Sono stato invitato da Mario Narducci alla sua trasmissione Novantanove9 su AqTV canate 73 che è andata in onda sabato 5 settembre 2020 alle ore 22,00
Lo ringrazio per aver dato ospitalità alle mie poesie e alle mie idee sulla poesia . Abbiamo parlato di poesia e della mia ultima raccolta SIMIMESIS pubblicata da Daimon Edizioni di Alessandra Prospero con la prefazione di Maria Rita Ferri psicoterapeuta psicoanalitico. In SIMIMESIS a dieci anni dal terremoto del 2009 ho raccontato in versi una storia d’amore per una città .
SIMIMESIS è la trasposizione letteraria di due concetti
uno musicale uno filosofico. Il DIESIS
e il BEMOLLE sono due alterazioni musicali . In particolare il
DIESIS è un’alterazione in senso crescente dell’intonazione della
nota cui si riferisce .Il MIMESIS è una imitazione ,una rappresentazione .Messe
assieme vogliono dire una imitazione ,
una rappresentazione alterata e
crescente della parola poetica che
è sempre parola d’amore perché si dà, si
dona da se stessa e per se stessa facendo nascere qualcosa di nuovo, nel senso
di dare origine , nel senso di dare vita .
Una raccolta che porta dritto dritto al lockdown e a ripensare l’uso della parola come viatico,come accompagnatrice di fronte a due eventi traumatici molto significativi per la vita di ciascuno di noi . Dieci anni perché la parola sedimentasse e costruisse un retroterra, una corazza. Perché le parole diventassero mattoni, cemento, muri , tetti, di nuovo case . Ma anche perché sedimentando restituisse una dimensione profonda di comunità e forse un’idea di città che è sicuramente diversa per ciascuna di noi.
Le parole da scossa a
ripartenza . Un itinerario non facile,
non semplice seppure verso il nuovo, e dentro il cambiamento con una stringente
contraddizione nel caso del
terremoto la raccomandazione di
sicurezza era uscire di casa , nel caso
del lockdown la raccomandazione e quindi
la proibizione è stata quella di rimanere dentro casa .
Una storia dunque di contraddizioni che non poteva non trovare nella parola la sua funzione anche di liberazione ma soprattutto di sostegno per l’affermazione di una condizione salvifica .
Durante la trasmissione ho letto queste due poesie
Per essere un’altra cosa
Hanno portato via le macerie
e quello che resta sta lì
ed è come se l’avessero portato via;
insomma è venuto il mattino
si è fatto chiaro ma quello che è perduto
è perduto
è come un libro finito
un romanzo sfogliato. Ora vado di rado
per quelle piazze ,per quelle strade
fingo che ci sei ma lì il freddo
è come quello della morte
e che se poi la morte ti fa sentire
tutto quel freddo
-il Signore ci aiuti – che morte è ?
Io ci penso sempre
alla primavera di quell’anno
che fu di un solo colore
e a quel morso allo stomaco
che da solo fa schiantare il cuore.
Ed è stato da allora
che sono passati tanti giorni
come note,una nota alla volta
fino ad un si bemolle
pianissimo per dire si
alla presenza e all’assenza
alla vita e alla morte
alla tristezza di un’agenda
che sa tener conto solo del calendario.
Ed è tutta qui a pensarci bene
la storia ora di questa città,
-un canto guidato - ed è tutto qui
quello che è vita, quello che è morte
suonate una nota alla volta
una nota alla volta
fino al rimbombo dell’ultima percussione
là in cima all’orchestra
come a dire, come a dire
“Oh la vita, oh la morte “-
la vita che sostiene la morte
la morte che va
come un canto nella notte
in cerca, in cerca della vita
per essere
per essere un’altra cosa.
Di te non si sente
Sono tornato a chiedere
in prestito le parole
che hanno ora il tuo colore,
città delle ombre e del silenzio
città senza voce e senza parole.
Città, città di te ora
sono silenziose le strade,
vuote le case, cieche le finestre
senza luce nella notte ,
di te non si sente
che il latrare dei cani nel buio,
gli animali a te più fedeli.
Solo un poco di verde
si rifugia ora negli orti
abbandonati senza più
inghiottire le case e tu
sei tale e quale eri prima .
Ma vuota.
Solo interrotta la quiete
dal rumore d’un martello
che non ha allegria come l’aria
senza il sole ,l’albero senza foglie.
I ricordi vivi
più puri delle stelle e i fantasmi
delle stagioni che passano
invano affollano il cielo
e sotto questa brezza
lieve di dicembre imminente
anche il noce si spoglia nel silenzio
delle sue ultime foglie
come le parole che sono tornato
a chiedere in prestito
per parlate di te città
città apparente .
Due composizioni che in definitiva dicono che il ricorso e l’aiuto della parola ci porta allo stesso discorso sia per il terremoto che abbiamo vissuto e per la pandemia che stiamo vivendo . Il ricorso e l’aiuto della parola diventa fondamentale .
Nasce allora un zig zag tra le parole come per esempio questi versi scritti pochi giorni fa . Ne ho letto l’inizio :
Abbiamo conosciuto il CONFINE
la nostra casa
che non potevamo immaginare così
e seppure i per il nostro BENE
-abbiamo sentito l’aria
volevamo goderne appieno
ma era malata e pesante –
per il nostro bene abbiamo RINUNCIATO
ASCOLTA come noi abbiamo ascoltato
-ci siamo ritrovati ad ascoltare
chi aveva da raccontarci la più banale
delle storie - tutto ALLIETA
i nostri sensi , come i bambini
oh non toccate i bambini, vi prego
i bambini, sono in grado di SOPRAVVIVERE
a tutto e si ABITUANO a tutti,
fossimo capaci di essere bambini !
ma molte cose non possono e non devono
diventare abitudini.
E se gli altri ne sapessero più di noi
-diamo per scontato che quello che ci dicono
è VERITA’ ma l’unica verità
è inconfondibile e allora ci domandiamo
perché ci confonde
E’ la CURIOSITA il mantra dell’esistenza
eppure è come una droga
si può morire di overdose
anche se curiosità è perenne insoddisfazione
ma anche frustrazione
e allora cambi vita, cambi giornate
cambi storie …
Poi abbiamo ricordato i dieci anni dal terremoto e delle cose che ho fatto in questo periodo . Una intensa attività di blogger con il blog “osservatorio di confine” e le sue rubriche tra cui una dedicata alla follia dei libri, agli animali veri e a quelli immaginari con la pubblicazione vere e proprie raccolte di poesie .
Era il momento clou dei blogger e quindi al posto della pubblicazione cartacea ho preferito quella on line. Oggi per esempio quello che per esempio va di moda è il Podcast . Ci sono in via di sviluppo delle piattaforme che consentono questa forma di comunicazione e probabilmente in un futuro a breve ci sarà una esplosione di questo modo di esprimersi.
Poi ho preso le prime tre poesie di ogni raccolta pubblicata in quel blog e ho messo assieme un volume dimesso nella forma perché appunto era soltanto il riassunto , quasi l’indice di tutto quel lavoro ed è venuto LA ROSA CHE NON CANTO
Il tema , non oso dire la poetica, di tutte queste raccolte è la quotidianità, le poesie delle piccole cose e dei sentimenti che ci legano a loro e che ricostruiscono ogni momento la memoria della nostra vita .
Penso che ogni poeta o forse ogni scrittore od artista in definitiva parli e riparli di una unica idea. La poesia, la storia, il quadro, il brano di musica è sempre lo stesso , quello che cambia sono le varianti, le chiose, le estensioni . Perché si tratta di qualcosa di vivo che si modifica. Come d’altra parte siamo noi. Le nostre opere sono a nostra immagine e somiglianza ma restano sempre le stesse perché anche noi cambiamo pur restando gli stessi in una contraddizione apparente .
Ho curato Osservatorio di confine fino a che Google lo ha supportato . Poi quando avevo deciso di allungare la pausa è arrivato il lockdown e quindi ha ripreso vigore questa attività con un blog che si chiama DIARIO DI MALEBOLGE e che è in definitiva l’evoluzione e la trasformazione dopo dieci anni di OSSERVATORIO DI CONFINE
Contemporaneamente cè stata una collaborazione al giornale On line IL CAPOLUOGO .it con la rubrica LE STANZE DELLA POESIA una rubrica che è andata avanti per quasi dieci anni e che dopo qualche mese di sosta ha ripreso con LE NUOVE STANZE DELLA POESIA . Una rubrica che è stata possibile grazie alla sensibilità del Direttore de Il Capoluogo che ringrazio sentitamente .
In questa rubrica con cadenza settimanale , ogni giovedì ,ho proposto ai lettori una mia poesia a volte per ricorrenze o avvenimenti , a volte su temi particolari. Ne è nato un mosaico corposo di temi, sensazioni, emozioni, racconto di storie che è rimasto immutato per tutti questi anni. Le NUOVE STANZE DELLA POESIA hanno cambiato tiro e presentano per il momento le voci contemporanee della poesia abruzzese sia in lingua che in dialetto, che si evolveranno verso il racconto della storia della poesia e delle correnti per arrivare ad un dibattito sulla poesia da parte dei vari poeti
E poi sempre in questi dieci anni la nascita de LA COMPAGNIA DEI POETI ,grazie anche ad Alessandra Prospero che coordina con me le iniziative come : la festa annuale della poesia, i binari poetici, le performance legate a temi particolari come la Perdonanza celestiniana e i recital all’interno del Festival cinema horror , i recital e le performance legatie ai luoghi e alle architetture del territorio, fino alla prestigiosa partecipazione al Festival Internazionale di Mezza Estate di Tagliacozzo
Dieci
anni di
attività di fronte in un
microcosmo personale di fronte ad un mondo che cambiava in un secolo che non è mai nato , con
avvenimenti come l’inizio
dell ‘era Putin, lo svolgimento delle elezioni più contestate della storia d’America
che eleggono Bush, gli interventi
militari delle coalizioni in Iraq e
Afgainstan ,le primavere arabe, l’attentato alle torri gemelle, la morte di papa Wojtyla, l’elezione di Ratzinger e le sua rinuncia ,la crisi economica del
2008,l’ascesa della Cina nel mercato globale
Mentre in poesia , come ho ricordato nel colloquio in trasmissione, il 2005 segna l’anno in cui escono tre antologie importanti,
che rinnovano l’antologia d’autore:
“ Parola plurale”, uscita per l’editore Luca Sossella un’antologia di poesia italiana di 1177 pagine al prezzo politico di 20 euro. È un’antologia curata da 8 giovani critici, tra i più attivi e attenti del nostro attuale panorama letterario. Dunque un’occasione importante per una ricognizione rigorosa del frastagliato universo poetico, così come si è costituito negli ultimi trent’anni. Come ogni antologia, e per l’intenzione ambiziosa che la muove, presenterà aspetti discutibili, limiti, difetti. Credo, però, che possa fornire sopratutto ai non addetti ai lavori una prospettiva ampia e articolata, come raramente accade, anche della poesia più recente. I brani che pubblico sono tratti dall’introduzione “collettiva”.
“Dopo la lirica”, in cui Enrico Testa in ritenendo che la la vera frattura nella poesia italiana del Novecento si avvenuta avviene negli anni Sessanta fa partire la sua antologia con Gli strumenti umani di Sereni e il Congedo del viaggiatore cerimonioso di Caproni, entrambi del 1965. Da allora non sarà più come prima. Pur nella grande varietà delle esperienze individuali che arrivano quasi fino ai giorni nostri, ci sono alcuni punti di rilievo che tengono insieme un’intera stagione poetica. E sono l’ingresso e la stabilizzazione di un linguaggio fortemente parlato; la perdita di centralità del soggetto poetante; il rapporto con le grandi questioni del pensiero, e in particolare con il nichilismo nelle sue varie espressioni; la presenza di motivi e strutture antropologiche: scomparsi che ritornano, visioni arcaiche dell’essere, animismo della natura, oggetti e realtà che guardano e interrogano. L’Antologia è pubblicata da Einaudi .
“La poesia italiana dal 1960 a oggi” pubblicata da Rizzoli nella collana Classici della Bur in cui il curatore Daniele Piccini ritenendo l poesia italiana degli ultimi cinquant'anni circa è una pianta lussureggiante e in gran parte "misteriosa" nel senso che i suoi frutti non sono stati assaggiati dal grande pubblico, sceglie le migliori poesie pubblicate dal 1960 a oggi, offerte al lettore con un agile commento.
Un panorama dunque che un saggio di Berardinelli esamina più approfonditamente mettendo per esempio a nudo le rotture del 68,71 e 75
Nel Sessantotto si è conclusa l’esperienza della Neoavanguardia, considerata «l’ultimo tentativo compiuto dal Moderno di rinnovare l’Idea di Forma senza allontanarsene del tutto» (Alfano et al. , p. 20). Il 1971 ha chiuso un periodo della storia della lirica, con le pubblicazioni di Montale e Pasolini, e ne ha aperto un altro, con Invettive e licenze di Bellezza. L’ultima data importante è il 1975, quando si verificano tre eventi: la vittoria del Nobel da parte di Montale, ed il Discorso Tenuto a Stoccolma in quell’occasione; la morte di Pasolini; la pubblicazione del Pubblico della poesia
Le forme della poesia italiana oggi sono molteplici e non sono rari in casi in cui gli autori delle diverse tendenze maturano percorsi e visioni così radicalmente distanti tra loro da finire per disconoscersi gli uni con gli altri, per negare o contestare, apertamente o meno, le ragioni d’essere delle scritture poetiche altrui.
Tre macroaree riferibili al genere letterario della poesia:
-una poesia, pur con molte differenze al suo interno, che ripercorre e rinnova la tradizione scritta del nostro ‘900, che da Ungaretti e Montale arriva a Sereni, a Luzi, a Zanzotto, fino ai contemporanei Milo De Angelis, Maurizio Cucchi, Cesare Viviani, Umberto Fiori e Valerio Magrelli;
-una poesia, che si definisce di ricerca, fortemente connotata da una scrittura, che si manifesta spesso nelle forme della prosa, di tipo non assertivo, dove si nota l’assenza o l’attenuazione della presenza del soggetto, e animata da una critica, anche politica, agli schemi attuali del linguaggio e dei significati e alle logiche di potere che vi sarebbero contenute;
-una poesia, identificata come orale e performativa, i cui testi di norma sono scritti con l’idea di essere rappresentati e letti ad alta voce, con o senza un accompagnamento musicale. Per completezza, si può aggiungere che esiste anche, soprattutto nei contesti più sperimentali e di ricerca, un ambito della poesia che fa uso, combinandoli con il testo, di elementi visivi, grafici o fotografici.
Questa idea tripartita delle forme attuali della poesia è presente nel
libro, pubblicato dall’editore Carocci, Poesia italiana degli
anni duemila – Un percorso di lettura
di Paolo Giovannetti, professore
di letteratura italiana allo Iulm.
Infine non abbiamo avuto tempo per parlarne ma lo voglio ricordare qui dieci anni che in narrativa hanno visto : il nuovo realismo, l’ibridazione di generi e linguaggi, la crescente presenza della narrativa femminile.
Per il nuove realismo l’Italia, oltre ad alcuni illustri precedenti (Primo Levi nella trilogia di Auschwitz, Leonardo Sciascia nelle inchieste su Majorana e Moro, Italo Calvino nella Giornata di uno scrutatore ecc.), vanta un testo fondamentale della non fiction novel degli anni Duemila: Gomorra di Roberto Saviano, pubblicato nel 2006.
Tema dominante e
tradizionale tra le narratrici è la famiglia, che, pur non trascurando i
modelli novecenteschi, volge uno sguardo contemporaneo soprattutto all’attuale sgretolamento dei modelli tradizionali,
non solo per denunciarne difetti e disfunzionalità ma anche per recuperarne
alcuni valori.
Nella rappresentazione critica delle dinamiche di ruolo interne alla famiglia,
ricorrono, ovviamente, quelle tra donna e uomo, in cui solo raramente la figura
maschile è oggetto di uno sguardo benevolo, e si affaccia una consapevolezza
femminile che lascia intravedere (secondo Lucia Ravera) un nuovo matriarcato.
L’altro filone della
narrativa l’ ibridazione, n on riguarda solo la mescolanza di generi letterari
tradizionalmente distinti, ma investe in forma più appariscente i linguaggi,
addirittura i supporti della comunicazione.
La si riscontra, per esempio, nel dialogo
tra parole e immagini instaurato attraverso l’inserimento, tra le pagine
di molti romanzi, di foto, disegni, bozzetti, schizzi pittorici (qualche
esempio: Pecoraro, Siti, Starnone ecc.); o nella collaborazione richiesta, a
fini di visibilità e di marketing, a supporti audio-video (Pugno,
Giovagnoli, Abate, Labranca ecc.); oppure consiste nell’unione tra grafica e
testo che si realizza, in forma più organica e strutturata, in quella nuova frontiera della narrativa
rappresentata con grande successo editoriale dalla graphic novel: sia che a tradurre in
grafica le proprie storie siano letterati di valore quali Ammaniti, Carlotto,
Carofiglio, Ferracuti ecc., sia che, in senso inverso, ad affrontare la
scrittura letteraria siano fumettisti come Zerocalcare o Gipi. Oltre al recente caso editoriale della tetralogia dell’Amica
geniale, i quattro romanzi pubblicati tra il 2011 e il 2014, a firma Elena
Ferrante, che hanno ottenuto un successo travolgente, non solo in Italia, ma
anche all’estero e soprattutto negli Stati Uniti, dove impazza la Ferrante
fever, come ha titolato il New Yorker in occasione dell’uscita dell’ultimo
volume tradotto.
Si tratta di una sorta di romanzo storico del genere La Storia di Elsa
Morante, o di feuilleton non a caso pubblicato a puntate, che narra in
prima persona le vicende di due amiche napoletane, ambientate prevalentemente a
Napoli nell’arco di un sessantennio (dal dopoguerra a oggi): un’impostazione
narrativa, dunque, di tipo tradizionale, nella quale, tuttavia si possono
riconoscere alcune tematiche “femminili” sempre attuali, quali la centralità
della relazione amicale tra
donne, l’aspirazione all’indipendenza economica e all’emancipazione sociale attraverso lo studio, il rapporto ambivalente con il matrimonio e la
figura maschile, e anche con i figli (e le figlie), l’alternarsi di
soggezione agli stereotipi della società e di ribellione.
Eremo Rocca S. Stefano
lunedì 7 settembre 2020 
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