Scrive
Giorgio Manganelli "Nella mia vita fin dall'infanzia ho sempre praticato
il peccato di lussuria libraria. Ho amato i libri di amore passionale,
poligamico, vizioso, incontinente, maniacale. Ho sedotto e stuprato libri. Ho
abbandonato libri in stato interessante. Ho ucciso libri per gelosia, altri ho
scelto per odio di altri libri che non volevano amarmi."
Si macchia dello stesso peccato Umberto Eco che così
formula la sua biblioteca ideale “Messieurs les anglais, je me suis couchè de
bornie heure. Tu quoque, alea! Licht, mehr Licht uber alles. Qui si fa l’Italia
o si uccide un uomo morto. La guerra è una cosa troppo seria perché la vecchia
guardia muoia. Soldato che scappa, arrestati sei bello. Fratelli d’Italia, ancora
uno sforzo. L’aratro che traccia il solco è buono per un’altra volta. L’Italia
è fatta ma non s’arrende. Ben venga maggio, combatteremo all’ombra. Allons
enfants de la patrie, ma l’amore no. Spesso è subito sera. Tre donne intorno al
cor e senza vento. L’albero a cui tendevi la nebbia agli irti colli. Non
chiedere la parola impazzita di luce. Dall’Alpi alle Piramidi andò in guerra e
mise l’elmo. Fresche le mie parole nella sera pei quei quattro scherzucci di
dozzina. Sempre libera sull’ali dorate. Addio monti sorgenti dall’acque, ma il
mio nome è Lucia. O Valentino, Valentino storno! Guido io vorrei che la ciel si
scoloraro. Conobbi il tremolar, l’arme, gli amori. Esterina, bocca di sorgiva.
De la musique, où marchent des colombes. Fresca e chiara è la notte, e il
capitano. M’illumino, piobove. Benché il parlar sia indarno, li ho visti a
Pontida. Alle cinque della sera mi ritrovai per una selva oscura. Settembre,
andiamo dove fioriscono i limoni. Sparsa le trecce morbide, una spronata, uno
sfaglio: questi sono i cadetti di Guascogna. Qui comincia l’avventura del
Pelide Achille. Aprile: ei fu. Tintarella di luna, dimmi che fai. Gioia, figlia
dell’Eliso, guai a chi me la tocca. In principio la terra era siccome immobile.
Eppure il dottor Livingstone si muove! Contessa, cos’è la mia vita: tre civette
sul comò”.
Che però
precisa “[…] Ci sono due tipi di libro, quelli da consultare e quelli da
leggere. I primi (il prototipo è l’elenco telefonico, ma si arriva sino ai
dizionari e alle enciclopedie) occupano molto posto in casa, son difficili da
manovrare, e sono costosi. Essi potranno essere sostituiti da dischi
multimediali, così si libererà spazio, in casa e nelle biblioteche pubbliche,
per i libri da leggere (che vanno dalla Divina Commedia all’ultimo romanzo
giallo). I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio
elettronico. Son fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in barca,
anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi
batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e
segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul
petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si
sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e
regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e
intonsi) che non li abbiamo ancor letti, si leggono tenendo la testa come
vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schiermo di un
computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. Provate a
leggervi tutta la Divina Commedia, anche solo un’ora al giorno, su un
computer, e poi mi fate sapere.
Il libro da
leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la
ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta. Il
coltello viene inventato prestissimo, la bicicletta assai tardi. Ma per tanto
che i designer si diano da fare, modificando qualche particolare, l’essenza del
coltello rimane sempre quella. Ci sono macchine che sostituiscono il martello,
ma per certe cose sarà sempre necessario qualcosa che assomigli al primo
martello mai apparso sulla crosta della terra. Potete inventare un sistema di
cambi sofisticatissimo, ma la bicicletta rimane quella che è, due ruote, una
sella, e i pedali. Altrimenti si chiama motorino ed è un’altra faccenda.
L’umanità è andata avanti per secoli leggendo e
scrivendo prima su pietre, poi su tavolette, poi su rotoli, ma era una fatica
improba. Quando ha scoperto che si potevano rilegare tra loro dei fogli, anche
se ancora manoscritti, ha dato un sospiro di sollievo. E non potrà mai più
rinunciare a questo strumento meraviglioso. La forma-libro è determinata dalla
nostra anatomia.”
Ma come
scrive Roberto Ridolfi i libri si amano o non si amano “Non credo che nessuno
possa sospettarmi di una bibliofilia esteriore e deteriore. Amo i libri per il
loro contenuto, e il loro contenuto so, forse, gustare non meno di alcuno altro
uomo; ma li amo di più se la veste esterna dà loro un più degno e proporzionato
castone. Se tutto ciò che è bello è, per definizione, buono ed amabile, perché
non dovrei io amare pur questa forma e, direi, questa occasione di bellezza? Si
ama una donna per il suo spirito e la sua grazia, ma molto anche per la
bellezza del corpo e moltissimo per l’eleganza del vestire e dello adornarsi.
L’anima e la carne: siamo ancora a questo dissidio, ch’è armonia qualche volta;
e anche nella corporea veste di un bel libro è cosa rara e stupenda goderne,
quando accada, di tale armonia.
Item, il mio cupido amore per certe prime edizioni non è,
o è in minima parte, dovuto a mera avidità di bibliofilo; né tutte parlano
ugualmente al mio spirito. Un’edizione originale del Poliziano, dell’Ariosto,
del Montaigne, a me dicono molto più della editio princeps della Divina
Commedia, sebbene neppure a questa possa accostarmi senza venerazione. Le
prime edizioni che amo fino a soffrirne sono quelle che gli autori stessi
curarono, vegliandone giorno per giorno i progressi; e su quei fogli videro
primamente, con commosso animo, sciamare per il mondo i loro fantasmi di poesia
e di bellezza. Io credo che le cose s’impregnino dell’amore e delle sofferenze
degli uomini; e in nessuno altro modo, né altrove come su quelle pagine, mi sento
altrettanto vicino all’anima di uno scrittore.”
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