Caro Cacciari,
sono un pensionato e ti ringrazio di aver pensato a me per farmi pagare, come tutti, la crisi determinata dalla pandemia e dal contagio di Sars-CoV-2. Un contagio, mi sembra , che quelli della mia età, durante la prima ondata, hanno pagato con la vita . Forse non basta. Comunque.
Anch’io ho pagato con la vita quei quattro soldi di pensione che mi permettono di mangiare,scaldarmi , tenere un tetto sulla testa per quanto tutto questo costa . E sono fortunato perché non sono dentro quel numero che nuovo rapporto di Caritas Italiana dal titolo “ Gli anticorpi della solidarietà “, pubblicato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà (17 ottobre), annuncia. Il rapporto esamina il periodo maggio-settembre del 2019 e lo confronta con lo stesso periodo del 2020 rilevando che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%. Nell’Italia pre-Covid i poveri assoluti stimati dall’Istat risultavano 4,6 milioni, pari al 7,7% della popolazione (nel 2018 l’incidenza si attestava al’8,4%); si parla complessivamente di 1,7 milioni di famiglie pari al 6,4% dei nuclei familiari (7,0% nel 2018) su una popolazione generale di 60.370.000.Ossia non sono proprio un povero di quelli che vanno a chiedere aiuto alimentare alla Caritas, né tra quelli che sono stati aiutati dai Comuni durante la prima ondata della pandemia con un provvedimento di pubblica solidarietà affidata all’ente locale. Caro Cacciari forse tu non te lo ricordi e forse ne hai sentito parlare , ma io si. Mi ricordo la tessera dell’E.C.A. l’ente comunale assistenza con la quale si andava a prendere il “ caro pane” e poi mi ricordo i pacchi “ dono del popolo americano “ che distribuiva la POA ,la Pontificia opera assistenza della Chiesa di Pio XII in tutte le parrocchie .
Ringrazio Dio , i miei contributi pagati per quarant’anni all’INPS che oggi mi permettono appunto di mangiare e poco altro e non vado rompendo sugli schermi i “camilleriani gabasisi “( non mi riferisco esclusivamente a te ma agli opinionisti, ai tuttologi improvvisati che alimentano il caos delle informazioni e mettono gli uni contro gli altri , una specie di zizzania evangelica che non può essere ahimè tagliata (!?) ) anche perché sto chiuso dentro casa da gennaio di quest’anno. Per quanto riguarda il vestirmi è stato sempre un optional perché per l’abbigliamento ho sempre ritenuto che ci sono mode diffuse che istituiscono “ divise” che tutti adottano , guarda buona parte dei giovani in determinati periodi , e io la divisa me la sono inventata da me perché mi vesto da decenni allo stesso modo . Mai un colore fuori posto, mai un indumento fuori le riga. Perché non devo fare colpo su nessuno, non devo affascinare, sedurre, contagiare con vanità da fiera .Anche se mi sarebbe piaciuto abbigliarmi per esempio come Philippe Daverio o come scrittori fashion tra cui Oscar Wilde e Tom Wolfe, irrimedialmente fashion .Per non parlare poi di Roberto Gervaso e di Giampiero Mughini .
Dunque
sono un pensionato che ha lavorato per
quarantadue anni nell’amministrazione dello Stato, uno statale, per dare un servizio a chi ne aveva bisogno.
Ma soprattutto, nello specifico sono
stato uno statale al quale hanno dato una delega e me la sono presa in silenzio . Ovvero mi
hanno detto “ti paghiamo “perché così ti
occupi di “loro”, perché noi non ne vogliamo sapere niente e
più stanno nascosti e meglio è . Tienili
nascosti quei minorenni” brutti, sporchi e cattivi , devianti e delinquenti”
insomma quei discoli che ci turbano la
coscienza perché fanno chiasso il
pomeriggio e disturbano il nostro pisolino, perché ci rompono i vetri della
finestra con il pallone, perché non
vogliono fare mai quello che gli si dice.( Perché con il passare del tempo sono diventati minori albanesi, tunisini ,marocchini e poi
ragazzi assoldati dalla criminalità organizzata e poi spaesati,
stralunati ,comunque sempre ragazzi ) .
I minori , gli adolescenti sottoposti ad
una qualche misura di restrizione della
libertà personale. Una adolescenza che non esiste , inventata il secolo scorso
. Una età che nei Piani sociali di zona ,”mitico” strumento della “mitica” programmazione ( finita alle ortiche ) locale
degli interventi e dei servizi socio-assistenziali negli ambiti territoriali
distrettuali, individuati dall'art. 19 della L. 328/2000 e dall'art. 51 della
LR 38/96 , non è mai stata presa in
considerazione. Si cominciava con gli interventi per l’infanzia e la fanciullezza , si saltava l’età matura e si arrivava agli
anziani .
Ho visto il “ sole a cancelli “ , quando c’era , per otto ore al giorno per quarantadue anni dentro le stanze in istituti a volte fatiscenti occupate da ragazzi di minori degli anni diciotto che avevano la sola colpa di cercare la loro dimensione adolescenziale e che in questo percorso venivano deviati da chi, adulti e società ,non riteneva un valore la ricerca di sé. Una ricerca d’altra parte negata in tutte le età ma non sempre con le stesse conseguenze, gravi per quella età adolescenziale. Riducendo così l’età anagrafica ad una categoria e inventandosi, come per l’adolescenza dunque, gli attributi e i requisiti per di più standardizzati.
Ho visto cambiare il mondo attorno a quella terra di mezzo che cono state le Case di Rieducazione,i Riformatori, le Custodie cautelari per minori, le Prigioni Scuole,gli Istituti penali per minorenni , i Centri di Prima accoglienza , tutti nomi diversi per indicare una identica realtà : un ragazzo chiuso dentro una stanza a cui degli adulti dovevano provvedere nel rispetto di regole e assicurando diritti .
Ho ascoltato “ radio carcere” che informava e sorriso delle leggende metropolitane di quel mondo. Come per esempio, tanto per dirne una veramente emozionante , quella del frate organista , ormai passato a miglior vita, che ogni notte, a mezzanotte in punto, tornava a Parma nella chiesa di un convento dove veniva ospitata una Casa di rieducazione , a suonare il suo organo che tutti potevano ascoltare distintamente .
Ho sempre lavorato in un posto a cui si arriva dopo la “curva ad angolo retto” di Via dell’Acqua Santa a L’Aquila dove si apre il muro del carcere minorile che ha preso il posto della Casa di Rieducazione. Accanto ai “ pinetti” , gli alberi che danno il volto al viale di sotto del primo tratto di Via dell’Acqua Santa e che porta dritto dritto al cimitero.
L’Istituto Penale minorenni ha occupato gli spazi della Casa di Rieducazione ,complesso fatto edificare per interesse del magistrato aquilano Luigi Ferrari , a quel tempo nel 1958, Direttore Generale degli Istituti di prevenzione e Pena del Ministero di Grazia e Giustizia , dopo la chiusura della Casa per il passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni in materia di assistenza ai minori .Perché quella Casa di Rieducazione era un istituto amministrativo a differenza del carcere minorile che è un istituto penale ( custodia cautelare ed esecuzione della pena), competenza rimasta allo Stato centrale. Istituto Penale che non è stato più riaperto dopo la chiusura a causa del sisma aquilano del 2009.
Al tempo della Casa di Rieducazione qualche bravo padre di alcune brave famiglie aquilane, portava i figli alla porta della Casa di Rieducazione minacciandoli di farli ricoverare in quel posto se non smettevano di fare i discoli .
Una delega dunque per vivere insieme con i “ discoli” incarcerati , e io ero più carcerato di loro,dentro un mondo che non ne voleva sapere di restituire loro i giorni dell’infanzia e dell’adolescenza rubati. Rubati da genitori inadeguati, famiglie scompaginate, scuola selettiva e sempre pronta ad escludere, associazioni sportive e culturali pronte a promuovere leader e campioni all’interno dell’unica cosa che contava allora e conta ancora oggi ,la competizione.
Ho cominciato a lavorare qualche anno dopo il 1968 e come sessantottino ho chiesto “asilo” allo Stato e da “dentro” ho visto i cambiamenti degli anni Settanta, Ottanta, Novanta , Duemila, Duemila dieci . Mezzo secolo . Un giorno dopo l’altro, tutti in fila dentro fenomeni e cambiamenti epocali . Così al consuntivo ,ora che sono pensionato, alla fine del secondo decennio degli anni Duemila posso dire di aver pagato i prezzi che quegli anni hanno imposto alla società, ai nuovi giovani, alle attività culturali, alle iniziative economiche e sociali . Prezzi fatti di paure, lotte, affrancamenti, conquiste e riconquiste di diritti. Terrorismo di destra e di sinistra , bombe, attentati, sequestri, strategie della tensione, trattative tra Stato e mafia e l’elenco sarebbe lunghissimo. Insomma quel prezzo imposto alla vita della gente come me , che ha avuto il coraggio di rimanere al proprio posto , tenendo i piedi ben saldi per terra e ha guardato al futuro con la voglia di credere fermamente che la fedeltà ad un’idea di lavoro renda possibile il contributo da dare per cambiare giorno dopo giorno, in positivo , una società.
Caro
Cacciari, è l’idea del lavoro , di chi lavora nello Stato e di chi vi ha lavorato ed è ora in pensione che ti spaventa, che
vuoi punire ,non la posizione economica
a cui dici che dovrebbero essere sottratte ( sembra che dici , ma poi vediamo
più avanti ; ho un’idea a questo proposito), risorse ( già poche )
perché quel lavoro, se fatto come l’ho sempre inteso io, è un lavoro
libero. Malgrado tutte le
sovrastrutture , le norme, le
regole , le leggi che deve
rispettare e non dico alle quali deve “sottostare”
perché esiste un percorso che permette
di camminare e qualche volta anche di “trottare”. Una
libertà che per quanto mi riguarda è cominciata molto presto . Quando ho capito
che bisognava pensare con la propria testa
di fronte ad una società dove
ancora per decenni dopo la caduta del fascismo ( ero allora un bambino ) ,pur
non facendo più il saluto romano, si è continuato a fare
verbali, promuovere adunate ( in
senso metaforico) attorno ad un nucleo
di pensiero feroce ,ad una ideologia, che discriminava , escludeva, condannava a priori. Continuando ad amare Benito Mussolini ( Bruno Vespa nel suo ultimo libro lo spiega
molto bene) perché in fondo molti italiani si sentivano ancora simili a lui , volevano essere Lui . Mi è stata risparmiata per età
anagrafica l’esperienza delle
sirene della gioventù fascista ma non è mi è stata risparmiata
l’educazione “parasimilarfascista”
che per decenni ha alimentato la scuola,
gli oratori parrocchiali, le associazioni, i gruppi di interesse, il mondo di una certa cultura. Ma questo è un altro
discorso con il quale questo paese non è
riuscito ancora a fare i conti come non ha fatto i conti con il processo di unificazione dell’ d’Italia , la celebrata “Unità di’Italia”
e soprattutto con lo Stato unitario ,
stando ai comportamenti di alcuni “vicerè”
( al sud e al nord indistintamente ) che governano nelle regioni che sembrano stati preunitari e non organismi
di autonomia decisionale, resa nell’interesse particolare e generale del paese .
Dunque eccomi pronto a pagare il prezzo della pandemia anche dal punto di vista economico e finanziario se prima non vengo contagiato e ci “rimetto le penne “ ( alla mia età ), da quanti hanno negato l’esistenza e a dir poco la pericolosità di questo virus ; da quanti , rivendicando la loro libertà fanno torto alla mia libertà ,non indossando la mascherina,non distanziandosi, accelerando il processo di circolazione . Un semplice presidio . Una mascherina che è metafora di quel camuffamento che da decenni un popolo sta adottando penalizzando il proprio dna con comportamenti che stanno a cavallo tra edonismo e incoscienza . A danno dunque di chi questa epidemia sta finendo di impoverire, i nuovi poveri, le cui rivendicazioni vengono sposate,per assurdo, proprio da chi ha negato la pandemia e fatto di tutto perché non la si combattesse con i pochi mezzi a disposizione. Costringendomi a stare chiuso dentro casa. E’ vero ci sono abituato perché ho vissuto quaranta anni di galera tanto che spesso l’ora d’aria non aveva prezzo.
Eccomi in attesa. Quando arriveranno a casa mia , in questa stanza dove trascorro le mie giornate da gennaio, mostrerò loro che cosa è stata ed ha significato per me la libertà di questo lock down e di tutti i lock down della mia vita e quale è stato il tributo che ho pagato e quale sarà quello che dovrò ancora pagare. Mostrerò loro due libri tra quelli che ricoprono negli scaffali ,tutte e quattro le pareti della stanza dal pavimento al soffitto. Aprirò a caso le loro pagine . Sono le pagine di Moby Dick e di Don Chisciotte dove si dice quale prezzo e in che modo lo hanno pagato insieme a me. Spero che dalle parole di queste pagine si riesca a capire, meglio di come potrei raccontarlo io, che cosa è stata la vita per arrivare alla pensione. La vita in questa società che da bambino ho visto rimanere immobile attorno ai privilegi di pochi ,che non ha mai detto una parola significativa sulle povertà che si sono succedute in tutti questi anni , sul dolore ,sulle tribolazioni e le lotte di gente come me che spesso veniva messa dalla “ parte del torto “. Quella gente che a volte è riuscita a cambiare qualche cosa. Voglio pagare con quella moneta antica di parole ,perché quella moneta è un segno che rimane ,come le parole.
Caro Cacciari sono stato uno statale . E’ lo Stato che mi ha dato una casa, mi ha sfamato , mi ha dato una dignità, una storia , una libertà che mi hanno insegnato a vivere. Da marito, da padre,da cittadino . Ecco il punto, da cittadino. Forse tu non sai, caro Cacciari che cos’è quello Stato perché te lo immagino come pare a te . Anche se qualche volta lo racconti approssimandoti alla realtà . Come lo hai raccontato quando hai fatto il severo censore di questo Governo che ha assunto, a tuo dire , “una politica fin troppo statalista quando era impensabile gestire l’ennesima crisi tenendo fuori le Regioni. “ Come lo hai raccontato in Il lavoro dello spirito (Adelphi) dove forse lo Stato è il lavoro della costruzione di un’autorità che non si limiti a garantire i vari rapporti contrattuali ma sappia conciliare, nell’agire democratico, l’esigenza del comando e il riconoscimento delle libertà. Si tratta di un «esercizio di altissima alchimia» (p. 22). Questa alchimia per me è uno Stato costituzionale che non ha sudditi ma cittadini ai quali garantire diritti tra cui la libertà e dai quali pretendere doveri . Uno stato non solo dei boiardi e di travet ,ma di tutti , capace di alimentare la comunità che lo ha adottato come “ patto” di libertà ,eguaglianza , giustizia e solidarietà .Uno Stato come questo è morto e forse bisognerebbe domandarsi perché e non basta il riferimento che tu fai ,che condivido , alla mancanza di fratellanza che non fa vivere nemmeno la libertà e l’eguaglianza.
Caro Cacciari ,capisco la voglia ,l’urgenza e la necessità intellettuale di mettere in guardia, di gridare un’allerta sugli effetti della pandemia. Ma ti prego non cadere nel tranello dei mass media . Ne hai le capacità e gli strumenti . Ti invitano perché vogliono che tu dica quello che “ pensano loro”,vogliono sentirselo dire nel modo in cui sai dirlo tu che magari fa più audience. Ti invitano perché tu dica quello che pensano loro . Ma forse tu potresti dire anche altre cose . Chissà. E poi ti prego in ti trasformare nello “Sgarbi della sinistra “. Sono comportamenti che vanno fortemente di moda ,specialmente in questo momento ma non servono . Il tuo allarme va detto, una volta, chiaro e tondo,dalla montagna, dall’eremo, dalla grotta e poi va lasciato al silenzio perché fragorosamente lo porti ovunque . E anche qui ti prego non farti trattare da bandierina come la politica sa fare , guarda il caso Di Matteo nella questione incarico fatto intravvedere e poi dirottato per la Direzione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il caso Gino Strada per la questione Piano Covid in Calabria .Il sistema non si spacca a martellate, come non hanno voluto capire e non vogliono capire per esempio i 5 Stelle,che si sono fatti imprigionare ora dal sistema , ma con operazioni chirurgiche come i twitter di Trump che ha cambiato più lui l’America che Abramo Lincoln che era repubblicano come lui .
E poi visto che ci siamo e tanto per concludere Caro Cacciari perché non far pagare invece i costi della pandemia agli evasori fiscali ( volenti o nolenti ) , alla criminalità organizzata , insieme forse anche ad una tassa sui rilevanti patrimoni esistenti in questo paese e a quella spending review che Carlo Cottarelli da decenni indica come processo di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica.
Com’è che qualcuno qualche decennio fa ha imposto un contributo , una tantum per il vero, agli italiani che potevano permetterselo , e anche in forma progressiva , visto che si tassavano i conti correnti per salvare quelli che hanno finito di dilapidare quello che già non c’era più. . Era il 1992 quando il governo di Giuliano Amato, al potere solo da pochi mesi, prese una decisione senza precedente: applicare una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali che, in realtà, erano già al netto delle imposte. Oggi, dicono alcuni economisti che le famiglie italiane , per paura, per senso di previdenza, per l’incertezza della situazione nascondono un patrimonio collettivo che a fine 2017(la ricchezza netta delle famiglie italiane) era pari a 9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile. L’elemosina del Recovery Fund è un sacchetto di noccioline. Le famiglie non vanno spogliate ma chiamate alla responsabilità di una solidarietà che ridistribuisca quello che è stato onestamente accumulato. Poi nel caso dei grandi patrimoni meglio tassarli in vita dei detentori piuttosto che affidarsi alla tassa di successione. Ma tu queste cose le sai ma non le dici in tivvù ( là fai solo il tenebroso, l’apocalittico, la Cassandra perché quello vogliono sentire dire da te ) e mi stanno bene i provvedimenti che avanzi per quella che definisci la fase tre della pandemia : “una legge finanziaria che lavori per evitare anzitutto proprio la crescita delle disuguaglianze. Che sappia colpire elusione e evasione fiscale per acquisire le risorse da indirizzare a giovani, start up, ricerca, formazione, servizi fondamentali, sanità”. Ma queste cose le dici nei talkshow ,io non te le sento dire , ma probabilmente non posso stare dalla mattina alla sera davanti alla tivvù per aspettare che le dici e forse le dici .
Caro Cacciari ,ora ci provo a fare “l’avvocato del diavolo”. Ho pensato che forse volevi dire - quando tutti hanno capito che il prezzo di questa pandemia lo dovrebbe pagare anche i redditi garantiti come statali, insegnanti , pensionati, dipendenti enti locali - che di questo passo, quando sembra che economicamente andremo a sbattere per il nostro alto debito pubblico,che probabilmente potrebbero venire meno quelle risorse che oggi consentono di assicurare quei redditi. Un allarme giusto. Ma detto male. E soprattutto ti è venuto in mente anche che forse, chiedendo ad un popolo di esercitare la sua migliore virtù quale la parsimonia e ai politici una amministrazione della cosa pubblica senza sprechi e ruberie, la vera proposta o la battaglia da fare potrebbe essere quella per la cancellazione del debito pubblico non solo in Europa ma per i paesi del terzo e quarto mondo ? Sassoli il Presidente del Parlamento europeo ci ha provato . Perché non strilli su questa proposta . Sono con te . E perché non “strilli” su quell’altra cosa che hai ricordato così : “Circola un documento manifesto della Fondazione Vargas che ha avuto largo eco in Spagna, Francia e Oltreoceano da noi pressoché ignorato che ci ricorda un’ovvia regolarità storica :la situazione di emergenza genera spinte autoritarie. Il Manifesto è firmato da numerosi ex premier di Stati latino americani e si riferisce a quanto accade in Venezuela, Cuba, Messico, Nicaragua. E prima che sia troppo tardi – continua Cacciari – prima di adottare poco alla volta, mitridatizzandoci con giudizio modelli cinesi, putiniani, prima di diventare tutti sostenitori convinti di Trump e dei suoi nipotini europei, pensiamoci! Fuori dalle mura regna l’anonimo nemico senza volto dei Poteri Forti”. Vedi gli Orban ungheresi e i sodali polacchi su questa ipotesi, pienamente fondata nei loro paesi hanno stracciato , a livello strategico tutti. Infatti hanno fatto finta di accettare il voto a maggioranza espresso dal parlamento sullo stato diritto per il quale i loro comportamenti sono stati attenzionati , per calare giù , di seguito , una bastonata all’Europa. Infatti nella successiva votazione della Commissione sulla legge di bilancio che garantiva eurobond e fondi per il piano Next Generation ossia Recovery Fund che chiedeva unanimità hanno posto il voto. Hanno bastonato la solidarietà e sarebbe il caso di chiedersi come si fa a stare in Europa con questi paesi ? Una domanda su cui riflettere seriamente.
Ho apprezzato quando hai
detto : ““Non sei solo in questo destino – bisogna
dire. Cos’è fare politica, se non dire al tuo prossimo che non è solo?”.Guarda allora a tutte le solitudini ma non farne tutt'erba un fascio ,non le mischiare e non le mettere l'una contro l'altra.


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