E mi sentivo come un acrobata che si libra sul filo, guarda il mondo in una
gioia di volo e poi lo rovescia, si rovescia, e vede sotto di sé la morte, un
filo lo sospende su un vortice di teste umane e luci, il tamburo che rulla
morte. Insomma, mi era venuto il furore di vedere ogni cosa dal di dentro, come
se ogni persona ogni cosa ogni fatto fosse come un libro che uno apre e legge:
anche il libro è una cosa, lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto,
magari per tener su un tavolino zoppo lo si può usare o per sbatterlo in testa
a qualcuno: ma se lo apri e leggi diventa un mondo; e perché ogni cosa non si
dovrebbe aprire e leggere ed essere un mondo?
LEONARDO SCIASCIA, Gli zii di Sicilia, 1958.
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere,
d'altronde, o il tempo per amare. Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere.
È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del
suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se
dovessimo considerare l'amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si
arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un
innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure
nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura
non ha niente a che fare con l'organizzazione del tempo sociale. La lettura è,
come l'amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho
tempo per leggere (tempo che nessuno, d'altronde, mi darà), ma se mi concedo o
no la gioia di essere lettore.
DANIEL PENNAC, Come un romanzo, (Milano, Feltrinelli, 1993).
Henry Bemis è un impiegato di banca miope e dimesso, con due lenti da
occhiali spessi come fondi di bottiglie (proprio come da stereotipo).
La sua vera vita è la lettura: legge Dickens allo sportello della banca mentre
serve i clienti, legge fra un cliente e l’altro, legge nell’ora di intervallo
del lavoro, mangiandosi un panino mentre i colleghi sono in mensa. Il
capoufficio lo controlla, però, lo giudica un cattivo impiegato, lo minaccia di
licenziamento. Gli dice: “lei non è quello che serve a questa banca. Lei è
un lettore“.
Anche sua moglie fa di tutto per impedirgli di leggere.
Il sogno di H. B. è stare solo e avere tutto il tempo per leggere. La voce
fuori campo ci avverte che fra poco H.B. avrà tutto il tempo che desidera, per
farlo.
Un giorno infatti H. B., durante l’ora di intervallo per il pranzo, si va a
rifugiare nella camera blindata della banca dove lavora, per leggere in pace.
Mentre, beato, legge protetto dal mondo esterno, un’esplosione nucleare
cancella dalla città ogni forma di vita. H.B. esce e si rende conto di essere
solo, con molto cibo a disposizione. Ma di non avere niente da fare. L’angoscia
lo spinge quasi al suicidio quando, vagando per la città distrutta, si imbatte
nella biblioteca pubblica, dove trova ogni genere di libro. Eccola la
felicità a portata di mano. Solo al mondo con tutti i libri e tutto il tempo
per leggerli. Finalmente felice. Ma la frenesia lo porta ad agitarsi troppo,
gli occhiali cadono e le lenti si rompono. Ecco: tutto il tempo per leggere e
tutti i libri. Inutili però.
Questo episodio della serie di telefilm di culto “Twilight Zone”
(in Italia: Ai confini della realtà prodotta negli Stati Uniti dal
1959 al 1964) è certo un bell’esempio distereotipo del lettore – un po’
sfigato e fuori dal mondo, ma anche un’interessante, se pure semplificata,
proposizione dei dilemmi del lettore che si trova, ogni giorno, a scegliere
come bilanciare la vita “fuori” e la vita dentro il libro. (1)
La vita fuori e la vita dentro il libro . A libro aperto. Una vita
è i suoi libri (Feltrinelli), scritto da Massimo Recalcati,
psicoanalista è un’autobiografia in forma di lettore, attraverso i volumi che
l’autore ha letto nel corso della sua vita: una sequenza d’incontri decisivi.
Ogni libro segna un momento particolare della vita di Recalcati, a partire
dall’Odissea, incontrata da bambino, per passare attraverso Il
sergente nella neve di Mario Rigoni Stern,L’interpretazione dei sogni di
Freud sino ad arrivare a La strada di Corman McCarthy, uno dei
libri su cui maggiormente Recalcati si è soffermato nei suoi ultimi saggi. Ogni
libro è passaggio, la porta d’accesso a una realtà nuova, e insieme strumento
per una trasformazione intellettuale: per una nascita del proprio sé. Tutto
avviene attraverso il desiderio; ogni libro letto e raccontato segna la nascita
d’una consapevolezza ulteriore, da cui non si può più prescindere.
Alberto Manguel, scrittore, saggista
in Vivere con i libri (Einaudi) ci racconta prima di
tutto la “scomparsa” della propria biblioteca di trentacinquemila volumi dopo
aver vissuto con lei in una casa di pietra a sud della valle della Loira per
anni. I libri scompaiono dentro le casse, e finiscono dormienti in un deposito.
Manguel s’è trasferito dalla Francia a New York, e i suoi amati libri non lo
possono seguire. Una malinconia attraversa questo libro, malinconia del vivere
senza i libri. La lettura è il tema preponderante del volume, e i libri
scomparsi la fonte del racconto, fondato su dieci digressioni. Un libro di
memorie d’un uomo maturo, quasi anziano, differente da quello di Recalcati, che
manifesta invece la passione di un giovane uomo alla continua scoperta del
mondo. (2)
Marco Belpoliti in Doppio zero.it scrive : “Noi sappiamo che i libri, a
differenza degli uomini, possono risorgere; sono loro il vero Lazzaro
dell’esistenza umana. Scrivendo con il fuoco della passione Recalcati fa
rivivere l’incontro con i singoli libri della sua vita, e rende possibile la
loro resurrezione. Il tema della biblioteca è diventato in questi anni una
sorta di ricorrente ossessione. Escono sempre nuovi libri dedicati a questa
istituzione umana, che nel contempo sembra in crisi: una contraddizione.
L’ultimo volume apparso è La biblioteca. Un catalogo di
meraviglie di Stuard Kells (Mondadori). Quale sarà il destino della
lettura nei prossimi decenni? Continueremo a leggere nei modi e nelle forme
attuali, nelle forme in cui sono cresciuti uomini come Recalcati e Manguel?
Molte cose sono cambiate e ancora cambieranno. La lettura nella forma
tradizionale, legata ai libri e alle biblioteche, è destinata a trasformarsi
radicalmente, e in parte questo è già avvenuto. Una neuroscienziata
cognitivista americana, Maryanne Wolf, autrice anni fa di Proust e il
calamaro (Vita e Pensiero), affronta in una sua nuova opera, Lettore,
vieni a casa (tr.it. di Patrizia Villani, Vita e Pensiero), una
questione davvero importante: cosa succederà alla lettura nel mondo digitale,
che ci sta fagocitando giorno dopo giorno, e insieme digerendoci in modo
inarrestabile e silenzioso? Esisteranno ancora lettori come Recalcati e
Manguel? Oggi una delle forme di lettura più diffuse tra i giovani è la
modalità dello skimming, la lettura superficiale. Favorita dal
supporto digitale, consiste in un attraversamento veloce del testo comparso dal
fondo luminoso dell’apparecchio – computer, smartphone o tablet, non fa
differenza; in questa modalità del testo si colgono solo alcuni grumi di
parole, per poi correre subito alle conclusioni e successivamente ritornare
alla ricerca di parole utili, per afferrare il senso del testo.”
Ma è Ferdinando Camon che in definitiva ci della dimensione della lettura che abbiamo tentatoi di rintracciare nelle citazioni e nei libri di cui abbiamo parlato fin qui
“.Perché leggere? Chi
vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una
vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa
relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura
registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo
lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è
diverso da com'era all'inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora
quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l'umanità
corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma
poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà,
chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al
suo tempo e alla sua gente. Un popolo non può permettersi di avere individui
che non leggono. E' come avere elementi a-sociali, che frenano la storia. O
individui non vaccinati, portatori di malattie. Bisogna essere vaccinati per sé
e per gli altri. Perciò leggere non è soltanto un diritto, è anche un dovere.
Nelle relazioni tra i popoli, la prima e più importante forma di solidarietà è
dare informazioni: mai l'altro dev'essere convertito alla nostra supposta
superiorità, ma sempre messo in condizioni di scegliere tra le sue informazioni
e le nostre. Quando una cultura si ritiene nella fase di superiorità tale che
tutte le altre culture devono apprendere da lei, per il loro bene, e lei non
può apprendere da nessuna, comincia la sua decadenza. (3)
(1)https://gruppodilettura.com/2006/12/09/tempo-di-leggere/
(2) https://www.doppiozero.com/materiali/leggere-e-scrivere
(3) http://www.ferdinandocamon.it/it_perche_leggere.htm
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 19 novembre 2020

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