
La diffusione della cannabis risulta molto
estesa stando a quello che energe dalle azioni di contrasto: il 58%
delle operazioni antidroga, il 96% dei quantitativi sequestrati, l'80% delle
segnalazioni amministrative e il 48% delle denunce riguardano i cannabinoidi
(marijuana, hashish e piante di cannabis).
Ne risulta la dimensione di una domanda e quindi di un uso nel nostro paese molto alto specialmente tra i giovanissimi: un terzo degli studenti
delle superiori l'ha utilizzata almeno una volta nella vita e per oltre la metà
di questi l'età di iniziazione è intorno ai 15-16 anni. Nel corso degli ultimi
10 anni risulta diminuito il numero di
giovani che hanno iniziato ad utilizzare la sostanza prima dei 13 anni,
passando dal 5% degli anni 2009-2011 all'attuale 3%. A rischio nel consumo ci
sono un giovane su 4: sono circa 150 mila gli studenti tra i 15 e i 19 anni che
sono risultati positivi al Cast - Cannabis Abuse Screening Test e che, per le
quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un
sostegno clinico per gestire le conseguenze del consumo.
Una parte del fenomeno è rappresentato dalla vendita
sul web delle cosiddette NPS - Nuove Sostanze Psicoattive (che
comprendono ad esempio cannabinoidi, catinoni e oppioidi sintetici) , nuove
molecole che sono apparse con estrema velocità in questo mercato .La loro vendita tramite siti web e il fatto che le
informazioni disponibili su effetti e danni derivati dall'uso siano limitate,
"continueranno a costituire gli elementi-chiave alla base di importanti
sfide per la salute pubblica e per le politiche pubbliche di settore nei prossimi
anni".
Per quanto riguarda il trattamento sanitario ,In generale, s’incrementa il numero delle persone «in
trattamento» per l’uso di stupefacenti (con un 14% di «nuovi utenti») per un
totale di 133.060 (88% uomini, dipendenti soprattutto da eroina e
coca). Ma se i 568 servizi pubblici per le dipendenze e le 839 strutture
socio-riabilitative censite (su 908 presenti) notano un «invecchiamento della
propria utenza», sono i dati sui ricoveri a indicare come molti assuntori non
siano consapevoli dei rischi. In un anno, infatti, sono state 7.452 persone
finite in ospedale, più di 20 al giorno. E «più della metà di tali diagnosi fa
riferimento a sostanze miste o non conosciute», col sospetto che sia la punta dell’iceberg
di una «popolazione insorgente di utilizzatori di sostanze sintetiche e Nps, in
maggioranza giovani».
C’è in tema di
dipendenze un aspetto spesso trascurato
e sottovalutato che è quello della dipendenza da alcol che rappresenta a volte
una vera e propria emergenza. Dopo la ricerca effettuata da Eurispes Empam nel 2019 ,il resoconto emerso è alquanto
preoccupante: pare che le prime bevute si consumano ormai sempre più spesso già
alla tenera età di undici anni.
Da quanto emerge dai dati, l'alcol è al primo posto in
Europa quando si parla di cause di mortalità assieme all'ipertensione ed al
fumo. Solo in Italia il bollettino dei decessi causati dall'assunzione di
alcool sale a 435.000 in dieci anni,
l'abuso di bevande alcoliche ha causato incidenti stradali, sul lavoro e
domestici che hanno spesso avuto conseguenze letali, oltre alle note patologie
da dipendenza ed omicidi e suicidi dovuti all'alterazione psicologica.
Ogni anno in Italia circa 40 mila persone muoiono per
malattie correlate all'alcol: cirrosi epatica, cancro, infarto, incidenti
stradali o sul lavoro, suicidi e omicidi. Nel nostro Paese, al di sopra degli
11 anni d'età, i consumatori di alcolici sono 35 milioni (78,1% uomini, 35,5%
donne) e 8,6 mln sono a forte rischio dipendenza. A preoccupare di più sono i
minorenni, i giovani fino a 24 anni e gli anziani.È la fotografia scattata a Bologna durante il XIX Congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox), tenuto a febbraio del 2020 ,con un focus sui disturbi da uso di alcol (Dua) e le terapie per liberarsi dalla schiavitù del bicchiere. Sul fronte farmaci, avvertono gli esperti, «la sfida più dura non è disintossicarsi, ma evitare ricadute». Dopo un anno di trattamenti, «la completa astensione dall'alcol arriva al 45%». Ma come bevono gli italiani? Un consumatore su sei, spiegano dalla Sitox, è considerato a rischio salute per quantità o modalità di assunzione: sono per lo più giovani, uomini e persone socialmente più avvantaggiate, senza difficoltà economiche o con un alto livello di istruzione. Più spesso abitano nel Nord Italia (con un trend in aumento), in particolare nelle province di Bolzano e Trento, e nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto.


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