martedì 17 novembre 2020

DIARIO DEL CERCHIO Caro Cacciari

 


Caro Cacciari,

sono un pensionato e ti ringrazio  di aver pensato a me per farmi pagare,  come tutti, la crisi  determinata dalla pandemia  e dal contagio di Sars-CoV-2. Un contagio, mi sembra , che quelli della mia età, durante la prima ondata, hanno pagato con la vita . Forse non basta. Comunque.

 

Anch’io ho pagato con la vita  quei quattro soldi di pensione  che mi permettono di mangiare,scaldarmi , tenere un  tetto sulla testa per quanto  tutto questo costa . E sono fortunato perché non sono dentro quel numero  che  nuovo rapporto di Caritas Italiana dal titolo “ Gli anticorpi della solidarietà “, pubblicato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà (17 ottobre), annuncia. Il rapporto esamina  il periodo maggio-settembre del 2019 e  lo confronta  con lo stesso periodo del 2020  rilevando  che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%. Nell’Italia pre-Covid i poveri assoluti stimati dall’Istat risultavano 4,6 milioni, pari al 7,7% della popolazione (nel 2018 l’incidenza si  attestava al’8,4%); si parla complessivamente di 1,7 milioni di famiglie pari al 6,4% dei nuclei familiari (7,0% nel 2018) su una popolazione generale di  60.370.000.Ossia non sono proprio un povero di quelli che vanno a chiedere  aiuto alimentare alla Caritas, né tra quelli che sono stati aiutati dai Comuni durante la prima ondata della pandemia  con un provvedimento di pubblica solidarietà affidata  all’ente locale. Caro Cacciari forse tu non te lo ricordi e forse ne hai sentito parlare , ma io si. Mi ricordo la tessera dell’E.C.A. l’ente comunale  assistenza con la quale si andava a prendere il “ caro pane”  e poi mi ricordo i pacchi  “ dono del popolo americano “ che distribuiva la POA ,la Pontificia opera assistenza  della Chiesa di Pio XII in tutte le parrocchie .

Ringrazio Dio , i miei contributi pagati per quarant’anni all’INPS che oggi mi permettono appunto di mangiare e poco altro  e non vado rompendo  sugli schermi i  “camilleriani  gabasisi “( non mi riferisco  esclusivamente a te ma agli opinionisti, ai tuttologi improvvisati che  alimentano il caos delle informazioni e mettono gli uni contro gli altri , una specie di zizzania  evangelica che non può essere ahimè tagliata (!?)  ) anche perché sto chiuso dentro casa  da gennaio di quest’anno. Per quanto riguarda il vestirmi  è stato sempre un optional  perché  per  l’abbigliamento  ho sempre ritenuto  che ci sono mode diffuse che  istituiscono “ divise”  che tutti adottano , guarda buona parte dei giovani in determinati periodi ,  e io la divisa me la sono inventata  da me perché mi vesto  da decenni allo stesso modo . Mai un colore fuori posto, mai un  indumento fuori le riga.  Perché non devo fare colpo su nessuno, non devo affascinare, sedurre, contagiare  con vanità da fiera .Anche se mi sarebbe piaciuto abbigliarmi  per esempio come Philippe Daverio o come scrittori fashion tra cui Oscar Wilde e Tom Wolfe, irrimedialmente fashion .Per non parlare poi di Roberto Gervaso   e di  Giampiero Mughini .

Dunque sono un pensionato che ha lavorato  per quarantadue anni nell’amministrazione dello Stato, uno statale,  per dare un servizio a chi ne aveva bisogno. Ma soprattutto, nello specifico  sono stato uno statale al quale hanno dato una delega  e me la sono presa in silenzio . Ovvero mi hanno detto “ti paghiamo “perché così  ti occupi  di “loro”,   perché noi non ne vogliamo sapere niente e più  stanno nascosti e meglio è . Tienili nascosti quei minorenni” brutti, sporchi e cattivi , devianti e delinquenti” insomma quei discoli  che ci turbano la coscienza perché fanno chiasso  il pomeriggio e disturbano il nostro pisolino, perché ci rompono i vetri della finestra con il pallone, perché  non vogliono fare mai quello che gli si dice.( Perché con il passare del tempo  sono diventati  minori albanesi, tunisini ,marocchini  e poi  ragazzi assoldati dalla criminalità organizzata e poi spaesati, stralunati ,comunque sempre ragazzi )  . I minori , gli adolescenti  sottoposti ad una qualche misura di restrizione  della libertà personale. Una adolescenza che non esiste , inventata il secolo scorso . Una età che nei Piani sociali di zona ,”mitico” strumento della “mitica”  programmazione ( finita alle ortiche ) locale degli interventi e dei servizi socio-assistenziali negli ambiti territoriali distrettuali, individuati dall'art. 19 della L. 328/2000 e dall'art. 51 della LR 38/96 ,  non è mai stata presa in considerazione. Si cominciava con gli interventi  per l’infanzia e la fanciullezza  , si saltava l’età matura e si arrivava agli anziani .

Ho visto il “ sole a cancelli “ , quando c’era , per otto ore al giorno  per quarantadue anni  dentro le stanze in istituti a volte fatiscenti  occupate  da ragazzi di minori degli anni diciotto che   avevano la sola colpa di cercare la loro dimensione adolescenziale e che in questo percorso venivano  deviati  da chi, adulti e società ,non riteneva un valore la ricerca di sé. Una ricerca d’altra parte negata in tutte le età ma  non sempre con le stesse conseguenze, gravi  per quella età adolescenziale. Riducendo così l’età anagrafica  ad una categoria e inventandosi, come per l’adolescenza dunque,  gli attributi e i requisiti per di più standardizzati.

Ho visto cambiare il mondo attorno a quella terra di mezzo  che cono state le Case di Rieducazione,i Riformatori, le Custodie cautelari  per minori, le Prigioni Scuole,gli Istituti penali per minorenni , i Centri di Prima accoglienza , tutti nomi diversi per indicare una  identica  realtà : un ragazzo chiuso dentro una stanza  a cui degli adulti dovevano provvedere  nel rispetto di regole e assicurando diritti .

Ho ascoltato “ radio carcere”  che informava  e  sorriso delle leggende metropolitane di quel mondo. Come per esempio, tanto per dirne una veramente  emozionante , quella del frate organista , ormai  passato a miglior vita, che ogni notte, a mezzanotte  in punto, tornava a Parma  nella chiesa  di un convento dove  veniva ospitata una Casa di rieducazione , a suonare il suo organo che tutti potevano ascoltare distintamente .

Ho sempre lavorato in un posto  a cui si arriva dopo la “curva ad angolo retto” di Via dell’Acqua Santa a L’Aquila dove si apre il muro  del carcere minorile  che ha preso il posto della Casa di Rieducazione. Accanto ai  “ pinetti” , gli alberi che danno il volto  al viale di sotto  del primo tratto di Via dell’Acqua Santa e che porta dritto dritto al cimitero.

L’Istituto Penale minorenni ha occupato gli spazi della Casa di Rieducazione ,complesso fatto edificare per interesse del magistrato aquilano Luigi Ferrari , a quel tempo nel 1958,  Direttore Generale degli Istituti di prevenzione e Pena del Ministero di Grazia e Giustizia , dopo  la chiusura della Casa per il passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni in materia di assistenza ai minori .Perché quella Casa di Rieducazione era un  istituto amministrativo a differenza del carcere minorile che è un istituto penale  ( custodia cautelare ed esecuzione della pena), competenza rimasta allo Stato centrale. Istituto Penale  che non è stato più riaperto dopo la chiusura a causa del sisma aquilano del 2009.

Al tempo della Casa di Rieducazione  qualche bravo padre di alcune brave famiglie  aquilane,  portava i  figli  alla porta della Casa di Rieducazione  minacciandoli  di farli ricoverare  in quel posto se non smettevano di fare i discoli . 

Una delega dunque  per vivere insieme con i “ discoli” incarcerati , e io ero più carcerato di loro,dentro un mondo che  non ne voleva sapere di restituire loro  i giorni dell’infanzia  e dell’adolescenza rubati. Rubati da genitori inadeguati, famiglie scompaginate, scuola selettiva e sempre pronta ad escludere, associazioni sportive  e culturali pronte a promuovere leader  e campioni  all’interno dell’unica cosa che contava allora e conta ancora oggi  ,la competizione.

Ho cominciato a lavorare  qualche anno dopo il 1968  e come sessantottino  ho chiesto “asilo” allo Stato  e da “dentro” ho visto i cambiamenti degli anni Settanta, Ottanta, Novanta , Duemila, Duemila  dieci .  Mezzo secolo . Un giorno dopo l’altro, tutti in fila dentro  fenomeni  e cambiamenti epocali . Così al consuntivo ,ora che sono pensionato,  alla fine del secondo decennio degli anni Duemila  posso dire di aver pagato  i prezzi che quegli anni hanno  imposto alla società, ai nuovi giovani, alle attività culturali, alle iniziative economiche  e sociali . Prezzi fatti di paure, lotte, affrancamenti, conquiste e riconquiste di diritti. Terrorismo di destra e di sinistra , bombe, attentati, sequestri, strategie della tensione, trattative tra  Stato e mafia e l’elenco sarebbe  lunghissimo. Insomma quel prezzo imposto alla vita della gente come me , che ha avuto il coraggio di rimanere al proprio posto , tenendo i piedi ben saldi per terra e ha guardato al futuro  con la voglia di credere fermamente  che la fedeltà ad un’idea di lavoro  renda possibile   il contributo da dare per cambiare giorno dopo giorno, in positivo , una società.

 Caro Cacciari, è l’idea del lavoro , di chi lavora nello Stato  e di chi vi ha lavorato  ed è ora in pensione che ti spaventa, che vuoi punire  ,non la posizione economica a cui dici che dovrebbero essere sottratte ( sembra che dici , ma poi vediamo più avanti ; ho un’idea a questo proposito), risorse  ( già poche )  perché quel lavoro, se fatto come l’ho sempre inteso io, è un lavoro libero. Malgrado tutte le  sovrastrutture  , le norme, le regole  , le leggi che deve rispettare  e non dico alle quali deve “sottostare”  perché esiste un percorso che permette di  camminare  e qualche volta anche di “trottare”. Una libertà che per quanto mi riguarda è cominciata molto presto . Quando ho capito che bisognava pensare con la propria testa  di fronte ad una società  dove ancora per decenni dopo la caduta del fascismo ( ero allora un bambino ) ,pur non facendo più il saluto romano, si è continuato  a fare  verbali, promuovere adunate  ( in senso metaforico)  attorno ad un nucleo di pensiero  feroce ,ad una ideologia,  che discriminava , escludeva,  condannava a priori.  Continuando ad amare Benito Mussolini  ( Bruno Vespa nel suo ultimo libro lo spiega molto bene) perché in fondo molti italiani si  sentivano ancora  simili a lui , volevano essere  Lui . Mi è stata risparmiata per età anagrafica  l’esperienza delle sirene  della gioventù fascista  ma non è mi è stata risparmiata l’educazione  “parasimilarfascista” che  per decenni ha alimentato la scuola, gli oratori parrocchiali, le associazioni, i gruppi di interesse, il mondo  di una certa cultura. Ma questo è un altro discorso  con il quale questo paese non è riuscito ancora a fare i conti come non ha fatto  i conti con  il processo di unificazione  dell’ d’Italia , la celebrata “Unità di’Italia” e soprattutto  con lo Stato unitario , stando ai comportamenti di alcuni  “vicerè” ( al sud e al nord indistintamente ) che governano nelle regioni  che sembrano stati preunitari e non organismi di autonomia decisionale, resa  nell’interesse particolare  e generale del paese .

Dunque eccomi pronto a pagare  il prezzo della pandemia anche dal punto di vista economico e finanziario  se prima non vengo contagiato e ci “rimetto le penne “ ( alla mia età ), da quanti hanno negato  l’esistenza e a dir poco la pericolosità di questo virus ; da quanti , rivendicando la loro  libertà  fanno torto alla mia libertà ,non indossando la mascherina,non distanziandosi, accelerando il processo di circolazione . Un semplice presidio . Una mascherina che è metafora di quel camuffamento che da decenni un popolo  sta adottando penalizzando il proprio  dna  con comportamenti che stanno  a cavallo tra edonismo e incoscienza . A danno dunque di chi questa epidemia  sta finendo di impoverire,  i nuovi poveri,   le cui rivendicazioni vengono sposate,per assurdo,  proprio da chi  ha negato  la pandemia e fatto di tutto perché non la si combattesse con i pochi mezzi a disposizione. Costringendomi a stare chiuso  dentro casa. E’ vero ci sono abituato  perché ho vissuto quaranta anni di galera  tanto che spesso l’ora d’aria non aveva prezzo.

Eccomi in attesa. Quando arriveranno a casa mia , in questa stanza dove trascorro le mie giornate da gennaio,   mostrerò loro  che cosa è stata ed ha significato per me la libertà di questo lock down e di tutti i lock down della mia vita  e quale  è stato il tributo che ho pagato  e quale sarà quello che dovrò ancora pagare. Mostrerò loro  due libri tra quelli che ricoprono  negli scaffali ,tutte e quattro le pareti della stanza dal pavimento al soffitto. Aprirò a caso le loro pagine . Sono le pagine  di Moby Dick e di Don Chisciotte dove si dice quale prezzo e in che modo lo hanno pagato insieme a me. Spero che dalle parole di queste pagine si riesca a capire, meglio di come potrei raccontarlo io,  che cosa è stata la vita per arrivare alla pensione. La vita in questa società  che da bambino ho visto  rimanere immobile attorno ai privilegi di pochi ,che non ha mai detto una parola significativa sulle povertà che si sono succedute in tutti questi anni , sul dolore ,sulle tribolazioni e le lotte di gente come me che spesso  veniva messa dalla “ parte del torto “.  Quella gente  che a volte è riuscita a cambiare qualche cosa. Voglio pagare con quella moneta antica di parole ,perché quella moneta è un segno che rimane ,come le parole.

Caro Cacciari sono stato uno statale . E’ lo Stato che mi ha dato una casa, mi ha sfamato , mi ha dato una dignità, una storia , una libertà che mi hanno insegnato  a vivere. Da marito, da padre,da cittadino . Ecco il punto, da cittadino. Forse tu non sai, caro Cacciari che cos’è quello Stato  perché te lo immagino come pare a te . Anche se qualche volta lo racconti approssimandoti  alla realtà . Come lo hai raccontato  quando hai fatto il  severo censore di questo Governo che ha assunto, a tuo dire , “una politica fin troppo statalista quando era impensabile gestire l’ennesima crisi tenendo fuori le Regioni. “    Come lo hai raccontato  in Il lavoro dello spirito (Adelphi) dove forse lo Stato è il lavoro della costruzione di un’autorità che non si limiti a garantire i vari rapporti contrattuali ma sappia conciliare, nell’agire democratico, l’esigenza del comando e il riconoscimento delle libertà. Si tratta di un «esercizio di altissima alchimia» (p. 22).  Questa alchimia per me  è uno Stato costituzionale  che non ha sudditi ma cittadini  ai quali garantire diritti  tra cui la libertà e dai quali pretendere doveri . Uno stato non solo dei boiardi e di travet ,ma di tutti , capace di alimentare  la comunità  che lo ha adottato come “ patto” di libertà  ,eguaglianza , giustizia e solidarietà .Uno Stato come questo è morto e   forse bisognerebbe  domandarsi  perché e non basta il riferimento che tu fai ,che condivido , alla mancanza di fratellanza che non fa vivere nemmeno la libertà e l’eguaglianza.

Caro Cacciari ,capisco la voglia ,l’urgenza e la necessità intellettuale  di mettere in guardia, di gridare un’allerta sugli effetti della pandemia. Ma ti prego non cadere nel tranello dei mass media . Ne hai le capacità e gli strumenti . Ti invitano perché vogliono che tu dica quello che “ pensano loro”,vogliono sentirselo dire nel modo in cui sai dirlo tu che magari fa più audience. Ti invitano perché tu dica quello che pensano loro . Ma forse tu potresti dire anche altre cose . Chissà. E poi ti prego in ti trasformare nello “Sgarbi della sinistra “. Sono comportamenti che vanno fortemente di moda ,specialmente in questo momento ma non servono .  Il tuo allarme  va detto, una volta, chiaro e tondo,dalla montagna, dall’eremo, dalla grotta e poi va lasciato al silenzio perché fragorosamente lo porti ovunque . E anche qui ti prego non  farti trattare da bandierina  come la politica sa fare  , guarda il caso Di Matteo nella questione  incarico fatto intravvedere e poi dirottato per la Direzione  del Dipartimento dell’amministrazione  penitenziaria e  il caso Gino Strada per la questione  Piano Covid in Calabria .Il sistema non si spacca a martellate, come non hanno voluto capire  e non vogliono  capire per esempio i 5 Stelle,che si sono fatti imprigionare ora  dal sistema , ma con operazioni chirurgiche come i twitter di Trump  che ha cambiato più lui l’America che Abramo Lincoln che era repubblicano come lui .

E poi visto che ci siamo e tanto per concludere Caro Cacciari  perché non far pagare invece i costi  della pandemia agli evasori fiscali ( volenti o nolenti ) , alla criminalità organizzata , insieme forse anche ad una tassa  sui  rilevanti patrimoni esistenti in questo paese e a quella spending review   che Carlo Cottarelli da decenni indica  come processo di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica.

Com’è  che  qualcuno qualche decennio fa ha  imposto un contributo  , una tantum per il vero, agli italiani che potevano permetterselo , e anche in forma progressiva , visto che si tassavano i conti correnti  per salvare  quelli che hanno finito di dilapidare  quello che già non c’era più. .  Era il 1992 quando il governo di Giuliano Amato, al potere solo da pochi mesi, prese una decisione senza precedente: applicare una patrimoniale  sui conti correnti  degli  italiani, il famoso 6 per mille sui capitali che, in realtà, erano già al netto delle imposte. Oggi, dicono alcuni economisti che le famiglie  italiane  , per paura, per  senso di previdenza, per l’incertezza della situazione nascondono un patrimonio collettivo che  a fine  2017(la ricchezza netta delle famiglie italiane)  era pari a  9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile. L’elemosina del Recovery Fund è un sacchetto di noccioline. Le famiglie non vanno spogliate ma  chiamate alla responsabilità di una solidarietà che ridistribuisca  quello che è stato onestamente accumulato.  Poi nel caso dei grandi patrimoni meglio tassarli in vita dei detentori piuttosto che affidarsi alla tassa di successione. Ma tu queste cose  le sai  ma non le dici in tivvù ( là fai solo il tenebroso, l’apocalittico, la Cassandra perché quello  vogliono sentire dire da te )  e mi stanno bene i provvedimenti che avanzi  per  quella che definisci la fase tre  della pandemia : “una legge finanziaria che lavori per evitare anzitutto proprio la crescita delle disuguaglianze. Che sappia colpire elusione e evasione fiscale per acquisire le risorse da indirizzare a giovani, start up, ricerca, formazione, servizi fondamentali, sanità”. Ma queste cose  le dici nei talkshow ,io non te le sento dire , ma probabilmente  non posso stare dalla mattina alla sera davanti alla tivvù per aspettare che le dici  e  forse le dici .

 Caro Cacciari ,ora ci provo a fare “l’avvocato del diavolo”. Ho pensato  che forse volevi dire  -  quando tutti hanno capito   che il prezzo di questa pandemia lo dovrebbe pagare  anche i redditi garantiti come statali, insegnanti , pensionati, dipendenti enti locali  -  che di questo passo, quando sembra che economicamente andremo a sbattere per il nostro alto debito pubblico,che probabilmente potrebbero venire meno quelle risorse che oggi consentono di assicurare quei redditi. Un allarme giusto. Ma detto male. E soprattutto ti è venuto in mente  anche  che  forse, chiedendo ad un popolo  di esercitare la sua migliore virtù quale la parsimonia e ai politici  una amministrazione della cosa pubblica senza sprechi e ruberie, la vera proposta  o la battaglia da fare potrebbe essere quella  per la cancellazione del debito  pubblico non solo in Europa ma   per i paesi del terzo e quarto mondo  ?  Sassoli il Presidente  del  Parlamento europeo  ci ha provato . Perché non strilli su questa proposta  . Sono con te . E perché non “strilli” su quell’altra cosa che hai ricordato così : “Circola un documento manifesto della Fondazione Vargas che ha avuto largo eco in Spagna, Francia e Oltreoceano da noi pressoché ignorato che ci ricorda un’ovvia regolarità storica :la situazione di emergenza genera spinte autoritarie. Il Manifesto è firmato da numerosi ex premier di Stati latino americani e si riferisce a quanto accade in Venezuela, Cuba, Messico, Nicaragua. E prima che sia troppo tardi –  continua Cacciari – prima di adottare poco alla volta, mitridatizzandoci con giudizio modelli cinesi, putiniani, prima di diventare tutti sostenitori convinti di Trump e dei suoi nipotini europei, pensiamoci! Fuori dalle mura regna l’anonimo nemico senza volto dei Poteri Forti”. Vedi gli Orban  ungheresi e i  sodali polacchi   su questa ipotesi, pienamente  fondata nei loro paesi  hanno  stracciato , a livello strategico tutti. Infatti  hanno fatto finta di accettare  il voto a maggioranza espresso  dal parlamento sullo stato diritto per il quale i loro comportamenti  sono stati attenzionati , per calare giù , di seguito , una bastonata  all’Europa. Infatti nella successiva votazione della Commissione  sulla legge di bilancio che garantiva eurobond e fondi per il piano Next Generation  ossia Recovery Fund che chiedeva unanimità hanno posto il voto. Hanno bastonato la solidarietà e sarebbe il caso di chiedersi come si fa a stare in Europa con questi paesi ? Una domanda su cui riflettere seriamente.

 Ho apprezzato quando hai detto   : ““Non sei solo in questo destino – bisogna dire. Cos’è fare politica, se non dire al tuo prossimo che non è solo?”.Guarda allora a tutte le solitudini ma non farne tutt'erba un fascio ,non le mischiare e non le mettere l'una contro l'altra.

Con rispetto  Valter Marcone 

Eremo  Rocca S. Stefano  martedì 17 novembre 2020

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