Quello sguardo d’ogni nuovo
mattino fuori la finestra
sulla strada in silenzio
di questo paese,
dentro toppe d’aria
come bozzoli di desideri
colorati dal respiro
d’un risveglio
fatto anche lui
di occhiate impossibili.
Quello sguardo, quello
è ora il tuo sguardo.
Poi quando il mattino
si fa sera ,
per un attimo
solo per un attimo ,
la pausa delle ore
dentro un brivido mi ricorda
che sei stata per me un attimo,
un solo attimo
dentro il quale sei tornata
ogni volta, ogni volta che ho atteso
la raffica dello sguardo
di ogni nuovo mattino .
Destinato a farsi sera
e ad accendere della sua luce
lassù le ultime nebulose,
nel cielo .Quello degli attimi .
***
Ora la nebbia
fuori la finestra nasconde
più del buio della sera
le case,gli alberi, la strada
ed è come un enigma
l’alone fluorescente del lampione
là sulla strada
a guardia d’un cielo
senza stelle stasera;
se le immagina come compagne
accese un giorno per sempre
dentro un immenso catino
rivoltato a coprire
queste povere cose quaggiù:
l’artrosi delle ossa,
la stanchezza degli occhi ,
la lentezza dei movimenti
ora che è quasi passata
quella eternità che è una vita
lunga , a cui non abbiamo fatto caso
più di tanto , sempre in attesa,
e che abbiamo lasciato andare
lungo la china
dell’indifferenza, della superficialità,
della fretta e della sciatteria
di vivere. Chissà
perché questa nebbia
ha preso stanza
dentro questo paese
dove non restano che quattro
persone e qualche gatto
accerchiate dalla nebbia.
Ed è un pasticcio questa sera
con questa nebbia
perché ci aiuta a passare la serata
con la demenza
quella che salva ma nasconde,
più perversa di ogni limite,
l’agonia della nostra vita .
***
Venivano i giorni di sole
al ritmo denso
del volo del calabrone
e del mormorio delle cicale,
nascevano dietro il muro dell’orto
scavalcavano il monte
di fronte alla casa
ed andavano via;
erano la metafora
-si fa per dire –
di un tempo dedicato
alle storie degli oggetti della casa ,
alla cura della liturgia dei gesti :
preparare il caffè al mattino ,
apparecchiare la tavola,
lavare i piatti ,
guardare la tivvù,leggere
e scrivere
per far sembrare così
che tutto fosse in ordine
dentro e fuori i pensieri della giornata.
Abbiamo aspettato
ancora giorni come quelli
e l’attesa ci ha donato
l’unica pienezza della vita,
quella che immagina
il sole anche in punto
di morte .
***
Sono di novembre
le luci di ombre e senza
colori, vogliono assomigliare
alle case, agli alberi,
alle siepi del giardino ,
lavanda e rosmarino ,
hanno sentito la bellezza
della libertà ora che restano
imprigionate nel novembre delle ombre ,
anche quello dei nostri giorni ;
hanno sentito la libertà
del maggio già più verde
e dell’agosto giallo
e hanno dentro un racconto
di tutte quelle cose
che non si potranno mai
contare tutte ,perse proprio
nella luce di questi novembre .
Poco importa però,
anche novembre è necessario
avvicina quell’altra luce ,
quella che sa
di favola e non di tradimento
perché fa da sepoltura all’inverno.
***
Era sicuramente ,
ora me lo ricordo,
metà agosto con un’aria
di fisarmonica per canzonette,
era la festa della Madonna
di mezzo agosto
con l’estate ancora distesa
a scongiurare tutto attorno
l’ombra addormentata delle case
sull’asfalto di una strada di paese,
raccolte dentro un brivido
di grano appena mietuto
e il rumore delle foglie
ancora verdi.
Era metà agosto, me lo ricordo
il paese,
sospeso nella luce accecante
d’una estate cantata
dalle cicale,
nella lunga processione
di consonanze e dissonanze
capaci di disegnare
come nessun altro
l’affresco
del mondo d’ un paese
d’estate.
***
Batte un albero con i suoi rami
mossi dal vento , alla finestra .
Mi racconta le storie
del mondo,
mi parla sempre
con le stesse parole
perché il mondo cambia
là fuori
ma le parole per raccontarlo
sono sempre le stesse:
sono fatte di ombre e di luci,
hanno dentro la forza e la debolezza
del vento che va e viene
corre e muore
e porta con sé
tutto quello che ha voglia
di cercare il mondo .
Come questa nostra voglia
dentro una stanza silenziosa
- ora assolata ora in ombra -
dove si sente il respiro delle cose
che vengono anche loro
dal mondo.
Le ho sentite discorrere
tra loro , avevano il tono
buono, dolce e soave
di quell’amica di nonna Speranza .
Io amo quel silenzio
muto e sperduto perché
solo lui mi aiuta
a riconoscere tutte quelle cose .
***
Ora perdona questo lento stupore
confessato nel mutismo
senza fiato .
Tra le stelle nate stanotte sugli alberi
una processione di assonanze e dissonanze
definisce lo specchio del mondo
da lassù
e il sussurro delle cose
si tende per inscenare un solitario
affresco di grave e muto incanto
che è l’esistere quaggiù.
Quaggiù il mondo con il suo lungo
lungo elenco di biografie ,
mimate nella simmetria
delle sequenze della vita
cadenza,accento e scomposizione
di giorni intonati e stonati dentro contrappunti
increspati di accordi e disaccordi,
come il cielo stellato di questa notte
lassù.
***
E quando i nostri vestiti
si fecero trasandati e sciatti
capimmo che la nostra adolescenza
era diventata un’altra cosa .
Avevamo corpi,cose, sguardi e voci e luci
di riflesso che continuammo a chiamare
con nomi seducenti
come al tempo dolce dell’infanzia
e dell’adolescenza.;
diventarono dentro tutti gli altri
nostri giorni corpi ,cose , sguardi ,
spiaggia e onde
d’un mare troppo mare
da cui non riuscivamo a separaci
e fu un interminabile colloquio
tra onda e battigia
tra battigia e onda.
***
Sarà come il tempo
di un’Ave Maria
o della durata di uno scherzo
di Chopin
quel lungo battito
che accoglierà la nostra morte.
Esile ,leggero e soave ,
come la diffrazione
di un’aria di sogno ,
l’accoglierà per camminare
con lei
per un l’alto mare
di madreperle ,coralli e profumi
in cerca di una nuova terra,
quella dell’altra sponda ,
quella che già ci appartiene
che un giorno sarà nostra.
L’accoglierà come un sogno
dentro un pensiero soffuso
di malinconia
che solo i nostri giorni contati
sono capaci di inventare ,
per sfuggire al suo mistero ,
e sarà luce accecante
nella notte, per un nuovo mattino.
***
Fragile notte di sogni ,
momenti immaginati
nell’oblio del sonno
per riuscire ad esistere;
sa di tempo e di poc’altro
questo viaggio avanti
e indietro su un treno
uguale sempre uguale
che abbiamo preso
quando siamo nati.
A raccontare poi questi sogni
al mattino
non ci basta la voce ,
un’ottava più bassa
del silenzio, quello bello
che progetta ogni notte
la forma del mattino,
là proprio alla fine della notte.
Ecco i sogni fatti dell’odore
della carta ingiallita,
delle parole invecchiate
dimenticate e ritrovate,
della voglia di solitudine
dentro naufragi irriconoscibili,
dentro il ballo rabbioso
senza il riposo del tempo.
Ecco i sogni fragili
sono le ali del primo giorno
quello che ci accolse
e ci accompagna verso la festa,
la festa che sa fare
memoria del primo giorno .
***
Ecco non mi sembra vero
ma è così :
ti ha abbracciato Dio
e ti ha tenuta stretta
e ti ha detto:” ora sei al sicuro “;
a lui non interessa
la tua declinazione dell’amore
diversa ,diversa da quella di tutti
gli altri
ma simile ai suoi stessi i cromosomi ;
sa solo
che sei un altro fantasma
un’altra esclusa
un altro fardello
che si è trascinato nella vita
quaggiù contro tutto e tutti
per arrivare a lui, solo a lui
come hai fatto ora tu.
Nelle sue braccia .
Ma se tu dovessi rinascere
e ricominciare da capo
io allora t’amerei di nuovo,
ancora,
all’infinito sempre e comunque
come il mare, il sole,
l’aria pulita.
E lo so con te non mi capiterà
di arrestare il passo sulla soglia
né le parole sulle labbra ,
con te saprò
che quello che faccio
è solo cercare una guarigione
alla smania dello scandalo .
***
Non ci fu mai più un tempo
in cui il corpo
si mostrasse così assente
per arrivare
a convivere con la grande malattia.
Quella che avevamo accolto
proprio nel nostro corpo ,
il corpo spento nel dolore. Dopo.
Dopo non abbiamo avuto che il tempo
dell’attesa come in una foto
dentro uno spazio che contenesse
l’anima.
Quel corpo restò al dolore ,
ostia dell’altare sfregiato ,
costola insanguinata d’un limo
senza geometria preordinata,
confusione di terra
nell’ordine di bare allineate.
***
A maggio si sta ancora
dentro casa la sera.
Per il resto è come quand’ero bambino
colazione pranzo merenda e cena
dormire al pomeriggio, leggere
leggere avventure e storie
senza aver fatto i compiti di scuola.
Che compiti restano da fare
a questa età : bere acqua,
mangiare senza sale,carezzare le ossa
appassite dall’artrosi,passeggiare
un po’al sole quando c’è
contare i battiti del cuore,
scrivere dei ricordi e sognare la notte
con la ricchezza di quel poco
che resta, che resta nel cuore
di aurora in aurora
quelle che restano ancora .
***
Il tempo s’addormenta
tra la polvere e le muffe
dell’antica casa
ai piedi del colle
al limite della valle,
dove il ragno solitario
ricama la sua tela
e guarda
con i suoi grandi occhi
il mondo .
Il tempo si fa corpo
e quello che resta
è l’ambigua definizione
d’una vita e della sua storia
quando non riesce più
nemmeno a parlare
con la polvere e le muffe
del suo tempo.
***
La mia voce cerca il vento
nella notte stellata e silenziosa
perché sono stanco di essere uomo
e voglio affidargli il pianto
per diventare radice,albero
pietra, seme e fiore.
La mia voce cerca il vento
e arde come un lucignolo
e muove passi ardenti nella notte
alla ricerca dei profumi,
della vita, della storia,
attraverso porte e cortili
con i panni stesi sul filo di ferro
e i mobili pieni di tarli.
La mia voce cerca il vento
per affidargli il mare di quello che continua
quando il cuore si ritira dalla terra
e non ha più senso continuare
ad essere uomini :
meglio essere radici. Seme e fiore
pietra e goccia di mare.
Eremo Rocca
S. Stefano domenica 29 novembre 2020

























