giovedì 9 luglio 2020

LINEA D’OMBRA Tossicodipendenza da sostanze e da alcool . Analisi quantitativa.





Alla fine del 2019 la  Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia curata dal  Dipartimento delle Politiche  antidroga  della Presidenza del  Consiglio  confermava  l’aumento  di  morti per droga. Nel 2018 i decessi legati al consumo di stupefacenti sono stati 334, il 12,8% in più rispetto ai 296 dell'anno precedente, con una quota particolarmente rilevante (+92%) tra le donne over 40. E' uno dei dati più inquietanti contenuti nella Relazione, secondo cui, la cannabis si conferma la sostanza più diffusa sul mercato illegale, usata da un quarto degli studenti superiori e quasi sempre in modo esclusivo, non associata ad altre sostanze. Una stima "sicuramente in difetto" - anche perché non tiene conto delle patologie correlate a tutti quei comportamenti a rischio legati al consumo - quantifica in poco meno di 2 miliardi di euro il costo annuo per la cura e il trattamento delle tossicodipendenze.

Gli indicatori descrivono un quadro stabile del mercato. La spesa appare stimata intorno ai 4,4 miliardi di euro l'anno. La sostanza  messa in commercio  ( l’usuale spaccio del pusher  di professione o di altri elementi anche occasionali ) ha  una percentuale di purezza alta, che va dal  12% in media per la marijuana al  17% per l'hashish. La diffusione della cannabis risulta  molto  estesa stando  a quello  che energe dalle azioni di contrasto: il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei quantitativi sequestrati, l'80% delle segnalazioni amministrative e il 48% delle denunce riguardano i cannabinoidi (marijuana, hashish e piante di cannabis). 

Ne risulta la dimensione di una domanda  e quindi di un uso nel nostro paese  molto alto specialmente  tra i giovanissimi: un terzo degli studenti delle superiori l'ha utilizzata almeno una volta nella vita e per oltre la metà di questi l'età di iniziazione è intorno ai 15-16 anni. Nel corso degli ultimi 10 anni risulta diminuito il numero di  giovani che hanno iniziato ad utilizzare la sostanza prima dei 13 anni, passando dal 5% degli anni 2009-2011 all'attuale 3%. A rischio nel consumo ci sono un giovane su 4: sono circa 150 mila gli studenti tra i 15 e i 19 anni che sono risultati positivi al Cast - Cannabis Abuse Screening Test e che, per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un sostegno clinico per gestire le conseguenze del consumo.
Una parte del fenomeno è rappresentato  dalla   vendita  sul web delle cosiddette NPS - Nuove Sostanze Psicoattive (che comprendono ad esempio cannabinoidi, catinoni e oppioidi sintetici) , nuove molecole che sono apparse con estrema velocità in questo mercato .La loro  vendita tramite siti web e il fatto che le informazioni disponibili su effetti e danni derivati dall'uso siano limitate, "continueranno a costituire gli elementi-chiave alla base di importanti sfide per la salute pubblica e per le politiche pubbliche di settore nei prossimi anni".

Per quanto riguarda il trattamento sanitario ,In generale, s’incrementa il numero delle persone «in trattamento» per l’uso di stupefacenti (con un 14% di «nuovi utenti») per un totale di 133.060 (88% uomini, dipendenti soprattutto da eroina e coca). Ma se i 568 servizi pubblici per le dipendenze e le 839 strutture socio-riabilitative censite (su 908 presenti) notano un «invecchiamento della propria utenza», sono i dati sui ricoveri a indicare come molti assuntori non siano consapevoli dei rischi. In un anno, infatti, sono state 7.452 persone finite in ospedale, più di 20 al giorno. E «più della metà di tali diagnosi fa riferimento a sostanze miste o non conosciute», col sospetto che sia la punta dell’iceberg di una «popolazione insorgente di utilizzatori di sostanze sintetiche e Nps, in maggioranza giovani».

C’è  in tema di dipendenze un aspetto  spesso trascurato e sottovalutato che è quello della dipendenza da alcol che rappresenta a volte una vera e propria emergenza. Dopo la ricerca effettuata da Eurispes Empam  nel 2019 ,il resoconto emerso è alquanto preoccupante: pare che le prime bevute si consumano ormai sempre più spesso già alla tenera età di undici anni. Da quanto emerge dai dati, l'alcol è al primo posto in Europa quando si parla di cause di mortalità assieme all'ipertensione ed al fumo. Solo in Italia il bollettino dei decessi causati dall'assunzione di alcool sale a 435.000 in dieci anni, l'abuso di bevande alcoliche ha causato incidenti stradali, sul lavoro e domestici che hanno spesso avuto conseguenze letali, oltre alle note patologie da dipendenza ed omicidi e suicidi dovuti all'alterazione psicologica.

Ogni anno in Italia circa 40 mila persone muoiono per malattie correlate all'alcol: cirrosi epatica, cancro, infarto, incidenti stradali o sul lavoro, suicidi e omicidi. Nel nostro Paese, al di sopra degli 11 anni d'età, i consumatori di alcolici sono 35 milioni (78,1% uomini, 35,5% donne) e 8,6 mln sono a forte rischio dipendenza. A preoccupare di più sono i minorenni, i giovani fino a 24 anni e gli anziani.

È la fotografia scattata a Bologna durante il XIX Congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox),  tenuto a febbraio del 2020 ,con un focus sui disturbi da uso di alcol (Dua) e le terapie per liberarsi dalla schiavitù del bicchiere. Sul fronte farmaci, avvertono gli esperti, «la sfida più dura non è disintossicarsi, ma evitare ricadute». Dopo un anno di trattamenti, «la completa astensione dall'alcol arriva al 45%». Ma come bevono gli italiani? Un consumatore su sei, spiegano dalla Sitox, è considerato a rischio salute per quantità o modalità di assunzione: sono per lo più giovani, uomini e persone socialmente più avvantaggiate, senza difficoltà economiche o con un alto livello di istruzione. Più spesso abitano nel Nord Italia (con un trend in aumento), in particolare nelle province di Bolzano e Trento, e nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Eremo Rocca S. Stefano  giovedì  9 luglio 2020

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