domenica 29 novembre 2020

Esistere&Resistere Lockdown tre



Quello sguardo d’ogni nuovo

mattino fuori la finestra

sulla strada in silenzio

di questo paese,

dentro toppe d’aria

come bozzoli di desideri

colorati dal respiro

d’un risveglio

fatto anche lui

di occhiate impossibili.

Quello sguardo, quello

è ora  il tuo sguardo.

Poi quando il mattino

si  fa  sera ,

per un attimo

solo per un attimo ,

la pausa delle ore

dentro un brivido  mi ricorda

che sei stata per me un attimo,

un solo attimo

dentro il quale sei tornata

ogni volta, ogni volta  che ho atteso

la raffica dello sguardo

di ogni nuovo mattino .

Destinato a farsi sera

e ad accendere della sua luce

lassù le ultime nebulose,

nel cielo .Quello degli attimi .

 

***

Ora la nebbia

fuori la finestra nasconde

più del buio della sera

le case,gli alberi, la strada

ed è come un  enigma

l’alone fluorescente del lampione

là sulla strada

a guardia d’un cielo

senza stelle stasera;

se le immagina come compagne

accese un giorno per sempre

dentro un immenso catino

rivoltato a coprire

queste povere cose quaggiù:

l’artrosi delle ossa,

la stanchezza degli occhi ,

la lentezza dei movimenti

ora che è quasi passata

quella eternità  che è una vita

lunga , a cui non abbiamo fatto caso

più di tanto , sempre in attesa,

e che abbiamo lasciato andare

lungo la china

dell’indifferenza, della superficialità,

della fretta e della sciatteria

di vivere. Chissà

perché questa nebbia

ha preso stanza

dentro questo paese

dove non restano che quattro

persone e qualche gatto

accerchiate dalla nebbia.

Ed è un pasticcio questa sera

con questa nebbia

perché  ci aiuta a passare la serata

con la demenza

quella che salva ma nasconde,

più perversa di ogni limite,

l’agonia della  nostra vita .


***

 

Venivano i giorni di sole

al ritmo denso

del volo del calabrone

e del mormorio delle cicale,

nascevano dietro il muro dell’orto

scavalcavano il monte

di fronte alla casa

ed andavano via;

 erano la metafora

-si fa per dire –

di un tempo dedicato

alle storie degli oggetti della casa ,

alla cura della liturgia dei gesti :

preparare il caffè al mattino ,

apparecchiare la tavola,

lavare i piatti ,

guardare la tivvù,leggere

e scrivere

per far sembrare così 

che tutto fosse in ordine

dentro e fuori i pensieri della giornata.

Abbiamo aspettato

ancora giorni come quelli

e l’attesa ci ha donato

l’unica  pienezza della vita,

quella che immagina

il sole anche in punto

di morte .

 

***

 

Sono di novembre

le luci di ombre e  senza

colori, vogliono assomigliare

alle case, agli alberi,

alle siepi del giardino ,

lavanda e   rosmarino ,

hanno sentito la bellezza

della libertà ora che restano

imprigionate nel novembre delle ombre ,

anche quello  dei nostri giorni ;

hanno sentito  la libertà

del maggio  già  più verde

e dell’agosto giallo

e hanno dentro  un racconto

di tutte quelle cose  

che non si potranno  mai

contare tutte ,perse  proprio  

nella luce di questi novembre .

Poco importa però,

anche novembre è necessario

avvicina  quell’altra luce ,

quella che sa

di favola e non di tradimento

perché fa da sepoltura all’inverno.

 

***

 

Era sicuramente ,

ora me lo ricordo,

metà agosto con un’aria

di fisarmonica per canzonette,

era la festa della Madonna

di mezzo agosto

con l’estate ancora distesa

a  scongiurare tutto attorno

l’ombra addormentata delle case

sull’asfalto di una strada  di paese,

raccolte  dentro un brivido

di grano appena mietuto

e il rumore delle foglie

ancora verdi.

Era metà agosto, me lo ricordo

il paese,

sospeso nella luce  accecante

d’una estate  cantata

dalle cicale,

nella lunga processione

di consonanze e dissonanze

capaci di disegnare

come nessun altro

l’affresco

del mondo d’ un paese

d’estate.

 

***

 

Batte un albero con i suoi rami

mossi dal vento , alla finestra .

Mi racconta le storie

del mondo,

mi parla sempre

con le stesse parole

perché il mondo cambia

là fuori

ma le parole per raccontarlo

sono sempre le stesse:

sono fatte di ombre e di luci,

hanno dentro la forza e la debolezza

del vento che va e viene

corre e muore

e porta con sé

tutto quello che ha voglia

di cercare il mondo .

Come questa nostra voglia

dentro una stanza silenziosa

- ora assolata ora in ombra -

dove si sente il respiro delle cose

che vengono anche loro

dal mondo.

Le ho sentite discorrere

tra loro ,  avevano il tono

buono, dolce e soave

di quell’amica di nonna Speranza .

Io amo quel silenzio

muto e sperduto perché

solo lui  mi aiuta

a riconoscere  tutte quelle cose .  

 

***

 

Ora  perdona questo lento stupore

confessato nel mutismo

senza fiato  .

Tra le  stelle nate stanotte sugli alberi

una processione di assonanze e dissonanze

definisce lo specchio del mondo

da lassù

e il sussurro delle cose

si tende per inscenare  un solitario  

affresco  di  grave e muto  incanto

che è l’esistere quaggiù.

Quaggiù il mondo  con il suo lungo

lungo elenco di biografie ,

mimate  nella simmetria 

delle sequenze della vita

cadenza,accento  e  scomposizione 

di giorni intonati  e stonati dentro contrappunti

increspati di accordi e disaccordi,

come il cielo stellato  di questa notte

lassù.

 

***

E quando i nostri vestiti

si fecero trasandati e sciatti

capimmo che la nostra adolescenza

era diventata un’altra cosa .

Avevamo  corpi,cose, sguardi e voci e luci

di riflesso che continuammo  a chiamare

 con nomi seducenti

come al tempo dolce dell’infanzia

e dell’adolescenza.;

diventarono   dentro  tutti gli altri

nostri giorni corpi ,cose , sguardi , 

spiaggia e onde

d’un mare troppo mare

da cui non riuscivamo a separaci

e fu un interminabile colloquio

tra onda e battigia

tra battigia e onda.

 

 

***

 

Sarà come il tempo

di un’Ave Maria

o della durata di uno scherzo

di Chopin

quel lungo battito

che accoglierà la nostra morte.

Esile ,leggero e soave  ,

come  la diffrazione

di un’aria di sogno ,

l’accoglierà  per camminare   

con lei 

per un  l’alto mare  

di madreperle ,coralli e profumi

 in cerca di  una nuova  terra,

quella  dell’altra sponda ,

quella che già ci appartiene

che un giorno sarà nostra.

L’accoglierà  come un sogno

dentro un   pensiero soffuso

di malinconia

che solo i nostri giorni contati

sono capaci di inventare ,

per sfuggire  al suo mistero  ,

e sarà  luce accecante

nella notte,  per un  nuovo  mattino.

 

***

 

Fragile notte di sogni ,

momenti immaginati

nell’oblio del sonno

per riuscire ad esistere;

sa di tempo e di poc’altro

questo viaggio  avanti

e indietro  su un treno

uguale sempre uguale

che abbiamo preso

quando siamo nati.

A raccontare poi  questi sogni

al mattino

non ci basta la voce ,

un’ottava più bassa

del silenzio, quello bello

che progetta  ogni notte

la forma del mattino,

là proprio alla fine della notte.

Ecco i sogni fatti dell’odore

della carta ingiallita,

delle parole invecchiate

dimenticate e ritrovate,

della voglia di solitudine

dentro naufragi irriconoscibili,

dentro il ballo rabbioso

senza il riposo del tempo.

Ecco i sogni  fragili

sono le ali del primo giorno

quello che ci accolse

e ci accompagna  verso  la festa,

la festa  che sa  fare  

memoria  del primo giorno  .

 

***

 

Ecco non mi sembra vero

ma è così :

ti ha abbracciato Dio

e ti ha tenuta stretta

e ti ha detto:” ora sei al sicuro “;

a lui  non interessa

la tua declinazione dell’amore

diversa ,diversa da quella di tutti

gli altri

ma simile  ai suoi  stessi i cromosomi ;

sa solo

che sei un altro fantasma

un’altra esclusa

un altro fardello

che si è trascinato  nella vita

quaggiù contro tutto e tutti

per arrivare a lui, solo a lui

come hai fatto ora tu.

Nelle sue braccia .

Ma se tu dovessi rinascere

e ricominciare da capo

io allora t’amerei  di nuovo,

ancora,

all’infinito  sempre e comunque

come il mare, il sole,

l’aria pulita.

E lo so con te  non mi capiterà

di arrestare il passo sulla soglia

né le parole sulle labbra ,

con te saprò

che quello che faccio

è solo cercare una guarigione

alla smania dello scandalo .


***

 

Non ci fu mai più un tempo

in cui il corpo

si mostrasse così assente 

per arrivare

a convivere con la grande malattia.

Quella che avevamo accolto

proprio nel nostro corpo ,

il corpo spento  nel dolore. Dopo.

Dopo non abbiamo avuto che il tempo

dell’attesa  come in  una foto

dentro uno spazio che contenesse

l’anima. 

Quel corpo restò al dolore ,

ostia dell’altare sfregiato ,

costola insanguinata d’un limo

senza geometria preordinata,

confusione di terra

nell’ordine di bare allineate.

 

***

 

A maggio si sta ancora

dentro casa la sera.

Per il resto è come quand’ero bambino

colazione pranzo merenda e cena

dormire al pomeriggio, leggere

leggere avventure e storie

senza aver fatto i compiti di scuola.

Che compiti restano da fare

a questa età : bere acqua,

mangiare senza sale,carezzare le ossa

appassite dall’artrosi,passeggiare

un po’al sole quando c’è

contare i battiti del cuore,

scrivere dei ricordi e sognare la notte

con la ricchezza di quel poco

che resta, che resta nel cuore

di aurora in aurora

quelle che restano ancora .

 

***

Il tempo s’addormenta

tra la polvere e le muffe

dell’antica casa

ai piedi del colle

al limite della valle,

dove il ragno solitario

ricama la sua tela

e guarda

con i suoi grandi occhi

il mondo  .

Il tempo  si fa corpo

e quello che resta

è l’ambigua  definizione

d’una vita e della sua storia 

quando non riesce più

nemmeno a parlare 

con la polvere e le muffe

del suo tempo.

 

***

 

La mia voce cerca il vento

nella notte stellata e silenziosa

perché sono stanco di essere uomo

e voglio affidargli il pianto

per diventare  radice,albero

pietra, seme e fiore.

La mia voce cerca il vento

e arde come un lucignolo

e muove passi ardenti nella notte

alla ricerca dei profumi,

della vita, della storia,

attraverso porte e cortili

con i panni stesi sul filo di ferro

e i mobili  pieni di tarli.

La mia voce cerca il vento

per affidargli il mare di quello  che continua

quando il cuore si ritira dalla terra

e non ha più senso continuare

ad essere uomini :

meglio essere radici. Seme e fiore

pietra e goccia di mare.

 

Eremo Rocca S. Stefano domenica  29 novembre 2020

 



sabato 28 novembre 2020

SETTIMO GIORNO I DOMENICA AVVENTO ( Anno B )

 



L’anno B del ciclo triennale delle letture è l’anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell’anno, con l’annuncio del ritorno di Cristo: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”.
A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c’è un’estrema sottigliezza nell’effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).
In quanto preparazione al Natale, l’Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d’attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: “Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1Cor 1,7).

 

Dal libro del profeta Isaìa  Is 63,16-17.19; 64,2-7

Tu, Signore, sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.

 

Dal Vangelo secondo Marco  Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

L’annata liturgica B che oggi inizia presenterà come testo evangelico domenicale pericopi tratte essenzialmente dal vangelo secondo Marco. E la prima domenica di Avvento si apre con la conclusione del discorso che Gesù rivolge a quattro suoi discepoli (Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea) stando sul monte degli Ulivi, “seduto di fronte al tempio” (Mc 13,3). La breve pericope marciana (appena cinque versetti: Mc 13,33-37) si presta perfettamente a orientare lo sforzo spirituale richiesto a ogni credente nel tempo di Avvento: vigilare. L’imperativo “vegliate” ricorre in tre versetti (33.35.37) e, in quello finale, viene esteso a un uditorio che va ben oltre i quattro primi destinatari delle parole di Gesù e raggiunge tutti i lettori del vangelo e tutte le comunità cristiane: “Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!” (Mc 13,37).

La parabola narrata da Gesù parla di un uomo che parte per un viaggio all’estero e affida la propria casa ai suoi servi incaricando in particolare il portiere del compito di vigilare (v. 34). Il padrone tornerà ma non si sa quando: pertanto, per non essere sorpresi nel sonno al suo ritorno, occorre vegliare (vv. 35-36). In filigrana si coglie l’allusione a Gesù, il Signore, che se ne va, e alla comunità, la casa che egli ha lasciato affidandola alla cura dei suoi discepoli, ciascuno con il proprio compito. La chiesa è così situata nella storia come sentinella che veglia nell’attesa della venuta gloriosa del Signore. Venuta certa, ma di cui si ignora il quando: “Quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli in cielo né il Figlio, eccetto il Padre” (v. 32). E proprio questa ignoranza (“non sapete quando è il momento”: v. 33; “non sapete quando il padrone di casa ritornerà”: v. 35) esige la vigilanza. Vigilanza che non può ovviamente essere intesa letteralmente come un materiale non dormire, tanto più che la venuta del Signore viene situata, nel nostro testo, in una delle quattro veglie in cui i romani suddividevano la notte. L’allusione va piuttosto intesa in senso metaforico alla luce della simbolica della notte presente nell’Antico Testamento e nel giudaismo: “Il mondo presente è paragonato alla notte” afferma un testo midrashico ripetendo una sorta di leit motiv della letteratura rabbinica. Il momento del ritorno del padrone di casa sarà la notte. E la notte è il tempo in cui occorre tenere gli occhi ben aperti, in cui è più difficile non lasciarsi sopraffare dal sonno, in cui occorre lottare contro la pesantezza del corpo e dell’animo. In cui più che mai si deve attuare la vocazione dei cristiani a essere luce. La notte è simbolo di tempi bui, di tenebre interiori e storiche, personali e comunitarie, civili ed ecclesiali. La venuta del Signore non le abolisce, ma è proprio in esse che egli viene già oggi, nel quotidiano della vita. Si tratta di abitare la notte acuendo lo sguardo spirituale, lottando contro la pigrizia, vigilando. La notte è il tempo della tentazione e questo tempo è il nostro oggi. L’attesa della venuta del Signore diviene così sforzo di discernimento dei segni della sua presenza.

Possiamo allora aprire le meditazioni evangeliche di questa annata liturgica e di questo tempo di Avvento cercando di andare a fondo nella realtà della vigilanza. E questo nella coscienza che la vigilanza è la matrice di ogni virtù cristiana, la tela di fondo che dà unità alla fede del cristiano. Un padre del deserto ha affermato: “Non abbiamo bisogno di nient’altro che di uno spirito vigilante” (abba Poemen). E Basilio di Cesarea: “Proprio del cristiano è vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronto nel compiere perfettamente ciò che è gradito a Dio, sapendo che all’ora che non pensiamo il Signore viene”. La vigilanza conduce il cristiano ad attuare una memoria mortis non disperata, ma vissuta alla luce del Signore che viene.

“Fate attenzione”, traduce la Bibbia CEI. In realtà il testo suona letteralmente: “Guardate”, “Tenete gli occhi ben aperti”. Gerolamo traduce Videte. Nel vangelo il comando di guardare è invito a esercitarsi a vedere nel buio, a entrare nel movimento dell’attenzione e della vigilanza, movimento che non solo non nega, ma esige il coinvolgimento di tutto il corpo. È il corpo che rivela la qualità spirituale. E non a caso vigilanza è sempre accostata a realtà corporee elementari e quotidiane: cibo, bere, sonno, sessualità, relazioni con gli altri (cf. Lc 21,34). Dove vigilanza non è controllo mediante astensione o diminuzione o fuga, che suppone spesso odio di sé, ma è equilibrio. Anche nella pagina evangelica la vigilanza nell’attesa del Signore si accompagna naturalmente alla capacità di guardare la realtà concreta, la realtà di un albero di fico che, quando i suoi rami diventano teneri e spuntano le foglie, indica che l’estate è vicina (Mc 13,28).

Dicevamo che l’imperativo a vigilare si fonda sull’ignoranza del “quando” della venuta gloriosa del Signore, ma questo implica una seconda ignoranza: il quando della nostra morte. Anch’essa è evento certo, ma incerto ne è il quando. Vigilanza è anche coscienza di mortalità.

Ma un’altra ignoranza motiva la necessità della vigilanza. Un passo della Vita di Antonio scritta da Atanasio recita: “Nessuno condanni il prossimo, né si ritenga giusto finché non venga il Signore che scruta i segreti. Spesso infatti noi stessi non ci rendiamo conto di quel che facciamo; ma se noi non ne siamo coscienti, il Signore però conosce ogni cosa”. La vigilanza nasce anche dalla coscienza della nostra ignoranza di noi stessi, dalla coscienza della nostra incoscienza, della nostra cecità o miopia. Per questo la vigilanza è vigilanza su di sé: “State attenti a voi stessi” (Lc 21,34), “Badate a voi stessi, lett.: Guardate voi stessi” (2Gv 8), “Vigila su te stesso” chiede Paolo a Timoteo (1Tm 4,16). Come se dicesse: diventate coscienti di voi stessi. Sappiate quel che fate, chi siete e perché vivete. Siate totalmente in ciò che vivete. Ma come vedere se stessi? Credendo di essere sempre alla presenza del Signore che scruta il nostro cuore. La vigilanza è porsi davanti agli occhi della parola di Dio nella lectio divina: quella parola che ci ri-guarda, ci vede, ci scruta come spada a doppio taglio (cf. Eb 4,12-13), ci mette a nudo e così, consentendoci di vederci davanti a Dio, in verità, ci immette in cammini di conversione.

La vigilanza su di sé è il cercare di vivere alla presenza di Dio, nel ricordo della sua parola, così che i nostri gesti e parole siano resi maggiormente conformi al Vangelo. Il grande lavoro spirituale è il lavoro su di sé, che ha come tappa decisiva la conoscenza di sé: “Conosci te stesso prima di ogni altra cosa. Non c’è nulla infatti di più difficile del conoscere se stessi, nulla di più impegnativo. Quando conosci te stesso allora potrai anche conoscere Dio” (Nilo di Ancira). Per dirla con Gregorio Magno: “quando noi siamo agitati da eccessive preoccupazioni, veniamo condotti fuori da noi stessi, siamo sì ancora noi stessi, ma non siamo più con noi stessi, perché perdendo di vista noi stessi, andiamo vagando altrove”. Non perdere di vista se stessi, ecco la vigilanza, altrimenti rischiamo di non essere noi a vivere, ma di lasciarci vivere, di essere noi, ma non con noi, bensì fuori di noi. Non perdere il contatto con noi stessi, questo implica la vigilanza.

La vigilanza è poi la maniera specificamente cristiana di vivere il rapporto con il tempo. Ovvero: noi non abbiamo controllo né dominio del nostro tempo (non sappiamo il quando) ma possiamo vivere i frammenti del presente come occasioni per vivere il tutto del vangelo. Come se il tutto del mondo e della vita si concentrasse nel momento presente. Il non sapere il quando della morte diviene sapienza di chi vive l’oggi come unico luogo per realizzare il tutto dell’amore. E così la vigilanza redime il tempo, insegna la sapienza di vivere sensatamente i giorni, pochi o tanti, brevi o lunghi, che ci sono dati su questa terra.

La pagina evangelica ricorda che è nel buio che si esercita la vigilanza. Il vigilante è come la sentinella a cui si rivolge la domanda: “Sentinella, a che punto è la notte?” (Is 21,10). È un esperto della notte, cosciente delle tenebre che sono anzitutto in lui, uno che vede il proprio peccato. È uno che fa attenzione a se stesso e che custodisce il proprio cuore secondo la parola del sapiente in Pr 4,23: “Più di ogni cosa degna di cura, custodisci il cuore, perché da esso sgorga la vita”. La luce della vigilanza risiede sotto la coltre di tenebre e buio del peccato che ci abita, che deve essere non rimosso ma attraversato, perché da esso ci verrà anche il discernimento per una vigilanza umana ed evangelica sulle persone. Ogni essere umano porta in sé la forma dell’intera umanità: imparare a conoscersi, a leggersi, a guardarsi, significa imparare a conoscere l’uomo, ogni uomo: “Tu sei il mondo del mondo, scrive un antico padre della chiesa, contempla dunque in te stesso l’intera creazione e tutto considera riferendoti a te stesso” (Nilo di Ancira). Scendendo con lo sguardo penetrante fin nei recessi del proprio cuore e del proprio peccato, attraversando il buio e l’enigma che è in noi, troveremo anche, più profondo della sofferenza che il male che è in noi ci procura, la presenza del Signore, il Regno, che è in noi, come ricorda Gesù in Lc 17,21: “Il Regno di Dio è dentro di voi”.

Luciano Manicardi  https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/14208-vigilare-nell-ignoranza

 

Stiamo portando dentro di noi questa domanda struggente: ma che cos'è tutto questo? Cosa sta succedendo? Qualcosa che non si ricorda a memoria di uomo. E ci viene spontaneo il grido della preghiera: “Signore aiutaci, Signore vieni a salvarci... Vieni a salvarci dalla pandemia del coronavirus”. Ma poi allora allunghiamo lo sguardo e siamo coscienti e sofferenti per i tanti mali del mondo, per le tante pandemie, per i tanti peccati che ci sono nel nostro mondo: guerre e violenze povertà, miseria, sfruttamenti, cattiverie, odio, corruzione, razzismo, soppressione incosciente della vita, quando invece dovremmo proteggerla, custodirla, dal suo primo inizio del grembo materno fino al suo naturale tramonto. Noi forse alcuni di questi mali non li avvertiamo, perché non li abbiamo davanti agli occhi o quando ci vengono presentati in televisione sono messi accanto a tante altre cose a volte anche frivole...

Ma possiamo e dobbiamo pensare alle tante persone, migliaia, milioni, che vivono nella sofferenza più grande a causa di questi mali, a causa di questi peccati. Nella situazione attuale, in mezzo a tutte queste preoccupazioni e sofferenze: vogliamo davvero che il Signore ci venga a salvare? Siamo capaci di volere, con Lui, la vita vera delle persone, su questa terra e la loro e nostra nella salvezza dell'eternità? Molte volte viene posta la domanda: “dov'è Dio?” Dio... c'è! Il problema è se ci siamo noi con Lui a volere e a collaborare a questa salvezza. Ecco la grande preghiera del profeta, che diventa oggi la nostra preghiera:“Tu, Signore, sei nostro padre nostro redentore...

Non ci lasciare in balia dei nostri peccati. Ritorna per amore dei tuoi servi. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Sì abbiamo peccato contro di te, da lungo tempo siamo ribelli. Tu ci hai messo in balia delle nostre iniquità. Ma tu Signore, sei nostro padre, noi siamo argilla e tu ci plasmi, tutti noi siamo opera delle tue mani”. Iniziamo l' avvento: come voglio che sia il mio avvento? Quale desiderio di Dio ho nel cuore? Desiderio vero, concreto. Voglio cogliere l'esperienza e la presenza di Dio nella mia vita? Come sarà l'avvento, il Natale quest'anno? Sta noi riempirli di fede, di amore, riempirli di Dio... Perché l'Avvento e il Natale sono presenza di Dio e devono esserlo, altrimenti solo favole, consumi, lamenti, rimpianto di cose piccine, depressione... Avvento e Natale: Dio, Gesù Cristo, fraternità tra di noi nel mondo...

Così possiamo vivere la nostra vigilanza, la nostra attesa, la nostra preparazione. Cominciamo subito a vivere bene l'avvento: l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Quanto tempo do alla preghiera. Quanta attenzione di amore do al prossimo, do ai poveri? È bello che seguiamo il percorso dell'avvento: ogni giorno la lettura del Vangelo, del Vangelo del giorno, personalmente, in famiglia, il Vangelo della domenica in qualche gruppo. L'amore e la carità: la condivisione della mia vita, delle mie cose, dei tanti doni che Dio mi ha dato, con i fratelli, con i poveri, in tutte le iniziative di beneficenza in cui posso mettermi., “Signore, aiutaci, vieni a salvarci. Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi!”

Don Roberto Rossi https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=51310

 

Eremo Rocca S. Stefano  sabato 28 novembre 2020

venerdì 27 novembre 2020

DIARIO DEL CERCHIO : Giu’ le carte

Vorrei formulare un concetto di buon senso  che non intende  esprimere nessun giudizio negativo,  nè formale  né sostanziale, né politico , né  etico-morale ,  né tanto meno scientifico ,sulla validità di uno screening di massa con un test  per isolare e tracciare  gli asintomatici e procedere   alla  relativa sorveglianza  per attuare una delle misure di contrasto al contagio Covid 1,  proposto su base volontaria e completamente gratuito alla popolazione abruzzese .

Il concetto è questo  ed è simile a quello che si può  formulare in riferimento all’annuncio della prossima somministrazione  del vaccino : voglio vedere le carte e  conoscere le intenzioni delle proposte . Premettendo  che non sono un no vax e che quasi sicuramente mi sottoporrò al test vorrei esaminare alcune ipotesi . In riferimento  ai test   le due idee  che vorrei esaminare sono : la prima , detta brutalmente formulata come segue . Siamo sicuri che lo screening di massa  sia del tutto motivato da un’azione di  lotta  che molti ritengono efficace e non invece sia introdotto in questo momento  dello sviluppo della pandemia  per creare una giustificazione  all’intenzione di riaprire tutto per il Natale, almeno a base regionale, in quanto i Presidenti di Giunta regionale ne hanno la possibilità. E di conseguenza come  non si può non dubitare di fronte alle decisioni della politica che  ad oggi hanno lasciato peggiorare l’andamento della pandemia ,del fatto che allo screening non seguano quelle azioni necessarie  a renderlo utile allo scopo, .

Partiamo dal fatto che dall’inizio della seconda ondata  della pandemia i numeri sono andati in crescendo .

Tanto che il 14 novembre su Il Capoluogo Stefania Pezzopane con allarme  fotografava così la situazione : ““I numeri di oggi in Abruzzo sono terribili, mentre scende l’Rt in Italia, in Abruzzo aumentano i casi, 939 nuovi contagi e 374 in Provincia dell’Aquila” .Concludendo Cosa deve ancora accadere perché il Presidente della Regione ed il sindaco dell’Aquila, anche in qualità di Presidente del Comitato ristretto dei Sindaci decidano qualcosa e prendano opportuni provvedimenti per evitare assembramenti e tutelare la popolazione come hanno fatto altri Presidenti e Sindaci?. 

Un’opinione  e una percezione che può anche discutersi. Resta però il bollettino ufficiale della regione che ancora il 24 novembre 2020  fotografava così la situazione : “Sono complessivamente 24822 i casi positivi al Covid 19 registrati in Abruzzo dall’inizio dell’emergenza. Rispetto a ieri si registrano 536 nuovi casi (di età compresa tra 4 mesi e 97 anni). *(il totale risulta inferiore di 2 unità, in quanto sono stati sottratti 2 casi comunicati nei giorni precedenti e risultati duplicati). I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 73, di cui 9 in provincia dell’Aquila, 23 in provincia di Pescara, 22 in provincia di Chieti, 19 in provincia di Teramo. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 18** nuovi casi e sale a 822 (di età compresa tra 71 e 97 anni, 12 in provincia dell’Aquila, 4 in provincia di Pescara, 1 in provincia di Chieti e 1 in provincia di Teramo). **(3 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl). Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 7344 dimessi/guariti (+209 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 16656 (+307 rispetto a ieri).” Dei 536 nuovi casi positivi, 129 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila, 139 in provincia di Chieti, 121 in provincia di Pescara, 154 in provincia di Teramo, 3 fuori regione.

Ma già dal 10 novembre l’allarme era suonato  alto e forte  tanto che il Messaggero scriveva : “Nuovo doppio record in Abruzzo: 746 nuovi casi di coronavirus a fronte del numero più alto di tamponi mai analizzati: 4.766. La percentuale di positività si mantiene in linea con quella degli ultimi giorni, con il 15,6 per cento. “E a livello  regionale  perche nella settimana  tra  26 ottobre-1° novembre: Abruzzo aveva un Rt 1,54 (la settimana precedente era 1,4

Fino ad arrivare all’inserimento della regione nella zona  arancione. Sulla base di dati che per esempio facevano comparare la situazione di L’Aquila  in percentuale a Milano .

Una situazione  venutasi a creare nel mese di novembre forse per il ritardo nell’applicazione di misure più  drastiche e contenitive  che probabilmente avrà bisogno di molto tempo per  arrivare ad una decrescita della curva dei contagi . Tanto che  per esempio  già da ora La Stampa di Torino azzarda una ipotesi : “A Natale – con l’eccezione di Abruzzo, Basilicata e Toscana – tutta l’Italia potrebbe essere gialla, l’area dove i negozi restano aperti, si può circolare anche fuori dalla propria regione, con le uniche limitazioni di bar e ristoranti chiusi dopo le 18, il coprifuoco alle 22 (che potrebbe però essere spostato in avanti) e le scuole superiori con le lezioni a distanza. A decretarlo sono i profili di rischio delineati dal monitoraggio settimanale appena approvato da cabina di regia e Cts, che smentendo le previsioni della vigilia per ora lascia le cose come stanno, perché prima di uscire dalle zone rosse o arancioni occorrono due settimane e una terza per il controllo dei dati.”

Tranne l’Abruzzo.

I miei dubbi e le mie perplessità in questo momento ,  credo possano  interpretare il sentimento dei tanti che hanno a cuore e danno valore al metodo scientifico, ma allo stesso tempo si pongono il problema di come la politica possa contemperare  due momenti essenziali della vita del cittadino , la sua  salute, la difesa della sua salute e il suo benessere  inteso come  garanzia di un reddito da una parte e di un soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze materiali e spirituali  dall’altra .

Dico questo perché le evidenze dei fatti che voglio elencare non depongono in questo senso ,o forse sì, lascio giudicare a chi legge. La trasparenza è la misura del rispetto che si nutre nei confronti degli altri e genera un bene prezioso, la fiducia.

Una fiducia che  potrebbe incrinarsi a leggere le notizie di stampa che solo il  20 settembre  ( dopo  che già alla fine di maggio  si era parlato di una seconda  ondata e dopo  i mesi preziosi dell’estate persi )  dicevano  : “L’Abruzzo verso il potenziamento e la riorganizzazione dell’assistenza territoriale Covid. Un nuovo Piano presentato in Commissione Sanità: un modello integrato che prevede, tra le altre cose, l’attivazione di più posti letto in terapia intensiva. Più integrazione tra medicina territoriale e attività ospedaliera, parte da qui il nuovo Piano per la gestione dell’emergenza Covid in Abruzzo. 29 milioni di euro per il potenziamento del sistema, queste le cifre di cui ha parlato l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì. I fondi saranno ripartiti a seconda delle operazioni di destinazione, ad esempio l’assistenza domiciliare integrata sarà il settore che riceverà maggiori risorse, stimate intorno ai 4 milioni di euro di fondi. Finanziamenti che serviranno a coprire le spese legate all’assistenza dei pazienti Covid dimessi, che dovranno avviarsi a un percorso protetto. Potenziate anche le cure primarie e il personale, con la figura, già annunciata qualche settimana fa, dell’infermiere di famiglia. ( Il Capoluogo 20 settembre 2020 )

Mesi persi fino ad arrivare  al 26 novembre quando  si apprende  : “Il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha nominato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, commissario delegato per l'attuazione degli interventi finalizzati alla realizzazione delle opere previste nel piano regionale di riordino della rete ospedaliera approvato dal ministero della Salute.

Il presidente Marsilio provvederà ad aggiornare la pianificazione operativa degli interventi per accelerare l'esecuzione dei lavori, nominando i soggetti attuatori, al fine di attuare le opere e porre in atto tutti i procedimenti che vanno dalla progettazione ai collaudi finali. Il piano dà alle quattro Asl abruzzesi la possibilità di aumentare i posti letto (fissati in 0,14 per mille abitanti) in terapia intensiva e in quella subintensiva.I posti sono distribuiti in maniera equa su tutto il territorio, in base alla densità della popolazione e ai numeri dei ricoveri durante la pandemia: 16 all'Aquila, 16 a Pescara (comprese le 4 di area pediatrica obbligatorie), 18 a Chieti, 16 a Teramo. Si arriverà così a una dotazione complessiva di 189 posti che risulteranno utili in 'eventuali situazioni di accrescimento improvviso della curva epidemicà.I 92 di semi-intensiva, già in dotazione delle Asl, saranno così divisi: 21 all'Aquila, 26 a Chieti, 24 a Pescara e 21 a Teramo. Prevista anche la riorganizzazione dei Pronto soccorso dei sette ospedali principali. L'obiettivo prioritario è di separare i percorsi e creare aree distinte di permanenza dei pazienti sospetti Covid-19 o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi. In ultimo, il piano prevede da un lato di potenziare il trasporto secondario inter-ospedaliero per pazienti covid, con nuove ambulanze medicalizzate dedicate e, dall'altro, consente un incremento del personale secondo i tetti di spesa consentiti in deroga dal ministero.«Finalmente è arrivato il decreto di nomina» ha commentato Marsilio. «Il Piano Covid della Regione Abruzzo è stato approvato senza osservazioni nei primi giorni di agosto e sin da allora abbiamo pressato commissario e governo perché si passasse subito alla fase operativa. Speriamo non si debbano rimpiangere domani questi due mesi di attesa. Le nostre strutture sono al lavoro da oggi stesso per rispettare il cronoprogramma e realizzare al più presto gli interventi».

Il piano per la rete ospedaliera Covid  in realtà prevede investimenti per 29 milioni di euro.

Nel dettaglio, alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti vengono assegnati fondi per circa 5 milioni e mezzo di euro per la realizzazione di 18 posti di terapia intensiva e 26 di semi-intensiva al policlinico di Chieti; alla Asl di Teramo circa 4 milioni e mezzo di euro per 14 posti di intensiva e 21 di semi-intensiva nell’ala dell’ex sanatorio dell’ospedale di Teramo, oltre ad altri 2 posti di intensiva all’interno dell’ospedale Mazzini; circa 5 milioni di euro andranno alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, per 8 posti di intensiva e 15 di semi-intensiva al San Salvatore dell’Aquila, e per 8 posti di intensiva e 6 di semi-intensiva all’ospedale di Avezzano; 2 milioni di euro, infine, per la Asl di Pescara per 16 posti di intensiva e 24 di semi-intensiva al Covid hospital

Una decisione  dunque  del 26 novembre quando già il 6 novembre  il consigliere  Domenico  Pettinari diceva : “Siamo di fronte all’ennesimo caso di scaricabarile di questa Giunta, le affermazioni del Governo regionale di centrodestra rilasciate alla stampa per scaricare ogni responsabilità dei ritardi di Regione Abruzzo sul Governo sono inaccettabili, soprattutto quando a smentirle sono proprio le date in calce ai documenti che loro stessi hanno prodotto”.

Un  Piano di riordino e potenziamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid  oggetto di un’interpellanza di Domenico Pettinari, M5S, discussa nel corso della riunione di un Consiglio regionale di fine novembre : “Prima di tutto – spiega Pettinari – è giusto chiarire che il Decreto rilancio (luglio 2020), che prevede i Piani di riorganizzazione e potenziamento della rete Covid, nell’articolo 2 sancisce che le Regioni, che hanno già eseguito le opere presentate nei Piani di riordino, vengano interamente ristorate con i fondi a disposizione. È chiaro quindi che le scuse arroccate sulla stampa nazionale e locale dal presidente della Giunta non reggono. Inoltre, anche volendo analizzare il dettaglio dei tempi del carteggio tra Governo e Regione, gli attacchi rivolti al Governo da Lega Fratelli d’Italia e Forza Italia risultano privi di fondamento. Appare evidente come il Piano di riordino, che la Giunta continua a sostenere di aver inviato il 15 giugno, è stato effettivamente consegnato in forma definitiva al Governo il 27 luglio, ben oltre un mese dopo. Il parere positivo del Governo al Piano arriva l’11 agosto e, a questo punto, non si capisce perché solo ben 51 giorni dopo, esattamente il 30 settembre, il presidente Marco Marsilio invia al Commissario Straordinario la richiesta per essere delegato all’avvio dei lavori. Richiesta molto tardiva, a cui comunque il Governo risponde in tempi relativamente brevi: l’8 ottobre”.(…) “Alla luce di tutto ciò – aggiunge Pettinari – non è chiaro il motivo per cui il presidente di Regione abbia atteso fino al 30 settembre per procedere. Come non è chiaro il motivo per cui la Regione Abruzzo non ha aderito all’Avviso del Commissario straordinario per il reclutamento delle figure professionali necessarie alla realizzazione delle opere previste dal Piano, preferendo piuttosto attendere fino al 15 ottobre per dare l’incarico in capo alle quattro Asl abruzzesi per l’espletamento delle singole procedure finalizzate al reclutamento, con un sostanziale allungamento dei tempi, un aggravio di costi e di burocrazia. Una prassi inconcepibile ripetuta anche per il reperimento delle strumentazioni. Risulta infatti che la Asl di Pescara, con Delibera n. 1231, del 15 ottobre , abbia indetto una Gara d’appalto per l’acquisizione di 10 ventilatori per le esigenze della terapia intensiva del presidio ospedaliero di Pescara, per un importo complessivo a base d’asta pari a 210mila euro, nonostante il Commissario straordinario nel mese di luglio, abbia indetto una procedura per l’acquisto delle attrezzature necessarie al potenziamento della rete delle terapie intensive e semi-intensive delle singole Regioni, specificando che era nella possibilità del Governo consegnare circa 2mila ventilatori”.

“E’ difficile concepire perché da un lato si decide di non usufruire delle agevolazioni messe in campo dal Governo e dall’altro non si perda occasione per lamentarsi di ritardi e inefficienze che però, carte alla mano, sembrano insistere più nella testa di chi le denuncia che nella realtà dei fatti. Io mi auguro che chi è al governo di questa regione la smetta di fare politica anche sulla salute pubblica. I momenti che stiamo vivendo sono drammatici per la nostra regione e per tutta la Nazione. E’ il momento delle responsabilità, della cooperazione e del massimo impegno. Lo dobbiamo a tutti i pazienti e alle vittime colpite da questo maledetto virus”, conclude.  (https://abruzzoweb.it/piano-covid-abruzzo-pettinari-responsabilita-e-ritardi-scaricati-su-governo-ma-carte-svelano-altra-verita)

Quindi un piano sulla carta che   dal 26 novembre diventa operativo . Il giorno in cui la situazione  dei contagiati è la seguente  25.463 casi  (+623), 2948 guarigioni, 472 decessi .

Un piano sulla carta  per una sanità che ha dovuto fare i conti con un rientro  a causa di disavanzo stando alla lettera del Presidente Giunta Regionale viceministro del Mise, Antonio Misiani in seguito all’ultima riunione della Conferenza delle Regioni di aprile 2020 :” Egr. Viceministro, caro Antonio .Con riferimento alle sue perplessità in merito al subemendamento presentato e discusso in occasione dell’ultima conferenza delle Regioni (Calandrini 19.1000/226), mi preme sottolineare come il “piano” a cui intendiamo riferirci con la proposta di modifica da inserire nella legge di Conversione del D.L. 18/2020, non è certamente il cosiddetto “piano di rientro sanitario” di cui ben conosciamo i limiti e la complessità per una sua modifica quanto,invece, il piano di rientro del proprio disavanzo relativo alle sole annualità 2014 e 2015 (anni in cui si è proceduto all’introduzione del nuovo sistema contabile armonizzato), così come previsto nei commi da 779 a 782 dell’articolo 1 della legge 205/2017. La norma su cui si intende intervenire non interferisce sulla parte entrata del bilancio dell’ente, limitandosi a sospendere l’accantonamento obbligatorio oggi previsto, che per la nostra regionale vale circa 30 milioni, e che, per detto importo, riduce, in ciascun esercizio del piano di rientro, la capacità di spesa ad entrate invariate. Inoltre, al fine di evitare eccezioni di incostituzionalità legate alla possibilità di “scaricare” sulle future generazioni disavanzi passati, la norma, in questo momento di particolare eccezionalità, si limita a prevedere esclusivamente una rimodulazione del piano, attraverso una sospensione nel periodo 2020/2022 dell’accantonamento delle quote di disavanzo sul bilancio dell’ente ed un contestuale incremento delle quote annuali per gli esercizi successivi al 2022 di una quota costante calcolata tenendo conto degli esercizi residui alla chiusura del piano. In altri termini non si prevede alcun allungamento del termine già previsto nel piano approvato dalla Regione ed in corso di applicazione. Le somme così liberate che, si ripete, trovano già copertura nel bilancio regionale e dunque non modificano gli equilibri di finanza pubblica né a livello regionale né a livello statale, potranno essere utilizzate con variazione di Giunta Regionale previa preventiva rimodulazione del piano di rientro del disavanzo vigente, per la creazione di appositi capitoli di spesa del titolo 1 e 2 da destinare a spese legate all’emergenza sanitaria e/o al rilancio economico del territorio con iniziative rivolte a famiglie, imprese e comuni.Convinto della bontà della proposta la invito a rivalutare la proposta visto che la stessa interessa solo alcune regioni italiane, non ha riflessi sui saldi di finanza pubblica nazionale e potrebbe fornire una ottima leva per il rilancio dell’economia abruzzese. Confidando nell’accoglimento di questa ragionevole e praticabile proposta, rimango a disposizione per ogni necessità di ulteriori chiarimenti, le invio cordiali saluti.

Una situazione già grave che finisce di aggravarsi a causa  di  contingenze  del tutto particolare  come quella dell’estendesi  di un contagio  che preannunciato per la seconda ondata questa volta tocca pesantemente la regione a differenza della prima ondata. Una situazione che fa pensare al fatto che già dalla prima ondata si sarebbe potuto cominciare a rafforzare i presidi, aumentare le terapie intensive , distribuire equamente sul territorio una serie di presidi e soprattutto attrezzare le ASL per il tracciamento che risulta decisivo  per combattere il contagio . Un lavoro dunque scarso ,con tempi lunghi e anche imprevidente. Stando a quando capita con la  somministrazione ( anzi  scarsa somministrazione) dei vaccini antinfluenzali . Vaccini necessari per  discriminare tra i sintomi dell’influenza e quelli del covid  che  essendo poi quasi simili richiedono che la patologia influenzale  sia  scongiurata  attraverso il vaccino fortunatamente esistente .

Un flop dunque anche in questo  caso ?

“La scarsità grave di vaccini antinfluenzali è un problema di estrema urgenza. Aver indetto la gara d’appalto e la relativa richiesta dei vaccini da parte della Regione Abruzzo solo in estate ha fatto sì che ad oggi i medici di famiglia paradossalmente abbiano a disposizione un numero di dosi inferiori rispetto allo stesso periodo nel 2019, cioè in fase emergenziale un numero inferiore rispetto a una fase ordinaria”.  Inizia così la lettera indirizzata al Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e al Manager della ASL 1, Roberto Testa, da parte di 9 consiglieri comunali dell’Aquila e di 32 sindaci della provincia in merito alle criticità legate alla vaccinazione antinfluenzale. “Su questo – proseguono –  sarebbe stato auspicabile un intervento già a partire da maggio, come pure gli uffici di igiene e prevenzione provinciali avevano segnalato alle istituzioni locali. Inoltre non è ancora chiaro quando esattamente arriveranno tutte le dosi richieste, ma siamo ormai a quasi due mesi di ritardo sull’inizio della vaccinazione, mentre proprio in questi giorni i medici di base avrebbero dovuto portare a termine la campagna. Siccome il picco influenzale ci sarà a dicembre, come spiegano i medici, la sanità abruzzese potrebbe trovarsi al mese prossimo a fronteggiare l’epidemia Covid19 durante il picco dell’influenza stagionale: questo significa che la risposta alla popolazione sarebbe più lenta e meno mirata e che si dovrebbero processare molti più tamponi. Ci appelliamo alla Regione e alla Asl affinché intervengano nel più breve tempo possibile per scongiurare un aggravamento della situazione. Noi sindaci e consiglieri comunali  – aggiungono – siamo costantemente contattati da medici allarmati che denunciano lo stato delle cose e che temono si arriverà, se non si farà qualcosa per risolvere il problema, a una situazione in cui dover selezionare i pazienti cui vale la pena somministrare il vaccino. Oltre che esporre quindi il personale medico, cui va tutto il nostro ringraziamento, a una scelta inaccettabile, riteniamo sia inammissibile in piena fase pandemica rinunciare ad un prezioso strumento di mappatura del territorio. Infatti la campagna di vaccinazione serve a ridurre, soprattutto nelle fasce a rischio, il numero di influenze ordinarie così da poter concentrare meglio e con più efficacia le forze sul contenimento del contagio”. “Ci aspettiamo vengano date risposte concrete in merito e in tempi brevi dagli esponenti del nostro territorio in Consiglio regionale e dal Manager ASL Testa. In tal senso vogliamo avanzare una proposta concreta: interessando il Commissario Arcuri si potrebbe valutare di attivare un mutuo soccorso fra regioni, con l’obiettivo di garantire quantomeno la vaccinazione alle fasce di popolazione a rischio o più esposte, chiedendo alle regioni virtuose che hanno completato la propria vaccinazione sul territorio di poter mettere a disposizione le proprie dosi avanzate”, concludono.

Dice  Errico Buonanno giornalista e scrittore  (1)  “Manzoni non l’aveva vista, la peste, ma aveva studiato documenti su documenti.E allora descrive la follia, la psicosi, le teorie assurde sulla sua origine, sui rimedi.Descrive la scena di uno straniero (un “turista”) a Milano che tocca un muro del duomo e viene linciato dalla folla perché accusato di spargere il morbo.Ma c’è una cosa che Manzoni descrive bene, soprattutto, e che riprende da Boccaccio: il momento di prova, di discrimine, tra umanità e inumanità.Boccaccio sì che l’aveva vista, la peste.Aveva visto amici, persone amate, parenti, anche suo padre, morire. E Boccaccio ci spiega che l’effetto più terribile della peste era la distruzione del vivere civile.Perché il vicino iniziava a odiare il vicino, il fratello iniziava a odiare il fratello, e persino i figli abbandonavano i genitori. La peste metteva gli uomini l’uno contro l’altro. Lui rispondeva col Decameron, il più grande inno alla vita e alla buona civiltà.Manzoni rispondeva con la fede e la cultura, che non evitano i guai ma, diceva, insegnavano come affrontarli.In generale, entrambi rispondevano in modo simile: invitando a essere uomini, a restare umani, quando il mondo impazzisce.”

 Scrive Massimo Cialente sulla sua pagina fb a proposito dello screening  di massa  nella provincia aquilana  : “L'annuncio del Presidente Marsilio, con il quale ci ha comunicato che il Governo assicurerà l'esecuzione di test rapidi antigenici (che dovrebbero esserci inviati dal Commissario Arcuri già dalla giornata di martedì) a tutta la popolazione della provincia è notizia importantissima ed ottima.

Ottima perché se organizzata bene e rapidamente (pubblico , invitandovi a leggerlo, il sito della Provincia di Bolzano), ci permetterà di interrompere la catena dell'infezione ed isolare le persone che, inconsapevolmente infette, perché asintomatiche, sono fonte di un contagio inarrestabile nella nostra provincia.

Nello stesso tempo la decisione del Governo ( e questo non mi fa comprendere i toni trionfalistici, offensivi se non altro per le nostre tante vittime, che hanno accompagnato il comunicato) certifica la gravità assoluta della situazione pandemica nella nostra provincia e della quale il Governo ha preso atto.. E' purtroppo così: ci hanno portato ad una situazione simile a quella che in primavrà colpì il bergamasco.

Per l'ennesima volta devo purtroppo ripetere, come mi permisi di segnalare sin dalla metà di ottobre, che a causa della totale disorganiuzzazione, la situazione aquilana è assolutamente fuori controllo.

Alla realtà allucinante e disperante dei nostri ospedali, si accompagna un netto aumento dei decessi e dei pazienti che, seguiti a domicilio, non possono addirittura neanche fruire della terapia con l'ossigeno, introvabile.

Comunque l'importante adesso è che venga organizzato tutto al meglio, velocemente, con il concorso e l'adesione di ciascuno di noi.Ciascuno di noi, per quanto potrà e per le proprie competenze e ruoli , dovrà partecipare a questa operazione.Lo screening sarà una fotografia, si, come quella che facevamo tutti insieme ai tempi della scuola, tutta la classe.Lo screening fotograferà la situazione dei contagi in quelle ore.Ci permetterà di identificare coloro che inconsapevolmente, sono infettati, asintomatici o ancora asintomatici.Ma l'epidemia è purtroppo un film dell'orrore, fatto di tanti fotogrammi, tante fotografie, che si susseguono di giorno in giorno.

Voglio sottolineare che non dobbiamo pensare che eseguito lo screening sia finita lì. NO.Lo screening ci permetterà di rallentare ed in parte controllare questo andamento così grave, ma poi la battaglia, la guerra, continuerà.

ECCO PERCHE' LA REGIONE E LA ASL DOVRANNO COMUNQUE FINALMENTE ATTREZZARSI PER CONTINUARE A CONTROLLARE L'EPIDEMIA CON I TAMPONI MOLECOLARI A RISPOSTA IN TEMPI RAGIONEVOLI ED UTILI, COMINCIARE UN TRACCIAMENTO EFFICACE, FAR FUNZIONARE IL NUMERO VERDE ED IMMUNI, REALIZZARE LE NECESSARIE INFRASTRUTTURE OSPEDALIERE, ASSICURARE L'UTILIZZO DELLA RACCOLTA DEI DATI CHE USCIRANNO DALLO SCREENING ED IL LORO IMMEDIATO IMPIEGO.

Ci siamo fatti trovare indifesi, dobbiamo ora alzare le mura difensive, come L'Aquila fece nel duecento.

Consiglio, disperatemente, di attuare quanto riportato nel documento che all'inizio di maggio stesero i medici e tecnici della nostra ASL, che pure fu inviato alla Regione, ed i 10 punti che ci siamo permessi di suggerire come coordinamento sanità del PD .LA SITUAZIONE E' DRAMMATICA.

Abbiamo una settimana per tentare di tornare alla normalità, se tale può definirsi, della situazione pandemica di altri territori più virtuosi,Per noi è una nuova emergenza drammatica, come fu quella del sisma. Il sisma lo superammo tutti insieme. Dobbiamo ripeterci. Ne va del futuro di ciascuno di noi.UINDI NESSUNO PENSI CHE LO SCREENING RISOLVA.

E' un'arma fondamentale, ma non sufficiente a farci vincere la guerra, che continua e richiede ancora attenzione, prudenza, rispetto rigido di tutte le precauzioni e regole.

In bocca al lupo a tutti noi.

 Ma se la ASL non si attrezzerà per  realizzare inj un giorno i relativi tamponi orofaringei a quanti risultano positivi al primo  tampone, rapido, se non riuscirà a tracciare i contatti dei positivi, se non riuscirà ad aprire Covid Hotel  per la quarantena , cose che non si improvvisano o che dovevano essere messe  sul tavolo delle priorità e necessità , lo screening di massa serve solo a creare ulteriore ansia.

  “Molti si erano illusi che la seconda ondata del Covid non sarebbe mai arrivata, per questo i  problemi di angoscia  sono superiori alla prima – dice a Laquilablog lo psichiatra Vittorio Sconci il 23 novembre 2020. “La paura diffusa è legata anche alla mancanza di punti di riferimento, riferiti ai nostri leader-  dice Sconci – manca il carisma, quello che viene detto, non è preso in considerazione. Ci sentiamo spauriti e senza punti di riferimento. A questo si aggiunge il quotidiano, la paura, quella di incontrare l’untore che ci contagia, oggi serpeggia solo sfiducia nei confronti degli altri, quando ci sarebbe bisogno di maggiore unione”.

E questa iniziativa che vorrebbe essere un punto di riferimento si potrebbe rivelare come devastante. Perché una volta che la persona ha appreso di essere positivo subito dovrebbe scattare una rete di sanità di prossimità sul territorio  che lo  rassicuri circa il percorso da fare . Non si ammala solo il corpo ma si ammala la persona. E una persona ammalata ha bisogno proprio di quel sostegno che in questo momento  malgrado gli sforzi che gli operatori sanitari stanno facendo,  la sanità  non riesce a dare  per varie ragioni..

E quello che è peggio  se lo screening   a cui non seguono queste azioni  importantissime e decisive  dovesse essere preludio da   solo per giustificare l’eventuale superamento delle criticità  che hanno determinato l’inserimento in una o l’altra zona  di classificazione o quello che è peggio riaperture indiscriminate proprio in vista delle festività natalizie  che sarebbe un vero e proprio boomerang  epidemico

 (1)Errico Buonanno Roma 14 ottobre    1979 è uno scrittore e giornalista . Ha esordito nella narrativa con il romanzo Piccola Serenata Notturna, nel  2003  con cui ha vinto il  Premio Calvino A partire dallo stesso anno ha iniziato a collaborare con il giornale il manifesto, per poi passare a Il Riformista e Corriere della sera Dal  2004 al   2010 ha lavorato come editor di narrativa italiana presso Marsilio Editore. Ha tradotto le opere Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi Chen Guidi e Wu Chuntao, 2007, Una bambina soldato di China Keitetsi, nel 2008, e Le donne e l'Olocausto. Ricordi dall'inferno dei Lager di Lucille Eichengreen, nel 2012, per la Marsilio. .,


https://it.wikipedia.org/wiki/Errico_Buonanno

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 27 novembre 2020