“Cenere”, la toccante poesia di Luciana Coèn dedicata alla giovanissima Fabiana Luzzi, accoltellata e poi bruciata dal fidanzatino coetaneo. Un invito alla riflessione, perché ogni donna vittima di violenza non finisca per diventare solo un numero in più nella lista annuale dei femminicidi – termine definito brutto da alcuni, ma sicuramente non quanto il significato che rappresenta.
“Cenere
L’odore della carne,/ della mia carne,/ che brucia/ mi arriva alle narici/ a
folate/ portate dal vento/ e nell’andare/ e venire/ della mia coscienza./ Tra
il fumo/ vedo un’ombra/ la sua sagoma,/ il mio fidanzatino./ O quel che resta/
di lui./ Siamo,/ eravamo giovani/ una vita davanti,/ ora è già dietro,/
passata/ le parole sono volate/ solo quindici anni/ /una fiamma/si alza/ un
dolore lancinante/ nel mio sentimento/ sulla mia pelle/ è andato/ sta andando
tutto in fumo/ il primo bacio/ il batticuore/ quando l’ho rivisto/ le sue mani
sul mio viso/ e poi la voce/ che si alza/ insieme alle mani/ qualcosa brilla al
sole/ la lama di un coltello./ Le mie braccia si alzano/ in segno di resa/ in
segno di protezione/ del mio corpo/ della mia vita./ Non può essere/ che il suo
sguardo/ dolce innamorato/ si sia all’improvviso/ mutato in occhi omicidi/-
femminicidi -/ solo quindici anni/ il sangue scorre/ l’odore di benzina/ sui
miei vestiti/ è fredda la benzina/ ho freddo/ riscaldami/ solo quindici anni/ e
poi il click/ la fiamma/ una torcia/ l’odore acre/ della carne,/ la mia carne,/
che brucia/ sono io/ solo quindici anni/ mi lascia qui/ è tutto un fumo/ è
tutto nero/ tutto andato in fumo/ i miei quindici anni/ la mia vita./ Sono
l’ennesimo femminicidio/ la numero 33, forse,/ e ho solo quindici anni./ Sono
diventata un numero/ una vita bruciata/ ma avevo solo quindici anni/ ero una
donna in nuce/ ero luce/ nella mia famiglia/ nel mio mondo./ Sono diventata la
numero 33,/ forse,/ carbone ardente/ ormai/ spento/ per sempre”.


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