giovedì 24 settembre 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI Che compiti restano da fare

 
Affido da qualche tempo   a questa rubrica “versi d’altri ed altri versi “ le voci  dei poeti che  leggo più frequentemente e  il racconto di avvenimenti che  interessano  la poesia . Al coinvolgimento  di quelli che leggono  questa rubrica di “ diario di malebolge”  , affido anche le mie poesie  parte delle quali  sono state pubblicate in raccolte a stampa, altre  sul blog “osservatorio di confine”  e parte sulla rubrica  “le stanze della poesia “ su Il Capoliogo.it .

Voglio iniziare proprio con un  ritorno allo sguardo sulla quotidianità. Fatta di gesti comuni, piccoli  e semplici gesti,  capaci   di dare valore ad una marginalità individuale ,fatta  di fragili emozioni, come di forti sentimenti  dentro un  tempo che scorre inesorabilmente,  Così che la poesia diventa un tentativo  di sillabare la giusta misura delle cose  attingendo  alla biografia personale e collettiva ; ripercorrendo , in definitiva , nel gioco della memoria,  attimi  di vita sparsi in  frammenti ,detriti e campioni  da raccogliere e custodire . 

 





Che compiti restano da fare

 A maggio si sta ancora

dentro casa la sera.

Per il resto è come quand’ero bambino

colazione pranzo merenda e cena

dormire al pomeriggio, leggere

leggere avventure e storie

senza aver fatto i compiti di scuola.

Che compiti restano da fare

a questa età : bere acqua,

mangiare senza sale,carezzare le ossa

appassite dall’artrosi,passeggiare

un po’al sole quando c’è

contare i battiti del cuore,

scrivere dei ricordi e sognare la notte

con la ricchezza di quel poco

che resta, che resta nel cuore

di aurora in aurora.

 

 


Il tempo  si fa corpo

 

Il tempo s’addormenta

tra la polvere e le muffe

dell’antica casa

ai piedi del colle,

là al limite della pianura

dove il ragno solitario

ricama la sua tela.

Il tempo  si fa corpo

e quello che resta

è l’ambigua  definizione

della vita

quando non riesce più

nemmeno a dormire

con la polvere e le muffe

del suo tempo.


La mia voce cerca il vento

 

La mia voce cerca il vento

nella notte stellata e silenziosa

perché sono stanco di essere uomo

e voglio affidargli il pianto

per essere radice,albero

pietra, seme e fiore.

La mia voce cerca il vento

e arde come un lucignolo

e muove passi ardenti nella notte

alla ricerca dei profumi,

della vita, della storia,

attraverso porte e cortili

con i panni stesi sul filo di ferro

e i mobili  pieni di tarli.

La mia voce cerca il vento

per affidargli il mare di ciò che continua

quando il cuore si ritira dalla terra

e non ha più senso continuare

ad essere uomini .

meglio essere radici. Seme e fiore

pietra e goccia di mare.

 

Venite a vedere la mia città

 

Perché  la mia poesia non parla

del sogno .

Venite a vedere la mia città

rasa al suolo

venite  a vedere per le strade

le macerie e l’erbacce e la polvere

che ancora non va via.

Perché la mia poesia non parla

del sole

venite a vedere la mia città

e il sangue per le strade.

Tutto giace quello che fu costruito

e quello che fu usato

su un fazzoletto di terra

tra le onde di una terra irrequieta

dall’odore di zolfo ,

dal profumo dell’azzurro distrutto

dal cemento inco9llato ai sogni

degli esseri che qui dormirono

mangiarono. Fecero l’amore, sorrisero

e piansero.

Perché la mia poesia non parla.

Non parla.

 

Eremo Rocca S. Stefano   giovedì  24 settembre 2020

 

 

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