Antonio Gramsci su Ordine Nuovo del 5 giugno 1921, considerando le affermazioni e le manifestazioni del movimento Futurista , si era posto le domanda se Marinetti fosse un rivoluzionario o meno . Scriveva in realtà aggiungendo altre considerazioni che «I futuristi hanno svolto questo compito nel campo della cultura borghese: hanno distrutto, senza preoccuparsi se le nuove creazioni, prodotte dalla loro attività, fossero nel complesso, una opera superiore a quella distrutta: hanno avuto fiducia in sé stessi, nella foga delle energie giovani, hanno avuto la concezione netta e chiara che l' epoca nostra, l' epoca della grande industria, della grande città operaia, della vita intensa e tumultuosa doveva avere nuove forme di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio: hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell’economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica. I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi, questi operai sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi». (1)
Gramsci probabilmente non
riteneva Marinetti un rivoluzionario nel
vero senso della parola .Riteneva i futuristi veri rivoluzionari ma solo nel loro campo anche perché diceva che ogni rivoluzione deve essere preceduta “ da un intenso lavoro di critica , di
penetrazione culturale di permeazione di
idee “ ritenendo quindi ,per esempio , un vero periodo rivoluzionario quello - tra
l’altro il più vicino a noi e perciò meno diverso dal nostro – il periodo della Rivoluzione francese soprattutto quello anteriore
culturale, detto dell'illuminismo (…) che fu una magnifica rivoluzione esso
stesso".Gramsci fu sempre, dagli anni torinesi alla maturità delle opere
del carcere, non solo un teorico della rivoluzione, ma un rivoluzionario. Lo
stesso Palmiro Togliatti, affermava nel 1958: “ Gramsci fu un teorico della politica, ma soprattutto
fu un politico pratico, cioè un combattente (...). Nella politica è da
ricercarsi la unità della vita di Antonio Gramsci : il punto di partenza e il
punto di arrivo. Al Congresso di Lione del 1926 del Partito comunista d’ Italia
una delle tesi che Gramsci aveva presentato ricevendo un consenso quasi del 90% fu “la classe operaia è la forza
dirigente del processo rivoluzionario, alla testa della maggioranza
della popolazione.”
Per questo Gramsci nel considerare le idee del Futurismo e la sua rivoluzione richiama l’attenzione sul fatto che il proletariato sarà capace allo stesso modo del Futurismo di fare cose nuove anche in poesia, arte, eccetera.
In un secolo, il Novecento , il secolo breve per le due guerre mondiali che hanno segnato il destino di nazioni e popoli , che è secolo di rivoluzioni . La situazione politica internazionale all'inizio del ventesimo secolo è caratterizzata da condizioni proto-feudali e da monarchie a volte dispotiche . Malgrado la rivoluzione francese abbia in parte avviato un cambiamento epocale per il quale conta moltissimo la presa di coscienza delle classi disagiate non è ancora avvenuto il riscatto vero e proprio di queste classi da usurpatori e oppressori . La rivoluzione industriale ed il conseguente mutamento delle economie, trasferisce ad una fiorente classe padrona gran parte dei poteri e delle ricchezze. Le rivoluzioni nazionali successe nei primi sessant'anni del secolo, nascono in un clima di evidente disparità sociale nel quale il divario tra la povertà e la ricchezza è ampio e sentito dalle masse di proletari e da milioni di contadini e sfruttati di d'ogni sorta. Zapata in Messico, Lenin in Russia, Fidel Castro a Cuba, Mao in Cina ed in Cile Salvador Allende, furono gli uomini che sintetizzarono le aspirazioni e le rivendicazioni del popolo oppresso.
Dal 1910 al 1960 si succedono eventi destinati a cambiare gli assetti economici, politici e sociali del mondo intero. Come in una reazione a catena, a partire dalla rivoluzione Zapatista per finire con quella Cubana, la rivolta contro i soprusi e lo strapotere dei pochi tenta di affermare un nuovo ordine del mondo. Che guarda caso alla fin fine si divide in due blocchi contrapposti in un rapporto di tensione e violenza che pur mutando si protrae fino ai giorni nostri.
Il futurismo (2) in un contesto caotico, mutevole e problematico, cerca di
affermare stili e linguaggi anche loro
mutevoli e caotici adoperati da artisti
famosi e da semplici operatori culturali come i grafici per esempio ,restando
tutti fedeli alla causa e alle idee del movimento Così per esempio “la comunicazione visiva del
ventesimo secolo- come scrive Riccardo
Stefanelli - è specchio di una società (3)
che cambia radicalmente i suoi assetti ed il suo modo di porsi. Il futurismo in
Italia, il costruttivismo in Russia, il Dadaismo e il De Stijl, danno forma ad
una arte libera dai canoni figurativi e dal maniquettismo caratteristico dei secoli
passati, influenzando fortemente anche il campo della grafica anche perché i
primi 'progettisti grafici' non erano che pittori prestati alla causa, senza
una preparazione specifica. “
A cavallo della prima guerra mondiale l'idea di un rapporto tra futurismo, anarchismo e socialismo fu presente all'interno del Futurismo russo e italiano, attivando in quest'ultimo caso un dibattito che giunse all'ipotesi di costituzione di un Partito Politico Futurista, elaborata da Filippo Tommaso Marinetti. In Italia l'ala sinistra del futurismo, numericamente irrilevante, non giunse mai ad essere un gruppo organizzato in grado di porsi come alternativa alla leadership marinettiana, identificata politicamente con il regime fascista.
Diversamente per quanto riguarda il movimento futurista russo che appoggiò la Rivoluzione d'Ottobre,(4) seguendo, dal punto di vista di Gramsci, le istanze di rottura e le posizioni rivoluzionarie di cui egli stesso parla. Analogamente il futurismo italiano ebbe al suo interno un'ala minoritaria politicamente schierata su posizioni di sinistra, spesso ignorata dalla storiografia del periodo e successiva. Gran parte di questa componente di sinistra, per i primi 15 anni del XX secolo, fu collegata al movimento anarchico, formando una corrente attualmente conosciuta come anarcofuturismo .
Ma è lo
stesso Gramsci in una lettera a Trotzki a ricordare come il futurismo, sia a Milano che a Torino, ebbe una certa popolarità presso
gli operai quando la rivista Lacerba
(4) diffuse a prezzi ridotti cinque numeri fra gli
operai.
La posizione di Gramsci in merito fu comunque articolata . Ebbe pesantemente a criticare gli uomini di punto del movimento futurista che aderirono al Fascismo .Anche se poi fecero dietro front (celebre il suo paragonarli a scolaretti che rientrano frettolosamente in classe quando il sorvegliante chiama). Gramsci tra l’altro aveva tentato di entrare in contatto con Gabriele D'Annunzio durante l'Impresa di Fiume, a dimostrazione che aveva ben presente le idee del movimento .
Il Fascismo mostrò imbarazzo e difficoltà a prendere in considerazione il movimento tanto che Giuseppe Prezzolini espresse chiaramente questo disagio:
|
«Se il fascismo vuol segnare una traccia in Italia deve espellere ormai tutto ciò che vi rimane di futurista, ossia di indisciplinato e anticlassico. Sarei troppo seccante se ai miei conoscenti del movimento futurista chiedessi un franco giudizio sulle riforme classiciste del ministro Gentile?» (5) Nessuna risposta. |
Smentita dunque e anche tragicamente tale asserzione sul piano politico, la si può confermare invece su quello culturale e condividere la sentenza finale dell' articolo di Gramsci: «I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari”.
(1)Antonio Gramsci, Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo. 1921-1922,Einaudi, Torino, 1966
(2) Nel manifesto del Futurismo,
pubblicato il 20 febbraio 1909 sul giornale francese «Le Figaro», il fondatore
dell’avanguardia Filippo Tommaso Marinetti presenta gli undici punti
programmatici con cui introduce il movimento al pubblico degli intellettuali. Si dice che a definire in Marinetti la
volontà di costituire un’avanguardia che inneggiasse alla velocità,
all’aggressività e alla distruzione, si suppone sia stato l’incidente
automobilistico del quale egli fu protagonista nell’ottobre nel 1908, mentre
guidava la sua cento cavalli nei pressi di Milano. Sopravvissuto all’impatto,
incolume e trionfante, Marinetti decideva così di dare impulso a una rottura
culturale, volta a traslare nel panorama intellettuale quella vitalità
distruttiva tipica del nuovo mezzo borghese per eccellenza, l’automobile,
emblema veloce e scattante dell’orientamento al futuro. Marinetti decanta la necessità di
diffondere in tutti i campi artistici quegli stessi caratteri tecnologici e innovativi
della società industriale, così da integrare armoniosamente la produzione
culturale all’interno del nuovo mondo meccanico. Il movimento, inizialmente
letterario, si estende in breve tempo alla scultura, al disegno, alla musica (e
anche alla politica), tra convegni e diatribe intellettuali: la più celebre
disputa è senza dubbio quella che i futuristi intrattennero con il letterato e
pittore fiorentino Ardengo Soffici, il quale criticò aspramente l’arte
dell’avanguardia marinettiana in occasione di una mostra milanese; il giudizio
negativo di Soffici trovava senz’altro la sua genesi nel carattere anomalo
dell’arte futurista, che rigettava ogni tipo di legame con la tradizione e
in particolar modo con il mondo classico. Probabilmente per primo, Marinetti
comprese l’enorme potenza mediatica della pubblica indignazione. ( Federica Santoni Filippo Tommaso Marinetti :il Futurismo
tra letteratura e arte 2/12/2019 https://www.artwave.it/cultura/filippo-tommaso-marinetti-il-futurismo-tra-letteratura-e-arte/)
(3)Riccardo Stefanelli Il Novecento: un secolo di rivoluzioni http://socialdesignzine.aiap.it/notizie/5028
(4) “ Lacerba” fu una rivista letteraria italiana fondata a Firenze il primo gennaio 1913 da Giovanni Papini ed Ardengo Soffici.
Il giornale riprende il titolo del trattato scientifico in versi – L’Acerba – dell’autore trecentesco Cecco d’Ascoli (1269-1327), inserendone nella testata il verso “Qui non si canta al modo delle rane”.
Visto il carattere particolarmente polemico ed audace degli autori, tra i quali, oltre ai fondatori, sono da ricordare Aldo Palazzeschi ed Italo Tavolato, Lacerba accolse con entusiasmo l’avvento del movimento futurista, facendosi portavoce di tale corrente artistico-letteraria, ed ospitandone gli esponenti più illustri: Filippo Tommaso Marinetti, Luciano Folgore, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Corrado Govoni.
Nel N.20 del 15 ottobre 1913, il rotocalco pubblica il Programma politico futurista, un documento che fa riferimento alle imminenti elezioni politiche, le prime a suffragio universale maschile, invitando con ardore l’elettore a non votare le liste clerico-liberali-moderate di Giolitti e Gentiloni, e a non prestare attenzione ai programmi democratici, repubblicani e socialisti.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il giornale si schiera con fervore dalla parte interventista. Appaiono articoli violenti, veri e propri assalti frontali contro il governo definito “vile”, contro i “piagnoni” neutralisti e socialisti.
Nel febbraio del 1915, dalle pagine della rivista, si assiste alla scissione del movimento futurista. Da una parte i fiorentini Palazzeschi, Papini e Soffici, che si proclamano gli autentici futuristi, dall’altra i milanesi, definiti con disprezzo “marinettisti”.
Nello stesso anno, precisamente il 22 maggio, due giorni prima dell’entrata dell’Italia nel conflitto, Lacerba chiude i battenti pubblicando l’ultimo editoriale di Papini dall’eloquente titolo: Abbiamo vinto!
(5) In Russia, prima e dopo la
rivoluzione d'Ottobre del 1917 e durante la guerra civile, si crea e si
perfeziona con un'applicazione vastissima un metodo di agitazione politica che
si imporr? come esempio di riferimento per ogni campagna di propaganda di massa.
Accanto alla creazione di slogan d'effetto ed alla mobilitazione di migliaia di
persone con il compito di accendere discussioni di piazza, il comitato centrale
del partito Comunista con a capo Lenin sollecita lo sviluppo di una grafica
rivoluzionaria, di informazione e d'agitazione che ragiungesse la gran parte
della popolazione, molto spesso analfabeta.
Ma se nei primi dieci anni dopo la rivoluzione le avanguardie artistiche
trovano ampio campo d'azione è soprattutto nella Rosta (agenzia statale che si occupa
della comunicazione) e nelle case editrici statali è compartecipando
volenterosamente al processo di cambiamento che coinvolge l'intero paese,
quando l'impeto rivoluzionario si smorza e le direttive divengono mere
imposizioni ideologiche del partito, sfuma il grande impeto innovativo nella
comunicazione politica e sociale legata alle avanguardie, trapassando
nell'ambito della propaganda, monumentale, minacciosa ed impositiva.( Riccardo
Stefanelli Il Novecento: un secolo di
rivoluzioni http://socialdesignzine.aiap.it/notizie/5028)
(5) (dall'articolo Fascismo e futurismo pubblicato il 3 luglio del 1923)
Eremo Rocca
S. Stefano venerdì 18 settembre 2020

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