lunedì 2 novembre 2020

Esistere & Resistere Lockdown

 

Ho condiviso  sul mio  profilo fb  l’idea di affidare alla “bellezza” il compito,non certamente narcisistico, di  contrastare tutte le preoccupazioni e la negatività di una chiusura che in questo momento indichiamo con un vocabolo preso da un’altra lingua  ,ovvero “ lockdown” . Un vocabolo impreciso , dai contorni e dalle implicazioni  difficili da  esaminare . Un vocabolo che non è solo isolamento perché  oltre alla dimensione fisica , dei luoghi ha anche altre implicazioni. Che non è “ quarantena” perché ha tempi dilatati, fuori controllo, estesi  secondo criteri difficili da individuare .  Un vocabolo che ci ha accompagnato per alcuni mesi all’inizio di questo anno  assumendo un significato  ben preciso, in quella occasione, una “chiusura” totale e generalizzata. La rinuncia  ad ogni contatto, ad ogni spostamento se non  necessario  e documentato  con una autocertificazione. Accettata e sorretta dalla speranza  di poter così evitare mali peggiori che in questo caso erano non solo la malattia ma una malattia mortale  per le persone più fragili. La necessità della decisione  e i  parziali risultati hanno dato ragione a questa arma di difesa permettendole di esplicare la sua azione  nel modo in cui ha potuto. Un’azione che per quanto , attraverso una serie di concatenazioni abbia pesato negativamente  su altri settori , ha comunque  apportato benefici alla situazione sanitaria. Un’azione che ha riproposto ancora una volta il problema della scelta .  Fare delle scelte dunque è sempre un momento di cambiamento e di ripartenza non fosse altro per la prospettiva da cui si guardano le cose che è di volta in volta sempre diversa. Un cambiamento e una ripartenza che  ha trovato e trova molti ostacoli  smentendo quella facile  retorica del “tutto andrà bene” e del “ ce la faremo” . Non tutto è andato e sta andando come doveva andare. Ce l’abbiamo fatta per un po’ ma poi abbiamo pensato, non che la fatica fosse troppa,  ma che forse eravamo  fuori dal tunnel , che tutto era passato. Ci siamo illusi di avercela fatta  . Abbiamo così voluto riaffermare una normalità  che non poteva essere uguale identica a quella a cui eravamo stati costretti a rinunciare.  Non abbiamo saputo  guardare da un altro punto di vista e questo è stato un errore di sistema. In termini informatici  abbiamo alimentato un conflitto di indirizzi .   Per cui questa volta di fronte alla necessità di ripercorrere strade già conosciute ma con punti di vista e prospettive diverse  ( questa volta si parla di lockdown chirurgici  , focalizzati e determinati ) anche questa volta non possiamo non fare che l’unica scelta possibile ,quella di farci aiutare dalla “bellezza “ a percorrere una strada  che  nel suo tragitto  presenta curve, tratti  con restringimento di carreggiata, lavori in corso, ampi rettilinei panoramici ma anche  gallerie, brevi o lunghe . Anche se dopo ogni galleria si esce di nuovo a rivedere il cielo, è necessario percorrerle appunto proprio per tornare  a rivedere il cielo. Per questo attraversamento dunque la “bellezza” al nostro fianco, dentro di noi,  e sopra di noi  ci aiuterà a tenere salda la direzione, a concentrare lo sforzo , a rafforzare  gli strumenti di appoggio . Quando parlo di bellezza intendo  tutti i linguaggi della espressione  di cui  arte, storia, cultura , tradizione ,ci hanno dato la grammatica e la sintassi . Per poter scrivere e riscrivere , come sui muri,  come sulle pagine di un libro, come in un pentagramma , come su un palcoscenico ,le storie  della vita o meglio ,le storie della nostra vita  ,quella che ci invita ad  “esistere per resistere “.

“Esistere & Resistere  Lockdown …“ è un modo di esercitare, curare, affermare, vivere, promuovere, salvaguardare , difendere, proporre, la “ bellezza” che non è una “ grande bellezza” ma semplicemente quell’aspetto timido e insignificante delle cose  che ci permettono di  riuscire a stare nel mondo al posto giusto per sé e per gli altri .

Per fare tutto questo abbiamo uno strumento ( insieme a molti altri ) ma questo strumento fb è  forse il più facile da usare , il più diffuso nella pratica quotidiana  , il più banalmente coinvolgente. Con la possibilità di estendere e condividere i contenuti  che questo strumento ci permette  di rendere visibili   ad altri strumenti interconnessi  .

E’ quindi questo  un invito a quanti hanno un profilo fb che scrivono poesie, racconti, storie, inchieste, racconti di vita; a quanti  cantano, suonano uno strumento , danzano, compongono , recitano ,dipingono ,fotografano, disegnano  fumetti, suonano uno strumento ovvero “ coltivano  dal seme  alla rigogliosa pianta la bellezza”,  di  dimostrare di “esistere e resistere” ,  di “esistere per resistere” in questo momento e nei giorni e  mesi che verranno , “condividendo”  i loro scritti, le foto dei loro quadri, le performance su video, le foto  delle loro ricerche,  sul loro  profilo fb.

Ognuno per proprio conto come un esercito che  fa preparativi , al momento nelle retrovie  rinforzando le trincee e le batterie, riposizionando logisticamente tutti gli strumenti non per l’assalto ma per la difesa. La lunga difesa della trincea  oltre la quale non si può permettere all’angoscia, alla preoccupazione, allo smarrimento, al dolore,  di invadere un territorio che va salvaguardato gelosamente, che è quello della nostra esistenza, della nostra vita, del nostro ambiente , di un mondo  che vive e nel quale noi viviamo. Ognuno per proprio conto condividendo con la cerchia di  amici e conoscenti questa acqua  che toglie la sete , in grado quindi  di sostenere  quanti vorranno “ dissetarsi”.

Poi a  tempo opportuno , non so  quando e come , ( forse con una pagina facebook  comune)  raggruppare le postazioni  ,riconfigurare le prime linee, ridisegnare gli argini , in modo comune. “Comunemente “ a cui dò il significato di “insieme” ma anche di “ semplicità”. Perché la bellezza è un fatto di tutti ed è un fatto semplice .  Ecco dunque la semplicità del vivere e la semplicità di questa resistenza .

Comincio allora per mio conto ,in coerenza con quanto ho detto fin qui. Io l’invito l’ho fatto. Voi fate come volete. Pubblicherò con il titolo  Esistere&Resistere Lockdown uno (e  numeri successivamente progressivi )ogni giorno una mia poesia con  o senza una foto o un commento . Quando non avrò più mie poesie, le chiederò in prestito. E comincio con una metafora leopardiana che  ci invita a riconsiderare i confini dell’infinto, quello  degli “interminati /spazi di là da quella, e sovrumani/
silenzi, e profondissima quiete” per cui fingo nel pensiero una “ dolcezza di naufrago “  tra questo presente  duro e faticoso con quell’altro  che abbiamo attraversato dopo il sisma del 2009   dentro una immensità di stagioni  che diventa mare che malgrado tutto offre anche bacini di  carenaggio e porti assolati e sicuri .

Raccoglierò periodicamente tutte le poesie pubblicate quotidianamente su fb e ne farò un post per  diariodimalebolge.blogpots. it  .  Cominciamo  da venerdì 23 ottobre fino a lunedì 2 novembre  2020 


Quella casa ora abitata

 Torno allora a quella sera chiara

che arrossava appena le strade

e la casa dove venivo a rintracciare

la speranza.

Quella casa ora abitata solo da gatti

e dalla tua solitudine bambina

è un mare dove vado a parlare

da solo con una voce spossessata

da una dolcezza come di strega,

di gatto in amore, di palpebre stanche.

Torno a cercare come in quell’autunno

saccheggiato quell’aria che fruscia

di comune vecchiezza,vecchia casa,

di calcinacci d’anime ,caduti

in polvere

e tutto mi commuove

quando lascio le cose intatte

del loro nome

per poi tornare ancora

a chiamarle.

 

Ottobre colora il cielo

Ottobre freddo colora il cielo

ti guarda dentro

nello specchio del petto

a bocca aperta

e par che dica : “Gesù”.

 

Nella valle di castagni nella nebbia

d’ottobre

lontano s’indovina il monte

alla chiamata del fischio

del primo treno

anche lui risponde presente.

Anche oggi siamo tutti

presenti.

 

Poi  il vento porta il giallo,

solitario sulle foglie

che tutte

si assomigliano

e, passata la festa d’Ognissanti,

novembre non ha pietà

della perenne solitudine

del giallo sparso

come acqua su un letto

di pietre lisce

e tutto cambia con alito implacabile,

tutto è allora inverno.

 

Un ricordo odoroso   

 I tramonti si raccolgono

                        nel cavo di una mano

e poi in un giorno di luce sospesa

ritornano come un ricordo odoroso

                        nel tempo tra le poesie

dei miei due cari poeti . Con versi

                        rubati

un amore rinchiuso si svela

ed io  non ho che da stringere al petto

                        un vecchio libro

un antico  cappotto dal bavero anch’esso

                        lacero

per risentire tutto il tuo odore

di quell’inverno fumoso attaccato

                        ormai

al petto bigio  squassato da una

                        vampa di zolfo.

 

Così è. .Ora con voglia di pane

formaggio e mela in attesa

                        della sera.

Per troppi giorni uguali.

Passa la vita e quello che resta.

Ritorna la voglia e non solo

                        di pane e mela

la voglia di te.

 

 

Ottobre compagno di nebbie

 

Ottobre  compagno di nebbie

come un niente labile furtivo

e silenzioso

che insegui su parete e mattonelle

della stanza

ad accarezzare stanchezze lasciate da assenze,

settembre chi sei tu ?

Sono vuote le stanze e tu sei

il tempo dei silenzi e della nebbia

il tempo dei rottami d’occasione

sei tu ottobre .

 

Il pomeriggio  dei giorni di festa

Dormo sempre il pomeriggio

dei giorni di festa 

sogno la festa che più non c’è.

Dormono con me il rimprovero

della vita e i suoi rimorsi

e anche loro sognano

un’altra vita.

 

 Adesso aspettiamo

Abbiamo scritto con il corpo

quello che  dicevamo ogni giorno,

non ci resta  tutto intorno

che il prossimo gelo ,

quello che secca le foglie

ingobbisce gli alberi

brilla al primo sole del mattino

Resta  nel silenzio  il nostro nulla.

Adesso aspettiamo.

Tutto intorno il gelo seccherà le foglie

percorrendo i rami in strati di brina,

abbiamo attesa e sta per giungere .

Abbiamo salutato la nostra resistenza

e la lotta si è fatta dura .

Non resta che ascoltare il sangue.

Dove? Nella fistola azzurra o nelle arterie cieche?

Con il sangue fischia il vento

ed è emoglobina  il nostro perderci

nel mondo .Il mondo che si intromette

nelle ossa .

Io non ne posso più.

Finalmente   purificati dal freddo,

diveniamo reali nella scomparsa.

Adesso aspettiamo . Il freddo .

Il mio cuore,

finge ancora la monotonia della sistole.

Adesso aspettiamo .

 

Ed era come guidare

 Poi ho trascorso

giorni silenziosi e visionari

in compagnia di mammuth ,bisonti gialli e rossi,

uccelli estinti ,

pitture dentro la mente,

tra i colori degli incubi

di Alberto Savinio

ed era come guidare

per una notte intera

immaginando il tempo

- forse due ore appena –

per stare con te

prima di ripartire di nuovo.

 

Ho visto  anche trasfigurata

leggera, mobile  e accogliente

la copia del mondo

dentro una palla di vetro

per preparare la prova

a sostenere lo sguardo

con il suo lieve strabismo

che si accentua al tramonto

quando la luce  si comincia

a perdere, per preparare

lo sguardo per un altro mondo ,

un altro mondo di stelle.

 

Sai sono sempre racconti in apparenza

fatti di niente 

quelli che narriamo ogni giorno ,

un giorno “ così “ e l’altro “ pure”

ma hanno dentro

tutta la delicatezza e l’angoscia

di vivere.

 

C’è un’attesa  che dura

non si sa da quanto,

continuerà in quel senso di vuoto

che ci regala malinconia

e rimpianto di quello

che non siamo riusciti

a risparmiare del passato .

Arriverà in compagnia

la metafora che accende il discorso

e così sapremo dirci

la curiosa e dolorosa confidenza

per essere stati

dentro una storia

che è proseguita da sola

mentre ognuno andava

per la sua strada .

 

Noi siamo,eravamo, saremo

 Quando comincia questa storia

noi siamo, eravamo, saremo

- non è questione di verbo –

noi abbiamo visto scendere la sera .

Da una settimana

noi abbiamo visto scendere la sera

e ora il giorno non accenna a tornare ,

si sente nell’aria

e nella tempesta infuriata, inaspettata;

ci ha messo sulla stessa barca  :

ora la vela oscilla, ora oscilla l’albero,

l’acqua delle onde ora sale

ora scende. Siamo perduti ?

La pienezza del nulla

è atterrita dalla paura e dall’angoscia

ed è atterrito lo stesso cuore  che sovrasta

con il suo battito il silenzio

incapace di preghiera. Batte, batte

e non ha dentro anche lui che la sera .

 

Sera

Sera di luce verde,

mareggiata d’erba verde

stanca d’essere verde

nella sera che s’oscura.

Su un prato  che ha voglia

d’addormentarsi

in solitudine

un albero sta  pateticamente

smarrito.

 

A sera  torna

Sera. A sera torna

il fascino della strada deserta

tesoro di tenerezza, aperta

negli occhi lucenti

di un ricordo consumato

da un lungo cammino

e sullo sfondo

lo sfondo del cielo intenerito

dai colori

prima della penombra

della sera.

 

Viene per tutti

 Venne la buona stagione

- viene per tutti la buona stagione

almeno una volta –

portava con sé la bellezza 

che era in te

che tanto ho amato

ma con lei se ne andò,

come se ne va il sole,

mutando di giorno in giorno

come tu sei mutata;

ora sogno il tuo sguardo

quello dei tuoi occhi

che con l’anima furono complici

di un incatenamento.

Ora pianto nel mio giardino

i baci e i doni  che non sono promesse,

aspetto un’altra buona stagione

perché fioriscano .

Nessuno me ne porterà

in dono

ma io così li avrò lo stesso

per darli a te ancora.

A me non importa

il calendario

piango la sera

e con l’orsa che segna

nel cielo pulito  d’ottobre

il cammino

è un pianto condiviso . 

 

Rocca S. Stefano lunedì 2  novembre  2020

 

 

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