Quando mi dicevi :”Lasciami dormire “
Ho sognato il tuo respiro
tiepido e il profumo del tuo sguardo
quando mi dicevi :”lasciami dormire
devo finire un sogno “. Ora
che il crepuscolo è caduto suoi tuoi occhi
è il tuo silenzio misterioso a colorare
il mio amore. Amore che canti
sulla bocca del vento nelle sere umide
dove i miei baci si perdono nella solitudine
delle ore senza radici, amore
che vieni chino sulle sere
sulle sere che scintillano di stelle
spighe sul prato del cielo
dove il vento della notte gira
e canta , gira e canta
nella notte immensa, più immensa senza te .
La notte che ci ha accecato il cuore
La notte dello smarrimento
ci raccolse doloranti, muti
e sbigottiti. La notte che caddero
le pietre – abbiamo visto
cadere le pietre - avevano occhi
come di acqua marina e palpiti
di secoli. Di polvere e di ombra
furono i nostri pensieri
e restarono nel freddo della notte.
La notte che dicevamo
- è l’ora della vita – ed era
come mordere una mela
correre tra i campi di grano ,
bere acqua e bagnarsi sotto la pioggia.
La notte ci ha accecato il cuore
- una lunga , lunga notte –
ora non ha più sguardi
il nostro cuore per quelli
che scesero nelle tombe
per quelli che vivi ancora
mangiarono con la morte .
Ora camminiamo per dimore
transitorie e ci sovviene
ancora e ancora e ancora
il pensiero di quella notte
notte della città dolente
che attende il pane della speranza.
***
Ti ho sognato stanotte. Ed era
come vederti camminare accanto a me .
Un presentimento di buon tempo
quando si sentono passi
per le scale e la sorpresa è grande :
- così all’improvviso, chi poteva pensarlo –
si dice poi ad alta voce
nascondendo il desiderio d’un’attesa
consumata sbattendo tuorli d’uova
con cucchiai di zucchero
per riempire la cucina del profumo
di ciambelle e marmellata.
Diciamo sempre : -Per riguardo ai bambini
le favole che raccontiamo loro
continuano ad essere a lieto fine –
perché piace a noi e perché
è così che vorremmo le cose della vita
che sovente non lo sono – a lieto fine - .
E lieto dopo il sogno di stanotte
ritorna il desiderio di te
ed è l’unico finale che si addice
al mio sogno.
Per il mio sogno non conosce pace
questo desiderio che rammenta ogni ricordo
e non riesce a liberarsi mai
da questo silenzio che ora
è un dilemma che s’affolla
nel folto controvento
con altre memorie
nel cuore che resta colmo
della tua mancanza.
***
Andare per le strade
della città
dalle immagini addormentate
tra le case grigie impassibili
a quel rituale della vita sfuggita
che conserva in fondo all’anima
l’infermità del tempo
e la voglia di piangere ,
che lascia consumare
quello sguardo un po’ bambino
sulle cose, sui colori sui visi che odorano
di fondo tinta e dopo barba.
Dolci passioni
così colano come cere
sulle strade dall’afrore
della polvere
e dell’umido degli scantinati
ormai a vista nell’aria
del primo sole del mattino.
Amici amici della città
si vede il mondo
negli occhi aperti dei muri
spalancati senza ritegno
e in loro una verità
un sorriso profondo :
il cumulo della vita
che a stento ti fa ripetere
chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.
***
Ho pensato – come dicono
i versi di un antico tango
argentino – di lasciare aperte
la porta di notte
per poter sognare che tu
ritorni.
Possono venire i ladri
ma non possono rubare
niente
perché è mio questo amore
io lo possiedo
e nessuno me lo può
portare via .
Così ora so che cosa si prova
a tenere dentro il cuore
questa passione
come quella di un dio
che abita la sofferenza
degli uomini e che non riusciamo
a capire .
E’ la stesso profumo
che viene dalle finestre annerite
delle case chiuse. Aspettano l’avvenire
e nelle stanze le voci
chetate d’un tratto all’improvviso
dopo il trambusto di quella notte
hanno una smorfia di estasi amorosa
che gli deforma il tono.
***
Quando ti senti
come un parente abbandonato
in un manicomio
che può permettersi una breve vacanza
allora è che ti viene voglia
di persistere nelle tue idee :
che la terra resti immobile
sempre nello stesso posto ,
che ogni momento è finito in se stesso,
che nulla nell’universo si perde.
Raccogliere nell’universo
quello che non si perde
è il modo per rovistare
nelle storie passate da un pezzo
che brancolano nel nostro cuore
e uscire dalla razionalità del manicomio
***
La vita disseminata dalle comete
nell’universo di rocce basalti ardesie ,
di carne, sangue e ossa ;
l’attesa ancora per quanto
non si sa dentro un tempo a zig zag
solo la melodia di una tromba e il suo sol,
affrettati, affrettati
se bussano alla porta
affrettati ,affrettati ad aprire
sono le stelle che chiedono
di raccontarti l’alfabeto
che portò la vita .Ascolta.
***
Di quella giovinezza schifa
com’è che non mi ricordo
di John e Yoko
e quando ci penso non riesco
a capire che ci facevano
in quella foto di Brian Hamil
che ho visto sul giornale,
quello che fotografava De Niro
e Woody Allen che pure
mi piacevano tanto.
Perché si fa presto a dirlo
ora che anche il sessantotto
è un ricordo
io di quella giovinezza schifa
mi ricordo
la blusa gialla irregolare
del poeta Volodia
ma anche Vladimir Vladimirovič
Maiakovskij e poco altro :
ma oggi non è giorno di pensieri ,
i pensieri se ne vanno come stelle
tra le altre stelle
e se poi il futuro
non dovesse cominciare mai
allora, allora c’è ancora il presente
di riserva,
il presente quello dei ricordi
dove c’è ancora tanto da fare
anche se non si ricorda
di John e Yoko
quell’anno di una giovinezza schifa.
***
Suonava il vento
gli alti larici e le sparute betulle
dentro uno spartito
di terra arrochito dalle smorfie
delle linee dei monti ,curvi
nel buio della sera ;
veniva da oriente anonimo
ormai illeso dalla morte
e portava con le ali
dell’amore ritornante
la canzone della festa,
la festa che ho visto tramare
una favola a tradimento ,
la festa che dovrà riconoscere
la sua diversità
per potersi arrendere
alla grazia
quella che confida nella nascita
d’un uomo da una vergine bambina.
Ecco il ballo rabbioso
della strage ,
ecco il ballo della festa di Natale.
Invoco la cecità
come perdono .
***
Un sonno antico
dentro le tiepide arenarie
e dentro qualche brandello
di muro
dove dorme anche il gatto al sole
il pomeriggio e canta di notte
la piccola civetta
dalle piume mimetiche ;
il sonno dei morti
dentro la conservazione
provvisoria delle cose ,
affacciate al silenzio
dell’indecifrabile arabesco
del tempo.
Ecco il gioco divino
senza alcuna promessa
per la liberazione dei desideri
quelli che hanno passi di gioia
che sono partenza e direzione
nell’eternità della requie
e speranza di guadagno
di un altro valore
che non sa che farsene
della Gerusalemme siderale
della repubblica di Marx
dell’Eden. Mete da applauso ,
ma non di vittoria ,
mete della vita
che arriva sempre al sonno antico
di grazia e bellezza senza paragone ,
sempre in cerca della innocenza
innamorata della tenerezza sacra
nel gioco meraviglioso
del tempo dell’al di là.
(Versi che paiono affollati di vento dentro l’ultimo seme del non essere ma che in realtà sono promessa di normalità dentro un attimo eterno, promessa accogliente e rifugio sentimentale )
***
Ecco allora quello che resta:
“aver cura del morire”,
conoscere le cose, educare l’intelligenza,
concepire le persone così
come le abbiamo incontrate.
Quello che resta allora
è la dignità che cerca una vittoria,
quella che non sarà mai nostra
qualunque cosa facciamo
e cuore mio stanne certo
anche la morte così
riconoscerà la nostra immortalità
quella che abbiamo pensato,
giorno dopo giorno
per il nostro fine e i nostri eredi.
Cuore mio non ti turbare
è ora di vivere la morte
perché la vita vale;
per la vita infatti
ho fatto “ quello che potevo “
e ora mi basta
perché è quello che resta.
Eremo Rocca S. Stefano martedì 29 dicembre 2020 
















