giovedì 19 novembre 2020

BIBLIOFOLLIA Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere

E mi sentivo come un acrobata che si libra sul filo, guarda il mondo in una gioia di volo e poi lo rovescia, si rovescia, e vede sotto di sé la morte, un filo lo sospende su un vortice di teste umane e luci, il tamburo che rulla morte. Insomma, mi era venuto il furore di vedere ogni cosa dal di dentro, come se ogni persona ogni cosa ogni fatto fosse come un libro che uno apre e legge: anche il libro è una cosa, lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, magari per tener su un tavolino zoppo lo si può usare o per sbatterlo in testa a qualcuno: ma se lo apri e leggi diventa un mondo; e perché ogni cosa non si dovrebbe aprire e leggere ed essere un mondo?

LEONARDO SCIASCIA, Gli zii di Sicilia, 1958.

Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere, d'altronde, o il tempo per amare. Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se dovessimo considerare l'amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l'organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l'amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d'altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.

DANIEL PENNAC,  Come un romanzo, (Milano, Feltrinelli, 1993).

Henry Bemis è un impiegato di banca miope e dimesso, con due lenti da occhiali spessi come fondi di bottiglie (proprio come da stereotipo).
La sua vera vita è la lettura: legge Dickens allo sportello della banca mentre serve i clienti, legge fra un cliente e l’altro, legge nell’ora di intervallo del lavoro, mangiandosi un panino mentre i colleghi sono in mensa. Il capoufficio lo controlla, però, lo giudica un cattivo impiegato, lo minaccia di licenziamento. Gli dice: “lei non è quello che serve a questa banca. Lei è un lettore“.
Anche sua moglie fa di tutto per impedirgli di leggere.
Il sogno di H. B. è stare solo e avere tutto il tempo per leggere. La voce fuori campo ci avverte che fra poco H.B. avrà tutto il tempo che desidera, per farlo.
Un giorno infatti H. B., durante l’ora di intervallo per il pranzo, si va a rifugiare nella camera blindata della banca dove lavora, per leggere in pace. Mentre, beato, legge protetto dal mondo esterno, un’esplosione nucleare cancella dalla città ogni forma di vita. H.B. esce e si rende conto di essere solo, con molto cibo a disposizione. Ma di non avere niente da fare. L’angoscia lo spinge quasi al suicidio quando, vagando per la città distrutta, si imbatte nella biblioteca pubblica, dove trova ogni genere di libro. Eccola la felicità a portata di mano. Solo al mondo con tutti i libri e tutto il tempo per leggerli. Finalmente felice. Ma la frenesia lo porta ad agitarsi troppo, gli occhiali cadono e le lenti si rompono. Ecco: tutto il tempo per leggere e tutti i libri. Inutili però.
Questo episodio della serie di telefilm di culto “Twilight Zone” (in Italia:  Ai confini della realtà prodotta negli Stati Uniti dal 1959 al 1964) è certo un bell’esempio distereotipo del lettore – un po’ sfigato e fuori dal mondo, ma anche un’interessante, se pure semplificata, proposizione dei dilemmi del lettore che si trova, ogni giorno, a scegliere come bilanciare la vita “fuori” e la vita dentro il libro. (1)

La vita fuori e la vita dentro il libro .  A libro aperto. Una vita è i suoi libri (Feltrinelli), scritto da Massimo Recalcati, psicoanalista è un’autobiografia in forma di lettore, attraverso i volumi che l’autore ha letto nel corso della sua vita: una sequenza d’incontri decisivi. Ogni libro segna un momento particolare della vita di Recalcati, a partire dall’Odissea, incontrata da bambino, per passare attraverso Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern,L’interpretazione dei sogni di Freud sino ad arrivare a La strada di Corman McCarthy, uno dei libri su cui maggiormente Recalcati si è soffermato nei suoi ultimi saggi. Ogni libro è passaggio, la porta d’accesso a una realtà nuova, e insieme strumento per una trasformazione intellettuale: per una nascita del proprio sé. Tutto avviene attraverso il desiderio; ogni libro letto e raccontato segna la nascita d’una consapevolezza ulteriore, da cui non si può più prescindere.

Alberto Manguel, scrittore, saggista  in Vivere con i libri (Einaudi) ci racconta prima di tutto la “scomparsa” della propria biblioteca di trentacinquemila volumi dopo aver vissuto con lei in una casa di pietra a sud della valle della Loira per anni. I libri scompaiono dentro le casse, e finiscono dormienti in un deposito. Manguel s’è trasferito dalla Francia a New York, e i suoi amati libri non lo possono seguire. Una malinconia attraversa questo libro, malinconia del vivere senza i libri. La lettura è il tema preponderante del volume, e i libri scomparsi la fonte del racconto, fondato su dieci digressioni. Un libro di memorie d’un uomo maturo, quasi anziano, differente da quello di Recalcati, che manifesta invece la passione di un giovane uomo alla continua scoperta del mondo. (2)

Marco Belpoliti in  Doppio zero.it  scrive : “Noi sappiamo che i libri, a differenza degli uomini, possono risorgere; sono loro il vero Lazzaro dell’esistenza umana. Scrivendo con il fuoco della passione Recalcati fa rivivere l’incontro con i singoli libri della sua vita, e rende possibile la loro resurrezione. Il tema della biblioteca è diventato in questi anni una sorta di ricorrente ossessione. Escono sempre nuovi libri dedicati a questa istituzione umana, che nel contempo sembra in crisi: una contraddizione. L’ultimo volume apparso è La biblioteca. Un catalogo di meraviglie di Stuard Kells (Mondadori). Quale sarà il destino della lettura nei prossimi decenni? Continueremo a leggere nei modi e nelle forme attuali, nelle forme in cui sono cresciuti uomini come Recalcati e Manguel? Molte cose sono cambiate e ancora cambieranno. La lettura nella forma tradizionale, legata ai libri e alle biblioteche, è destinata a trasformarsi radicalmente, e in parte questo è già avvenuto. Una neuroscienziata cognitivista americana, Maryanne Wolf, autrice anni fa di Proust e il calamaro (Vita e Pensiero), affronta in una sua nuova opera, Lettore, vieni a casa (tr.it. di Patrizia Villani, Vita e Pensiero), una questione davvero importante: cosa succederà alla lettura nel mondo digitale, che ci sta fagocitando giorno dopo giorno, e insieme digerendoci in modo inarrestabile e silenzioso? Esisteranno ancora lettori come Recalcati e Manguel? Oggi una delle forme di lettura più diffuse tra i giovani è la modalità dello skimming, la lettura superficiale. Favorita dal supporto digitale, consiste in un attraversamento veloce del testo comparso dal fondo luminoso dell’apparecchio – computer, smartphone o tablet, non fa differenza; in questa modalità del testo si colgono solo alcuni grumi di parole, per poi correre subito alle conclusioni e successivamente ritornare alla ricerca di parole utili, per afferrare il senso del testo.”

Ma è Ferdinando Camon che in definitiva ci della dimensione della lettura che abbiamo tentatoi di rintracciare  nelle citazioni e nei libri  di cui abbiamo parlato fin qui

“.Perché leggere? Chi vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è diverso da com'era all'inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l'umanità corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà, chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al suo tempo e alla sua gente. Un popolo non può permettersi di avere individui che non leggono. E' come avere elementi a-sociali, che frenano la storia. O individui non vaccinati, portatori di malattie. Bisogna essere vaccinati per sé e per gli altri. Perciò leggere non è soltanto un diritto, è anche un dovere. Nelle relazioni tra i popoli, la prima e più importante forma di solidarietà è dare informazioni: mai l'altro dev'essere convertito alla nostra supposta superiorità, ma sempre messo in condizioni di scegliere tra le sue informazioni e le nostre. Quando una cultura si ritiene nella fase di superiorità tale che tutte le altre culture devono apprendere da lei, per il loro bene, e lei non può apprendere da nessuna, comincia la sua decadenza. (3)

 

(1)https://gruppodilettura.com/2006/12/09/tempo-di-leggere/

(2) https://www.doppiozero.com/materiali/leggere-e-scrivere

(3) http://www.ferdinandocamon.it/it_perche_leggere.htm

 

  



Eremo Rocca S. Stefano  giovedì 19  novembre  2020

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