Ho condiviso sul mio profilo fb l’idea di affidare alla “bellezza” il compito,non certamente narcisistico, di contrastare tutte le preoccupazioni e la negatività di una chiusura che in questo momento indichiamo con un vocabolo preso da un’altra lingua ,ovvero “ lockdown” . Un vocabolo impreciso , dai contorni e dalle implicazioni difficili da esaminare . Un vocabolo che non è solo isolamento perché oltre alla dimensione fisica , dei luoghi ha anche altre implicazioni. Che non è “ quarantena” perché ha tempi dilatati, fuori controllo, estesi secondo criteri difficili da individuare . Un vocabolo che ci ha accompagnato per alcuni mesi all’inizio di questo anno assumendo un significato ben preciso, in quella occasione, una “chiusura” totale e generalizzata. La rinuncia ad ogni contatto, ad ogni spostamento se non necessario e documentato con una autocertificazione. Accettata e sorretta dalla speranza di poter così evitare mali peggiori che in questo caso erano non solo la malattia ma una malattia mortale per le persone più fragili. La necessità della decisione e i parziali risultati hanno dato ragione a questa arma di difesa permettendole di esplicare la sua azione nel modo in cui ha potuto. Un’azione che per quanto , attraverso una serie di concatenazioni abbia pesato negativamente su altri settori , ha comunque apportato benefici alla situazione sanitaria. Un’azione che ha riproposto ancora una volta il problema della scelta . Fare delle scelte dunque è sempre un momento di cambiamento e di ripartenza non fosse altro per la prospettiva da cui si guardano le cose che è di volta in volta sempre diversa. Un cambiamento e una ripartenza che ha trovato e trova molti ostacoli smentendo quella facile retorica del “tutto andrà bene” e del “ ce la faremo” . Non tutto è andato e sta andando come doveva andare. Ce l’abbiamo fatta per un po’ ma poi abbiamo pensato, non che la fatica fosse troppa, ma che forse eravamo fuori dal tunnel , che tutto era passato. Ci siamo illusi di avercela fatta . Abbiamo così voluto riaffermare una normalità che non poteva essere uguale identica a quella a cui eravamo stati costretti a rinunciare. Non abbiamo saputo guardare da un altro punto di vista e questo è stato un errore di sistema. In termini informatici abbiamo alimentato un conflitto di indirizzi . Per cui questa volta di fronte alla necessità di ripercorrere strade già conosciute ma con punti di vista e prospettive diverse ( questa volta si parla di lockdown chirurgici , focalizzati e determinati ) anche questa volta non possiamo non fare che l’unica scelta possibile ,quella di farci aiutare dalla “bellezza “ a percorrere una strada che nel suo tragitto presenta curve, tratti con restringimento di carreggiata, lavori in corso, ampi rettilinei panoramici ma anche gallerie, brevi o lunghe . Anche se dopo ogni galleria si esce di nuovo a rivedere il cielo, è necessario percorrerle appunto proprio per tornare a rivedere il cielo. Per questo attraversamento dunque la “bellezza” al nostro fianco, dentro di noi, e sopra di noi ci aiuterà a tenere salda la direzione, a concentrare lo sforzo , a rafforzare gli strumenti di appoggio . Quando parlo di bellezza intendo tutti i linguaggi della espressione di cui arte, storia, cultura , tradizione ,ci hanno dato la grammatica e la sintassi . Per poter scrivere e riscrivere , come sui muri, come sulle pagine di un libro, come in un pentagramma , come su un palcoscenico ,le storie della vita o meglio ,le storie della nostra vita ,quella che ci invita ad “esistere per resistere “.
“Esistere & Resistere Lockdown …“ è un modo di esercitare, curare, affermare, vivere, promuovere, salvaguardare , difendere, proporre, la “ bellezza” che non è una “ grande bellezza” ma semplicemente quell’aspetto timido e insignificante delle cose che ci permettono di riuscire a stare nel mondo al posto giusto per sé e per gli altri .
Per fare tutto questo abbiamo uno strumento ( insieme a molti altri ) ma questo strumento fb è forse il più facile da usare , il più diffuso nella pratica quotidiana , il più banalmente coinvolgente. Con la possibilità di estendere e condividere i contenuti che questo strumento ci permette di rendere visibili ad altri strumenti interconnessi .
E’ quindi questo un invito a quanti hanno un profilo fb che scrivono poesie, racconti, storie, inchieste, racconti di vita; a quanti cantano, suonano uno strumento , danzano, compongono , recitano ,dipingono ,fotografano, disegnano fumetti, suonano uno strumento ovvero “ coltivano dal seme alla rigogliosa pianta la bellezza”, di dimostrare di “esistere e resistere” , di “esistere per resistere” in questo momento e nei giorni e mesi che verranno , “condividendo” i loro scritti, le foto dei loro quadri, le performance su video, le foto delle loro ricerche, sul loro profilo fb.
Ognuno per proprio conto come un esercito che fa preparativi , al momento nelle retrovie rinforzando le trincee e le batterie, riposizionando logisticamente tutti gli strumenti non per l’assalto ma per la difesa. La lunga difesa della trincea oltre la quale non si può permettere all’angoscia, alla preoccupazione, allo smarrimento, al dolore, di invadere un territorio che va salvaguardato gelosamente, che è quello della nostra esistenza, della nostra vita, del nostro ambiente , di un mondo che vive e nel quale noi viviamo. Ognuno per proprio conto condividendo con la cerchia di amici e conoscenti questa acqua che toglie la sete , in grado quindi di sostenere quanti vorranno “ dissetarsi”.
Poi a tempo opportuno , non so quando e come , ( forse con una pagina facebook comune) raggruppare le postazioni ,riconfigurare le prime linee, ridisegnare gli argini , in modo comune. “Comunemente “ a cui dò il significato di “insieme” ma anche di “ semplicità”. Perché la bellezza è un fatto di tutti ed è un fatto semplice . Ecco dunque la semplicità del vivere e la semplicità di questa resistenza .
Comincio allora per mio conto ,in coerenza con quanto ho
detto fin qui. Io l’invito l’ho fatto. Voi fate come volete. Pubblicherò con il
titolo Esistere&Resistere Lockdown
uno (e numeri successivamente
progressivi )ogni giorno una mia poesia con
o senza una foto o un commento . Quando non avrò più mie poesie, le
chiederò in prestito. E comincio con una metafora leopardiana che ci invita a riconsiderare i confini
dell’infinto, quello degli “interminati
/spazi di là da quella, e sovrumani/
silenzi, e profondissima quiete” per cui fingo nel pensiero una “ dolcezza di
naufrago “ tra questo presente duro e faticoso con quell’altro che abbiamo attraversato dopo il sisma del
2009 dentro una immensità di
stagioni che diventa mare che malgrado
tutto offre anche bacini di carenaggio e
porti assolati e sicuri .
Raccoglierò periodicamente tutte le poesie pubblicate quotidianamente su fb e ne farò un post per diariodimalebolge.blogpots. it . Cominciamo da venerdì 23 ottobre fino a lunedì 2 novembre 2020
Quella casa ora abitata
Torno allora a quella sera chiara
che arrossava appena le strade
e la casa dove venivo a rintracciare
la speranza.
Quella casa ora abitata solo da gatti
e dalla tua solitudine bambina
è un mare dove vado a parlare
da solo con una voce spossessata
da una dolcezza come di strega,
di gatto in amore, di palpebre stanche.
Torno a cercare come in quell’autunno
saccheggiato quell’aria che fruscia
di comune vecchiezza,vecchia casa,
di calcinacci d’anime ,caduti
in polvere
e tutto mi commuove
quando lascio le cose intatte
del loro nome
per poi tornare ancora
a chiamarle.
Ottobre colora il cielo
Ottobre freddo colora il cielo
ti guarda dentro
nello specchio del petto
a bocca aperta
e par che dica : “Gesù”.
Nella valle di castagni nella nebbia
d’ottobre
lontano s’indovina il monte
alla chiamata del fischio
del primo treno
anche lui risponde presente.
Anche oggi siamo tutti
presenti.
Poi il vento porta il giallo,
solitario sulle foglie
che tutte
si assomigliano
e, passata la festa d’Ognissanti,
novembre non ha pietà
della perenne solitudine
del giallo sparso
come acqua su un letto
di pietre lisce
e tutto cambia con alito implacabile,
tutto è allora inverno.
Un ricordo odoroso
I tramonti si raccolgono
nel cavo di una mano
e poi in un giorno di luce sospesa
ritornano come un ricordo odoroso
nel tempo tra le poesie
dei miei due cari poeti . Con versi
rubati
un amore rinchiuso si svela
ed io non ho che da stringere al petto
un vecchio libro
un antico cappotto dal bavero anch’esso
lacero
per risentire tutto il tuo odore
di quell’inverno fumoso attaccato
ormai
al petto bigio squassato da una
vampa di zolfo.
Così è. .Ora con voglia di pane
formaggio e mela in attesa
della sera.
Per troppi giorni uguali.
Passa la vita e quello che resta.
Ritorna la voglia e non solo
di pane e mela
la voglia di te.
Ottobre compagno di nebbie
Ottobre compagno di nebbie
come un niente labile furtivo
e silenzioso
che insegui su parete e mattonelle
della stanza
ad accarezzare stanchezze lasciate da assenze,
settembre chi sei tu ?
Sono vuote le stanze e tu sei
il tempo dei silenzi e della nebbia
il tempo dei rottami d’occasione
sei tu ottobre .
Il pomeriggio dei giorni di festa
Dormo sempre il pomeriggio
dei giorni di festa
sogno la festa che più non c’è.
Dormono con me il rimprovero
della vita e i suoi rimorsi
e anche loro sognano
un’altra vita.
Adesso aspettiamo
Abbiamo scritto con il corpo
quello che dicevamo ogni giorno,
non ci resta tutto intorno
che il prossimo gelo ,
quello che secca le foglie
ingobbisce gli alberi
brilla al primo sole del mattino
Resta nel silenzio il nostro nulla.
Adesso aspettiamo.
Tutto intorno il gelo seccherà le foglie
percorrendo i rami in strati di brina,
abbiamo attesa e sta per giungere .
Abbiamo salutato la nostra resistenza
e la lotta si è fatta dura .
Non resta che ascoltare il sangue.
Dove? Nella fistola azzurra o nelle arterie cieche?
Con il sangue fischia il vento
ed è emoglobina il nostro perderci
nel mondo .Il mondo che si intromette
nelle ossa .
Io non ne posso più.
Finalmente purificati dal freddo,
diveniamo reali nella scomparsa.
Adesso aspettiamo . Il freddo .
Il mio cuore,
finge ancora la monotonia della sistole.
Adesso aspettiamo .
Ed era come guidare
Poi ho trascorso
giorni silenziosi e visionari
in compagnia di mammuth ,bisonti gialli e rossi,
uccelli estinti ,
pitture dentro la mente,
tra i colori degli incubi
di Alberto Savinio
ed era come guidare
per una notte intera
immaginando il tempo
- forse due ore appena –
per stare con te
prima di ripartire di nuovo.
Ho visto anche trasfigurata
leggera, mobile e accogliente
la copia del mondo
dentro una palla di vetro
per preparare la prova
a sostenere lo sguardo
con il suo lieve strabismo
che si accentua al tramonto
quando la luce si comincia
a perdere, per preparare
lo sguardo per un altro mondo ,
un altro mondo di stelle.
Sai sono sempre racconti in apparenza
fatti di niente
quelli che narriamo ogni giorno ,
un giorno “ così “ e l’altro “ pure”
ma hanno dentro
tutta la delicatezza e l’angoscia
di vivere.
C’è un’attesa che dura
non si sa da quanto,
continuerà in quel senso di vuoto
che ci regala malinconia
e rimpianto di quello
che non siamo riusciti
a risparmiare del passato .
Arriverà in compagnia
la metafora che accende il discorso
e così sapremo dirci
la curiosa e dolorosa confidenza
per essere stati
dentro una storia
che è proseguita da sola
mentre ognuno andava
per la sua strada .
Noi siamo,eravamo, saremo
Quando comincia questa storia
noi siamo, eravamo, saremo
- non è questione di verbo –
noi abbiamo visto scendere la sera .
Da una settimana
noi abbiamo visto scendere la sera
e ora il giorno non accenna a tornare ,
si sente nell’aria
e nella tempesta infuriata, inaspettata;
ci ha messo sulla stessa barca :
ora la vela oscilla, ora oscilla l’albero,
l’acqua delle onde ora sale
ora scende. Siamo perduti ?
La pienezza del nulla
è atterrita dalla paura e dall’angoscia
ed è atterrito lo stesso cuore che sovrasta
con il suo battito il silenzio
incapace di preghiera. Batte, batte
e non ha dentro anche lui che la sera .
Sera
Sera di luce verde,
mareggiata d’erba verde
stanca d’essere verde
nella sera che s’oscura.
Su un prato che ha voglia
d’addormentarsi
in solitudine
un albero sta pateticamente
smarrito.
A sera torna
Sera. A sera torna
il fascino della strada deserta
tesoro di tenerezza, aperta
negli occhi lucenti
di un ricordo consumato
da un lungo cammino
e sullo sfondo
lo sfondo del cielo intenerito
dai colori
prima della penombra
della sera.
Viene per tutti
Venne la buona stagione
- viene per tutti la buona stagione
almeno una volta –
portava con sé la bellezza
che era in te
che tanto ho amato
ma con lei se ne andò,
come se ne va il sole,
mutando di giorno in giorno
come tu sei mutata;
ora sogno il tuo sguardo
quello dei tuoi occhi
che con l’anima furono complici
di un incatenamento.
Ora pianto nel mio giardino
i baci e i doni che non sono promesse,
aspetto un’altra buona stagione
perché fioriscano .
Nessuno me ne porterà
in dono
ma io così li avrò lo stesso
per darli a te ancora.
A me non importa
il calendario
piango la sera
e con l’orsa che segna
nel cielo pulito d’ottobre
il cammino
è un pianto condiviso .
Rocca S. Stefano lunedì
2 novembre 2020



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