Ieri sera - prese a raccontare la luna - in un cortiletto,
rinchiuso tra alte case vidi una chioccia con undici pulcini; una bella bimba
saltò loro in mezzo e la gallina si diede spaventata a crocchiare, coprendo
coll'ali i suoi piccoli.
Il padre sgridò la fanciulletta ed io proseguii il mio viaggio senza più curarmi di loro.
Stasera, per l'appunto pochi minuti fa, ho guardato ancora giù nel cortiletto. Tutto era silenzio, quando scorsi la stessa bimba camminare adagino adagino rasente il pollaio, tirarne il catenaccio e dirigersi verso la gallina ed i pulcini, che si sparpagliarono tosto pigolando e starnazzando; la piccina li rincorse ... lo vedevo chiaramente la scena, spiando per un foro praticato nel muro:
quella bimba mi faceva proprio stizzire, e provai un senso di soddisfazione quando il padre, afferrandola per un braccio, la sgridò ancora più aspramente della sera innanzi.
Ella chinò il capo: grosse lacrime le imperlavano gli occhi azzurrI.
- Che facevi qui? - le chiese il babbo.
- Volevo baciare la gallina e chiederle perdono per ieri sera mormorò piangendo la bimba; - ma non osavo dirtelo ...
Il padre baciò commosso in fronte la piccola innocente: io la baciai sugli occhi e sulla bocca.
*** ** * ***
La luna così narrò. Sul sentiero che
mena alla foresta sorgono due povere case di contadini: la porta è bassa assai,
le finestre piccole e poste in alto, ma queste e quella sono incorniciate dai
rami del biancospino ed il tetto è ricoperto di museo.
Nell' orticello attiguo non crescono che cavoli e patate: in un angolo però stende le verdi fronde un sambuco superbo. A piè dell'albero siede una bimba: i suoi occhioni stellanti guardano la vecchia quercia semi incenerita che sorge tra le due casette: là in alto la cicogna ha costruito il suo nido e se ne sta appollaiata su di un ramo glotterando col lungo becco.
Un ragazzo appare sull'uscio, s'avvicina alla sorella e - Che guardi? - le chiede.- Guardo la cicogna - ella risponde. Non sai;' la vicina mi ha confidato che essa ci porterà stasera un bambino ed io sto attenta per vederla entrare.
- Macchè! non è la cicogna che porta i bambini, - esclamò il ragazzetto. - Puoi credermi. La vicina raccontò a me pure la stessa storia, ma nel dirmelo rideva. lo allora le chiesi se ciò era vero come è vero che Dio esiste: ella non seppe dir di sì e quindi capii che tutto questo è una fiaba per noi bimbi.
- Ma e allora, chi li porta i piccini? - chiese la fanciulletta.
- Dio - rispose il ragazzo. - Egli li reca sotto il suo gran mantello. Ma nessuno può vederlo, e quindi noi pure non lo ve¬dremo quando verrà. - In quel momento s'udì un lieve stormir di fronde: i due fanciulli giunsero le manine: si guardarono in volto era certo il Signore che veniva col pargolo ... Si presero per
mano .
La porta dell'umile casetta s'aprì.
- Entrate - disse la vicina - a vedere ciò che vi ha portato la cicogna! E' un bel fratellino!
I bimbi assentirono col capo: essi sapevano già che egli era giunto!
*** **** ****
Vidi,
disse la luna, una povera bimba piangere per la cattiveria degli uomini.
Pensa: ell'aveva ricevuto in dono una bambola tanto bella, piccola, graziosa,
fatta per essere felice: ma i suoi fratellini glie l'avevano
presa e collocata sui rami dell'albero più alto del giardino: poi se l'erano
data a gambe, i piccoli monelli ...
E la bimba era lì con le braccine tese verso l'alto ma invano: ella non poteva giungere sin lassù, nè poteva aiutare la sua pupattola a discendere, e continuava a piangere. La bambola pure piangeva: aveva un'espressione cosÌ dolente, con le braccia abbandonate tra i rami verdi. Ah! quest' era certo il brutto destino di cui parlava spesso la mamma!
Povera bambola! Già cominciava a farsi sera, presto sarebbe scesa la notte e lei doveva dunque rimanere là tutta sola sino al nuovo glorno? No, alla bimba non reggeva il cuore d'abbanndonarla.
- Resterò presso di te! - disse, benchè non fosse punto coraggiosa. E già le sembrava di veder occhieggiare fra i cespugli piccole streghe dall'alta cuffia appuntita, già le pareva di veder danzare sul nero cammino gli spettri, che si facevano sempre più vicini sino a stendere le lunghe braccia verso l'albero e sogghi¬gnavano accennando a lei «Che paura, Dio mio! ».
- Ma quando non si è fatto alcun peccato, lo spirito cattivo non può farci nulla di male - pensò la bambina; - forse che io ho commessa qualche colpa? - E stette un po' a riflettere. ¬Ah sì! - disse - ho deriso la povera anitra che portava una fettuccia rossa alla zampa ma zoppicava in un modo cosi buffo!. ..
Solo per questo ho riso E' poi una colpa cosÌ grande deridere una bestia?
Volse gli occhi in alto, verso la bambola:
-E tu, dimmi - le chiese, - non hai mai deriso gli animali?
E le parve che quella la guardasse scotendo il capo.
Hans Christian Andersen nasce a Odense, città sull'isola di Fionia (Fyn,
Danimarca), il giorno 2 aprile 1805. Trascorre un'infanzia piuttosto
travagliata nei quartieri più poveri della sua città natale, insieme al padre
Hans, di professione calzolaio, e alla madre Anne Marie Andersdatter, 15 anni
più anziana del marito. Inizia la sua attività di scrittore all'età di 30 anni:
si reca in Italia per pubblicare la sua prima opera,
"L'improvvisatore", che darà il via a una lunga carriera e a una
ricchissima produzione letteraria tra romanzi, poesie, opere teatrali, biografie,
autobiografie, scritti di viaggio, articoli, scritti umoristici e satirici.Le Fiabe sono una raccolta delle storie
fantastiche di Hans Christian Andersen. Durante l'intero
corso della sua vita l'autore e poeta danese Hans Christian Andersen ha scritto un
totale di 156 fiabe, uscite in volume tra il 1835 e il 1872 e tradotte in più
di 80 lingue. Tra di esse vi sono alcune delle storie più universalmente
celebri del genere, tra cui La principessa sul pisello, Pollicina,
La sirenetta,
I vestiti nuovi dell'imperatore,
Il soldatino di stagno, Il brutto anatroccolo, La regina delle nevi, Le scarpette rosse e La piccola fiammiferaia.
In onore dell'autore nel 1956 è stato istituito il Premio Hans Christian Andersen
dedicato alla premiazione dei migliori scrittori di narrativa giovanile. Tra i
maggiori illustratori delle varie edizioni delle fiabe ci sono stati Lorenz
Frølich e Vilhelm Pedersen.
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 3
settembre 2020

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