giovedì 10 settembre 2020

LETTERA DALL’EREMO Due testimonianze ecclesiali su essere gay

 


Due testimonianze  ecclesiali su essere gay  nella  nostra società  .

La prima

Le testimonianze rappresentano spesso lo strumento utilizzato sia da noi cristiani LGBT(1) per cercare di capire di più riguardo la nostra situazione, sia dai nostri parenti e amici per provare a farci mettere in discussione il nostro essere.

Alessandro ( chi scrive questo articolo con  l’intervista a Gabriele Bertin che segue ,si riferisce alla testimonianza di Alessandro , giovane ragazzo siciliano della chiesa Parola della Grazia (PDG) (2) di Palermo.  apre la sua testimonianza affermando che ha avuto un padre assente e che ricercava la figura paterna in un uomo da amare; aggiunge che quando era bambino amava giocare con giochi più spesso utilizzati da bambine e vedere cartoni animati “femminili”.

La stessa tematica viene ripresa e sostenuta da molte chiese tra cui anche il Ministero Sabaoth.

Ascoltando testimonianze come quella di Alessandro, ci son venute in mente delle domande, che abbiamo deciso di porre a Gabriele Bertin, candidato al ministero pastorale, affidato alla chiesa Valdese di Palermo e vicesegretario FGEI (Federazione Giovanile Evangelica in Italia). Oggi approfondiremo l’aspetto identità”, che spesso siamo additati di aver perso, per influenza di amici, della società o addirittura di satana.

L’identità di omosessuale può considerarsi una identità di contrabbando spacciataci da satana? E identificarsi come omosessuale significa inequivocabilmente stare lontano da Dio?

Nella mia personale esperienza non penso che si possa definire una identità omoaffettiva come deviata o spacciata da Satana. Il nodo principale, penso, è costituito dalla maniera in cui viene letto ed interpretato il testo biblico, e di conseguenza qual è l’immagine di Dio che ne vene estrapolata.

Nelle “chiese protestanti storiche” da cui provengo, si applica una maniera di leggere il testo attraverso una esegesi storico-critica. Per dirla in parole semplici si comprende che il testo biblico è figlio del suo contesto di produzione e quindi di una società e di un autore o più autori differenti lontani da noi nel tempo. Questo approccio, quindi, intende ricollocare le parole che sono riportate nella Bibbia al loro contesto, sottolineando come sia difficile poterle interpretare letteralmente al giorno d’oggi essendo mutata la società, i modelli relazionali di riferimento e anche le chiese stesse.

Questo non vuole in alcun modo eliminare il valore spirituale della Sacra Scrittura, semplicemente coglierne la valenza anche storica di un documento redatto in tempistiche diverse e in contesti sociali e politici differenti. Da questo, quindi, penso che vada a definirsi anche una immagine di Dio: non più un Dio posto in antagonismo a Satana, ma un Dio presente e facente nel bene e nel male del mondo e nella storia.

Per questo non penso che si possa parlare di inganni o di bugie, quanto più che altro di differenti percorsi identitari, ognuno dei quali accompagnato, benedetto e protetto dallo sguardo paterno e materno di Dio. Per ciò credo non solo che sia possibile vivere da omosessuali felici e accolti/e davanti a Dio, ma penso sia un dovere delle chiese annunciare un Dio coinvolgente e abbracciante ogni persona, a prescindere dal sesso, genere, razza e orientamento sessuale.

L’essere creature fragili, imperfette rispetto all’assoluta perfezione di Dio riguarda ogni essere umano accolto dalla grazia nella sua specifica condizione esistenziale. L’omosessualità non è una scelta ma una condizione da sempre esistente nella natura umana, ogni singola identità è composta da mille sfaccettature: l’orientamento sessuale non è necessariamente la più importante di esse.

Detto ciò, satana non è mai citato nei versetti che riguardano la condanna dei rapporti fra persone dello stesso sesso. Nella Bibbia questi sono interpretati come un atto di violenza contro l’altro esercitato da chi fa subire il suo potere attraverso la sottomissione fisica. Questo è ciò che la Bibbia condanna: la sopraffazione del più debole, insieme ad altre situazioni analoghe: es. la mancanza di tutela dell’orfano e della vedova e la mancata accoglienza dello straniero (temi infinitamente più presenti!). Manca del tutto, nel dettato biblico, ciò che noi intendiamo con rapporto omosessuale: uno scambio di amore reciproco tra due persone che si stimano e si riconoscono in una relazione progettuale nella quale l’uno/a si prende cura dell’altro/a. (3)

Cari fratelli di Gionata, sì, vi chiamo fratelli, anche se non ci conosciamo personalmente. Vi chiamo fratelli, perché in Cristo lo siamo realmente. Vi chiamo fratelli, perché vi sento vicini al mio cuore. Non è un sentire ideale e disincarnato: vi sento vicini al mio cuore, perché il nostro concreto cammino di vita trova in Cristo la sua origine e il suo culmine; vicini al mio cuore, perché lungo i sentieri che percorriamo ingurgitiamo la stessa polvere; vicini al mio cuore, perché stanotte abbiamo visto la stessa luna di Pasqua… e non siamo poi così lontani.

Ho iniziato a redigere questo scritto diverse settimane fa e, come le onde del mare, ne ho seguito i flussi di apertura e chiusura, l’inserimento di qualche parola, qualche piccola correzione. “Prima o poi la completerò e la invierò a questi fratelli per cui prego ogni giorno”, mi sono detto spesso. Ecco, se adesso la state leggendo, vuol dire che l’ho realmente completata e condivisa. “Rome wasn’t build in a day”, recita un brano dei Morcheeba di qualche anno fa e temo di averlo preso in parola!

La seconda

 

Mi chiamo Raf, ho 38 anni, sono docente e musicista. Un uomo come tanti, un giovane (perché sono giovane, anzi giovanissimo, vero?!) consapevole da sempre della propria omoaffettività. Una persona serena, un burlone pieno di vita, shakerato in un mare di belle attività e relazioni umane che lo fanno sentire da sempre in cammino lungo un sentiero di grande pienezza.

Un giovane cattolico (ops, giovanissimo, che sbadato che sono!) che tiene tanto all’amicizia con Dio, alla sequela di Cristo, all’amore materno di Maria, all’esempio dei santi. Un innamorato della liturgia, consapevole che “questa è la dolcezza del salterio: il canto regola di vita” (citando Sant’Ambrogio). Una persona che trova nel servizio la sua identità. Un cuore d’artista che non può fare a meno di cantare, di scrivere canzoni, di condividere in pienezza la propria musica.

L’ultimo paragrafo sembra l’ibrido tra un’epigrafe e un profilo temerario su una dating app.  E invece no, è solo il preludio in cui si incastra, in glissando, il tema di questa lettera, che consegno idealmente tra le mani di Sant’Agostino: “Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te”.

Inquieto, come il cuore di chi vive costantemente nella nostalgia di Dio e lo ricerca in tutte le cose. Da qualche tempo, nello specifico, desidero approfondire più da vicino i segni del piano di Dio nella mia vita affettiva, cercando di scorgerne più nitidamente i suoi tratti lungo il cammino.

Vi dicevo che sono consapevole da sempre della mia omoaffettività, ma fino all’alba dei miei 35 anni mi sono confinato nel convincimento che bastasse sublimare la mia parte affettiva nel carico di amore a chi mi sta intorno, a quanti il buon Dio ha posto sul mio cammino.

Per certi versi, ne sono ancora convinto, ma secondo una sfumatura differente: l’amore è la mia regola di vita e, proprio per questo, non posso continuare a pensare part-time che la mia vita affettiva possa essere il compromesso di una sublimazione. Lo devo a me stesso; lo devo a quella persona o a quella comunità religiosa che il Signore ha pensato per me e che solo io posso amare. E’ quel sì a mettere a frutto i talenti che il buon Dio, nella Sua misericordia, mi ha donato.

E’ un sì che fatico ancora a pronunciare con coraggio. E’ un sì che si scontra con le mie resistenze. E’ un sì che rovescerebbe oltremodo ogni prassi. Sono in cammino e spero di continuare a camminare, benché i miei passi siano così lenti.

Il mio più intimo desiderio è camminare conservando la mia identità di cristiano. Come soleva dire Santa Teresa di Lisieux, “nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l’amore”. Questa frase delinea con grande pienezza la traccia del percorso che desidero seguire con fedeltà: essere l’amore; esserlo nel cuore della Chiesa; sentire che essa è mia madre. Per me è impensabile cambiare madre soltanto per vedere riconosciuta la mia peculiarità affettiva.

Questo lungo preambolo mi porta al cuore di questa lettera. Cari fratelli, vi scrivo per dirvi grazie dal profondo del mio cuore. Grazie, perché voi pregate, sperate ed operate anche per me.

Grazie, perché i frutti del vostro operato sono anche a mio beneficio. Spero di avere un giorno il coraggio di incamminarmi lungo strade di maggiore coraggio, di vivervi come compagni di viaggio nello spazio-tempo in cui viviamo. Da settimane vi ricordo nelle mie preghiere e vi porto nel cuore.

Vi abbraccio in Cristo, nostra forza, augurandovi di sperimentare sempre lo stupore del sepolcro vuoto, di gioire della vostra vita da redenti.

A presto. Raf  (4)

 

(1) Oggi con LGBT si indicano solitamente le persone che non sono eterosessuali, cioè che non sono attratte unicamente dalle persone dell’altro sesso, e le persone non cisgender, cioè che non si identificano con il proprio sesso biologico. Questo include persone lesbiche (L), gay (G) e bisessuali (B), cioè con orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale, e persone transgender (T), che cioè si identificano con un genere diverso da quello del sesso di nascita.

 (2) "Io da gay a etero grazie a Gesù": il video del giovane palermitano diventato virale
„Quel monologo adesso è diventato virale. Il protagonista è Alessandro, un ragazzo palermitano. Con un microfono in mano parla davanti alla folla e racconta la "metamoforsi" che l'ha trasformato da gay ad etero, solo grazie a Gesù. Quel monologo - avvenuto nel corso di una conferenza che si è tenuta nella chiesa evengelica Pdg (Parola della Grazia) di Palermo negli scorsi giorni - è stato pubblicato in prima serata da "Le Iene". Una chiesa che diventa come uno stadio. La Pdg di Palermo - in via de Grossis, all'Uditore - è la prima chiesa evangelica in Italia e la più grande. Ogni domenica raccoglie fino a tremila fedeli. A fare messa sono i pastori, a volte idolatrati come delle rockstar.“

Alessandro testimonia l’importanza della presenza di Gesù, racconta il suo cambiamento, l'importanza di essere diventato eterosessuale. Parte da lontano, spiegando come già da piccolo, a causa della separazione dei suoi genitori, ha capito di essere gay. Dice di aver da sempre giocato con le bambole, di aver guardato cartoni femminili e di avere avuto un muro davanti a sé, messo dal diavolo, che non gli faceva vedere la verità. Solo dopo essere cresciuto, e in seguito alle preghiere della madre, Alessandro si è reso conto della sua vera identità. Grazie a Gesù. "Il diavolo ha rubato la mia identità ma Gesù gliel’ha strappata e me l’ha ridata". Così, il giovane ha scaldato la folla. Applausi scroscianti, standing ovation, bagno di folla. Le parole di Alessandro dopo il servizio andato in onda hanno scatenato numerose polemiche.

Spazio poi a Gioacchino Porrello, il pastore della Pdg, che dopo aver spiegato com’è nata e come funziona la chiesa evangelica di cui lui ne fa parte, tenta di giustificarsi dalle accuse di plagio che sono state mosse in seguito al video di Alessandro. Porrello sostiene che il risultato avuto dal giovane palermitano, ovvero quello di diventare eterosessuale, sia essenzialmente il frutto di un percorso personale. “Dio può fare ogni cosa, Dio è potente”, queste sono le sue parole.

 

https://www.palermotoday.it/cronaca/alessandro-gay-etero-gesu-iene-chiesa-evangelica-palermo.html “

(3) https://www.gionata.org/la-mia-identita-in-cristo-puo-coesistere-con-il-mio-essere-omosessuale/

(4) Fecisti nos ad te”. Sono un gay cattolico in ricerca del piano di Dio su di me https://www.gionata.org/fecisti-nos-ad-te-sono-un-gay-cattolico-in-ricerca-del-piano-di-dio-sulla-mia-vita/”

Eremo Rocca S. Stefano   giovedì 10 settembre 20202

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