Douglas William Freshfield, cronista, viaggiatore ,
alpinista e scrittore ebbe la
possibilità di accostarsi alla montagna
e alle pratiche alpinistiche fin
dall’infanzia. Nato nel 1848 divenne
presidente dell’Alpine Club inglese nel
1893, fondò il Geographical Journal e
l’Alpine Journal, oltre a promuovere l’istituzione di cattedre di Geografia nell’Università di Oxford e di
Cambridge.
Alessandro Clementi nella introduzione al volume Il Gran Sasso d’Italia tratto appunto dall’Alpine Journal pubblicato a Londra nel 1878 riferisce il Freshfield fu cronista privilegiato del primo viaggio in treno all’inaugurazione della tratta ferroviaria Sulmona L’Aquila . La sua cronaca rappresenta un documento straordinario. Infatti da un lato è un documento di lettura territoriale secondo gli stereotipi della mondanità: …”era proprio il momento in cui esso veniva consolidandosi come prototipo di bellezza fatto di pareti di roccia precipiti e grandiose, poi il prato , poi la baita, il bosco , il torrente e il crocefisso a capanna . E il Freshfield fu uno dei pochi che contribuì a creare questo parametro che poi sarà l’unico per definire ciò che è montagna in assoluto.”
Ma è anche da un altro lato , il documento illustrativo di un Abruzzo montano , barriera ormai permeabile dalla innovazione ferroviaria , valutato con”… una serie di giudizi sospesi tra l’ironia sui costumi italiani,un senso di annoiata sufficienza e, all’improvviso, la meraviglia. Ma quest’ultima solo se vi è un paesaggio che somigli ad un altro già classificato e digerito. A tal proposito l’inaugurazione del collegamento ferroviario Sulmona- L’Aquila , che si salda al preesistente tronco Sulmona- Pescara , proietta la capitale dell’Abruzzo Ulteriore verso il sistema relazionale periadriatico ed è l’ovvia occasione di una festa popolare (puntualmente descritta dal Freshfield , ma sulla quale si sorvola) e di interessanti appunti di viaggio sui caratteri paesistici della media valle dell’Aterno e delle Gole di S. Venanzio , e sulle difficoltà tecniche della linea ferroviaria.”
Ecco la cronaca:
“… La vecchia strada che collegava L’Aquila a Sulmona saliva su un’alta collina e traversava Popoli. La nuova linea segue la gola dell’Aterno. Rocce rossastre attorno alle quali erano appollaiati piccoli villaggi sembravano sospese sull’acqua. Le difficoltà tecniche superate sarebbero state notevoli dovunque tranne che in Italia. Esse erano motivo di orgoglio per i nostri compagni di viaggio - un gruppo di contadini abruzzesi-. Questi uomini erano profondamente diversi dal tipico contadino del nord. Acuti, curiosi, loquaci, senza timidezza e vanto alcuno nei loro modi, attaccavano subito bottone con gli stranieri , come se un viaggiatore inglese , fosse una consueta compagnia in un mezzo di trasporto pubblico abruzzese.
Ad una stazione su di un ampio prato una strada si dirama attraverso le montagne arrivando fin sulla fertile pianura che una volta era il lago di Fucino.
Poi la gola si restringe di nuovo prima che la ferrovia esca finalmente dalle gallerie incassate fra le pareti rocciose e con un ampia curva procede verso la pianura di Sulmona , dominando un panorama di insolita bellezza. Il confronto con l’oriente è di nuovo inevitabile. Ci venne in mente, infatti, quando giungemmo dall’Antilibano a Damasco , con l’unica differenza che qui , all’orizzonte non si intravede un offuscato deserto , ma una spoglia catena. Adagiati sull’ampia distesa tra le colline , e profusamente irrigati dai ruscelletti di montagna , i campi ed i frutteti attorno a Sulmona , prosperavano dell’eccezionale fertilità che veniva loro dall’unione di sole e di umidità..”
Freshfield Douglas William.
- Alpinista ed esploratore (Londra 1845 - For est Row, Sussex, 1934). Percorse
in lunghi viaggi l'Egitto, la Palestina,
l'Armenia, il Caucaso,
dove scalò per primo il Kazbek
e l'El´brus. Fu altre volte nel Caucaso (nel 1889 con
l'italiano V. Sella) e scrisse The exploration of Caucasus (1896). Numerose ascensioni compì anche sulle Alpi (1867-81), che descrisse in varie opere e
relazioni, tra cui The Italian Alps (1875). Un
ampio scritto è dedicato anche al Kanchenjunga (1903).
Visitò, in un giro del mondo (1913) e in altri viaggi,
quasi tutti i grandi gruppi montuosi della Terra. Fu presidente del Club alpino
inglese (1893-95) e della R.
Società geografica di Londra
Scrive Gerardo Massimi con Gabriella Copersini e Antonio Porto in “Altopiano delle Rocche ,media valle dell’Aterno e Conca subquana (Collana di studi abruzzesi n. 33 : “La valle del Medio Aterno è interessata da un segmento della linea ferroviaria Terni- Rieti- L’Aquila.- Sulmona progettata in funzione del collegamento con Pescara. I lavori iniziarono nel 1873 e proseguirono tanto rapidamente da consentire il 10 maggio 1875 l’inaugurazione della tratta Pescara- L’Aquila e il 22 maggio 1882 di quella congiungente L’Aquila con Rocca di Corno. Infine il 28 ottobre 1883 tutta la linea era solennemente dichiarata operativa con tre coppie di treni che univano l’Aquila a Terni con un tragitto di 104 Km e cinque ore e mezza di tempo di percorrenza ; altre tre coppie di treno permettevano di proseguire l’itinerario fino a Castellamare Adriatico (all’epoca comune autonomo oggi incluso in Pescara) lungo 128 Km con un tempo di percorrenza oscillante tra le quattro ore e mezzo e le sei ore. I tempi di percorrenza rimasero lunghi fino al 1930, quando con l’introduzione delle littorine diventava possibile il collegamento Sulmona L’Aquila in poco più di un’ora…”
In realtà :” I primi progetti per la costruzione di una
ferrovia che, collegando l'Adriatico al Tirreno, togliendo dall'isolamento
risalgono alla metà del 1800, più precisamente al maggio del 1853 quando il
barone Panfilo de Riseis presentò il progetto di una ferrovia a doppio binario
sul seguente percorso: Napoli, Aversa, Piedimonte d'Alife, Castel di Sangro,
Lanciano, Ortona, Pescara, con diramazioni per Teramo, Popoli e Sansevero. Dopo
uno studio di andamento, costo ed utilità, effettuato dagli ingegneri Vincenzo
Antonio Rossi e Giustino Fiocca, si ottenne anche, nel 1856, la concessione da
parte del Sovrano, ma la possibilità che tale linea fosse costruita con
capitali stranieri fece irrigidire i Borboni che non volevano scossoni al loro
delicato momento di reggenza, e così non se ne fece nulla. L'Abruzzo si
affacciava così all'unità d'Italia senza avere neanche un chilometro di
ferrovie. Seguirono anni di studi, discussioni, progetti di linee mai
realizzati, polemiche tra i vari municipi. Ma intanto la città di Terni
attendeva fiduciosa l'arrivo dei binari da Roma, la linea Adriatica veniva
aperta all'esercizio e l'idea di una grande Centrale Italiana, parallela alle
due coste, trovava sempre più sostenitori ed anche apprezzamenti dal punto di
vista militari, in quanto una simile linea ferroviaria sarebbe rimasta indenne
in caso di attacchi dalle coste. Lo scopo di questa linea era di collegare il
nord al sud passando per l'interno. Il percorso dall'Umbria all'Abruzzo era già
in grandi linee tracciato dall'andamento del terreno, l'unica difficoltà era
nel superare il dislivello delle Marmore da Terni a Rieti, che provocò studi e
discussioni per molti anni a seguire. Finalmente con la legge n.5828 del
20.8.1870 si ebbe la concessione per la realizzazione della ferrovia Terni -
Pescara. I lavori nel tratto Pescara - Popoli ebbero inizio nel luglio del 1871
e si conclusero in due anni. I lavori procedettero abbastanza celermente, tanto
che il 1 Novembre 1873 la ferrovia raggiunse Sulmona e il 10 Maggio 1875 venne
solennemente inaugurata l'intera linea Sulmona - L'Aquila. Seguirono anni di
progetti e discussioni per realizzare una linea più diretta, un collegamento
veloce con Roma, con il mare (ma nel frattempo, il 28-7-1888 veniva aperta la
ferrovia Roma - Sulmona - Pescara), con Avezzano (venne progettata una linea a
scartamento ridotto 950 mm L'Aquila - Rocca di Mezzo - Avezzano), anche per
contrastare le nascenti autolinee.
Ma tutti i progetti non videro mai la luce, in compenso lo scoppio
della prima guerra mondiale fermò il proliferare di autolinee, ma non migliorò
la situazione della Terni - L'Aquila - Sulmona, che anche dopo il passaggio
alle FS continuava ad essere interessata da pochi e lenti treni. Unica novità
di rilievo, l'introduzione, a partire da 26/7/1919 di due servizi diretti Roma
- L'Aquila e viceversa espletati con una carrozza di 3 Classe ed una mista di
Prima e Seconda. Ma erano i servizi locali ad essere lenti e scomodi, con il
record negativo del misto 6458, che nel 1920 partiva da Sulmona alle 16.30 ed
arrivava a L'Aquila alle 20.25, ad una velocità media di 15,3 Km/h. Il
ventennio era però alle porte, e il clima di generale riorganizzazione e
potenziamento della rete ferroviaria nazionale, interessò anche la Terni -
L'Aquila - Sulmona, dove vennero rinnovate numerose opere d'arte. Il 1933
riserva una grande novità in campo ferroviario: viene introdotta la
"littorina", mezzo leggero (automotrice), dotato di motore a
combustione interna (a benzina o diesel), ottima accelerazione e gran confort.
Sulla Terni - L'Aquila - Sulmona, questo nuovo mezzo venne introdotto nel 1936
e subito il servizio ne risentì positivamente, con aumento della velocità media
e del numero di corse, con il record del 1937 con nove coppie di treni in
orario.
Ma l'apice lo si raggiunse con l'orario estivo del 1939 quando vennero
introdotti i Rapidi estivi (effettuati con automotrici) tra Terni e L'Aquila:
la coppia, denominata R 707/706, effettuava l'intero percorso in due ore
precise (fermando solo a Rieti) alla velocità media di 52 Km/h...un record che
era destinato a rimanere imbattuto per lunghi anni. Sempre nel 1939 viene
attivata la fermata di Cotilia: si tratta di casello, già esistente, posto a
protezione del PL Km 178+118. Il periodo di splendore durò poco, la Seconda
Guerra mondiale era ormai alle porte, e con i primi razionamenti di carburante
le automotrici restano confinate nei depositi, lasciando il posto alle
locomotive a vapore, che dal 1941 torneranno ad essere padrone dell'esercizio.
La bufera della seconda guerra mondiale investe in pieno la linea, che viene a
trovarsi proprio a cavallo del fronte. I danni sono ingentissimi, tanto che di
164 Km di linea ne rimangono in funzione solo 24, tra le stazioni di Antrodoco
e Rieti. Ma la volontà di ricostruire e tornare alla normalità è forte, tanto
che finita la guerra si iniziano subito i lavori di ricostruzione, e dal 7
ottobre 1946 i treni possono tornare a circolare tra Terni e L'Aquila. Sono
accelerati composti da sole vetture di terza classe, trainati da locomotive a
vapore che impiegano ben cinque ore a coprire il percorso (104 Km circa),
sbuffando ed ansimando sulle impegnative rampe di Marmore e Sella di Corno.Il
servizio non è dei migliori, ma l'importante è aver riaperto la linea, inoltre
nella situazione disastrosa in cui si vennero a trovare le FS al termine del
conflitto di meglio non si poteva chiedere. Altre buone notizie arrivano dalla
tratta per Sulmona, anche essa gravemente danneggiata. I lavori iniziano nel
febbraio del 1946 e vengono conclusi in soli 10 mesi. Nel mese di Agosto riapre
il tratto L'Aquila - Beffi, prontamente utilizzato per trasportare in treni i
prodotti della campagna saccarifera, mentre il 23 dicembre 1946, una ALn 56
compie il viaggio inaugurale sulla riaperta tratta L'Aquila - Sulmona. I lavori
di ricostruzione possono dirsi quasi completati, manca solo di terminare il
nuovo FV di Sulmona, che verrà completato ed inaugurato nel 1948. Completata la
ricostruzione si torna alla normalità, ed il servizio torna ad essere quasi
esclusivamente assicurato da mezzi termici, ad eccezione degli accelerati
aventi in composizione la carrozza da/per Roma ed una coppia di accelerati
L'Aquila - Sulmona. Nel 1955 si assiste alla nascita di relazioni dirette Terni
- Sulmona - L'Aquila e Pescara - Sulmona - Terni - L'Aquila. Il 3 Giugno del
1956 la terza classe viene mandata in pensione, e tutte le automotrici vengono
riclassate di 1^ e 2^. Nell'estate del 1957 ed in quella successiva vede luce
un collegamento diretto L'Aquila - Ancona, che però non raccoglierà mai
eccessivi consensi da parte del pubblico. Nel 1959 scompare il treno notturno
con le carrozze dirette per Roma Termini, e con esso termina anche la trazione
a vapore per i treni passeggeri sulla Terni - L'Aquila. Ma il capoluogo
abruzzese protesta e
richiede un nuovo collegamento diretto con Roma, che possa
essere espletato in giornata. Inizia così la grande avventura del direttissimo
L'Aquila - Roma Termini, denominato "Freccia del Gran Sasso" Esso caratterizzerà
per molti anni la Terni - L'Aquila, ma non contribuirà a risolvere di molto il
problema dei tempi di percorrenza. La "Freccia del Gran Sasso" era
quanto di meglio potesse offrire all'epoca la trazione diesel. Il treno,
affidato ad una coppia di ALn 668 o 873 del DL di Roma San Lorenzo, riusciva a
coprire l'intero percorso in circa 5 ore. Ma a parte questo quasi nulla era
mutato nei collegamenti locali: il servizio era affidato alle ALn 56 o 556, con
otto coppie di treni L'Aquila - Sulmona e nove sulla relazione Terni -
L'Aquila. Il tutto integrato da alcune relazioni dirette Sulmona - Orte e Terni
- Pescara (nel 1954 l'AT 405 Terni - Pescara era prolungato fino a Giulianova).
La trazione a vapore, affidata alle ultime macchine attive dei Gruppi 471, 905 e
940 del DL di Sulmona, continua ad essere presente nel servizio merci, mentre
per quello passeggeri rimane solo nella coppia di accelerati Sulmona - L'Aquila
(2472/2473). La maggior parte del traffico viaggiatori rimane concentrata
comunque nel tratto Terni - Antrodoco, dove troviamo 12 coppie di treni
giornaliere. Il 1 Giugno 1969, con il nuovo orario, viene istituita
un'automotrice diretta L'Aquila - Napoli e ritorno. Il treno,affidato ad una
ALn 668.1400, parte alle ore 04.25 e a Sulmona viene agganciato al DD 315
Pescara - Napoli, con arrivo nella Città Partenopea alle ore 10.58. Il ritorno
avviene alle ore 18.12 come DD 136 Napoli - Pescara, con arrivo all'Aquila alle
ore 23.53 (dopo distacco della ALn 668 a Sulmona). Tale servizio rimane in vita
sino al 29 Maggio 1976
.Per tutti gli anni 80 e i primi anni '90 l'Ente FS continua
a promettere ambiziosi programmi di ammodernamento per una linea ormai
ultracentenaria ma pur sempre importante collegamento, ma nulla si muove.
Finalmente, dopo anni di promesse, nell'estate del 1995, viene intrapreso un
piano di ammodernamento, con soppressione della Dirigenza Unica, rinnovo
dell'armamento ed attivazione dell'esercizio mediante DCO, con sede a L'Aquila.
Per aumentare le potenzialità della linea viene anche istituito un nuovo punto
d'incrocio, a pochi Km dalla fermata di Stroncone: si tratta appunto del P.M.
Stroncone, posto al Km 224+ 555 della linea. Sempre gli anni '90 vedono il
ritorno delle ALn 668.1400, che dal DL di Roma San Lorenzo, terminati i servizi
sulle linea per Viterbo, vengono mandate al DL di Sulmona. Ma la vetustità di
questi mezzi, ormai giunti a fine carriera, ne consiglia il rapido
accantonamento. Vita breve, su questa linea avranno anche le ALn 668.1800 di
Benevento: la loro scarsa potenza (non sono sovralimentate) ne sconsiglia
l'utilizzo sulle impegnative rampe di Antrodoco,e così vengono rispedite al
mittente. Restano padrone incontrastate della linea le ALn 668.3300, che a
partire dal 2000 vengono riammodernate con nuovi interni ed aria condizionata,
grazie al contributo della Regione Abruzzo.
(http://www.ilmondodeitreni.it/lineeferroviarie/tras.html)
Eremo Rocca S. Stefano sabato 21 novembre 202


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