lunedì 7 settembre 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI : Novantanove9

Sono stato  invitato da Mario Narducci alla sua trasmissione Novantanove9 su AqTV canate 73  che è andata in onda sabato 5 settembre 2020 alle ore 22,00

Lo ringrazio   per  aver dato ospitalità alle mie poesie e  alle mie idee sulla poesia . Abbiamo parlato  di poesia e  della mia ultima raccolta  SIMIMESIS pubblicata da Daimon Edizioni  di Alessandra Prospero  con la prefazione di Maria Rita Ferri psicoterapeuta  psicoanalitico.  In SIMIMESIS  a dieci anni dal terremoto del 2009  ho raccontato in versi una storia d’amore per una città .

SIMIMESIS  è la trasposizione letteraria di  due concetti  uno musicale uno filosofico. Il DIESIS   e il  BEMOLLE sono due  alterazioni musicali . In particolare il DIESIS  è un’alterazione  in senso crescente dell’intonazione della nota cui si riferisce .Il MIMESIS è una imitazione ,una rappresentazione .Messe assieme  vogliono dire una imitazione , una rappresentazione  alterata e crescente  della parola poetica che è  sempre parola d’amore perché si dà, si dona da se stessa e per se stessa facendo nascere qualcosa di nuovo, nel senso di dare origine , nel senso di dare vita .

 

Una raccolta che porta  dritto dritto  al lockdown  e  a ripensare l’uso della parola  come  viatico,come accompagnatrice   di fronte a due eventi traumatici  molto significativi per la  vita di ciascuno di noi .  Dieci anni perché la parola sedimentasse e costruisse  un retroterra, una corazza. Perché le parole diventassero mattoni, cemento, muri , tetti, di nuovo case .  Ma anche perché  sedimentando restituisse una dimensione profonda di comunità  e forse un’idea di città che è sicuramente diversa per ciascuna di noi.

Le parole da scossa a ripartenza . Un itinerario  non facile, non semplice  seppure  verso il   nuovo, e dentro il  cambiamento con una stringente contraddizione  nel caso del terremoto  la raccomandazione di sicurezza era  uscire di casa , nel caso del lockdown la raccomandazione  e quindi la proibizione è stata quella di rimanere dentro casa .

Una storia dunque di contraddizioni  che non poteva non trovare  nella parola la sua funzione  anche di liberazione ma soprattutto di   sostegno  per l’affermazione di una condizione salvifica  .

Durante la trasmissione ho letto queste due poesie

 

Per essere un’altra cosa

 

Hanno portato via le macerie

e quello che resta  sta lì

ed è come se l’avessero  portato via;

insomma è venuto   il mattino

si è fatto chiaro  ma quello che è perduto

è perduto

è come un libro finito

un romanzo sfogliato. Ora vado di rado

per quelle piazze ,per quelle strade

fingo che ci sei  ma lì il freddo

è come quello  della morte

e  che se poi la morte ti fa sentire

tutto quel freddo

-il Signore ci aiuti – che morte è ?

Io ci penso sempre

alla  primavera di quell’anno

che fu di un solo colore

e a quel morso allo stomaco

che da solo fa schiantare il cuore.

Ed è stato da allora

che sono passati tanti giorni

come note,una nota alla volta

fino ad un si bemolle

pianissimo per dire si

alla presenza e all’assenza

alla vita e alla morte

alla tristezza di un’agenda

che  sa tener conto  solo del calendario.

Ed è tutta qui a pensarci bene

la storia ora di questa città,

-un canto guidato - ed è tutto qui

quello che è vita, quello che è morte

suonate una nota alla volta

una nota alla volta

fino al rimbombo dell’ultima percussione

là in cima all’orchestra

come a dire, come a dire

                “Oh la vita, oh la morte “-

la  vita  che sostiene la morte

la morte che va

come un canto nella notte

in cerca, in cerca della vita

per essere

per essere un’altra cosa.

 

 

 

Di te non si sente

 

Sono tornato a chiedere

in prestito le parole

che hanno ora il tuo colore,

città delle ombre e del silenzio

città senza voce e senza parole.

 

Città, città di te ora

sono silenziose le strade,

vuote le case,  cieche le finestre

senza luce nella notte ,

di te non si sente

che il latrare dei cani nel buio,

gli animali a te più fedeli.

 

Solo un poco di verde

si rifugia ora negli orti

abbandonati senza più

inghiottire le case e tu

sei tale e quale eri prima .

Ma vuota.

 

Solo interrotta la quiete

dal rumore d’un martello

che non ha allegria come l’aria

senza il sole ,l’albero senza foglie.

 

I ricordi vivi

più puri delle stelle  e i fantasmi

delle stagioni che passano

invano affollano  il cielo

e sotto questa brezza

lieve di dicembre imminente

anche il noce si spoglia nel silenzio

delle sue ultime foglie

come le parole  che sono tornato

a chiedere in prestito

per parlate di te  città

città apparente .

 

Due composizioni che in definitiva dicono  che il ricorso e l’aiuto della parola ci porta allo stesso discorso sia per il terremoto che abbiamo vissuto  e per la pandemia  che stiamo vivendo . Il ricorso e l’aiuto della parola diventa  fondamentale .

Nasce allora  un zig zag tra le parole come per esempio  questi versi scritti pochi giorni fa . Ne ho letto l’inizio  :    

 

Abbiamo conosciuto il CONFINE

la nostra casa

che non potevamo immaginare così

e seppure i per il nostro BENE

-abbiamo sentito l’aria

volevamo goderne appieno

ma era malata e pesante –

per il nostro bene  abbiamo RINUNCIATO

ASCOLTA  come noi abbiamo ascoltato

-ci siamo ritrovati ad ascoltare

chi aveva da raccontarci la più banale

delle storie -  tutto ALLIETA 

i nostri sensi , come i bambini

oh non toccate i bambini, vi prego

i bambini, sono in grado di SOPRAVVIVERE

a tutto e si ABITUANO a tutti,

fossimo capaci di essere bambini !

ma molte cose non possono e non devono

diventare  abitudini.

E se gli altri ne sapessero più di noi

-diamo per scontato che quello che ci dicono

è VERITA’ ma l’unica verità

è inconfondibile e allora ci domandiamo

perché ci confonde

E’ la CURIOSITA il mantra dell’esistenza

eppure è come una droga

si può morire di  overdose

anche se curiosità è perenne insoddisfazione

ma anche frustrazione

e allora cambi vita,  cambi giornate

cambi storie …

 

 

Poi abbiamo ricordato i dieci anni dal terremoto   e delle cose che ho fatto in questo periodo . Una intensa attività di blogger  con  il blog “osservatorio di confine” e le sue rubriche tra cui una  dedicata alla follia dei libri, agli animali veri e a quelli immaginari   con la pubblicazione vere e proprie raccolte di poesie .

Era  il momento clou  dei blogger  e quindi al posto della pubblicazione cartacea  ho  preferito quella on line. Oggi per esempio  quello che  per esempio va di moda è il Podcast . Ci sono  in via di sviluppo  delle piattaforme  che consentono questa forma di comunicazione e probabilmente  in un futuro a breve ci sarà una esplosione di questo modo di  esprimersi.

Poi   ho preso  le prime tre poesie di ogni raccolta pubblicata in quel blog e  ho messo assieme un volume dimesso nella forma  perché appunto  era soltanto il riassunto , quasi l’indice  di tutto quel lavoro  ed è venuto   LA ROSA CHE NON CANTO

Il tema , non oso dire la poetica, di tutte queste raccolte è la quotidianità, le poesie delle piccole cose  e dei sentimenti che ci legano a loro e che ricostruiscono ogni momento la memoria della nostra vita .

Penso che  ogni poeta o forse ogni scrittore od artista in definitiva  parli e riparli di una unica idea.  La poesia, la storia, il quadro, il brano di musica è sempre lo stesso  , quello che cambia sono le varianti, le chiose, le estensioni . Perché si tratta di qualcosa di vivo che si modifica.  Come d’altra parte siamo noi. Le nostre  opere sono a nostra immagine e somiglianza  ma restano sempre le stesse perché anche noi  cambiamo  pur restando  gli stessi  in una contraddizione apparente  .

Ho  curato Osservatorio di confine  fino a che Google lo ha supportato . Poi  quando avevo deciso di allungare la pausa  è arrivato il lockdown e quindi  ha ripreso vigore  questa attività con un blog che si chiama DIARIO DI MALEBOLGE  e che è in definitiva l’evoluzione e la trasformazione dopo dieci anni di OSSERVATORIO   DI CONFINE

Contemporaneamente  cè stata  una  collaborazione al  giornale On line IL CAPOLUOGO .it  con la rubrica  LE STANZE  DELLA POESIA  una rubrica che è andata avanti per quasi dieci anni  e che  dopo qualche mese  di sosta ha ripreso con LE NUOVE STANZE DELLA POESIA . Una rubrica che è stata possibile  grazie alla sensibilità del Direttore de Il Capoluogo che ringrazio sentitamente .

In questa rubrica con cadenza settimanale , ogni giovedì ,ho  proposto ai lettori una mia poesia a volte  per  ricorrenze o avvenimenti  , a volte su temi  particolari.  Ne è nato un mosaico  corposo  di temi, sensazioni, emozioni, racconto di storie  che è rimasto immutato  per tutti questi anni. Le NUOVE STANZE DELLA POESIA  hanno cambiato tiro e presentano per il momento le voci contemporanee della poesia abruzzese sia in lingua che in dialetto,  che si evolveranno verso  il racconto della storia della poesia e delle correnti per arrivare ad un dibattito  sulla poesia da parte  dei vari poeti

E poi  sempre in questi dieci anni   la nascita de  LA COMPAGNIA DEI POETI ,grazie anche  ad Alessandra Prospero  che coordina con me le iniziative  come  : la festa annuale della poesia, i binari poetici, le performance  legate a temi particolari come la Perdonanza celestiniana  e  i recital all’interno del Festival  cinema horror , i recital e le performance  legatie ai luoghi  e alle architetture del territorio, fino alla prestigiosa partecipazione al Festival  Internazionale di Mezza Estate  di Tagliacozzo

Dieci anni  di  attività di fronte  in un microcosmo personale di fronte ad un  mondo che  cambiava  in un  secolo che non è mai nato  ,  con avvenimenti   come  l’inizio  dell ‘era Putin, lo svolgimento delle  elezioni più contestate della storia d’America  che eleggono Bush, gli interventi militari delle coalizioni  in Iraq e Afgainstan ,le primavere arabe, l’attentato alle  torri gemelle, la morte di  papa Wojtyla, l’elezione di Ratzinger  e le sua rinuncia ,la crisi economica del 2008,l’ascesa della Cina nel mercato globale  

Mentre in  poesia , come ho ricordato  nel colloquio in trasmissione, il  2005 segna  l’anno in cui escono tre antologie importanti, che rinnovano l’antologia d’autore:

Parola plurale”, uscita per l’editore Luca Sossella un’antologia di poesia italiana di 1177 pagine al prezzo politico di 20 euro. È un’antologia curata da 8 giovani critici, tra i più attivi e attenti del nostro attuale panorama letterario. Dunque un’occasione importante per una ricognizione rigorosa del frastagliato universo poetico, così come si è costituito negli ultimi trent’anni. Come ogni antologia, e per l’intenzione ambiziosa che la muove, presenterà aspetti discutibili, limiti, difetti. Credo, però, che possa fornire sopratutto ai non addetti ai lavori una prospettiva ampia e articolata, come raramente accade, anche della poesia più recente. I brani che pubblico sono tratti dall’introduzione “collettiva”.

“Dopo la lirica”, in cui  Enrico Testa  in ritenendo che la  la vera frattura nella poesia italiana del Novecento  si avvenuta avviene negli anni Sessanta fa partire la sua antologia con Gli strumenti umani di Sereni e il Congedo del viaggiatore cerimonioso di Caproni, entrambi del 1965. Da allora non sarà più come prima. Pur nella grande varietà delle esperienze individuali che arrivano quasi fino ai giorni nostri, ci sono alcuni punti di rilievo che tengono insieme un’intera stagione poetica. E sono l’ingresso e la stabilizzazione di un linguaggio fortemente parlato; la perdita di centralità del soggetto poetante; il rapporto con le grandi questioni del pensiero, e in particolare con il nichilismo nelle sue varie espressioni; la presenza di motivi e strutture antropologiche: scomparsi che ritornano, visioni arcaiche dell’essere, animismo della natura, oggetti e realtà che guardano e interrogano. L’Antologia è pubblicata da Einaudi .

“La poesia italiana dal 1960 a oggi” pubblicata  da Rizzoli nella collana Classici della Bur  in cui il curatore  Daniele Piccini  ritenendo l poesia italiana degli ultimi cinquant'anni circa è una pianta lussureggiante e in gran parte "misteriosa" nel senso che i suoi frutti non sono stati assaggiati dal grande pubblico, sceglie  le migliori  poesie pubblicate dal 1960 a oggi, offerte al lettore con un agile commento.

Un panorama dunque che  un saggio di  Berardinelli   esamina più approfonditamente  mettendo per  esempio a nudo  le rotture  del 68,71 e 75

 Nel Sessantotto si è conclusa l’esperienza della Neoavanguardia, considerata «l’ultimo tentativo compiuto dal Moderno di rinnovare l’Idea di Forma senza allontanarsene del tutto» (Alfano et al. , p. 20). Il 1971 ha chiuso un periodo della storia della lirica, con le pubblicazioni di Montale e Pasolini, e ne ha aperto un altro, con Invettive e licenze di Bellezza. L’ultima data importante è il 1975, quando si verificano tre eventi: la vittoria del Nobel da parte di Montale, ed il Discorso Tenuto a Stoccolma in quell’occasione; la morte di Pasolini; la pubblicazione del Pubblico della poesia

 

Le forme della poesia italiana oggi sono molteplici e non sono rari in casi in cui gli autori delle diverse tendenze maturano percorsi e visioni così radicalmente distanti tra loro da finire per disconoscersi gli uni con gli altri, per negare o contestare, apertamente o meno, le ragioni d’essere delle scritture poetiche altrui.

 Tre  macroaree riferibili al genere letterario della poesia:

-una poesia, pur con molte differenze al suo interno, che ripercorre e rinnova la tradizione scritta del nostro ‘900, che da Ungaretti e Montale arriva a Sereni, a Luzi, a Zanzotto, fino ai contemporanei Milo De Angelis, Maurizio Cucchi, Cesare Viviani, Umberto Fiori e Valerio Magrelli;

-una poesia, che si definisce di ricerca, fortemente connotata da una scrittura, che si manifesta spesso nelle forme della prosa, di tipo non assertivo, dove si nota l’assenza o l’attenuazione della presenza del soggetto, e animata da una critica, anche politica, agli schemi attuali del linguaggio e dei significati e alle logiche di potere che vi sarebbero contenute;

-una poesia, identificata come orale e performativa, i cui testi di norma sono scritti con l’idea di essere rappresentati e letti ad alta voce, con o senza un accompagnamento musicale. Per completezza, si può aggiungere che esiste anche, soprattutto nei contesti più sperimentali e di ricerca, un ambito della poesia che fa uso, combinandoli con il testo, di elementi visivi, grafici o fotografici.

Questa idea tripartita delle forme attuali della poesia è presente nel libro, pubblicato dall’editore Carocci, Poesia italiana degli anni duemila – Un percorso di lettura di Paolo Giovannetti, professore di letteratura italiana allo Iulm. 

Infine non abbiamo avuto tempo per parlarne   ma lo voglio ricordare qui  dieci anni che in narrativa hanno visto  : il nuovo realismo, l’ibridazione di generi e linguaggi, la crescente presenza della narrativa femminile.

Per il nuove realismo l’Italia, oltre ad alcuni illustri precedenti (Primo Levi nella trilogia di Auschwitz, Leonardo Sciascia nelle inchieste su Majorana e Moro, Italo Calvino nella Giornata di uno scrutatore ecc.), vanta un testo fondamentale della non fiction novel degli anni Duemila: Gomorra di Roberto Saviano, pubblicato nel 2006.

Tema dominante e tradizionale tra le narratrici è la famiglia, che, pur non trascurando i modelli novecenteschi, volge uno sguardo contemporaneo soprattutto all’attuale sgretolamento dei modelli tradizionali, non solo per denunciarne difetti e disfunzionalità ma anche per recuperarne alcuni valori.
Nella rappresentazione critica delle dinamiche di ruolo interne alla famiglia, ricorrono, ovviamente, quelle tra donna e uomo, in cui solo raramente la figura maschile è oggetto di uno sguardo benevolo, e si affaccia una consapevolezza femminile che lascia intravedere (secondo Lucia Ravera) un nuovo matriarcato.

L’altro filone della narrativa l’ ibridazione, n on riguarda solo la mescolanza di generi letterari tradizionalmente distinti, ma investe in forma più appariscente i linguaggi, addirittura i supporti della comunicazione.
La si riscontra, per esempio, nel dialogo tra parole e immagini instaurato attraverso l’inserimento, tra le pagine di molti romanzi, di foto, disegni, bozzetti, schizzi pittorici (qualche esempio: Pecoraro, Siti, Starnone ecc.); o nella collaborazione richiesta, a fini di visibilità e di marketing, a supporti audio-video (Pugno, Giovagnoli, Abate, Labranca ecc.); oppure consiste nell’unione tra grafica e testo che si realizza, in forma più organica e strutturata, in quella nuova frontiera della narrativa rappresentata con grande successo editoriale dalla graphic novel: sia che a tradurre in grafica le proprie storie siano letterati di valore quali Ammaniti, Carlotto, Carofiglio, Ferracuti ecc., sia che, in senso inverso, ad affrontare la scrittura letteraria siano fumettisti come Zerocalcare o Gipi. Oltre al  recente caso editoriale della tetralogia dell’Amica geniale, i quattro romanzi pubblicati tra il 2011 e il 2014, a firma Elena Ferrante, che hanno ottenuto un successo travolgente, non solo in Italia, ma anche all’estero e soprattutto negli Stati Uniti, dove impazza la Ferrante fever, come ha titolato il New Yorker in occasione dell’uscita dell’ultimo volume tradotto.
Si tratta di una sorta di romanzo storico del genere La Storia di Elsa Morante, o di feuilleton non a caso pubblicato a puntate, che narra in prima persona le vicende di due amiche napoletane, ambientate prevalentemente a Napoli nell’arco di un sessantennio (dal dopoguerra a oggi): un’impostazione narrativa, dunque, di tipo tradizionale, nella quale, tuttavia si possono riconoscere alcune tematiche “femminili” sempre attuali, quali la centralità della relazione amicale tra donne, l’aspirazione all’indipendenza economica e all’emancipazione sociale attraverso lo studio, il rapporto ambivalente con il matrimonio e la figura maschile, e anche con i figli (e le figlie), l’alternarsi di soggezione agli stereotipi della società e di ribellione.

 

Eremo Rocca S. Stefano  lunedì 7 settembre 2020

Nessun commento:

Posta un commento