venerdì 25 settembre 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI Viaggio nel silenzio

 

 

L'incontro con le storie di adolescenti privati della libertà e chiusi nel carcere minorile dell'Aquila è stato, per più di quarant'anni, un momento saliente del mio lavoro in quella istituzione, prima come educatore poi come direttore.

Ora quell'esperienza è conclusa. Da un decennio . Con il sisma del  2009  i ragazzi furono trasferiti  per  ragioni di sicurezza in altri istituti  del Dipartimento della giustizia minorile .  Negli anni successivi il carcere  malgrado le sue strutture, che non avevano subito danni dal terremoto , siano state adeguate per   dare modo di ospitare adeguatamente  giovani  in esecuzione di pena ,  non  è stato più riaperto. Il carcere minorile di L’Aquila , in Via Acquasanta ,a ridosso della zona  di Colle Sapone, dove sono ubicati molti istituti  scolastici  ,occupava   gli ex edifici della Casa di Rieducazione.  Al momento in cui furono trasferite  alcune  competenze dallo Stato alle regioni  la Casa di rieducazione cessò di funzionare . All’inizio degli anni Ottanta, attorno ad  alcune palazzine di quel complesso,  fu alzato un muro e furono adibite ad Istituto Penale per minorenni  che  era  aperto a L’Aquila e aveva la sua sede accanto alla Casa Circondariale nel complesso di S. Domenico  in pieno centro storico. . Nel complesso della Casa  di Rieducazione  intitolata al magistrato aquilano Luigi Ferrari che ne aveva   promosso la costruzione, aveva ed ha  ancora oggi la sede il Tribunale per i minorenni d’Abruzzo. Oggi gli edifici dell’ex istituto penale minorenni sono stati ceduti all’Università degli studi di L’Aquila che vi ha  trasferito la Facoltà di Economia e commercio la cui sede è stata danneggiata dal terremoto.

Sovente mi  tornano alla mente quelle storie, quei volti, quelle emozioni come memoria ancora  palpitante di vita: la mia in tutti quegli anni e quella dei ragazzi affidati all'istituto.

La poesie che seguono  di cui la prima  'Dentro il silenzio', che da anche il titolo a questo breve post   sono , parte di una raccolta più ampia, inedita, dal titolo provvisorio 'Casa Rieducazione’ già parzialmente pubblicate negli anni scorsi  ne LeStanzeDellaPoesia,una rubrica del quotidiano on line  Il capoluogo.it ,

E’ ancora  un modo di dare voce a quei ragazzi brutti, sporchi e cattivi chiamati, di volta in volta, discoli, monelli, banditi, bulli e dalle scienze sociali devianti e disadattati, ma sempre adolescenti alla ricerca di sé nell'arcipelago di esperienze positive e negative che il mondo degli adulti offre loro che spesso sono minori in tutto, nei diritti e nelle aspettative .

Dare voce a chi non ha molta voce di per sé stesso, tanto più in un contesto come quello dell'Aquila che, ancora oggi, dall'evento del sisma dell'aprile 2009, rimane chiuso, è un modo per far ascoltare quel silenzio e in generale il silenzio di tutti i ragazzi rinchiusi in un carcere,oggi nel nostro paese . Il silenzio di quelle stanze e di quei cortili, di quei visi, di quelle storie che si alza, a volte, assordante.

Dentro il silenzio

Di te era stremato in fondo

al cuore anche

un sorriso. Io non avevo

che le parole

per navigare lontano:

mi dicevo ti raggiungerò

anche a nuoto. Se tu

mi affidi

anche solo il segno della tua

pena, ritroverò la voce

per te

per dire questo e poco altro.

Tu lo sai che basta un sorriso

per accarezzare il viso

per dire in una grande solitudine

quello che può dire

in una parola una sofferenza senza fine.

Lasciami quel sorriso e dentro il silenzio

mi porti per una dolce deriva a ritrovare

forse per gioco il tempo quand'ero

adolescente come te e mi permetta

di restare adolescente anche se

in ogni età e in ogni lingua

il tuo pianto è pianto.

 

Piangeva con una voce da baritono

 

Una tristezza come di ragazzo

svagato dai sogni solitari

senza terra era la sua:

veniva da un'altra città

tutta diversa e nella memoria

aveva tutte quelle storie

della sua terra.

Piangeva con una voce da baritono

in quel baratro di meraviglia

dei suoi sogni,

note spuntate sull'armonia

d'un clarino affogato

era la sua voce. Saliva,saliva

fino ad incontrare quel sole di carta

disegnato e appeso sul muro della cella.

A sipario calato, dopo l'udienza

continuava a piangere

con la sua antica voce di baritono

e la consolazione non veniva,

non veniva da tutte quelle storie

che non riuscivano mai a concludersi

per continuare ad avvicendarsi

ai confini del mondo

prima di arrivare a quel sole di carta

disegnato e appeso sul muro della cella.

 

Quella curva ad angolo retto

L'alba rugginosa gonfia il muro,

tra le ombre dei cancelli

s'affaccia uno sguardo, un tremito,

un sogno,

un lungo battere di palpebre.

E così un giorno, e poi dopo

un altro giorno

la colonna sonora della vita

riprende dove s'era interrotta

per il sonno della notte;

il sonno che racconta i sogni

fatti di storie senza fretta

e senza riposo

d'ogni giorno, d'un giorno

dopo l'altro dentro le celle

dietro il muro dopo quella curva

ad angolo retto

di strada dell'Acqua Santa.

 

Angela si chiamava

Sul muro aveva scritto

col pennarello blu

"Angela si chiamava"

una sera sul letto

a testa in giù.

E quell'amore in fretta

silenzioso e solitario

gli rimbombava dentro.

Un'onda, un'onda lunga

e travolgente

non si spegneva più al ricordo di Angela

Angela lasciata laggiù.

"Angela si chiamava"

e il sole nella cella

molti anni aveva corso

per dondolare il sogno

di quel ragazzo biondo.

Un sogno come in grembo

ad una madre crudele

e dolce

pianta con l'ultima nostalgia

del giorno, del giorno finito

allo sbattere dei cancelli

al suono del campanello

al correre pesante d'ogni sera

e poi di nuovo al mattino

nei corridoi, nei corridoi

del carcere di Via dell'Acqua Santa.

Sul muro c'era scritto

"Angela si chiamava"

scritto da quel ragazzo biondo

che ancora la chiama

mentre il sole corre ancora

ancora ogni giorno

e non ha più sogni da cullare

di quel ragazzo biondo

rimasto senza Angela

e senza sogni.

Eremo Rocca S. Stefano venerdì  25 settembre 2020

 

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