domenica 29 novembre 2020

Esistere&Resistere Lockdown tre



Quello sguardo d’ogni nuovo

mattino fuori la finestra

sulla strada in silenzio

di questo paese,

dentro toppe d’aria

come bozzoli di desideri

colorati dal respiro

d’un risveglio

fatto anche lui

di occhiate impossibili.

Quello sguardo, quello

è ora  il tuo sguardo.

Poi quando il mattino

si  fa  sera ,

per un attimo

solo per un attimo ,

la pausa delle ore

dentro un brivido  mi ricorda

che sei stata per me un attimo,

un solo attimo

dentro il quale sei tornata

ogni volta, ogni volta  che ho atteso

la raffica dello sguardo

di ogni nuovo mattino .

Destinato a farsi sera

e ad accendere della sua luce

lassù le ultime nebulose,

nel cielo .Quello degli attimi .

 

***

Ora la nebbia

fuori la finestra nasconde

più del buio della sera

le case,gli alberi, la strada

ed è come un  enigma

l’alone fluorescente del lampione

là sulla strada

a guardia d’un cielo

senza stelle stasera;

se le immagina come compagne

accese un giorno per sempre

dentro un immenso catino

rivoltato a coprire

queste povere cose quaggiù:

l’artrosi delle ossa,

la stanchezza degli occhi ,

la lentezza dei movimenti

ora che è quasi passata

quella eternità  che è una vita

lunga , a cui non abbiamo fatto caso

più di tanto , sempre in attesa,

e che abbiamo lasciato andare

lungo la china

dell’indifferenza, della superficialità,

della fretta e della sciatteria

di vivere. Chissà

perché questa nebbia

ha preso stanza

dentro questo paese

dove non restano che quattro

persone e qualche gatto

accerchiate dalla nebbia.

Ed è un pasticcio questa sera

con questa nebbia

perché  ci aiuta a passare la serata

con la demenza

quella che salva ma nasconde,

più perversa di ogni limite,

l’agonia della  nostra vita .


***

 

Venivano i giorni di sole

al ritmo denso

del volo del calabrone

e del mormorio delle cicale,

nascevano dietro il muro dell’orto

scavalcavano il monte

di fronte alla casa

ed andavano via;

 erano la metafora

-si fa per dire –

di un tempo dedicato

alle storie degli oggetti della casa ,

alla cura della liturgia dei gesti :

preparare il caffè al mattino ,

apparecchiare la tavola,

lavare i piatti ,

guardare la tivvù,leggere

e scrivere

per far sembrare così 

che tutto fosse in ordine

dentro e fuori i pensieri della giornata.

Abbiamo aspettato

ancora giorni come quelli

e l’attesa ci ha donato

l’unica  pienezza della vita,

quella che immagina

il sole anche in punto

di morte .

 

***

 

Sono di novembre

le luci di ombre e  senza

colori, vogliono assomigliare

alle case, agli alberi,

alle siepi del giardino ,

lavanda e   rosmarino ,

hanno sentito la bellezza

della libertà ora che restano

imprigionate nel novembre delle ombre ,

anche quello  dei nostri giorni ;

hanno sentito  la libertà

del maggio  già  più verde

e dell’agosto giallo

e hanno dentro  un racconto

di tutte quelle cose  

che non si potranno  mai

contare tutte ,perse  proprio  

nella luce di questi novembre .

Poco importa però,

anche novembre è necessario

avvicina  quell’altra luce ,

quella che sa

di favola e non di tradimento

perché fa da sepoltura all’inverno.

 

***

 

Era sicuramente ,

ora me lo ricordo,

metà agosto con un’aria

di fisarmonica per canzonette,

era la festa della Madonna

di mezzo agosto

con l’estate ancora distesa

a  scongiurare tutto attorno

l’ombra addormentata delle case

sull’asfalto di una strada  di paese,

raccolte  dentro un brivido

di grano appena mietuto

e il rumore delle foglie

ancora verdi.

Era metà agosto, me lo ricordo

il paese,

sospeso nella luce  accecante

d’una estate  cantata

dalle cicale,

nella lunga processione

di consonanze e dissonanze

capaci di disegnare

come nessun altro

l’affresco

del mondo d’ un paese

d’estate.

 

***

 

Batte un albero con i suoi rami

mossi dal vento , alla finestra .

Mi racconta le storie

del mondo,

mi parla sempre

con le stesse parole

perché il mondo cambia

là fuori

ma le parole per raccontarlo

sono sempre le stesse:

sono fatte di ombre e di luci,

hanno dentro la forza e la debolezza

del vento che va e viene

corre e muore

e porta con sé

tutto quello che ha voglia

di cercare il mondo .

Come questa nostra voglia

dentro una stanza silenziosa

- ora assolata ora in ombra -

dove si sente il respiro delle cose

che vengono anche loro

dal mondo.

Le ho sentite discorrere

tra loro ,  avevano il tono

buono, dolce e soave

di quell’amica di nonna Speranza .

Io amo quel silenzio

muto e sperduto perché

solo lui  mi aiuta

a riconoscere  tutte quelle cose .  

 

***

 

Ora  perdona questo lento stupore

confessato nel mutismo

senza fiato  .

Tra le  stelle nate stanotte sugli alberi

una processione di assonanze e dissonanze

definisce lo specchio del mondo

da lassù

e il sussurro delle cose

si tende per inscenare  un solitario  

affresco  di  grave e muto  incanto

che è l’esistere quaggiù.

Quaggiù il mondo  con il suo lungo

lungo elenco di biografie ,

mimate  nella simmetria 

delle sequenze della vita

cadenza,accento  e  scomposizione 

di giorni intonati  e stonati dentro contrappunti

increspati di accordi e disaccordi,

come il cielo stellato  di questa notte

lassù.

 

***

E quando i nostri vestiti

si fecero trasandati e sciatti

capimmo che la nostra adolescenza

era diventata un’altra cosa .

Avevamo  corpi,cose, sguardi e voci e luci

di riflesso che continuammo  a chiamare

 con nomi seducenti

come al tempo dolce dell’infanzia

e dell’adolescenza.;

diventarono   dentro  tutti gli altri

nostri giorni corpi ,cose , sguardi , 

spiaggia e onde

d’un mare troppo mare

da cui non riuscivamo a separaci

e fu un interminabile colloquio

tra onda e battigia

tra battigia e onda.

 

 

***

 

Sarà come il tempo

di un’Ave Maria

o della durata di uno scherzo

di Chopin

quel lungo battito

che accoglierà la nostra morte.

Esile ,leggero e soave  ,

come  la diffrazione

di un’aria di sogno ,

l’accoglierà  per camminare   

con lei 

per un  l’alto mare  

di madreperle ,coralli e profumi

 in cerca di  una nuova  terra,

quella  dell’altra sponda ,

quella che già ci appartiene

che un giorno sarà nostra.

L’accoglierà  come un sogno

dentro un   pensiero soffuso

di malinconia

che solo i nostri giorni contati

sono capaci di inventare ,

per sfuggire  al suo mistero  ,

e sarà  luce accecante

nella notte,  per un  nuovo  mattino.

 

***

 

Fragile notte di sogni ,

momenti immaginati

nell’oblio del sonno

per riuscire ad esistere;

sa di tempo e di poc’altro

questo viaggio  avanti

e indietro  su un treno

uguale sempre uguale

che abbiamo preso

quando siamo nati.

A raccontare poi  questi sogni

al mattino

non ci basta la voce ,

un’ottava più bassa

del silenzio, quello bello

che progetta  ogni notte

la forma del mattino,

là proprio alla fine della notte.

Ecco i sogni fatti dell’odore

della carta ingiallita,

delle parole invecchiate

dimenticate e ritrovate,

della voglia di solitudine

dentro naufragi irriconoscibili,

dentro il ballo rabbioso

senza il riposo del tempo.

Ecco i sogni  fragili

sono le ali del primo giorno

quello che ci accolse

e ci accompagna  verso  la festa,

la festa  che sa  fare  

memoria  del primo giorno  .

 

***

 

Ecco non mi sembra vero

ma è così :

ti ha abbracciato Dio

e ti ha tenuta stretta

e ti ha detto:” ora sei al sicuro “;

a lui  non interessa

la tua declinazione dell’amore

diversa ,diversa da quella di tutti

gli altri

ma simile  ai suoi  stessi i cromosomi ;

sa solo

che sei un altro fantasma

un’altra esclusa

un altro fardello

che si è trascinato  nella vita

quaggiù contro tutto e tutti

per arrivare a lui, solo a lui

come hai fatto ora tu.

Nelle sue braccia .

Ma se tu dovessi rinascere

e ricominciare da capo

io allora t’amerei  di nuovo,

ancora,

all’infinito  sempre e comunque

come il mare, il sole,

l’aria pulita.

E lo so con te  non mi capiterà

di arrestare il passo sulla soglia

né le parole sulle labbra ,

con te saprò

che quello che faccio

è solo cercare una guarigione

alla smania dello scandalo .


***

 

Non ci fu mai più un tempo

in cui il corpo

si mostrasse così assente 

per arrivare

a convivere con la grande malattia.

Quella che avevamo accolto

proprio nel nostro corpo ,

il corpo spento  nel dolore. Dopo.

Dopo non abbiamo avuto che il tempo

dell’attesa  come in  una foto

dentro uno spazio che contenesse

l’anima. 

Quel corpo restò al dolore ,

ostia dell’altare sfregiato ,

costola insanguinata d’un limo

senza geometria preordinata,

confusione di terra

nell’ordine di bare allineate.

 

***

 

A maggio si sta ancora

dentro casa la sera.

Per il resto è come quand’ero bambino

colazione pranzo merenda e cena

dormire al pomeriggio, leggere

leggere avventure e storie

senza aver fatto i compiti di scuola.

Che compiti restano da fare

a questa età : bere acqua,

mangiare senza sale,carezzare le ossa

appassite dall’artrosi,passeggiare

un po’al sole quando c’è

contare i battiti del cuore,

scrivere dei ricordi e sognare la notte

con la ricchezza di quel poco

che resta, che resta nel cuore

di aurora in aurora

quelle che restano ancora .

 

***

Il tempo s’addormenta

tra la polvere e le muffe

dell’antica casa

ai piedi del colle

al limite della valle,

dove il ragno solitario

ricama la sua tela

e guarda

con i suoi grandi occhi

il mondo  .

Il tempo  si fa corpo

e quello che resta

è l’ambigua  definizione

d’una vita e della sua storia 

quando non riesce più

nemmeno a parlare 

con la polvere e le muffe

del suo tempo.

 

***

 

La mia voce cerca il vento

nella notte stellata e silenziosa

perché sono stanco di essere uomo

e voglio affidargli il pianto

per diventare  radice,albero

pietra, seme e fiore.

La mia voce cerca il vento

e arde come un lucignolo

e muove passi ardenti nella notte

alla ricerca dei profumi,

della vita, della storia,

attraverso porte e cortili

con i panni stesi sul filo di ferro

e i mobili  pieni di tarli.

La mia voce cerca il vento

per affidargli il mare di quello  che continua

quando il cuore si ritira dalla terra

e non ha più senso continuare

ad essere uomini :

meglio essere radici. Seme e fiore

pietra e goccia di mare.

 

Eremo Rocca S. Stefano domenica  29 novembre 2020

 



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